Le mura di Urbino costituiscono la cinta muraria difensiva della città antica di Urbino. La cinta muraria meglio conservata è la più recente, risalente alla prima metà del XVI secolo; prima la città è stata cinta da tre cerchie murarie, la prima di epoca romana, la seconda e la terza medievali.
Storia Prima cerchia
Fu eretta tra il III e il II secolo a.C. in opus quadratum, composte in gran parte da file di blocchi calcarei poriferi, simili al travertino, una roccia non più presente nel territorio dal XV secoloLuni, 1985, p. 15.. Interessava la cima del solo colle del Poggio (uno dei due colli su cui poggia l'attuale centro storico), assumendo una forma ellittica. Inoltre queste mura sorgevano, per tre lati su quattro (ad eccezione del lato settentrionale), sul cosiddetto ciglio tattico, ovvero sul punto in cui finiva il pianoro della cima e i versanti si facevano più irti e scoscesi. Le mura seguivano la conformazione del terreno e le curve di livello più strategiche. In questa cinta si aprivano quattro accessi, corrispondenti ai due assi viari principali della città romana (Cardo e Decumano massimo), così distinti: Porta Mayor, il principale accesso del municipium ed estremità settentrionale del Cardo massimo, sull'unico versante abbastanza pianeggiante e su cui confluiva le via da Ariminum e Pisaurum. Si trovava probabilmente a metà dell'odierna via Vittorio Veneto, sull'angolo con via N. SauroBenevolo-Boninsegna, 1986.. Verso il 1219Luni, 1985, p. 22. si è iniziato a diffondere il toponimo nella forma italianizzata di Porta Maja o Maggia o Maggiore. Porta Minor, rappresentava l'estremità meridionale del Cardo massimo, sulla parte alta del versante meridionale del colle del Poggio, forse sull'angolo tra le odierne vie A. Saffi e Santa Chiara. Era probabilmente un accesso secondario, soprattutto per la forte pendenza di quel versante, per tale ragione forse la strada si perdeva nelle campagne. Porte decumana orientale o Posterula, posta verso l'estremità a valle dell'odierna via F. Veterani; la via discendeva poi verso l'odierno rione di San Bartolo per continuare sulle colline delle Cesane e discendere nella valle del Metauro, per collegarsi con la Via Flaminia. Porta decumana occidentale, sulla sua posizione vi sono molte incertezze, alcuniMazzini, 2000.Luni, 2003. sostengono si trovasse tra le odierne moli del Palazzo Ducale e della Cattedrale; altri sostengono si trovasse più a monte, all'imbocco dell'odierna via F. Salvalai dall'odierna piazza Rinascimento. La strada discendeva poi verso Valbona e continuava verso ovest, verso Tifernum Mataurense e poi tramite i passi appenninici per l'alta valtiberina. In epoca tardoromana e bizantina queste mura furono rifatte due volte, prima in laterizi e poi con materiali di spoglio. Alcuni resti di questa cinta sono sopravvissuti, inglobati negli edifici delle epoche successive, come nell'Episcopio ed a palazzo Bonaventura Odasi.
