Le mura di Spoleto sono le antiche cerchie difensive della città. Si contano due tracciati diversi: il primo, detto anche mura ciclopiche, è sorto a più riprese nei secoli VI - I a.C. ed è stato utilizzato fino al Medioevo; il secondo, denominato mura trecentesche o mura medievali, i cui lavori sono iniziati nel 1297, è stato ultimato presumibilmente agli inizi del XIV secolo. Il numero dei tracciati e l'esatta cronologia della loro costruzione sono ancora questioni apertePer le varie ipotesi di datazione cf. .
L'antica cinta urbica Le più antiche, dette mura Ciclopiche, sono costituite da strati di blocchi di pietra calcarea di diverse forme. Lo strato inferiore è composto da grossi massi poligonali, risalenti all'epoca dell'edificazione della città, circa il V - VI secolo a.C.. La modalità costruttiva, caratterizzata dalla totale mancanza di leganti, è simile a quella già diffusa a quei tempi nel Lazio e in altri centri umbri come Amelia e Cesi dette anche mura pelasgiche o ciclopiche per la diffusione dalla grecia.
Quando nel 241 a.C. Spoletium divenne colonia romana, come generale opera di rafforzamento, le mura vennero alzate con l'aggiunta di blocchi quadrilateri di diverse dimensioni in calcare.
Successivamente nel I secolo a.C., in occasione di un ulteriore restauro resosi necessario forse per i danni provocati dalle guerre di epoca sillana e dal terremoto del 63 a.C., venne sovrapposto un terzo strato di stretti e allungati parallelepipedi di pietra colombina o caciolfa.
Il percorso delle mura, circa 2 km., seguì in modo rigoroso la conformazione delle linee di pendenza del colle Sant'Elia (453 s.l.m.) e recinse il più antico nucleo abitato sulle sue pendici, includendo ampi spazi verdi. Tratti dell'antico muro poligonale sono tuttora visibili anche sopra il bar "La Portella", alla base della cinta della più recente Rocca AlbornozianaPer una pianta delle mura e dei monumenti romani di Spoleto cf. .
Le porte romane Il sistema difensivo era munito di cinque porte principali: Porta San Pietro o Arco di Monterone o Porta Romana, dalla quale entrava la via Flaminia che attraversava la città per poi uscire da Porta Fuga; era la porta utilizzata per andare e venire da Roma. Costruita ad arco composto da 21 conci radiali connessi a secco, è tuttora ben visibile, nei pressi della chiesa di Sant'Ansano; i due massicci stipiti a blocchi quadrati sono seminterrati per almeno un terzo della loro altezza originaria. È stata sottoposta a lavori di consolidamento nel 1977. Porta San Lorenzo, dal nome della vicina chiesa di San Lorenzo; di essa restano solo alcuni elementi, architrave e stipite destro, siti sotto il palazzo Mongalli. Porta della Trinità, dal nome del vicino monastero e dell'ex chiesa della SS. Trinità; di essa resta solo uno spezzone in via della Fonte Pescaia. Porta Fuga, sotto la Torre dell'olio, nel 1242 era chiamata Porta Furia poi Fuja; nel Quattrocento venne anche detta Porta San Gregorio. Il nome attuale ricorda la vittoriosa opposizione che gli spoletini fecero ad Annibale nella seconda guerra punica quando nel 217 a.C., dopo aver sconfitti i romani al lago Trasimeno, tentava di marciare sulla capitale. (L'evento è ricordato in un'iscrizione posta sulla porta duecentesca, ma sorta in luogo di una più antica in origine romana, denominata in seguito al fatto Fuga). Nel 1655 in occasione dell'arrivo in città di Cristina di Svezia, la porta fu sopraelevata e decorata con finti tendaggi a baldacchino, di cui resta ancora qualche traccia; abbellimenti incongrui con l'austera mole romana. Porta Ponzianina alta, pur trovandosi nello strato poligonale, è di restauro romano; di essa restano soltanto gli stipiti e i cunei dell'arco all'inizio della via omonima
V’erano altre porte minori, pusterle o di soccorso, quella di San Marco, vicina all'arco di San Pietro, quella di San Benedetto, sulla sinistra di palazzo Ancajani, ed altre. Il fatto che la zona, fino al 1800, fosse piuttosto ripida e priva di strade, aggiungeva ulteriori difese naturali. La città, ben fortificata e protetta, occupando una posizione dominante sulla valle umbra, assunse un importante ruolo militare.
