Con questione ebraica () nell'Impero russo (1772-1917) s'intende il periodo che va dalla prima annessione di parte del territorio della Confederazione polacco-lituana.
Giudeofobia La Giudeofobia, cioè “paura degli ebrei”, è un termine il cui significato si discosta dal concetto di antisemitismo. La parola antisemitismo è usata a partire dal 1879 da Wilhelm Marr nel contesto della sua Lega antisemita, la cui ideologia politica è di matrice razzista – il concetto di razzismo si diffonde dalla seconda metà dell'Ottocento in Europa a partire dal Saggio sulla disuguaglianza delle razze umane di Arthur de Gobineau (1853-1855). La giudeofobia non si fonda sulla paura della “razza” ebraica, ma sulla paura della diversità di usi, costumi, lingua, religione, e soprattutto dello spirito comunitario e del cosmopolitismo.
Storia La questione ebraica nell'era moderna inizia in Russia nel 1772 con la prima delle tre spartizioni della Polonia da parte di Russia, Prussia e Austria-Ungheria. Le altre due grandi spartizioni avverranno nel 1793 e 1795. Le tre grandi spartizioni vedono l'entrata nell'Impero di vasti territori dell'odierna Bielorussia e della maggior parte dell'Ucraina. Questi territori storicamente erano ad alta densità di popolazione ebraica. Dunque, la questione ebraica in queste terre occidentali-meridionali dell'Impero comincia molti secoli prima. La coesistenza tra popolazioni slave ed ebrei nella regione si perde nel Medioevo.
Si diceva che la zona della Crimea fosse abitata da ebrei ancora prima della Rus' di Kiev. In una regione che va proprio dall'Ucraina meridionale fino all'Iran settentrionale era situato il regno dei Cazari. Questa popolazione aveva una struttura sociale particolare: il regno aveva un governo e le classi alte – una “nobiltà” – di fede mosaica, mentre le classi inferiori – la “plebe” – erano costituite da popolazioni turaniche (di lingua turca e fede islamica). Il regno dei Cazari, chiamato khanato, cade nel 965. Vladimir I di Kiev cristianizzerà la Rus' nel 988. Dunque, il battesimo della Rus' è successivo alla caduta dell'Impero Cazaro. Nell'Ucraina meridionale erano quindi presenti elementi ebraici nella popolazione locale. Riguardo alla storia del Khanato dei Cazari e soprattutto alla minoranza ebraica, Arthur Koestler, scrittore ebreo ungherese emigrato in America, pubblica nel 1976 La tredicesima tribù, in cui teorizza che i Cazari, non appartenendo a nessuna delle Dodici tribù di Israele, siano la mitica Tredicesima tribù, i cui discendenti, dopo la caduta del khanato, a causa delle devastazioni dei mongoli, sono fuggiti in Europa centrale e abbiano costituito la base etnica per gli ebrei Ashkenaziti (in yiddish Ashkenazi vuol dire Germania).
Un dato importante da ricordare è che una particolare minoranza ebraica, gli ebrei Caraiti, originari della Crimea, sono presenti in Crimea e in alcune città dell'Ucraina occidentale, tra cui Leopoli, Halyč, Luc'k, e la regione di Trakai in Lituania, parlano una lingua turanica con influenze ebraiche, e professano il caraismo, cioè un ebraismo pretalmudico aderente esclusivamente ai dettami della Tōrāh, cioè il Pentateuco, dunque alieno da qualunque “deriva rabbinica”. Alcuni studiosi hanno teorizzato la discendenza dei Caraiti dagli scomparsi ebrei Cazari.
C'è un buco di oltre 800 anni tra la scomparsa dei Cazari e la “scoperta” ottocentesca dei Caraiti da parte degli intellettuali russi.
Ci sono testimonianze di contatti di mercanti ebrei della zona di Kiev con l'Occidente prima del tardo XII secolo, e anche scambi tra rabbini della comunità ebraica di Kiev e altre comunità. È certo, in base ad alcuni documenti, che nel IX, X, e XI secolo un piccolo numero di ebrei della Rus' viaggiasse nel mondo del mediterraneo bizantino e islamico: Palestina, Tessalonica (Salonicco), Egitto. Oltre a queste testimonianze documentarie, in ebraico, esiste una testimonianza in russo che a Kiev esisteva una porta chiamata Porta degli ebrei: secondo la Cronaca Ipaziana, che costituisce parte del corpus della Cronaca degli anni passati, agli anni 1146 e 1151 gli ebrei vivevano in questa zona. Sempre nella Cronaca degli anni passati si dice che nell'aprile 1113, in seguito alla morte del principe Svjatopolk, il popolo di Kiev, insofferente perché Vladimir Monomaco non subentrava al trono di Kiev prendendo il posto del defunto fratello, organizzò una spedizione punitiva, il cosiddetto “pogrom di Kiev del 1113” – immagine mitica più che storica –, contro la locale comunità ebraica. L'unica fonte è sempre la Cronaca Ipaziana, Tuttavia l'espressione usata «» è ambigua e potrebbe riferirsi, così come , a semplici toponimi di luoghi in cui anticamente, all'epoca dei Cazari, viveva la popolazione ebraica.
