Biografia Formazione Raffaele Persichetti compì gli studi classici presso il Liceo ginnasio "Ennio Quirino Visconti" di Roma, uno dei più antichi e prestigiosi istituti della capitale, conseguendo nel 1933 il diploma di maturità classica come candidato privatista presso il Liceo ginnasio statale Terenzio Mamiani di Roma.

Conclusi gli studi universitari, intraprese la carriera dell'insegnamento, dedicandosi alla storia dell'arte. Tornò così nel liceo presso il quale si era formato, il Visconti, dove esercitò la professione docente, distinguendosi per la preparazione umanistica e per l'interesse verso il patrimonio storico e artistico nazionale.

Parallelamente all'attività civile svolse il servizio militare nel Regio Esercito, ottenendo il grado di tenente dei Granatieri di Sardegna. Durante la Seconda guerra mondiale fu collocato in congedo per invalidità a seguito delle condizioni fisiche riportate durante il servizio, circostanza che non gli impedì, pochi anni dopo, di prendere parte volontariamente alla difesa armata della capitale contro le truppe tedesche.

L'adesione al Partito d'Azione Nel 1942 Persichetti aderì al Partito d'Azione, formazione politica clandestina nata dall'incontro tra ambienti liberalsocialisti, repubblicani e antifascisti e destinata a svolgere un ruolo di primo piano nella Resistenza italiana.

Dopo l'annuncio dell'armistizio di Cassibile e la conseguente partenza di Vittorio Emanuele III e del governo da Roma, nelle prime ore del 9 settembre 1943 Persichetti partecipò, insieme a Pilo Albertelli e ad altri dirigenti azionisti, alla riunione convocata per organizzare la reazione contro l'occupazione tedesca della capitale.

Nel corso dell'incontro i partecipanti ricevettero una telefonata proveniente dall'allora ospedale Cesare Battisti (oggi ospedale Carlo Forlanini) che segnalava gli scontri già in corso presso il ponte della Magliana fra reparti della Wehrmacht e militari italiani. Dalla terrazza dell'ospedale era infatti possibile osservare direttamente l'andamento dei combattimenti. Nonostante la quasi totale mancanza di armi, il gruppo decise di raggiungere immediatamente il fronte cittadino e partecipare alla difesa di Roma.

La battaglia di Porta San Paolo e la morte La mattina del 10 settembre 1943 Persichetti raggiunse il settore di porta San Paolo, principale teatro della resistenza militare e civile contro l'avanzata tedesca. Indossava abiti civili ed era armato soltanto in maniera precaria, ma si inserì immediatamente nei combattimenti assumendo il comando di un gruppo di difensori rimasto privo dei propri ufficiali.

Per diverse ore prese parte ai violenti scontri che interessarono l'area compresa tra Porta San Paolo, il Cimitero acattolico di Roma, viale Giotto e la Piramide Cestia, dove reparti del Regio Esercito, civili armati, militanti dei partiti antifascisti e cittadini volontari tentarono di arrestare l'ingresso delle truppe tedesche nella città.

Intorno alle ore 14 fu gravemente colpito da un proiettile alla spalla mentre continuava a combattere armato di moschetto. Costretto a ripiegare verso l'inizio di viale Giotto, cadde poco dopo in seguito alle ferite riportate.

Ad assistere agli ultimi momenti della sua vita fu anche Maria Teresa Regard, allora giovane militante comunista, accorsa sul luogo insieme ad altre donne per distribuire viveri e soccorrere i combattenti. La stessa Regard ricordò in seguito di aver visto Persichetti cadere nel primo pomeriggio mentre la battaglia infuriava ancora attorno a Porta San Paolo.

Accanto a lui combatteva anche Adriano Ossicini, esponente del movimento di Sinistra Cristiana, che nelle proprie memorie ricordò il coraggio dimostrato da Persichetti durante le ultime fasi della difesa della capitale.

La morte di Persichetti lo rese una delle figure simbolo della difesa di Roma del settembre 1943, episodio che la storiografia considera il primo grande atto della Resistenza italiana contro l'occupazione tedesca.

Onorificenze

Riconoscimenti Alla sua figura è intitolata una strada situata tra la Piramide Cestia e porta San Paolo, nei luoghi stessi dove combatté e cadde il 10 settembre 1943. Una lapide commemorativa è collocata inoltre all'interno del Liceo ginnasio statale Ennio Quirino Visconti, dove aveva studiato e successivamente insegnato, mentre un'ulteriore targa lo ricorda in corso del Rinascimento, nell'ambito delle commemorazioni dedicate ai protagonisti della difesa della capitale.

Note

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