Biografia La giovinezza Arcangela Paladini (citata anche come Arcangiola) nacque a PistoiaAnche se alcune fonti biografiche citano come luogo di nascita Pisa, grazie ad un registro battesimale conservato nell'Archivio Vescovile di Pistoia, è noto che nacque a Pistoia, dove fu battezzata il 29 settembre 1596 (vedi il documento pubblicato da Mario Bruschi, Biografie minime di artisti pistoiesi dal Quattrocento al Seicento. Note d’archivio. Pistoia: Settegiorni, 2011, p. 28) nel 1596, terza figlia (di quattro) del pittore pistoiese Filippo di Lorenzo Paladini,"Paladini, Arcangela" di Lisa Goldenberg Stoppato, in 'Dizionario biografico degli Italiani Treccani' - Volume 80 (2014) - In alcune fonti il padre di Arcangela è stato confuso con il pittore fiorentino Filippo Paladini (1544-1616), ma la sua identità è stabilita in modo inequivocabile da fonti archivistiche. Egli era il pittore pistoiese Filippo di Lorenzo Paladini. e della sua seconda moglie Persia Cilli (due figli erano già nati dal primo matrimonio). Trasferitasi a Pisa con la famiglia, nel 1608 Arcangela perse il padre, morto prima di completare la facciata del palazzo dell'Orologio che stava affrescando su incarico dei Cavalieri di Santo Stefano.

Il precoce talento di Arcangela per l’arte, per il canto e per il ricamo le fece guadagnare ben presto la protezione dei granduchi di Toscana che la portarono a Firenze. A Firenze visse inizialmente nel monastero di Sant'Agata, situato in via San Gallo.La permanenza di Arcangela nel monastero di Sant'Agata è documentata dal dicembre 1610 sino al giugno 1616 (per le date vedi Lisa Goldenberg Stoppato 2016). Pertanto è plausibile che le doti artistiche e canore della Paladini siano state raffinate tra le mura del monastero - A. Grimaldi, "Il Chiostro e la scena. Michelangelo Buonarroti il giovane e il convento di S. Agata", in 'Studi italiani', XIX (1998), pp. 149-198. dove fu protetta dalla granduchessa Cristina di Lorena, vedova di Ferdinando I de' Medici, che ne aveva scoperto e promosso il talento sia nella musica che nella pittura, e che sarebbe diventata la sua più grande benefattrice.Julia K. Dabbs, "Life Stories of Women Artists 1550-1800: An Anthology", 2009, Surrey, Ashgate Publishing, pp. 298–299. Sempre grazie al patrocinio della corte medicea, seguì l'insegnamento di Jacopo LigozziMaria Giovanna Masera, "Una cantante del Seicento alla corte medicea: Arcangiola Palladini", in 'Rassegna Musicale', 1943, p. 50.

L'attività alla corte dei Medici Conosciuta dagli studiosi più per il suo talento musicale che per quello di pittrice, ampiamente acclamata per la sua voce e l'abilità nel canto, Arcangela fu sempre un'artista poliedrica, già affermata all'età di 15 anni.Jane Fortune, Self Portraits by Women in the Vasari Corridor, The Florentine Press, 2010]. Fu protetta anche dalla nuora di Cristina di Lorena, la granduchessa Maria Maddalena d'Austria, moglie di Cosimo II de' Medici, che la impiegò sia come pittrice sia come cantanteJane Fortune, "Invisible Women: Forgotten Artists of Florence", The Florentine Press, Firenze, 2010, pagg. 64-66. dopo la sua uscita dal monastero di Sant'Agata nel 1616. A questa data sposò il fiammingo Jan Broomans, un ricamatore di tessuti e di arazzi, originario di Anversa, che lavorava al servizio della granduchessaSecondo lo storico Francesco Moücke, il matrimonio fu celebrato il 13 luglio 1616. - Francesco Moücke, Serie di ritratti degli eccellenti pittori dipinti di propria mano che esistono nell'Imperial Galleria di Firenze..., Vol.III, Firenze, 1756, pp. 35-38.), e dall'unione nacque una figlia, che risulta battezzata il 20 agosto 1618 con il nome di Maria Maddalena, in onore della stessa granduchessa.Archivio dell’Opera di S. Maria del Fiore, Firenze, Registro dei battezzati 253, c. 117v.

Sono state rintracciate notizie di poche opere d'arte eseguite dalla Paladini sia negli anni vissuti in convento, sia in seguito, quando frequentava la corte dei Medici e una sola di queste è giunta sino a noi, l’Autoritratto oggi conservato in un deposito delle Gallerie fiorentine. Secondo un’iscrizione che si trovava in antico sul retro della tela, fu dipinto nel 1621 su commissione della granduchessa Maria Maddalena. Ci sono invece numerose testimonianze delle sue attività musicali a corte. È noto da una lettera della compositrice Francesca Caccini, datata 25 gennaio 1618, che Michelangelo Buonarroti scelse «la Signora Arcangiola» per cantare l'aria che introdusse «le dame o i cavalieri del ballo» nella sua commedia La Fiera, rappresentata alla corte medicea l'11 febbraio dello stesso anno.Maria Giovanna Masera, Alcune lettere inedite di Francesca Caccini, in 'La Rassegna musicale', XIII (1940), pp. 180 s. - Fonte primaria: Archivio Buonarroti 44/447, Firenze. Inoltre, grazie al diario di Cesare Tinghi, è noto che la Paladini cantò per la corte in più occasioni, a volte in compagnia della Caccini e le sue "fanciulle" e spesso con Muzio Effrem, che compose per lei un'aria dedicata a sant'Orsola.Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, "Questo libro nominato Diario secondo è del serenissimo don Cosimo secondo granduca di Toscana […] tenuto da Ceseri di Bastiano Tinghi […], 1615-1623", parzialmente trascritto da Solerti 1905.

