Il cacapò (o cacapo o kakapò; dal māori kākāpō, 'pappagallo notturno', in cui kākā sta per 'pappagallo' e pō per 'notte'; Strigops habroptila ), detto anche strigope, è un grosso pappagallo terricolo, dalle abitudini notturne e incapace di volare; appartiene alla famiglia degli Strigopidi ed è endemico della Nuova Zelanda. È l'unica specie del genere Strigops .

Possiede un piumaggio finemente screziato di colore giallo e verde, un caratteristico disco facciale di piume sensoriali simili a vibrisse, un grosso becco grigio, zampe corte, piedi grandi e ali e coda relativamente corte. Una combinazione di fattori rende questo uccello unico tra i rappresentanti del suo genere: è l'unico pappagallo al mondo incapace di volare, nonché quello più pesante; ha abitudini notturne ed è erbivoro; presenta un netto dimorfismo sessuale per quanto riguarda le dimensioni; ha un basso metabolismo basale e il maschio non svolge alcun ruolo nelle cure parentali, anzi, questo è l'unico pappagallo che possiede un sistema riproduttivo poliginico basato sui lek. Probabilmente è anche uno degli uccelli più longevi del mondo. La sua anatomia riflette chiaramente la tendenza evolutiva degli uccelli che si trovano a vivere su isole oceaniche con pochi predatori e abbondanza di cibo: corporatura generalmente robusta, con accrescimento dell'efficienza termodinamica a scapito delle abilità di volo, muscoli delle ali ridotti e diminuzione delle dimensioni della carena dello sterno. Come molti altri uccelli della Nuova Zelanda, il cacapò, in passato, era ben noto ai Maori, gli abitanti indigeni della Nuova Zelanda, ed era uno dei protagonisti di molte loro leggende e del folclore tradizionale; ciononostante, i Māori davano a questo uccello una caccia intensa, sia per la sua carne, che per le sue piume con cui venivano prodotti capi di vestiario considerati di gran pregio. Talvolta venivano tenuti anche in cattività come animali domestici.

Il cacapò è una specie gravemente minacciata di estinzione: nel dicembre 2017, secondo quanto riportato dagli esperti dell'apposito programma di recupero, il Kakapo Recovery Programme, erano in tutto 154 esemplari adulti, alla maggior parte dei quali sono stati dati nomi propri. In seguito alla colonizzazione da parte dei polinesiani, prima, e degli europei, dopo, e all'introduzione di predatori quali gatti, ratti, furetti ed ermellini, il cacapò si è ritrovato sulla soglia dell'estinzione. I primi programmi di conservazione ebbero inizio negli anni '90 del XIX secolo, ma i primi successi si riscontrarono solamente con la messa in atto del Kakapo Recovery Programme negli anni '80. Attualmente, tutti i cacapò rimasti si trovano su tre isole libere dai predatori, Codfish (Whenua Hou), Anchor e Little Barrier, dove vengono continuamente monitorati. Due grandi isole del Fiordland, Resolution e Secretary, sono state oggetto di programmi di ripristino ecologico su vasta scala al fine di creare ecosistemi autosufficienti con habitat adeguati per il cacapò.

Tassonomia

Il cacapò venne descritto per la prima volta dall'ornitologo inglese George Robert Gray nel 1845. Il nome comune è la traslitterazione di kākāpō, forma composta dei termini māori kākā («pappagallo») e pō («notte»). Il nome generico deriva dall'unione dei termini greci antichi strigos, genitivo di strix, «gufo», e ops, «faccia», mentre l'epiteto specifico deriva da habros, «morbido», e ptilon, «piuma». L'animale presenta così tante caratteristiche insolite che venne inizialmente classificato in una tribù a parte, quella degli Strigopini. Recenti studi filogenetici hanno confermato l'unicità tassonomica del genere a cui appartiene, così come la sua parentela con il kākā e il kea, entrambi appartenenti al genere neozelandese Nestor. Assieme a questi, viene ora classificato in una superfamiglia separata in seno all'ordine degli Psittaciformi, Strigopoidea. La superfamiglia Strigopoidea comprende una sola famiglia, gli Strigopidi (Strigopidae). L'antenato comune del cacapò e delle specie del genere Nestor rimase isolato dagli altri pappagalli quando la Nuova Zelanda si separò dal Gondwana, circa 82 milioni di anni fa. Successivamente, circa 70 milioni di anni fa, il cacapò si separò dai rappresentanti del genere Nestor.

