L'operazione Red Wings (, talvolta erroneamente citata come operazione Redwings o operazione Red Wing)Andrew Mac Mannis (USMC) and Robert Scott (USMC), Marine Corps Association / Marine Corps GazetteEd Darack gennaio 2011 pagina 65articolo su www.onviolence.com febbraio 2012 è stata un'operazione militare svoltasi durante la guerra in Afghanistan nella provincia del Konar, nei pressi dell'Hindu Kush. Ebbe luogo nel giugno del 2005Ed Darack Victory Point: Operations Red Wings and Whalers – The Marine Corps' Battle for Freedom in Afghanistan, Penguin Group, ISBN 978-0-425-23259-0] 2010, volta a fermare un gruppo di terroristi guidati da Ahmad Shah e riportare la zona sotto controllo della coalizione per ottenere le condizioni adeguate in vista delle elezioni parlamentari in Afghanistan del 2005.

La missione fu condotta dal 2º battaglione, 3º reggimento dei Marine in cooperazione con diverse unità delle forze speciali statunitensi. L'operazione fu fallimentare perché nelle fasi iniziali un gruppo di quattro uomini dei Navy SEALs cadde in un'imboscata; successivamente un elicottero statunitense MH47 Chinook con 16 uomini a bordo, giunto in loro soccorso venne abbattuto da un RPG-7.Articolo della cnn online 4 luglio 2005 L'operazione Red Wings, con i suoi 19 morti, rappresenta ad oggi la seconda perdita più grave statunitense della guerra in Afghanistan, superata solo il 6 agosto 2011, quando il CH-47 Exortion 17 venne abbattuto nella provincia afghana di Vardak, provocando la morte dei 38 occupanti, 30 dei quali erano personale statunitense.

Origine del nome L'operazione prese il nome da una squadra di hockey su ghiaccio statunitense, i Detroit Red Wings. Quando il 2º battaglione del 3º reggimento Marine stilò le specifiche della campagna, l'ufficiale Thomas Wood chiese al tenente Lance Seiffert di comporre una lista di nomi delle squadre di hockey su ghiaccio statunitensi. La lista di Seiffert comprendeva 10 nomi di squadre e il battaglione scelse il quarto nome (red wings) dalla lista, dato che i primi tre New York Rangers, Chicago Blackhawks, New Jersey Devils potevano essere confusi con nomi già utilizzati per altre operazioni in uso sul territorio. darack.com Il nome spesso viene confuso e storpiato con "operazione redwing" oppure con "operazione red wing". Questo sbaglio cominciò da quando venne pubblicato il libro di Patrick Robinson Lone Survivor: The Eyewitness Account of Operation Redwing and the Lost Heroes of SEAL Team 10, frutto di un'intervista effettuata da Robinson al Seal superstite Marcus Luttrell.

Il contesto Nel 2004, dopo che la coalizione statunitense e la milizia afghana avevano consolidato la loro presenza sui rispettivi territori, si assistette ad una lenta ma inesorabile ripresa del potere dei nuclei combattenti talebani. In molte zone nel sud-est dell'Afghanistan cominciarono anche ad apparire piccoli centri di addestramento che esortavano al jihād. Altri campi mobili di addestramento furono eretti lungo il confine con il Pakistan, per formare nuove leve di fronte alla campagna contro la coalizione statunitense. Le basi più importanti furono realizzate nelle aree montuose del Pakistan, e vedevano impiegati centinaia di uomini e alcune contenevano elementi di spicco della parte talebana.

I talebani agivano di norma in piccoli gruppi di circa 15 uomini attaccando convogli o edifici isolati e poco protetti, per poi dividersi in altre piccole formazioni così da non permettere al nemico di neutralizzare l'intero gruppo durante la ritirata strategica. Durante la primavera e l'estate, gli attacchi crebbero gradualmente di frequenza nel cuore del "territorio talebano". Dozzine di soldati governativi afghani, organizzazioni non governative, lavoratori umanitari, e diversi soldati statunitensi morirono in raid e imboscate. Nel 2005 la coalizione decise dunque di effettuare massicce operazioni in risposta agli attacchi. L'aviazione statunitense eseguì bombardamenti a tappeto, mentre la milizia afghana riuscì a neutralizzare decine di roccaforti talebane situate nelle varie province poste al confine con il Pakistan. darack.com

Le azioni militari ebbero un discreto successo e consentirono di riprendere il controllo sulla quasi totalità delle province.

