Con incidente del canale di Corfù si indica il complesso di tre distinti avvenimenti svoltisi nel 1946 nel canale di Corfù, alla frontiera marittima tra Grecia e Albania, e che videro coinvolte delle unità della Royal Navy britannica.
Nel primo incidente, avvenuto il 15 maggio 1946, due incrociatori della Royal Navy in navigazione nel canale furono cannoneggiati, senza essere colpiti, da batterie costiere della Repubblica Popolare Socialista d'Albania, il cui governo accusò i britannici di aver sconfinato nelle sue acque territoriali. Il 22 ottobre 1946, invece, una formazione britannica in navigazione nel canale finì in un campo di mine navali non segnalato: i cacciatorpediniere e urtarono una mina ciascuno subendo danni gravissimi (il primo non tornò mai più in servizio) oltre a 44 morti e 42 feriti tra gli equipaggi. Tra il 12 e il 13 novembre 1946, infine, forze navali britanniche tornarono nel canale per bonificare il tratto minato che aveva causato l'incidente del 22 ottobre, sconfinando nelle acque territoriali dell'Albania e causando forti proteste da parte del governo albanese.
L'incidente causò una grave crisi diplomatica tra Londra e Tirana, con i britannici che ruppero le relazioni con l'Albania senza ripristinarle fino al 1991, dopo la conclusione della guerra fredda; il caso venne portato all'attenzione della Corte internazionale di giustizia (fu il primo caso di cui la corte si occupò dalla sua fondazione nel 1945), la cui sentenza resa il 9 aprile 1949 costituì un importante precedente nella definizione di alcuni principi fondamentali del diritto del mare e del diritto internazionale.
L'incidente L'incidente del 15 maggio
Occupata dall'Italia nel 1939 e successivamente dalla Germania nazista a partire dal 1943, l'Albania venne liberata nel novembre del 1944 da una coalizione di movimenti partigiani locali sostenuti dagli Alleati; vicino al movimento partigiano jugoslavo di Josip Broz Tito, il "Movimento di Liberazione Nazionale" albanese (Lëvizja Nacional Çlirimtare) era dominato dalla fazione comunista capeggiata da Enver Hoxha che l'11 gennaio 1946 proclamò la nascita della Repubblica Popolare Socialista d'Albania, proponendosi come uno dei regimi più rigidi del nascente blocco orientale. Il Regno Unito riconobbe il nuovo governo albanese nel novembre 1945, ma le relazioni diplomatiche tra le due nazioni si mantennero difficili: Londra sosteneva il governo della vicina Grecia, che aveva da sempre pretese territoriali sulle regioni meridionali dell'Albania abitate da minoranze greche.
Il 15 maggio 1946 due unità navali della Royal Navy, gli incrociatori leggeri e , si trovavano ad attraversare da nord verso sud il canale di Corfù, il braccio di mare che divide l'isola greca di Corfù dalla costa dell'Albania meridionale e attraverso cui passa il confine marittimo tra le acque territoriali greche e quelle albanesi, al fine di ispezionare la navigabilità nello stretto dopo la sua ripulitura dai campi di mine navali depositati durante la precedente seconda guerra mondialeBernard A. Cook, Europe since 1945 - An encyclopedia, Taylor & Francis, 2001, p. 224. ISBN 0-8153-4057-5.. Mentre si trovavano ad attraversare il punto più stretto del canale, le due unità finirono sotto il fuoco proveniente da alcune fortificazioni poste sulla costa albanese: benché nessuna unità fosse stata colpita né fossero state riportate perdite di vite umane, i britannici emisero una formale richiesta di "immediate e pubbliche scuse da parte del governo albanese", ma quest'ultimo si rifiutò di sottostare a ciò e anzi avanzò l'accusa che le unità britanniche avessero sconfinato all'interno delle proprie acque territoriali. I britannici sostenevano il loro diritto di passare attraverso il canale sulla base del principio di diritto internazionale del cosiddetto "innocente passaggio", in base al quale unità di qualsiasi tipo potevano transitare attraverso canali e stretti senza necessità di richiedere autorizzazioni o permessi agli Stati costieri; il governo albanese, al contrario, affermò che navi da guerra e mercantili straniere non avevano alcun diritto di entrare nelle sue acque territoriali senza aver prima richiesto un permesso in tal sensoDivision for Ocean Affairs and the Law of the Sea, Digest of International Cases on the Law of the Sea, United Nations Publications, 2007, pp. 32-33. ISBN 92-1-133759-3..
L'incidente del 22 ottobre
Il 22 ottobre 1946 una formazione navale britannica composta dagli incrociatori leggeri e HMS Leander e dai cacciatorpediniere e ricevette l'ordine di percorrere da sud verso nord il canale di Corfù con il fine esplicito di testare la reazione degli albanesi all'esercizio del loro diritto di "innocente passaggio"; il Mauritius guidava la formazione con il Saumarez che lo seguiva a distanza ravvicinata, mentre il Leander era circa tre chilometri più indietro accompagnato dal Volage: gli equipaggi furono istruiti a rispondere al fuoco se attaccati, anche se i cannoni non erano carichi né puntati verso la costa albanese. Il tracciamento di una rotta sicura attraverso i campi di mine precedentemente deposti nel canale era stato ufficialmente annunciato nel novembre 1944 dal comando alleato, e tra il gennaio e il febbraio 1945 il braccio di mare era stato ispezionato da unità di dragamine britannici con esito positivo.
