La basilica di Santa Maria Assunta è il principale luogo di culto cattolico di Gandino, in provincia e diocesi di Bergamo; nel vicariato locale di Gandino. È una chiesa prepositurale, elevata dal 17 maggio 1911 da papa Pio X a basilica minore.

Posta in piazza EmancipazioneLuogo in cui il 6 luglio 1233 le comunità di Gandino e di Cirano ottennero l'emancipazione dalla signoria dei Ficieni di Bergamo, atto conservato nel Salone della Valle. ., nel cuore del vecchio centro storico, da sempre ha ricoperto grande importanza per i propri abitanti, come testimoniato dalle numerose elargizione che, fin dall'epoca medievale, le hanno permesso di dotarsi di importanti opere d'arte. Nel maggio del 1911 papa Pio XI la elevò al rango di basilica minore.. È tra i monumenti di importante interesse storico artistico della bergamasca,. e racchiude in sé elementi di area veneta, di area mitteleuropea, con la cupola a cipolla del campanile, e lombarda.

Storia I primi documenti che ne attestano l'esistenza risalgono al 3 maggio 1180, quando il vescovo di Bergamo Guala scrisse: «Clerici Ecclesiae Sanctae Mariae di loco Gandino», nonché gli atti testamentari redatti dal notaio Aragotti nel 5 agosto 1181. Nel 1233 venne menzionata negli atti che sancirono l'emancipazione comunale del paese, a dimostrazione dell'importanza ricoperta già in quel tempo.Non si conoscono le dimensioni dell'antico edificio che doveva avere la torre campanaria e un porticato, in quanto l'atto del 6 luglio 1233 viene sottoscritto dagli abitanti “sotto il porticato di Santa Maria”.. Il Quattrocento Per venire incontro alle mutate esigenze della popolazione in costante crescita, nel 1421 il primitivo edificio lasciò il posto a una nuova struttura più grande, che risulta fosse ultimata nel 1423 e consacrata dal vescovo Francesco Aregazzi il 16 agosto 1430. Nel 1469 venne ulteriormente ampliata verso sud con l'aggiunta di una seconda navata, anche se l'interno doveva risultare asimmetrico come indicato nelle relazioni della visita pastorale di san Carlo Borromeo dell'autunno del 1575. Nella relazione del 1609 di Giovanni Giglio da Ravenna che era stato interpellato dal fabbriciere della chiesa Alessandro Castelli, risulta che la chiesa aveva una misura abbastanza ampia, “satis capax et ampla”, dall'orientamento liturgico tradizionale con abside a est, con la cappella maggiore edificata nel 1575 separata da un'inferriata dall'aula. Vi erano inoltre nove altari interni e due esterni alla chiesa. La relazione testimonia la presenza di tre aperture complete di protiro poste su tre lati del luogo di culto..

Il campanile era posto sul lato sinistra dell'abside, e vi erano due sagrestie di misure differenti. Un documento del 1445 descrive che l'altare maggiore era completo anche di una cripta. La controfacciata presentava affreschi rinvenuti durante i restauri del 1992, mentre quando è stato recuperato degli antichi arredi è stato poi ospitato nel museo della basilica.

La chiesa dipendeva dalla pieve di Nembro e, come tutte le parrocchie che dipendevano da una pieve, i suoi presbiteri dovevano recarsi il Sabato Santo a ritirare gli Oli Santi nella chiesa plebana. La decisione fu unilaterale, poiché dopo ormai quarant'anni anni che non veniva più fatto a Nembro, bensì in cattedrale a Bergamo, l'arciprete di Nembro Giovanni dalla Costa il 26 marzo 1425 fece un accordo con il clero e il popolo locale per accettare che loro ritirassero il Crisma direttamente a Bergamo, purché questo fosse solo per gli abitanti della parrocchia. La chiesa risulta avesse ottenuto giuspatronato della comunità di Gandino e elevata da papa Pio II a prepositurale plebana nel 1459, quando era già staccata da quella di San Martino di Nembro, ottenendo la giurisdizione anche sulle parrocchie vicine..