La cinta antica fu del tutto abbandonata quando, in seguito all'ingrandimento della città, si rese necessaria la costruzione di nuove mura. Superata la loro funzione difensiva, fu concesso agli abitanti di acquistare, per 40 soldi la pertica, porzioni delle vecchie mura su cui innalzare case e torri. I padri agostiniani di San Nicolò ne acquistarono una parte che adoperarono come basamento del loro nuovo convento.
A causa di modifiche e restauri avvenuti nel corso dei secoli, di demolizioni e diramazioni varie, il percorso delle antiche mura non è più distinguibile nella sua interezzaPer una ricostruzione del percorso dell'antica cinta urbica frammentata e inglobata in orti, giardini e palazzi privati di Spoleto, cf. e . Molti tratti sono oggi nascosti all'interno di abitazioni private; altri sono stati distrutti e utilizzati come materiale di spoglio; altri, ancora presenti, sono probabilmente muri di terrazzamento, necessari in una città in pendenza come Spoleto. Il tratto più lungo, circa 125 m. ancora ben visibile e meglio conservato, è lungo Via Cecili.
Nel 1886 Giuseppe Sordini promosse in questo tratto alcuni scavi che portarono alla luce i resti di un possente torrione in opera quadrata, messo a difesa di una posterula poi chiusa, ma tuttora visibile; furono rinvenuti inoltre numerosi frammenti marmorei, alcune monete e frammenti di vasi e vetri.
Le mura medievali
Già prima del 1254 una nuova cerchia di fossi e di steccati erano stati costruiti a difesa dei nuovi borghi. Furono erette nuove porte e, come risulta dagli Statuti di Spoleto del 1296Il documento originale è custodito presso la Sezione di Archivio di Stato di Spoleto, si decretò di collegarle fra loro per mezzo di un muro. In aprile iniziarono i lavori: nuove mura inglobarono i nuovi insediamenti urbani che erano nel frattempo cresciuti a margine dell'antica città, tanto da raddoppiarne l'estensione. Fu assegnata a quest'opera la metà di tutti gli introiti del comune e i proventi della vendita dalle mura antiche ai cittadini.
Il muro, composto da pietra colombina e ciottoli del torrente legati insieme da una tenace malta costituita da calce e pozzolana, venne rivestito in entrambe le facce con la selce. Nel lungo tratto meglio conservato che va dalla porta San Matteo alla porta San Gregorio, e da questa a quella della Ponzianina, si vede che era munito di torri a due piani, un tempo guarnite di merli guelfi. Tra torre e torre nelle mura sono tuttora ben visibili dieci feritoie o balestriere ad arco di circa 1,50 m. × 1 m.
Nel tratto che dalla porta San Gregorio arriva dietro al Complesso monumentale dell'Anfiteatro, sono presenti buche evidentemente predisposte a sostenere ponti e bertesche. In alcuni tratti le nuove mura procedono unite alle antiche.