I preparativi Verso gli inizi dell'estate 2005, quindi, l'Afghanistan era, per la quasi totalità, sotto il controllo delle forze di coalizione. La situazione calda restava al confine, nella provincia del Konar dove le forze talebane si erano riunite sotto la guida di Ahmad Shah. Il tenente Regan Turner, in pattuglia con gli uomini della "compagnia whiskey" del 2º battaglione del 3º reggimento Marine, aveva guadagnato un numero significativo di informazioni che allertarono i servizi di intelligence statunitensi. Ahmad Shah aveva assoldato circa un centinaio di uomini e aveva allestito il suo campo base alle pendici del Sawtalo Sar darack.com darack.com nella valle del Korangal. Gli uomini del tenente Turner avevano inoltre scoperto alcune foto e scoperto che il leader talebano aveva un'alleanza con Gulbuddin Hekmatyar originario di Peshawar, in Pakistan. Attraverso alcune rilevazioni effettuate con un drone UAV, il 17 giugno del 2005 l'intelligence statunitense aveva identificato un complesso di strutture nella zona segnalata dal tenente Turner. Gli edifici erano probabilmente adibiti ad ospitare i talebani e alla fabbricazione di IED. Iniziarono dunque i preparativi effettivi dell'operazione Red Wings. La missione prevedeva di far infiltrare inizialmente il team 10 dei Navy SEALs (nome in codice Spartan 1) nei pressi dell'obiettivo, spostarsi a piedi e rilevare visivamente il complesso delle strutture e possibilmente il leader talebano. Dopodiché, la seconda fase sarebbe stata quella di contattare via radio il campo base, da dove sarebbero decollati due elicotteri MH-47, con a bordo altri uomini dei Navy SEALs e uomini del SOAR, supportati da un elicottero Apache. Dopo L'attacco, la terza fase prevedeva di allestire un cordone di sicurezza formato da truppe di terra dei Marine e della milizia afghana, nei pressi del complesso montuoso per catturare eventuali fuggitivi. L'ultima fase prevedeva di mettere in sicurezza la zona e stabilire un campo base provvisorio per bonificare in maniera definitiva l'obiettivo e rilevare ulteriori informazioni.

L'imboscata La notte del 27 giugno 2005, due elicotteri si avvicinarono alla zona dell'Hindu Kush a 25 chilometri da Asadabad. Il primo, in testa alla formazione era vuoto. Era il cosiddetto elicottero "civetta", compì alcune manovre in modo da attirare su di sé l'attenzione di eventuali nemici a terra per poi allontanarsi nel buio della notte. L'altro in coda, virò spostandosi qualche chilometro per raggiungere un punto tra il Sawtalo Sar e il Gatigal Sar. A bordo il team Navy SEAL Spartan 1, si preparò ad abbandonare il mezzo. Quando furono sul posto, lanciarono la sacca dei materiali e si calarono con una fune. Successivamente il secondo elicottero abbandonò la zona e si ricongiunse con il primo per tornare al campo. Una volta al suolo il tenente Michael Murphy archivio marina militare americana al comando, prese contatto con il campo base per verificare il contatto radio. Concordarono che ogni due ore avrebbero dovuto segnalare la posizione fino al raggiungimento dell'obiettivo prestabilito da cui avrebbero coordinato l'attacco principale. Se avessero mancato l'appello per due volte consecutive il campo base avrebbe inviato immediatamente una squadra di recupero.

Il Team 10 Navy SEAL, composto, oltre che dal tenente Murphy, dai sottufficiali di seconda classe Danny Dietz sito U.S. Navy SEAL, Matthew G. Axelson e Marcus Luttrell, si mise in marcia per raggiungere un punto di interesse sul Sawtalo Sar a circa due chilometri dalla loro posizione attuale. Raggiunto il punto stabilito avrebbero dovuto prendere posizione per l'individuazione, oltre che delle strutture, del bersaglio, contattare il campo e restare a disposizione per coadiuvare l'attacco congiunto per poi essere successivamente esfiltrati dalla zona.