Il Seicento

Le continue piccole modifiche e l'aumento dei credenti confermarono la necessità di operare una modifica definitiva alla struttura, si decise quindi un definito ampliamento nei primi anni del XVII secolo. Il curato Giovanni Battista Rizzi nel 1603 pose la questione presso il consiglio comunale, poiché dal 1575, dopo la visita diocesana dell'arcivescovo di Milano san Carlo Borromeo, che chiedeva l'adeguamento architettonico come indicato dal Concilio di Trento, che la chiesa era oggetto in continuazione di piccole modifiche non risolutive alla sua riqualificazione. Fu murata la lapide nel lato sud dell'edificio per confermare l'inizio dei lavori. Il progetto fu affidato al gandinese Paolo Micheli, che lasciò le pareti nord e ovest della struttura già esistente, aggiungendo una terza navata.. Il 14 agosto 1623 fu benedetta la prima pietra, dando inizio ai lavori che richiesero sostegno economico da tutta la cittadinanza:

I lavori iniziati nel 1623, con il programma di rifacimento completo. I lavori ebbero un rallentamento nella costruzione a causa dell'ondata di peste del 1630, che uccise anche il progettista. Documentato il contagio nella data del 28 giugno 1630, quando la costruzione era sicuramente già in buono stato di avanzamento, quindi adatta alla sepoltura dei rappresentanti delle più importanti famiglie gandinesi, ma proprio il fetore che risultava da queste sepolture portò alla chiusura della chiesa con il trasporto del Santissimo Sacramento e delle reliquie dei santi patroni nella vicina chiesa di Santa Croce.. Il periodo fu presto superato in quanto un documento del 1631 racconta di una processione dalla chiesa di Santa Croce a quella mariana con il riposizionamento dell'antico tabernacolo.

La chiesa fu terminata con la costruzione della grande cupola a opera di Giovan Maria Bettera nel 1640, su progetto di più architetti con l'ausilio di maestranze di elevata esperienza e capacità. Per la realizzazione della nuova chiesa, furono alienati alcuni beni mentre altri furono conservati, come le balaustre in bronzo di Corinzio datate 1590 opera di Francesco detto Lagostino commissionate dai fratelli Giovanelli. La basilica venne intitolata a santa Maria Assunta e consacrata il 13 settembre 1654 dal vescovo di Parma originario di Gandino Carlo Nembrini, anche se non era ancora terminata, furono infatti collocati gli undici altari laterali e i loro decori solo successivamente. Nel 1733 fu rimossa l'antica pavimentazione e posate le lastre ottagonali in marmo nero con parti in marmo bianco.

La grande chiesa fu elevata a basilica minore nel 1911 da papa Pio X, e nel 1932 fu rimosso l'altare maggiore per la costruzione della nuova cripta..

Descrizione Esterno La chiesa è preseduta dall'ampia piazza digradante che accompagna fino alla gradinata, ponendo il frontone a presentarsi in modo imponente. La struttura, rimasta sostanzialmente invariata, presenta una copertura costituita da una successione di spioventi posti a differenti altezze, detta facciata a saliente, composta in pietra locale con intensità calda, che fa risaltare lesene e cornicioni di tonalità chiara. Sulla facciata composta su due ordini, che si può vedere in tutta la sua completezza dal termine della grande piazza, i portali furono realizzati dai veneziani Domenico Rossi e Antonio Cavalleri, mentre le statue di figure zoomorfe furono scolpite in pietra di Rovigno da Paolo Callolo e Paolo Groppelli nel 1712.

La complessità dell'edificio è visibile anche lateralmente, da dove si nota come la chiesa sia isolata dalle costruzioni intorno.

Il portale centrale, realizzato grazie alla donazione di Girolamo Castello, fu disegnato da Domenico Rossi, eseguito nel 1712 dallo scultore Antonio Cavallieri nella sua bottega veneziana e poi trasportato via fiume fino a Palazzolo, poi con carri fino a Gandino. Il timpano spezzato ospita lateralmente le statue di due angeli, al centro la statua della Madonna Assunta, opere di Paolo Callolo. Le statue dei santi Quirino e Flaviano sono state realizzate nel 1740.. Questi sulla parte dell'arco, riporta la scritta: “BASILICA S. MARIAE ASSUMPTAE EX DECR. MCMXI PII X P.M.”. Nella parte superiore divisa in due sezioni un'ulteriore scritta: “EQUES HIERONIMUS CASTELLI – PORTAM HANC CONSTRUI LEGAVIT ANNO - MDCCXII”.

