La razza è una erronea e obsoleta categorizzazione degli esseri umani basata su presunte differenze fisiche o sociali che sarebbero presenti in gruppi di persone all'interno di una data società. La scienza moderna considera il concetto di razza come un costrutto antiscientifico, dal momento che esso non ha alcun significato o motivazione biologica né genetica, e tende a impiegare piuttosto la nozione di etnia, basata su tratti storici e culturali condivisi da un determinato gruppo sociale. Il concetto di razza è stato tuttavia storicamente impiegato ed è il presupposto fondamentale per il razzismo, ovvero la convinzione che gli esseri umani possano essere divisi in base alla superiorità di una razza rispetto a un'altra.

Panoramica Anticamente in uso per riferirsi a coloro che parlavano un linguaggio comune e quindi per denotare affiliazioni di gruppi di persone caratterizzati da relazioni di parentela, a partire dal XVII secolo la classificazione per razze cominciò a fare riferimento alle caratteristiche fisiche (cioè fenotipiche), benché il termine venisse utilizzato in senso biologico e tassonomico a partire dal XIX secolo per denotare le differenze genetiche nella popolazione umana, definibile appunto per fenotipi. La scienza moderna riconosce il concetto di razza come un costrutto sociale, un'identità che viene assegnata in base a regole e concetti stabiliti dalla società. Seppur sia definita in parte da elementi fisico-biologici la razza non ha un significato inerentemente fisico e biologico. Il concetto di razza è alla base del razzismo ovvero la credenza etnocentrica che gli esseri umani possano essere suddivisi in gruppi razziali gerarchici basati sulla superiorità di una razza nei confronti di altre.

A partire dalla metà del XX secolo vari studi scientifici sulla genetica, hanno dimostrato che le diverse popolazioni della specie umana, non possono caratterizzare la razza basandosi esclusivamente sulla diversità genetica; essa infatti può essere molto simile anche all'interno della stessa popolazione e tra gruppi etnici diversi. Da questo periodo storico il concetto di razza è stato associato alle teorie ormai obsolete e smentite del razzismo scientifico il quale è divenuto un sistema pseudoscientifico di classificazione umana. Dal solo punto di vista genetico la specie umana è unica, mentre nella nozione più estesa del termine, le razze umane sono state caratterizzate da molteplici fattori.

Nel linguaggio comune, la razza identifica l'appartenenza degli esseri umani a determinati raggruppamenti in base ai loro tratti fisici, alla discendenza, alla genetica, o alle relazioni tra tali caratteristiche. È comunemente accettato che le categorie razziali siano dei costrutti sociali di uso comune pur non risultando concettualmente corrette e che dunque i gruppi razziali non possano essere definiti biologicamente.Templeton, A. R. "The genetic and evolutionary significance of human races". In Race and Intelligence: Separating Science from Myth. J. M. Fish (ed.), pp. 31-56. Mahwah, New Jersey: Lawrence Erlbaum Associates, 2002.Steve Olson, Mapping Human History: Discovering the Past Through Our Genes, Boston, 2002.

Il concetto sociale di gruppi razziali è variato nel corso del tempo, coinvolgendo anche una forma di tassonomia popolare che definisce dei tipi essenziali degli individui basati sui tratti percepibili.Vedi:

Oggi gli scienziati considerano obsoleta questa forma di essenzialismo biologico così come le spiegazioni razziali per differenziazioni collettive sia per tratti fisici che comportamentali.

Dalla seconda metà del XX secolo l'associazione del concetto di razza con le ideologie sorte dal lavoro degli antropologi del XIX secolo ha portato a una problematicità nell'uso del termine razza e – seppur continuando a essere utilizzato in contesti generali – la parola razza è infatti spesso rimpiazzata con altri termini meno ambigui quali popolazione, popolo, etnia o comunità a seconda del contesto.Provides 8 definitions, from biological to literary; only the most pertinent have been quoted.

Ad ogni modo, il concetto di razza nella specie umana è implicitamente accettato e istituzionalizzato nella Dichiarazione universale dei diritti umani, ove l'articolo 2 recita: "Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione". Analoga considerazione è tenuta da svariate legislazioni nazionali: ad esempio, l'articolo 3 della Costituzione della Repubblica Italiana recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Origini storiche della classificazione razziale

Razza e colonialismo

Il concetto europeo di razza, assieme a tutte le ideologie ad esso associate, iniziò a farsi strada con la rivoluzione scientifica che introdusse gli studi sulla natura umana, oltre che con l'età del colonialismo europeo che stabilì relazioni politiche e commerciali tra gli europei e popoli con distinte tradizioni politiche e culturali. Quando gli europei incontrarono persone provenienti da differenti parti del mondo, discutevano naturalmente sulle differenze fisiche, sociali e culturali tra i vari gruppi umani. L’inizio della tratta atlantica degli schiavi che gradualmente portò ad un vero e proprio commercio schiavista su vasta scala, creò un ulteriore incentivo alla categorizzazione umana di modo da subordinare gli schiavi africani agli schiavisti. Già dall'età classica vi erano interazioni di questo tipo (ad esempio l'ostilità tra il popolo inglese e quello irlandese dato dalle forti differenze tra i due popoli) e gli europei iniziarono ben presto a classificare i vari gruppi sulla base del loro aspetto fisico, o ad attribuire a persone specifiche capacità o comportamenti come collegati all'aspetto. Una serie di credenze popolari collegava le differenze razziali anche con differenti eredità intellettuali, comportamentali e morali. Idee simili si sono poi sviluppate in tutte le culture, ad esempio in Cina dove il concetto di razza viene tradotto come la discendenza dall’Imperatore Giallo, discriminando quindi quanti non appartenessero a questo gruppo.

