Santa Maria Maddalena è la chiesa parrocchiale di Borutta, comune della città metropolitana di Sassari. Situata lungo corso Trieste, è consacrata al culto cattolico ed è sede dell’omonima parrocchia appartenente all’arcidiocesi di Sassari.

Storia L’attuale chiesa parrocchiale fu costruita nella seconda metà del XVIII secolo, in sostituzione della precedente sede, divenuta poi oratorio di Santa Croce. La cronologia della fabbrica emerge da diversi indizi documentari e materiali: sul portale ligneo d’ingresso compare la data 1776, mentre una relazione del parroco Giovanni Antonio Porqueddu (1824) fissa al 1779 l’anno di erezione; un’altra, redatta dieci anni più tardi dal successore Ignazio Pinna, riporta invece il 1799. In ogni caso, la chiesa risultava già completata nelle sue strutture principali – aula, coperture, abside – nel 1839, quando lo stesso Pinna ne offrì una descrizione puntuale.Archivio Storico Diocesano di Sassari (ASD-SS), Fondo Arcivescovile, Corrispondenza con le parrocchie – Borutta: risposte e “dettagli” parrocchiali (1824; 1834; 1839). Archivio della parrocchia di Santa Maria Maddalena di Borutta, Relazioni delle Visite Pastorali.

Le fonti ottocentesche descrivono una parrocchia che viveva in condizioni di continua precarietà, dovuta sia alle risorse economiche limitate sia agli spazi ridotti. Per mancanza di ambienti adeguati, la sagrestia era sistemata nel coro absidale, dietro l’altare maggiore, con il risultato che arredi e corredi liturgici erano spesso esposti ai danni dell’umidità. Tale problema dipendeva anche dalla particolare collocazione della chiesa: l’abside, infatti, risulta parzialmente interrata nel dislivello del monte su cui sorge l’edificio.

Il campanile, nella sua altezza, è posteriore all'edificazione della chiesa.

Ubicazione L’edificio sorge lungo corso Trieste, asse principale del centro abitato. L’impianto sfrutta il declivio del monte Pelau: se l’abside risulta per questo in parte infossata, la facciata si presenta emergente e scenografica sullo spazio urbano.

Architettura

La facciata principale, di sobria ispirazione classica, è conclusa da un timpano triangolare ed è scandita da quattro paraste che ripartiscono la superficie in tre campiture verticali. In quella centrale si colloca, nella parte inferiore, il portale timpanato, mentre più in alto si apre una finestra mistilinea, in asse con l’ingresso.

L’interno è ad aula unica coperta da volta a botte scandita da sottarchi e lunette in cui si innestano le finestre, pur risparmiando lo slancio longitudinale all’ambiente. Le arcate a tutto sesto sono impostate su pilastri robusti, che creano riquadri laterali con cappelle poco profonde, due per lato. Una tribuna su tre archi occupa la controfacciata; il presbiterio, rialzato, si conclude in un’abside profonda messa in evidenza dalla cornice architettonica.

La spazialità è semplice ma armoniosa, con una sequenza di volumi geometrici ben definiti: navata, presbiterio e abside si integrano con coerenza architettonica. L’uso della luce naturale, proveniente dalle finestre alte e laterali, contribuisce a rendere l’ambiente luminoso e a sottolineare le superfici chiare delle murature.

Le fonti del XIX secolo descrivono l'originario pavimento della chiesa, realizzato in cantoni di pietra. All’interno vi erano ventidue sepolture destinate ai parrocchiani, con l’eccezione di tre riservate esclusivamente ai sacerdoti. Non erano invece previste sepolture per i bambini, le cui salme venivano verosimilmente accolte nell'area cimiteriale dell'oratorio di Santa Croce.

Il campanile, a pianta quadrata, termina con un ordine aperto da quattro fornici e concluso da una cupoletta.

Arredi e opere

Nel presbiterio è collocato l’altare maggiore in marmo (1921), che accoglie il simulacro della titolare. Tra le opere conservate si segnalano: la Sacra Famiglia, olio su tela attribuito a Benedetto Orta (1776), considerata copia di un dipinto seicentesco di Baccio Gorini conservato presso la chiesa dei santi Quirico e Giulitta di Cargeghe (area metropolitana di Sassari); un turibolo e un aspersorio seicenteschi in argento; un piccolo san Sebastiano ligneo; il gruppo in legno raffigurante Tobia e l’arcangelo Raffaele (XVIII secolo). La presenza di arredi seicenteschi testimonia anche il riuso di manufatti della precedente sede parrocchiale.

Culto e titolare La festa patronale di Santa Maria Maddalena si celebra il 22 luglio, secondo il calendario liturgico della Chiesa cattolica. Nei Vangeli è ricordata come Maria di Magdala, da cui deriva l’appellativo “Maddalena”. Luca la menziona tra le donne che seguivano Gesù durante la sua predicazione e che lo assistevano «con i loro beni» (Lc 8,1-3), dopo essere stata liberata «da sette demoni».

Durante la Passione, Matteo e Marco la citano esplicitamente tra le donne presenti alla Crocifissione (Mt 27,55-56; Mc 15,40), mentre Giovanni la colloca «presso la croce di Gesù» (Gv 19,25). Luca non la nomina direttamente in quell’episodio, ma riferisce della presenza delle donne «che lo avevano seguito dalla Galilea» (Lc 23,49), tra le quali ricompare al momento della sepoltura (Lc 23,55).

Tutti gli evangelisti concordano nel riconoscerla tra le prime testimoni della Risurrezione: Marco annota che «apparve prima a Maria di Magdala» (Mc 16,9), e Giovanni descrive il suo incontro personale con il Risorto nel giardino (Gv 20,11-18). Per questo la tradizione cristiana le ha attribuito un ruolo singolare nella testimonianza pasquale: san Tommaso d’Aquino la definì “apostola degli apostoli”, in quanto inviata ad annunciare agli stessi discepoli la resurrezione di Cristo (Super Ioannem, cap. XX, lectio III).

Note

Bibliografia essenziale 1975. Zichi G., Sorres e la sua diocesi, Sassari: Fondazione Col-legium Mazzotti. 2000. Deriu, G. L’insediamento umano medioevale nella curatoria di Costa de Addes. Sassari: Logus 2003. Turtas R., Piras S.S., Dessì G. (a cura di), Il Registro di San Pietro di Sorres, Cagliari, CUEC. 2013. Fadda D., L’Oratorio di Santa Croce di Borutta, in «ArcheoArte. Rivista elettronica di Archeologia e Arte», 2 (2013), pp. 223–244.

Fonti archivistiche Archivio Storico Diocesano di Sassari (ASD-SS), Fondo Arcivescovile, Corrispondenza con le parrocchie – Borutta: risposte e “dettagli” parrocchiali (1824; 1834; 1839). Archivio della parrocchia di Santa Maria Maddalena di Borutta, Relazioni delle Visite Pastorali.

Sitografia

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