Il Team SEAL 10 rispose al primo contatto radio, comunicando che la situazione era sotto controllo e che stavano per raggiungere il punto prestabilito. Quando erano quasi a destinazione si imbatterono in un gruppo di pastori nomadi, probabilmente del villaggio vicino. Decisero di catturarli, ma vi furono opinioni divergenti su come agire nei loro confronti. Dietz e Axelson erano propensi ad uccidere i pastori per non compromettere la missione, Luttrell si rifiutò categoricamente invocando le convenzioni di Ginevra e la moralità dei suoi commilitoni. darack.com Tra i pastori c'erano un adolescente e un anziano. Il tenente Murphy alla fine decise di lasciarli andare. Questo avvenimento fu probabilmente decisivo, dato che i pastori rivelarono la loro posizione.

Non molto tempo dopo aver liberato i pastori, i Navy SEALs furono attaccati dagli uomini di Shah, i quali disponevano del fuoco pesante di grosse mitragliatrici RPK razzi RPG-7 e mortai da 82 mm. A causa di un malfunzionamento della radio principale, il contatto con il campo base fu interrotto. I SEALs furono presto accerchiati e spinti verso la parte nord del Sawtalo Sar. Anche se il primo contatto radio prestabilito saltò, nessuna forza di recupero fu inviata. Il primo a cadere sul campo di battaglia fu Dietz. Ferito gravemente rimase indietro e fu raggiunto dagli uomini di Shah che lo finirono. Gli altri, feriti, continuarono a fuggire. Murphy cercò più volte di stabilire un contatto con la base, anche con il telefono satellitare a rischio di essere intercettato.

Il tenente si rese presto conto che non c'era altra alternativa se non quella di raggiungere una posizione più elevata e priva di vegetazione per tentare di contattare i soccorsi. Perdendo ogni riparo dal fuoco nemico il tenente Murphy riuscì a raggiungere un punto isolato e contattare la base, ma venne ucciso prima di comunicare la situazione in dettaglio. Axelson fu ferito a morte poco dopo nel tentativo di raggiungere il capo squadra. Luttrell ferito gravemente e privo di conoscenza venne localizzato e salvato da un nomade pashtun che in seguito lo ospitò e gli salvò la vita curandolo dai numerosi traumi riportati. Army times. 2008

Red Wings II Il campo base era stato allertato per intervenire se il team Spartan 1 avesse saltato due contatti radio consecutivi con il campo base. Al primo mancato appello, fu semplicemente disposta una squadra di recupero pronta a partire composta da 8 uomini dei Navy SEALs e 8 uomini del SOAR in attesa di ulteriori istruzioni. Quando Murphy riuscì a contattare il campo base la squadra non partì immediatamente. A causa dei problemi di trasmissione radio il messaggio non fu recepito perfettamente; tuttavia la mancanza di un contatto stabile fece propendere per l'ok al decollo della QRF (Quick Reaction Force). Dalla base decollarono elicotteri di trasporto MH-47 Chinook supportati da 2 elicotteri d'attacco Apache e 2 elicotteri Blackhawk. La priorità era recuperare i SEALs, la missione quindi cambiò nome e divenne operazione Red Wings II.

Giunti in zona il team non riuscì ad ottenere nessun contatto radio con il team Spartan 1 e fu sottoposto al fuoco nemico. Uno degli uomini di Shah fece partire un razzo RPG-7 che colpì in pieno il rotore di coda di uno dei due elicotteri Chinook che precipitò per poi esplodere al suolo, uccidendo tutti i passeggeri. Nello schianto perirono il comandante dei Navy SEALs Erik S. Kristensen sito U.S. Navy SEAL che avrebbe dovuto guidare le truppe di terra nella terza fase e il maggiore Stephen C. Reich.

A causa del pesante fuoco nemico e di una perturbazione meteo, le forze statunitensi abbandonarono quindi la zona senza riuscire ad entrare