La colorazione molto simile portò gli ornitologi del passato a credere erroneamente che il cacapò fosse imparentato con i parrocchetti terragnoli e con il pappagallo notturno dell'Australia, ma questa ipotesi non è stata avvalorata dagli studi recentiR. Schodde e I. J. Mason (1981). Nocturnal Birds of Australia. Illustrated by Jeremy Boot. Melbourne: Lansdowne Edns 136 pp. 22 pls [35–36].; piuttosto, questa colorazione criptica sembrerebbe essere un adattamento ad abitudini terricole evolutosi due volte in modo convergenteP. R. J. Leeton, L. Christidis, M. Westerman e W. E. W.E. (1994). . Auk 111: 833-843..

Descrizione

Il cacapò è un grosso pappagallo dalla costituzione robusta: gli adulti possono misurare tra i 58 e i 64 cm di lunghezza per un peso che può variare tra i 950 g e i 4 kg. I maschi sono più grandi delle femmine. Ventotto maschi esaminati nel corso di uno studio pesavano in media 2 kg, mentre i trentanove presi in esame nel corso di un'altra ricerca pesavano in media 2,06 kg. Le femmine esaminate durante gli stessi studi, ventotto e diciotto, pesavano in media, rispettivamente, 1,5 e 1,28 kgCRC Handbook of Avian Body Masses, 2nd Edition by John B. Dunning Jr. (Editor). CRC Press (2008), . Il cacapò è il pappagallo più pesante del mondo, e il suo peso supera in media di circa 400 g quello del più grande tra i pappagalli capaci di volare, l'ara giacinto. Non può volare, in quanto ha ali relativamente corte per un uccello di tali dimensioni ed è privo della carena sullo sterno alla quale aderiscono i muscoli delle ali negli altri uccelli. Esso usa le sue ali per tenersi in equilibrio e attutire la caduta quando salta giù dagli alberi. A differenza di molti altri uccelli terricoli, è in grado di accumulare grandi quantità di grasso corporeo.

Le piume che ricoprono le regioni superiori del cacapò sono di colore verde muschio-giallastro, barrate o chiazzate di nero o grigio-brunastro scuro, e consentono all'animale di fondersi perfettamente tra la vegetazione nativa. I vari individui possono presentare vari gradi di screziature, tonalità e intensità di colore - gli esemplari museali indicano che alcuni uccelli erano di colore completamente giallo. Petto e fianchi sono di colore verde-giallastro striato di giallo. Il ventre, il sottocoda, il collo e la faccia sono prevalentemente giallastri, striati di verde chiaro e debolmente chiazzati di grigio-brunastro. Dal momento che le piume non hanno bisogno della forza e della rigidità richieste per il volo, sono eccezionalmente morbide, così come indica l'epiteto specifico habroptila. Il cacapò possiede un evidente disco facciale di sottili piume che ricorda il volto di un gufo: di conseguenza, presso i primi coloni europei divenne noto come owl parrot, «pappagallo gufo». Il becco è circondato da delicate vibrisse, o «baffi», che l'uccello utilizza per orientarsi, captando i segnali del terreno mentre cammina con la testa abbassata. Il becco è per lo più color avorio, con alcune parti del ramo superiore grigio-bluastre. Gli occhi sono marrone scuro. I piedi sono grandi, ricoperti di squame e, come quelli di tutti i pappagalli, zigodattili (cioè con due dita rivolte in avanti e due all'indietro). Gli artigli prominenti sono di particolare aiuto nell'arrampicata. Le estremità delle penne della coda spesso sono del tutto usurate per il fatto di essere continuamente trascinate per terra.

