Cabala del cavallo pegaseo è un'opera filosofica di Giordano Bruno in forma di dialogo pubblicata a Londra nel 1585 insieme a l'Asino cillenico in unico testo. Il titolo allude a Pegaso, il cavallo alato della mitologia greca nato dal sangue di Medusa decapitata da Perseo, mentre Cabala si riferisce a una tradizione mistica originatasi in seno all'ebraismo. La Cabala, che può considerarsi continuazione e conclusione del precedente Spaccio de la bestia trionfante, è un'opera di satira morale nella quale bersaglio dell'autore sono le religioni rivelate, cristianesimo ed ebraismo..

Generalità Il testo è composto di tre dialoghi: in questi Saulino impersona l'autore; Coribante è il tipico pedante, mentre Sebasto svolge la funzione di stimolare la conversazione. Altri interlocutori sono Onorio, che compare nel secondo dialogo, e Alvaro, presente nel terzo. Precedono i dialoghi un'epistola dedicatoria rivolta al «reverendissimo signor» Don Sapatino, probabilmente un frate ironicamente promosso al ruolo di vescovo;, nota 2 di Nicola Badaloni il sonetto In lode de l'asino; una declamazione intitolata Al studioso, divoto e pio lettore, e un ulteriore sonetto, Circa la significazione dell'asina e del pulledro, che fa riferimento all'episodio evangelico dell'ingresso di Gesù in Gerusalemme,Vedi Matteo, 21 che con sarcasmo irriverente l'autore specifica essere «un molto pio sonetto».

Il testo

L'opera riprende l'argomento dello Spaccio de la bestia trionfante, testo allegorico nel quale l'autore descriveva la riforma morale intrapresa dal consiglio degli dèi presieduto da Giove, quella riforma che bandendo dalla volta celeste le vecchie costellazioni simboli dei vizi predominanti, le sostituiva con valori ormai da tempo non più tenuti nella dovuta considerazione.

Epistola dedicatoria L'autore confida di ritrovarsi davanti questo «cartaccio» che purtroppo non è ancora riuscito a pubblicare perché ora per un motivo, ora per un altro, tutti coloro ai quali voleva dedicarlo hanno finito per rifiutare: un ministro divino gli disse di essere amico della tradizione; una dama, alla quale lo aveva messo avanti, non lo gradì perché non lo trovò abbastanza grande quanto si conveniva a un cavallo; una bigotta non lo accettò perché non parlava del rosario; un pedante storse il naso, eccetera. Dunque, chi meglio di un vescovo che comprende tutto perché «fuor del tutto», essendo egli infatti teologo, filosofo e cabalista? L'Asino gli farà onore, prosegue l'autore, lo consegnerà a una fama eterna.

E quest'Asino è proprio la «bestia trionfante viva»,Il riferimento è allo Spaccio de la bestia trionfante anzi è la stessa anima del mondo,Pur adoperando un registro umoristico e burlesco, Bruno, qui come nel resto dell'opera, solleva tematiche fondamentali nel suo pensiero (vedi anche: , nota 28 di Nicola Badaloni). Se nell'universo la Verità increata è irraggiungibile, allora ciò che manca e quindi lega e anima tutte le cose è identificabile con l'ignoranza di questa Verità. prosegue Bruno: un asino universale, dotto al punto di essere in grado di riformare i costumi e anche le religioni, diventare accademico, persino papabile. Il vescovo non può proprio rifiutare questo «venerabile suggetto».

Dialogo primo

Sebasto chiede di sapere cosa è successo dei posti lasciati vacanti dall'espulsione delle due costellazioni dell'Orsa maggiore e dell'Eridano in quel rinnovamento che Giove attuò insieme agli altri dèi. Saulino risponde che questi due posti sono adesso occupati dall'«Asinità in abstatto» e dall'«Asinità in concreto» rispettivamente. Coribante resta scandalizzato dal fatto che così facendo, presso la Verità, che in quel rinnovamento aveva sostituito l'Orsa minore, si ritrovi adesso un animale che tutti prendono come simbolo dell'ignoranza.