Campanile Sulla struttura svetta la torre campanaria a pianta esagonale, alta 77 metri, eseguita per la parte muraria nel 1657. È il campanile più alto della val Gandino, con cupola a cipolla di derivazione mitteleuropea, dotata di una cuspide in rame alta 13 metri. Questa cupola fu realizzata da Giovanni Bettera, nipote di quel Bettera che aveva realizzato la cupola interna alla chiesa. Fu coperta con rame dal bolzanino Francesco Shgraffer e dal trentino Paolo Sterzl e dorata nel 1677. Il campanile possiede un concerto di 10 campane in SI datate dal 1786 al 1822, opere di Giacomo Crespi, salvate dalla requisizione durante la seconda guerra mondiale dall'allora parroco Giovanni Marconi..

La croce posta sulla cuspide riporta l'iscrizione “Cristo difendi da ogni male questa borgata gandinese”.

Interno Si accede all'aula a unica navata, a pianta quadrata, come se fosse un unico grande transetto dove quattro pilastri polilobati di grandi dimensioni reggono la grande cupola costruita nel 1640 da Giovan Battista Bettera,. su progetto de bresciano Antonio Comino. Vi si accede dagli ingressi attraverso le bussole in legno, di cui la maggiore risale al 1831, eseguite su disegno di Alessandro Finazzi da Giuseppe Licini originario di Bergamo in via Borgo Canale. I battenti presentano le raffigurazioni dei santi padroni cittadini: Ponziano, Valentino, Quirino e Flaviano. Quelli laterali raffigurano i santi Giovanni Battista, Antonio da Padova, Gaetano di Thiene e Antonio Abate. Vi sono inoltre le figure degli apostoli e centrale l0immagine di Maria Assunta titolare. Le bussole agli ingressi laterali furono poste solo nel 1962 eseguite da Angelo Gritti e raffigurano i simboli degli evangelisti in bassorilievo.

La grande navata è undici altari, di quattro cappelle angolari e termina con l'ampia zona presbiteriale delimitata dalla balaustra in bronzo, con volta a botte decorata da Ottaviano Viviani. Gli antichi arazzi donati dalla famiglia Castello che raccontano le Storie della vita di Maria Vergine datati 1580 e realizzati da Cornelio ed Enrico Mattens a Bruxelles, furono rimossi con il rifacimento seicentesco e sono conservati nel museo della basilica. L'aula presenta in tutti gli altari il medesimo progetto architettonico omogeneo a indicare che, sebbene la loro realizzazione si protrasse nel tempo, gli architetti hanno sempre ritenuto importante, presentando un medesimo stile anche nelle cappelle laterali con l'unica eccezione l'altare dedicato ai santi patroni.

Il cornicione posto a un'altezza di 12,5 m. presenta le 28 tele eseguite da Giacomo Ceruti raffiguranti profeti e personaggi dell'antico testamento. Ognuno tiene un cartiglio che riporta una frase che li rende identificabili: partendo da sinistra si trova : Giosuè, Zaccaria, Nahum, Malachia, Moah, Anacuc, Isaia, Salomone, Giobbe, Daniele, Geremia, Baruc, Osea, Salomon, Ezechiele, Profeta, Abdia, Tobia, Gioele, Amos, Salomon, Daniele, Davide, Aggeo, Siracide, Sofonia, Michea, Giona.. I dipinti non furono eseguiti contemporaneamente, quelli conservati presso gli ingressi sono datati 1734 in stile tardo seicentesco, mentre gli altri risalgono al 1737, ben visibile la differenza di stile dove risultano evidenti gli studi sulle opere del Tiepolo che il Ceruti aveva conosciuto nel suo periodo veneziano, e di Sebastiano Ricci. Dell'artista la chiesa conserva altre dodici opere diventando il suo ciclo più completo.

La controfacciata ospita la grande tela dall'effetto molto scenografico di Paolo Zimengoli datata 1718 raffigurante il “Diluvio universale”, lavoro che coprì i dipinto a fresco e a medesimo soggetto di Jachominus di Crema nella chiesa originale del XV secolo. Conclude la controfacciata la grande vetrata a tutto sesto opera tedesca eseguita su disegno di Virginio Muzio nel 1898.