Le femmine si distinguono facilmente dai maschi, in quanto hanno testa più stretta e meno bombata, becco più stretto e proporzionalmente più lungo, cera e narici più piccole, zampe e piedi più sottili e di colore grigio-rosato, e coda proporzionalmente più lunga. Anche se il colore del piumaggio non si discosta molto da quello dei maschi, varia leggermente la sua tonalità, con una minore quantità di giallo e di chiazze. Rispetto ai maschi, tendono ad opporre maggiore resistenza e ad essere più aggressive quando vengono maneggiate. Le femmine che stanno nidificando, inoltre, presentano una placca incubatrice sulla pelle nuda del ventre.

Alla nascita i piccoli di cacapò, nidicoli, sono ricoperti di piumino bianco-grigiastro, attraverso il quale si può facilmente vedere la loro pelle rosa. Diventano completamente ricoperti di piume verso i 70 giorni di età, quando lasciano il nido. I giovani tendono ad avere la colorazione di un verde più opaco, con macchie di un nero più uniforme e meno giallo sulle piume. Sono inoltre distinguibili grazie alla coda, alle ali e al becco più corti. A questo stadio dello sviluppo, presentano un anello di brevi piume intorno agli occhi simili a delle ciglia.

Come molti altri pappagalli, i cacapò emettono un'intera varietà di richiami. Oltre ai rimbombi e ai richiami squillanti dei loro rituali di corteggiamento (vedi il capitolo «Riproduzione»), lanciano spesso dei rumorosi skraark per annunciare la loro posizione ad altri uccelli.

Il cacapò ha un olfatto ben sviluppato, di grande aiuto per le sue abitudini di vita notturne. È in grado di distinguere i vari odori mentre si aggira in cerca di cibo, un comportamento registrato solo in un'altra specie di pappagallo. Il grande rapporto bulbo olfattivo/cervello (vale a dire il rapporto tra il diametro massimo del bulbo olfattivo e quello del cervello) indica che, in effetti, ha un senso dell'olfatto più sviluppato rispetto ad altri pappagalli. Una delle caratteristiche più sorprendenti del cacapò è il suo particolare odore di muffa. Dato il suo senso dell'olfatto ben sviluppato, questo odore potrebbe essere un feromone. Purtroppo, come è facile immaginare, l'odore spesso avverte i predatori della presenza di questo animale.

Trattandosi di una specie notturna, il cacapò ha adattato i suoi sensi per vivere nell'oscurità. Varie strutture encefaliche correlate con il senso della vista, come il tetto ottico, il nucleo rotondo e l'entopallio, sono più piccole in relazione alle dimensioni complessive del cervello rispetto a quelle dei pappagalli diurni. La sua retina presenta alcune peculiarità proprie di altri uccelli notturni, ma anche alcune qualità tipiche degli uccelli diurni, e si presta a funzionare al meglio in condizioni di luce crepuscolare. Tali adattamenti consentono al cacapò di avere una maggiore sensibilità alla luce con una scarsa acuità visiva.

Anatomia interna Lo scheletro del cacapò differisce da quello degli altri pappagalli per alcune caratteristiche legate alla sua incapacità di volare. In primo luogo, in rapporto alle dimensioni del corpo ha le ali più corte di qualsiasi altro pappagallo. Le penne delle ali sono più corte, più arrotondate e meno asimmetriche, e hanno meno barbule distali per serrarsi tra di loro. Lo sterno è piccolo e presenta una carena bassa e vestigiale e una spina esterna accorciata. Come in altri uccelli incapaci di volare e in alcuni pappagalli che ne sono capaci, la furcula non è fusa, ma consiste di un paio di clavicole che si trovano in contatto con ciascun coracoide. Come in altri uccelli incapaci di volare, l'angolo tra il coracoide e lo sterno è allargato. La pelvi è più grande di quella di altri pappagalli. Le ossa prossimali delle zampe e delle ali sono sproporzionatamente lunghe e gli elementi distali sono sproporzionatamente brevi.

Anche la muscolatura pettorale ha subito modificazioni in seguito alla perdita della capacità di volare. I muscoli pettorale e sopracoracoideo sono notevolmente ridotti. Il muscolo propatagialis tendo longus non ha una distinta parte prossimale. Lo sternocoracoideo è tendineo. Il muscolo cucularis capitis clavicularis, associato alle grandi dimensioni del gozzo, al contrario, è piuttosto ben sviluppato.

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