La Paladini era contemporanea della pittrice Artemisia Gentileschi, e la storica Barbara Hanning ha creduto di riconoscere le sue fattezze nel dipinto di Santa Cecilia, patrona della musica.Barbara Russano Hanning, From Saint to Muse: Representations of Saint Cecilia in Florence, Music in Art, 2004, pp. 98–99.

La morte e la commemorazione

Arcangela Paladini morì a Firenze il 18 ottobre 1622, all'età di 26 anni, e fu sepolta nella chiesa di Santa Felicita, dove la granduchessa fece realizzare una tomba monumentale.Teresa Orfanello, Pittrice «Cantatora», MAM, 1999, p. 31 Il monumento funebre è sulla parete sinistra del portico d'ingresso antistante la chiesa e fu eseguito dagli scultori Agostino Bugiardini e Antonio Novelli.Artisti della Compagnia di Santa Barbara, SS Annunziata, marzo-aprile 2013, n. 2. Sopra il sarcofago è posto il busto dell'artista, mentre ai lati ci sono due bassorilievi raffiguranti la pittura con tavolozza e pennelli e la musica che suona l'arpa, entrambe con espressione addolorata per la morte prematura dell'artista.

L'epitaffio di Andrea Salvatori paragona Arcangela Paladini alla dea Atena e al pittore Apelle.

D. O. M. ARCANGELA PALLADINIA IOANNIS BROOMANS ANTVERPIENSIS VXOR CECINIT HETRVSCIS REGIBVS, NVNC CANIT DEO VERE PALLADINIA QUAE PALLADEM ACV APELLEM COLORIBVS CANTV AEQVAVIT MVSAS OBIIT ANNO SVAE AETATIS XXIIIDIE XVIII OCTOBRIS MDCXXII SPARGE ROSIS LAPIDEM COELESTI INNOXIA CANTV TVSCA IACET SIREN; ITALA MVSA IACET </div>

Traduzione: «A Dio Ottimo Massimo. Arcangela Paladini, moglie di Jan Broomans di Anversa, cantò per i sovrani di Toscani, ora canta per Dio. Davvero fu "Palladina", che con l’ago superò "Pallade", con i colori emulò Apelle e con il canto le Muse. Morì a 23 anni, il giorno 28 di ottobre 1622. Spargi di rose questa lapide, sotto cui giace la sirena toscana, la musa italiaca di cui non udiamo il canto divino».

Note

Bibliografia Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Questo libro nominato Diario secondo è del serenissimo don Cosimo secondo gran duca di Toscana […] tenuto da Ceseri di Bastiano Tinghi […], 1615-1623, 'Gino Capponi 261', Vol. II, parzialmente trascritto da Solerti 1905. Francesco Moücke, Serie di ritratti degli eccellenti pittori dipinti di propria mano che esistono nell'Imperial Galleria di Firenze..., Vol. III, Firenze, 1756, pp. 35-38. Teresa Orfanello, Pittrice «Cantatora», in MCM, 1999, n.46, pp. 30-31. Barbara Russano Hanning, "From Saint to Muse: Representations of Saint Ceciliain Florence, in 'Music in Art', International Journal for Music Iconography, XXIX (2004), pp. 19-21. Julia K. Dabbs, Life Stories of Women Artists 1550-1800. An anthology, Farnham-Burlington 2009, pp. 298 s., 302-305. Jane Fortune, Invisible Women: Forgotten Artists of Florence, The Florentine Press, Firenze, 2010, pp. 64-66. G. Giusti, Autoritratte «Artiste di capriccioso e destrissimo ingegno», catalogo mostra, Firenze, 2010. Alberto Macchi, Arcangela Paladini: artista fiorentina del XVII secolo: Monologo teatrale tra realtà e immaginazione, Roma, Edizioni AETAS, 2004. Prefazione di Jacopa Stinchelli. Alberto Macchi, Irene e Arcangela: Scena teatrale, [in:] "Gazzetta Italia", Varsavia, 6/2013 (in versione italiana e in versione polacca) Alberto Macchi, Arcangela Paladini Broomans: Prima Scena teatrale, [in:] "Gazzetta Italia", Varsavia, 3/2011 (in versione italiana e in versione polacca) Alberto Macchi, Arcangela Paladini: Seconda Scena teatrale, [in:] "Gazzetta Italia", Varsavia, 9/2012 (in italiano e polacco) Lisa Goldenberg Stoppato, Arcangela Paladini and the Medici, in Women Artists in Early Modern Italy. Careers, Fame, and Collectors, a cura di Sheila Barke, London/Turnhout, Harvey Miller Publishers, 2016, pp. 81–97

Altri progetti

Collegamenti esterni

Alberto Macchi, Arcangela Paladini, monologo teatrale tra realtà e immaginazione, Roma, 2004