Seconda cerchia Fu eretta forse tra il XII ed il XIII secoloLuni, 1985, p. 34.Luni, 1990., per inglobare i borghi sorti immediatamente fuori delle antiche Porte urbiche di epoca romana e lungo le vie di accesso ad esse, soprattutto verso nord, tanto che questa cinta fu la prima ad inglobare anche l'area del colle del Monte. Anche per l'esigenza militare di presidiare la sommità di tale colle, da cui si poteva controllare tutta la città. Mentre sul colle del Poggio, su quasi tutti i versanti (tranne quello nord), questa cinta correva in parallelo, come sul lato orientale, o sopra alla precedente cinta romana, come sul lato ovestLuni, 1985, p. 27.. Le mura medievali furono realizzate con tre diversi materiali edilizi corrispondenti a varie fasi costruttive, comprendenti i mattoni, le pietre dei vicini colli delle Cesane di piccolo taglio ed alcuni pezzi squadrati di tufo porifero, inoltre nei punti più strategici vi erano dei torrioni. Furono aperte sette porte urbiche: Porta Mondelce o di San Polo, nella parte superiore del versante sud del colle del Poggio, lungo la strada di San Polo, probabilmente sull'angolo con via San Girolamo. I resti di tale Porta furono abbattuti verso la metà del XVI secoloLuni, 1985, p. 28. durante la costruzione di palazzo Brandani Battiferri, ma fu preservato un pilastro che venne inglobato nella facciata dello stesso palazzo per mantenerne la memoria. Porta Posterula, sul versante orientale del colle del Poggio, probabilmente all'imbocco a monte dell'odierna via San Bartolo. Porta Lavagine, situata forse a metà dell'odierna via C. Battisti, sotto l'abside della chiesa di San Francesco. Porta Santa Lucia, si trovava probabilmente a metà dell'odierna via D. Bramante, sulla confluenza con via T. Viti; ove sorse, verso il XIII secolo, il monastero che darà il nome alla Contrada (Santa Lucia). Porta del Monte, sorgeva sulla parte alta dell'odierna via Raffaello. Porta Valbona, si trovava forse nella parte alta dell'odierna via G. Mazzini. Porta Nova, sulla posizione vi è un po' di incertezza, per alcuni sorgeva tra il Palazzo Ducale ed il Duomo, mentre per altri doveva essere situata all'imbocco a monte dell'odierna via F. SalvalaiBenevolo-Boninsegna 1986.. Sportello, si trattava di una piccola apertura pedonale che forse sfociava nelle campagne, situata nell'area dell'ex monastero di Santa Chiara. Risale a questo periodo la costruzione di un avamposto difensivo e punto di forza della cinta muraria (Cassero), sul colle del Monte, nell'area dell'odierno ex liceo scientifico. Alcuni tratti sono ancora esistenti, perché inglobati dalle successive edificazioni, come il bastione dello Spineto (con mattoni risalenti al periodo rinascimentaleLuni, 1985, p. 30.), sul versante orientale, ed il tratto di mura che da esso prosegue fino all'ex monastero di Santa Chiara, sotto ai palazzi Mauruzi Gherardi e Passionei Paciotti. Un ulteriore residuo di questa cinta è rappresentato dalla chiesa di Santa Maria della Torre, che, come denuncia il nome, incorpora i resti di un torrione nell'abside. I materiali (come i piccoli blocchi in pietra della Cesana) furono riutilizzati per gli edifici dell'epoche successive.
Terza cerchia Fu realizzata forse tra la seconda metà del XIII e la prima metà del XIV secolo, per inglobare gli ultimi insediamenti nati fuori dalle mura, durante le lotte tra guelfi e ghibellini. Il tracciato di tale cinta giunse quasi all'estensione dell'ultima, con la spostamento delle porte di Valbona, Santa Lucia, Lavagine, Posterula (ribattezzata San Bartolo), Santa Maria e San Polo nei siti odierni. Fu mantenuto invariato il tratto orientale tra porta San Bartolo ed il monastero di Santa Chiara, col bastione dello Spineto. Sull'area dell'odierna Rampa elicoidale, fu eretto il Torrione del Mercatale. Invece le porte del Monte, di San Bartolo e Santa Maria persero gradualmente d'importanza. L'unico intervento consistente, che comportò il rifacimento di un tratto, fu attuato nel XV secolo, sotto il duca Federico da Montefeltro, in seguito alla realizzazione del terrapieno del Mercatale, della Rampa elicoidale e della Data (le stalle ducali), quest'ultima fu addossata al tratto delle mura medievali. Secondo altri, questa cinta fu eretta, nella sua totalità, sotto il duca Federico.