L'espansione della città riguardò principalmente cinque borghi, che si svilupparono grazie alla costruzione di nuove chiese e di nuovi ospedali come lospedale San Matteo, fondato nel 1227, e lospedale Santa Maria della Stella del 1254, edificato in zona anfiteatro. borgo Montarone o Monterone, o di San Pietro, fuori dallarco di Monterone borgo San Matteo o Masseo, fuori dalla porta San Lorenzo, detto oggi il Borgaccio borgo San Marco (via delle Felici), fuori della posterula di San Marco, a sinistra dellarco di Monterone borgo San Gregorio, fuori dalla porta Fuga borgo la Ponzianina, fuori dalla porta alta omonima
Per molti anni il comune non prese in considerazione la possibilità di un ulteriore accrescimento della città all'esterno delle mura medievali, eccezion fatta per l'edificio della stazione realizzato fra il 1856 e il 1866. L'ottica del tempo era legata allo sfruttamento delle rendite daziarie, pertanto sia abitazioni, sia sedi amministrative e sociali, dovevano restare comprese entro le mura. Le porte medievali Le porte congiunte dalle nuove mura furono: Porta San Pietro o Porta Monterone, in fondo alla via omonima. Tuttora ben conservata, è a doppio arco ed è ornata da quattro altorilievi, stemmi della città. Porta San Matteo o di Loreto, composta da blocchi romani, pietre conce e da materiali provenienti da edifici antichi; subì ingenti danni dai numerosi terremoti del XVIII secolo. Nel 1673 venne ornata con una terminazione barocca che fu pesantemente danneggiata da un terremoto; divenuta pericolante, venne poi del tutto demolita nel corso del XIX secolo. I battenti in legno tuttora montati, sono gli stessi rifatti nel 1691, come riportato da un'incisione in uno di essi. Porta San Gregorio, costruita in asse con il ponte Sanguinario, in prossimità della chiesa di San Gregorio Maggiore. Era un imponente edificio che terminava con una torre coronata da beccatelli e merlaturePer vedere l'aspetto della porta cf. i disegni del pittore Joseph Turner in . Fu successivamente demolita e ricostruita nel 1827, ad unico fornice, dal papa spoletino Leone XII, detta quindi Porta Leonina, su progetto dell'architetto Luigi Landini. Nella stessa occasione la piazza antistante venne abbellita con la Fontana dei Delfini disegnata dallo stesso Landini. La porta venne distrutta nel 1944 durante la ritirata dei tedeschi e ricostruita nella sua forma attuale, a doppio arco, nel 1947 dagli architetti Mario Zocca e Enzo Milani, figlio di Giovanni Battista Milani. Porta della Ponzianina, si trovava sulla sponda sinistra del torrente Tessino. Era costruita con piedritti composti da blocchi squadrati, probabilmente di spoglio, ad arco a tutto sesto in mattoni, sopra il quale era dipinto un grande stemma. Internamente la struttura era a doppio arco come altre porte medievali spoletine. È stata demolita per ragioni di viabilità nel 1940.
Nel 1693 venne eretta Porta San Luca, inizialmente chiamata porta della Madonna dei sette dolori, dal nome di una vicina cappellina, al posto della quale a fine ottocento fu costruita la Casina degli ippocastani. Poco distante si trovavano la chiesa di San Luca e l'annesso convento dei padri serviti, entrambi costruiti nel 1273. A ridosso della porta San Luca, situata tra la porta Monterone e la porta San Matteo, si trovava l'ufficio daziario.. Venne demolita nel 1931 perché considerata pericolosa per il traffico.
Un'altra piccola porta chiamata posterula era all'incrocio tra l'attuale via Posterna e via delle Mura interne. Da essa derivò il nome della via Posterna. Venne demolita negli anni venti per favorire l'uscita dal centro storico nella parte bassa della città.
Le demolizioni delle mura medievali La città racchiusa nelle sue nuove mura medioevali, fu giudicata impercorribile, difficile da attraversare per raggiungere la parte alta, centro della vita pubblica. Pertanto venne progettato da Ireneo Aleandri un nuovo assetto viario, che prevedeva lo sventramento del centro storico affinché una strada percorribile con i mezzi congiungesse la porta San Gregorio con la porta San Luca, all'uscita sud della città. La realizzazione di questo progetto richiese circa cinquanta anni: nel 1820 la progettazione, nel 1840 l'inizio dei lavori, nel 1870 l'inaugurazione