Saulino spiega innanzitutto che non è proprio così, perché per esempio nella Cabala l'asino diventa simbolo della sapienza nelle Sefirot«Alcuni thalmudisti apportano la raggione morale di tale influsso...», Saulino: dialogo ILe Sefirot sono le dieci emanazioni divine del momento creativo, secondo la Cabala ebraica., essendo l'asino un animale paziente, sobrio e umile. Inoltre per quel principio di corrispondenza che sussiste fra mondo terrestre e volta celeste,Concezione tipica della scolastica (, nota 27 di Nicola Badaloni) se l'ignoranza trova posto fra noi, così è giusto che essa abbia una sua collocazione anche nel cielo.

Il motivo principale è però un altro, continua Saulino: Sofia, personificazione della Sapienza, non può procedere verso la VeritàSi veda lo Spaccio de la bestia trionfante per il ruolo che Sapienza e Verità svolgono nella nuova scala dei valori realizzata dal consiglio degli dèi. «se non per la porta che ne viene aperta da l'ignoranza, la quale è l'istesso camino, portinaio e porta». Tre sono le specie di ignoranza: la prima è quella di chi si lascia andare in questo stato e non osa progredire; la seconda è quella di chi, conscio delle proprie lacune, si volge sempre con spirito dubbioso verso le cose; la terza è quella di chi con arroganza ritiene di sapere tutto giungendo anche a negare il confronto. Quest'ultima è quella tipica di certi uomini di chiesa, e in fondo non è che l'altra faccia del primo tipo di ignoranza,«Voglio che prima notiate il primo e terzo modo di stoltizia ed asinitade concorrere in certa maniera in uno», Saulino: dialogo I e queste due specie sono ben simboleggiate dal puledro e dall'asina che nel racconto evangelico conducono Gesù a Gerusalemme; la seconda da un asino che trovandosi a un bivio non riesce a decidersi sulla direzione da prendere.

Saulino conclude facendo notare che al di là di queste distinzioni, l'ignoranza può assumere un aspetto positivo, perché non è possibile alcun progresso, non si dà alcun avvicinamento alla Verità se non negando in continuazione ciò che di volta in volta riteniamo per vero, cioè ammettendo in altre parole di «non posser esser altro che asino e non esser altro che asino».

Dialogo secondo

Questo dialogo vede come interlocutore principale Onorio, il quale racconta di aver avuto numerose vite precedenti quella attuale, delle quali la prima che ricorda è quella di un asino, un asino morto per essersi sporto un po' troppo sull'orlo di una rupe nell'avido tentativo di addentare un cardo. In seguito a questa morte egli, dopo aver fatto finta di bere l'acqua dell'oblio del fiume Lete, si ritrovò sul ParnasoTutta la narrazione di Onorio è imprecisa, quando riferita ai miti che egli stesso cita, nominando per esempio il Parnaso, quando invece si tratta del monte Elicona (), ottenendo infine un suo posto in cielo come Asino volante, o per non recare dispiacere a coloro «che tegnono tal animale in opprobrio»«Credo aver detto a Sebasto, che quante volte io migravo dal corpo...», Onorio: dialogo II, Cavallo pegaseo.Il Cavallo pegaseo è dunque un asino con le ali.

Da lassù, continua Onorio, di tanto in tanto, «come inebriato di nettare» veniva destinato a reincarnarsi ora filosofo, ora poeta, ora pedante. Ricorda che una volta fu figlio di Nicomaco e precettore di Alessandro Magno, «e per dir il vero, secondo le tenebre che regnavano in me, intesi ed insegnai perversamente circa la natura de li principii e sustanza delle cose, delirai che l'istessa delirazione circa l'essenza de l'anima».Bruno allude chiaramente a Aristotele: la condanna del filosofo greco è totale, e Bruno lo colloca nel punto più basso della vicissitudine del sapere di quei tempi, lodando i Caldei e i Pitagorici.