Quarta cerchia In merito a questa cinta fu il duca Guidobaldo da Montefeltro, verso il 1507, ad avviare i lavori per il rifacimento completo delle mura, dopo la riconquista del Ducato, strappato a Cesare Borgia. Il progetto fu affidato al lombardo Antonio Piccolo, una delle maestranze che avevano lavorato alla costruzione del Palazzo Ducale. I lavori proseguirono anche col successore di Guidobaldo, Francesco Maria I della Rovere, il quale affiancò a mastro Antonio una commissione di quattro persone, ovvero Giovan Battista Comandino, Francesco di Girolamo, Niccolò di Battista e Pietro di mastro Antonio, per stabilirne il tracciato e sorvegliarne l'esecuzione. Però le vecchie mura e la parte appena costruita furono abbattute da Lorenzo de' Medici, nel 1517. I lavori ripresero con la riconquista del Ducato da parte di Francesco Maria I, nel 1521, anche se furono sostituiti alcuni membri della commissione, il Comandino e Di Girolamo restarono, ma si aggiunsero Lucantonio Biancarini e Girolamo Galli. La direzione fu affidata al Comandino ed al Biancarini con l'assistenza di Bartolomeo Centogatti. I lavori terminarono verso il 1527. Rispetto alla precedente cinta mantenne lo stesso tracciato, solo in due punti sul lato orientale i tratti furono rettificati. Si tratta di mura in mattoni a terrapieno e bastioni sporgenti cuoriformiMazzini, 2000, pp. 58-60., per renderle più resistenti alla nascente artiglieria. Appena completate furono molto all'avanguardia ma vennero presto superate dall'evoluzione della tecnica; ma la crisi in cui entrò la città negli anni successivi non permise un aggiornamento delle mura urbiche. Dopo la devoluzione del Ducato allo Stato Pontificio (1631), le mura subirono sporadici interventi di manutenzione, come verso il 1693, il legato Giacomo Cantelmo ne fece restaurare un tratto adiacente alla Porta di Santa Lucia, come ricorda un'epigrafe murata su tale porta.
Verso i primi anni del XIX secolo, durante l'occupazione francese, nell'ambito del più ampio progetto di realizzazione di una nuova strada che unisse la costa tirrenica a quella adriaticaBenevolo-Boninsegna, 1986., da Firenze a Fano, furono avviati i lavori per la realizzazione delle nuove strade extra-urbane di fondovalle, per cui si decise di adeguare anche le vie interne della città. I lavori per le nuove strade extra-urbane ed urbane proseguirono anche dopo la Restaurazione del governo pontificio, fino alla fine degli anni trenta dello stesso secolo. Nella città di Urbino questi lavori comportarono l'apertura e la sistemazione di alcune strade. Fu abbattuto un tratto delle mura per realizzare una barriera daziaria, eretta in parte sul bastione di Belisario. Tale modifica comportò il rifacimento del tratto di mura compreso tra il bastione di San Polo ed il piccolo bastione di San Girolamo, poi demolito durante questi lavori; anche per realizzare una nuova strada che, passando lungo le mura, collegasse la Barriera Margherita all'odierna piazza della Repubblica. Con questo cambiamento urbanistico-architettonico mutò la gerarchia tra le Porte, col declassamento di Valbona e Lavagine, e l'affermazione di Santa Lucia e della Barriera Margherita come accessi principali alla cittàBenevolo-Boninsegna, 1986, p. 162..
Porte urbiche Porta Lavagine: si trova in fondo al versante sud-orientale del colle del Monte e delimita l'estremità nord-orientale di via Cesare Battisti, strada principale dell'omonima contrada. Fu una delle principali porte, rappresentando, dal XIII agl'inizi del XIX secolo, l'accesso diretto in città per coloro che provenivano dalla valle del Metauro. Fu rifatta agl'inizi del XIX secolo, per rendere l'accesso più agevole alle carrozzeBenevolo-Boninsegna, 1986, p. 156.. Porta San Bartolo: si trova sul versante orientale del colle del Poggio, a est della cinta muraria; delimitante un'estremità della via eponima. Deve il proprio nome ad una vicina chiesa. Porta San Polo: è situata sul versante meridionale del colle del Poggio. Ma, dal secondo quarto del XIX secolo, non è più fruibile al pubblico transito, dopo la costruzione della vicina barriera daziaria. L'unico accesso visibile si affaccia, a ridosso del bastione omonimo, su via Luciano Laurana (S.S. 73 bis). Porta Santa Maria: è collocata sul versante occidentale del colle del Poggio, a ridosso del bastione di Sant'Agostino. Determina l'estremità occidentale di via delle Campane. Porta Valbona: fu una delle principali Porte, rappresentando, dal XII agl'inizi del XIX secolo, l'accesso diretto alla città per chi proveniva dalla Toscana.