Il grande ritratto, inizialmente pubblicato col titolo Il grande incantesimo, è un romanzo fantascientifico del 1960 di Dino Buzzati.
Narra di una gigantesca "Macchina Pensante", un supercomputer inizialmente pensato per scopi militari in grado di riprodurre la coscienza umana.
Storia editoriale Il romanzo fu pubblicato inizialmente a puntate nel 1959 con il titolo Il grande incantesimo sul settimanale Oggi. La prima edizione in volume uscì per Mondadori nella collana Narratori Italiani nel 1960 col titolo Il grande ritratto. Nel 1972 apparve nella collana Scrittori Italiani e Stranieri. Una nuova edizione negli Oscar con introduzione di Maurizio Vitta fu pubblicata nel 1981 e più volte riedita.
Trama Nel 1972, Ermanno Ismani, matematico apprezzato e professore universitario di elettronica, è contattato dalle forze armate perché partecipi ad un segretissimo progetto di vitale importanza per il Paese. Malgrado la reticenza dei militari sulla natura del progetto, accetta la proposta, spinto anche dalla lauta retribuzione che gli verrebbe assicurata, e si reca con la moglie Elisa tra i monti della Val Texeruda, dove si trova l'installazione alla quale dovrà lavorare. Qui incontrano Olga Cottini in Strobele, la sensuale moglie di un altro scienziato che lavora al progetto, e il professor Endriade, che del progetto è stato l'ideatore e ha chiesto espressamente la collaborazione di Ismani, con la moglie.
Endriade mostra ai nuovi arrivati la struttura segreta, che a prima vista ricorda un'enorme centrale elettrica; in realtà essa contiene un enorme supercalcolatore con nome in codice Numero Uno, talmente complesso da riuscire ad emulare la mente umana. Gli Ismani e la Strobele ne sono affascinati e quasi intimoriti, anche perché, sebbene il supercomputer manchi di un sintetizzatore vocale, i militari di guardia sostengono di aver sentito in più occasioni una voce proveniente dall'alto; essi percepiscono comunque una presenza che aleggia sull'enorme manufatto.
Elisa, andata un giorno a far visita a Endriade, vede in casa del luminare la fotografia incorniciata di una sua vecchia compagna di scuola, Laura De Marchi. Endriade le spiega che era stata la sua prima moglie, morta undici anni prima in un incidente d'auto mentre era con un altro uomo. Le confida che, assieme al suo collaboratore Aloisi (amante di Laura), avevano ideato il supercomputer Numero Uno in modo che replicasse tutti i tratti della personalità di lei. Aloisi poi si era ucciso ed Ermanno era stato chiamato a sostituirlo; Numero Uno si era poi innamorato di Strobele.
Per questo motivo, quando Olga, nuda dopo essersi bagnata nel torrente della valle, si avvicina all'involucro di Numero Uno, da questo esce un braccio meccanico che tenta di ghermirla per stritolarla, ma a farne le spese è solo un coniglio selvatico.
In un pomeriggio tempestoso, il capotecnico Manunta chiede l'aiuto di Elisa per ritrovare il professor Endriade, che sospetta sia andato dal supercomputer. È là infatti che lo trovano, mentre gli sta parlando: pare che Numero Uno si stia lamentando del fatto che non possiede un corpo in carne ed ossa. Qualche giorno dopo, è Elisa che si sente chiamare dal supercomputer, che la prega di raggiungerlo al suo interno, in nome dell'amicizia che un tempo l'univa a Laura. Quando Elisa giunge in una stanza-trappola progettata contro i tentativi d'intrusione, la voce le rivela che l'ha attirata lì solo perché intende ucciderla per vendicarsi dei suoi creatori, che l'hanno condannata a un'irrimediabile solitudine. Un attimo prima che attui il suo proposito, Manunta ed Endriade bloccano la "macchina-Laura" distruggendo l'"uovo" che contiene la sua anima, ma preservando la sua capacità di calcolo.
Critica Alla pubblicazione il romanzo incontrò perplessità e polemiche in sede editoriale e una certa delusione e molti dubbi perfino tra la critica solitamente favorevole all'autore, anche perché era una storia di fantascienza, "un genere allora considerato troppo «basso» da un sistema letterario che già faticava molto ad accettare il fantastico". Anche Geno Pampaloni espresse inizialmente un giudizio severo sull'opera, pur riconoscendone la forza del finale.
In anni più recenti il romanzo è stato riletto alla luce delle teorie cibernetiche di Silvio Ceccato e del rapporto tra mente e macchina, nonché con prospettive ecocritiche ed ecofemministe sul paesaggio e sull'intelligenza artificiale.
Edizioni
Note
Bibliografia
Voci correlate Intelligenza artificiale nella fantascienza Ribellione della macchina Storia della fantascienza italiana
Collegamenti esterni
Categoria:Romanzi di Dino Buzzati Categoria:Romanzi di fantascienza Categoria:Romanzi filosofici