Nell'ultima parte del secondo dialogoIl dialogo è suddiviso in tre parti Sebasto invita Saulino a riprendere l'argomento: alcuni affermano che non sia possibile conoscenza alcuna. Saulino spiega infatti che tali sono gli scettici, i quali dubitando di ogni cosa non osano né affermare né negare alcunché: «vane bestie», riassume Sebasto. Simili se non peggiori«[....] molto più scarsi in donar fede al proprio senso ed intelletto», Saulino: dialogo II sono i seguaci di Pirrone, che affermavano che nemmeno quella conclusione poteva esser data per certa: «poltroni per scampar la fatica di dar raggioni delle cose», commenta ancora con sarcasmo Sebasto.L'intera opera è pervasa da un'ironia tagliente e canzonatoria che volentieri si affida al gioco linguistico per creare effetti umoristici, specie queste pagine centrate sulla polemica contro gli scettici: «Così, dove gli Efettici capirono che gli altri che pensavano di capire non capivano, ora i Pirroniani compresero che gli Efettici non capivano se gli altri che pensavano di capire capissero o no», così nella versione in italiano moderno, (). Gli efettici sono gli scettici. A conferma di questa specie di "asinità" che non può consentire alcun cammino verso la Verità, Onorio confida di essere stato anche Senofane di Colofone.

Sebasto infine si domanda come sia possibile diventare «asino per dottrina e disciplina», giacché se non è possibile alcuna conoscenza certa, deve risultare egualmente impossibile apprendere l'asinità. Onorio rimanda però la discussione al terzo dialogo, visto che s'è fatta l'ora di cenare.

Dialogo terzo Il dialogo si conclude in pochissime battute: Alvaro, servitore di Sebasto, informa Saulino che al padrone è morta la moglie; Coribante ha un attacco di gotta e Onorio si è recato ai bagni. Saulino, citando Petrarca"Cossì Fortuna va cangiando stile", da Trionfi, Morte I, 35. La citazione non è fedele., conclude che ci sarà occasione per riunirsi ancora e portare a compimento questa "Cabala" «parva, tironica, isagogica, microcosmica»"Isagogica" vuol dire "introduttiva"; "tironica" è un termine inventato da Bruno, derivandolo dal latino tironicum, che era la somma da pagare per essere dispensati dal servizio militare; il termine rimanda però anche a "ironica", celando e svelando così al contempo l'intento dell'opera: (). Nel frattempo si dedicherà alla lettura del dialogo L'Asino cillenico.

Contenuti Le due asinità Bruno distingue due tipi di asinità:"Asinità" è sinonimo di ignoranza: Asinità , grandidizionari.it. la prima negativa (l'asinità "concreta"), che egli condanna perché impedisce l'avanzamento lungo il percorso del sapere; la seconda positiva (l'asinità "astratta"), positiva in quanto partendo dal riconoscimento della propria ignoranzaIl "sapere di non sapere" essa permette quel progresso tipico della civiltà umana..

Il bersaglio contro cui Bruno punta la propria polemica è vasto e vario, ma si possono distinguere essenzialmente due tipi generici di asini negativi: coloro che ritengono di possedere la Verità, cioè la verità intesa come sapere esaustivo e definitivo, e quelli che negano o rifiutano la possibilità di trarre conoscenza: i dogmatici e gli scettici. Nei primi Bruno include gli aristotelici e i religiosi., volendo così intendere le religioni rivelate,«Stolti del mondo son stati quelli ch'han formata la religione, gli ceremoni, la legge, la fede, la regola di vita; gli maggiori asini del mondo...», dalla Declamazione. Nel testo le invettive più o meno esplicite contro i religiosi, la religione e i teologi si contano numerose. i cristiani, protestanti e cattolici,. e gli ebrei, in particolare i cabalisti che vedono nessi esoterici nella filosofia..

D'altro lato gli scettici sospendono ogni definizione, opinione e giudizio sulle cose, ritenendo che nulla si possa sapere, che niente è come appare. Bruno ammette che alla Verità possiamo soltanto «tendere ed avvicinarci»«Or, per venire a mostrarvi...», Saulino: dialogo I, ma rifiuta del tutto quell'atteggiamento: se i religiosi di fronte a un bivio prendono la strada in base a quanto loro viene detto di fare esattamente come un asino che asseconda il proprio morso, gli scettici restano invece bloccati dalla loro indeterminazione. «A la verità nulla cosa è più prossima e cognata che la scienza»Saulino: dialogo I, scrive il filosofo, raffigurando quindi un modello della conoscenza non solo lontano dai dogmi, ma nemmeno restio al progresso per timore di errare.