Un altro elemento che testimonierebbe una presenza ebraica nell'XI secolo a Kiev si trova nel racconto agiografico di Teodosio di Pečers'k. Nell'agiografia attribuita al monaco Nestore, si legge che il beato si alzava di notte e in segreto si recava dagli ebrei, per confutarne le tesi, rimproverarli, chiamarli apostati e senza legge, allo scopo di essere ucciso mentre predica Cristo, e dunque compiere il suo podvig, cioè “atto eroico”, l'atto che rende l'uomo santo. Il tema della conversione o della simbolica sconfitta degli ebrei o degli eretici è un tema ricorrente nell'agiografia, e non presuppone una reale presenza ebraica, ma semplicemente la ripetizione di un cliché letterario.
In Polonia era presente una popolazione ebraica già nel medioevo, dal XIV secolo, così come anche in Germania. Sono appunto gli ebrei ashkenaziti, che parlano yiddish, una lingua con una base germanica che si trasforma viaggiando assieme al suo popolo e viene contaminata dalle lingue dei popoli tra cui gli ebrei s'insediano. Gli ebrei europei si dividevano – e si dividono – sostanzialmente in Ashkenaziti e Sefarditi, dall'ebraico Sefarad, cioè Spagna. Sotto la protezione dei re polacchi nel medioevo in Polonia gli ebrei potevano condurre una vita normale, anche grazie a una legislazione favorevole. Nelle zone della Moscovia invece si trovavano raramente ebrei, normalmente mercanti provenienti dalle regioni dell'Europa centrale.
In Europa gli ebrei, già vessati dal costante antigiudaismo della propaganda cristiana, in particolare nella settimana di Pasqua, iniziarono a non essere più tollerati nel XV secolo, a partire dall'inquisizione spagnola, guidata da Tomás de Torquemada dal 1481, che porterà nel 1492 al decreto dell'Alhambra per una definitiva espulsione dalla Spagna di tutti gli ebrei. L'ombra dell'inquisizione spagnola si rifletterà anche in terra russa, nella lotta contro gli eretici, conosciuti con il nome di “giudaizzanti”. Dei giudaizzanti si sa poco. Alcuni studiosi pensano si tratti di una setta cristiana prossima al fenomeno dei marrani di Spagna, oppure di veri e propri ebrei dediti alla conversione di cristiani appartenenti alle classi alte della società, o anche, in base agli studi effettuati da De MichelisCesare G. De Michelis, La Valdesia di Novgorod, Torino, 1993. che il movimento di Novgorod-Mosca rappresenti la massima propaggine nell'oriente cristiano del movimento valdo-hussita. Quel poco che si conosce dei giudaizzanti è stato tramandato esclusivamente dai testi accusatori di Giuseppe di Volokolamsk, che in funzione antiereticale compone alcuni libri: Narrazione sull'eresia degli eretici di Novgorod, apparsa di recente, e soprattutto, assieme a san Nilo di Sora, l'arma finale contro qualunque tipo di eresia, l'Illuminatore. Il movimento dei giudaizzanti si sviluppata a Novgorod e a Mosca negli ultimi decenni del XV secolo, e viene “risolto” nel 1504 con la condanna al rogo dei giudaizzanti, il metodo classico di lotta all'eresia della coeva inquisizione spagnola.
Se nel Regno di Polonia, poi nella Confederazione polacco-lituana, è certa la presenza di una consistente popolazione ebraica, in Moscovia prima e nell'Impero russo poi, almeno fino alle tre grandi spartizioni della Polonia, gli ebrei sono una rarità. Le comunità ebraiche delle odierne Ucraina, Bielorussia e Polonia sono assorbite nella popolazione dell'Impero russo esclusivamente in seguito alle tre spartizioni di Caterina II. Il territorio dell'Ucraina dove sorge Odessa, fondata nel 1794, viene perso dalla Turchia nel 1792 entrando a far parte dell'Impero russo. La Bessarabia, cioè l'odierna Moldavia, viene persa dalla Turchia e diventa territorio dell'Impero solo successivamente, nel 1812, in seguito al Trattato di Bucarest. La regione di Odessa e la Bessarabia saranno meta di emigrazione ebraica nel corso di tutto l'Ottocento, tanto che la stessa città di Odessa diverrà, per numero di ebrei residenti, una delle maggiori città ad alta densità di popolazione ebraica del pianeta. La condizione della popolazione ebraica di Odessa tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento è raccontata magistralmente nei Racconti di Odessa, iscritti tra il 1923 e il 1933 da uno dei massimi scrittori russi del Novecento: Isaak Babel'.
Le restrizioni di residenza per gli ebrei dell'Impero, già esistenti nel Settecento, vengono formalizzate nel corso dell'Ottocento: gli ebrei sono obbligati a risiedere nella cosiddetta “zona di residenza permanente”. Questa macroregione dell'Impero russo corrisponde alle zone in cui gli ebrei storicamente risiedevano, cioè Ucraina e Bielorussia. Agli ebrei è permesso emigrare nella regione di Odessa e in Bessarabia, ma non nelle regioni interne dell'Impero. Solo ad alcune classi mercantili, a studenti universitari e intellettuali è permessa una residenza temporanea o permanente nelle regioni alla maggioranza vietate. La “zona di residenza” resterà in vigore fino al 1917. Tuttavia, se un ebreo decideva di convertirsi al cristianesimo ortodosso, perdeva lo status di ebreo e dunque non era più toccato dalle restrizioni della legislazione “anti-ebraica”. Spesso, inoltre, gli ebrei convertiti cambiavano nome, patronimico e persino cognome, divenendo agli occhi della popolazione “a tutti gli effetti” russi.