I primi modelli tassonomici La prima classificazione umana post-classica sembra essere quella operata da François Bernier nel suo Nouvelle division de la terre par les différents espèces ou races qui l'habitent ("Nuova divisione della Terra per differenti specie e razze che la abitano"), pubblicata nel 1684. Nel XVIII secolo le differenze tra i gruppi umani si focalizzò sempre più sulla ricerca scientifica dei fenotipi, ma essa spesso si confondeva con l’ideale razzista dell’innata predisposizione di differenti gruppi, spesso attribuendo caratteristiche positive ai bianchi, agli europei. La classificazione di Carl Linnaeus del 1735, inventore della tassonomia zoologica, divise per la prima volta la razza umana Homo sapiens in varietà continentali come europeus, asiaticus, americanus e afer, associandoli a differenti umori: sanguigno, melanconico, collerico e flemmatico rispettivamente.Slotkin (1965), . LHomo sapiens europaeus venne descritto come attivo, intelligente e avventuroso, mentre l'Homo sapiens afer venne detto essere furbo, pigro e senza pietà.Graves 2001 p. 39 Nel 1775 il trattato The Natural Varieties of Mankind di Johann Friedrich Blumenbach proponeva cinque divisioni: la razza caucasoide, la razza mongoloide, la razza etiope (poi denominate Negroide per non essere confuse con la razza etiope vera e propria), la razza amerindia e quella malayana, ma non propose alcuna gerarchia tra queste razze. Blumenbach inoltre mostra come queste divisioni non siano in fondo così nette, ma vi siano delle compenetrazioni tra gruppi confinanti arrivando a sostenere che “una varietà umana passa così impercettibilmente nell'altra che non si possono descrivere alla fine i limiti tra le due".

Secondo questa ideologia le razze sono primordiali, naturali, permanenti e distinte. È stato anche suggerito nel corso della storia come specifici gruppi siano appunto un insieme di più gruppi a loro volta rimescolatisi, ma un attento studio può distinguere ancora oggi le razze ancestrali che si sono combinate per produrre questi gruppi misti. Altre classificazioni successive si sono avute grazie a Georges Buffon, Petrus Camper e Christoph Meiners, i quali contribuiscono alla classificazione dei "negri" come inferiori agli europei. Negli Stati Uniti d'America risultarono influenti le teorie razziali di Thomas Jefferson: egli riteneva che gli africani fossero inferiori ai bianchi in particolare per l'intelletto e per il naturale appetito sessuale, mentre tendeva a ritenere i nativi americani come egualitari nei confronti dei bianchi.Graves 2001 pp. 43–43"

Razza e poligenia così come dissero lo storico inglese Edward Long e l'anatomista Charles White, oltre agli etnografi tedeschi Christoph Meiners e Georg Forster e il francese Julien-Joseph Virey. Negli Stati Uniti Samuel George Morton, Josiah Nott e Louis Agassiz promossero questa teoria a metà del XIX secolo. La poligenia fu uno dei fattori che portarono poi alla fondazione della Società Antropologica di Londra (1863) durante il periodo della guerra civile americana, opponendosi alla Società Etnologica di Londra, che era

Il dibattito moderno Modelli dell’evoluzione umana

Gli umani sono classificati come appartenenti alla specie Homo sapiens, che tuttavia non è la prima specie di homininae: la prima specie di genere Homo, lHomo habilis, venne teorizzata come evolutasi in Africa orientale almeno 2.000.000 di anni fa che riuscì a popolare l’Africa in tempi relativamente brevi. LHomo erectus si pensa sia nato circa 1.800.000 anni fa e da 1.500.000 anni fa sia passato in Europa e in Asia. Virtualmente tutti gli antropologi sono concordi nel ritenere che lHomo sapiens arcaico (un gruppo che include le specie Homo heidelbergensis, Homo rhodesiensis e Homo neanderthalensis) si sia evoluto dallHomo erectus africano (sensu lato o Homo ergaster).Camilo J. Cela-Conde and Francisco J. Ayala. 2007. Human Evolution Trails from the Past Oxford University Press p. 195.Lewin, Roger. 2005. Human Evolution an illustrated introduction. Fifth edition. p. 159. Blackwell.

Gli antropologi ritengono che lHomo sapiens si sia evoluto in Nord Africa o in Africa orientale direttamente dallHomo heidelbergensis e che sia migrato dall'Africa e mischiato, rimpiazzandoli, Homo heidelbergensis e Homo neanderthalensis in Europa e in Asia e con lHomo rhodesiensis nell'Africa sub-sahariana (una combinazione del moderno modello multiregionale).

Classificazione biologica

Secondo Jonathan Marks: Il termine "razza" in biologia è utilizzato oggi con cautela dal momento che esso può risultare ambiguo e generalmente è utilizzato come sinonimo di "sottospecie".per gli animali l'unica categoria tassonomica sotto il livello delle specie è quella delle sottospecie. I genetisti della popolazione hanno dibattuto a lungo sul concetto anche di "popolazione" che può essere basato sul concetto di razza, popolazione che è oggi definita come un "gruppo di organismi della stessa specie che occupa un particolare spazio in un particolare tempo".Waples e Gaggiotti identificano due tipologie di definizione della popolazione; alcune ricadono nel "paradigma ecologico", altre nel "paradigma evoluzionario": paradigma ecologico: un gruppo di individui della stessa specie che concorrono in uno spazio-tempo e hanno opportunità di interagire gli uni con gli altri; programma evoluzionario: un gruppo di individui della stessa specie che vivono vicini a tal punto che ciascuno può potenzialmente unirsi con qualsiasi altro membro.