Poco prima delle 15:00, con la formazione all'altezza della baia di Saranda, il cacciatorpediniere Saumarez fece detonare una mina e subì gravi danni e varie perdite umane tra il suo equipaggio, anche se un efficiente controllo dei danni impedì che l'unità colasse a picco; il Volage fu distaccato per prestare assistenza al Saumarez e condurlo in salvo nel vicino porto di Corfù, ma alle 16:16 anche questo incappò in una mina: l'esplosione tranciò di netto la prua del Volage, ma nonostante le avverse condizioni climatiche dopo dodici ore di sforzi i due cacciatorpediniere riuscirono a rifugiarsi a Corfù. L'artiglieria costiera albanese non aprì il fuoco sulle unità britanniche, anche se una imbarcazione della marina militare albanese fu vista avvicinarsi alla formazione alzando una bandiera bianca a fianco di quella nazionale.
In totale 44 marinai britannici rimasero uccisi e altri 42 feriti; il governo britannico decise poi di conferire alle vedove dei caduti e ai feriti una piena pensione per meriti di guerra. Le due navi furono poi rimorchiate a Malta: il Volage fu riparato e reimmesso in servizio nel 1949 anche se solo con compiti ausiliari, mentre la riparazione del Saumarez fu giudicata come non economicamente conveniente e lo scafo fu poi avviato alla demolizione nel 1950.
Operazione Retail, 12-13 novembre A seguito di questo incidente, il 26 ottobre il governo britannico informò il suo omologo di Tirana di avere intenzione di avviare un'operazione di dragaggio del canale di Corfù, al che tre giorni dopo il governo albanese inviò una nota di protesta al segretario generale delle Nazioni Unite Trygve Lie lamentandosi per la violazione delle proprie acque territoriali e per le manovre definite "provocatorie" dei britannici. Il 10 novembre Londra inviò una nota di avvertimento al governo albanese circa l'inizio della progettata operazione di dragaggio, approvata il 1º novembre precedente dal "Central Mine Clearance Board" (un organismo internazionale costituito dagli Alleati all'indomani della fine della seconda guerra mondiale appositamente per coordinare la bonifica dei tratti di mare minati); il governo britannico non definì con esattezza la zona di mare che intendeva ispezionare e bonificare, limitandosi a dichiarare che l'azione si sarebbe svolta allo stesso modo delle precedenti bonifiche del 1944 e del 1945 verso cui il governo albanese non aveva all'epoca sollevato obiezioni, e che nessuna unità britannica avrebbe stazionato nelle acque territoriali dell'Albania. Tirana protestò nuovamente con il Segretario generale delle Nazioni Unite, lamentandosi che l'azione britannica era di fatto presentata come un fatto compiuto e che l'operazione si sarebbe svolta senza nessuna autorizzazione da parte delle autorità albanesi, costituendo così una violazione della sovranità del paese.
Il 12 novembre l'azione (operazione Retail) ebbe inizio, proseguendo fino al 13 novembre seguente: un gruppo di dragamine britannici condusse le operazioni di individuazione e rimozione delle mine sotto la copertura della portaerei , di alcuni incrociatori e di altre unità da guerra; un ufficiale francese assistette all'azione come osservatore del Central Mine Clearance Board. Furono individuate ed eliminate ventidue mine navali a contatto ancorate al fondale marino, e per le loro caratteristiche divenne evidente che non si trattava di ordigni flottanti isolati aggregatisi in modo spontaneo ma di un campo minato posato deliberatamente; il tratto minato si estendeva per tre miglia lungo il canale, e due delle mine furono prelevate e trasportate a Malta per essere esaminate: dalle analisi risultarono grossi ordigni di fabbricazione tedesca da più di 270 kg di esplosivo, privi di ruggine o incrostazioni causate dall'acqua marina, dipinte di fresco e con i cavi di ancoraggio ancora lubrificati, fatti che spinsero gli esperti a indicarle come depositate solo poco tempo prima dell'incidente del 22 ottobre; frammenti prelevati dallo scafo del Volage risultarono corrispondenti a quelli delle mine portate a Malta per le analisi.
Conseguenze Il caso davanti al Consiglio di sicurezza Il 9 dicembre 1946 il governo britannico inviò una dettagliata nota di protesta al suo omologo albanese, accusandolo di aver depositato il campo minato in cui erano incappate le unità della Royal Navy e chiedendo scuse ufficiali per gli incidenti del 15 maggio e del 22 ottobre e compensazioni economiche per i danni subiti, minacciando in caso di risposta insoddisfacente di deferire il caso al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; in una risposta ricevuta da Londra il 21 dicembre seguente, il governo albanese espresse rammarico per l'incidente del 22 ottobre ma negò fermamente di aver depositato mine nel canale di Corfù, facendo notare che anche unità greche e di altre nazionalità entravano abitualmente del braccio di mare nonostante le proteste dell'Albania.
Il 13 gennaio 1947 il Regno Unito portò il caso davanti al Consiglio di sicurezza, sulla base di quanto disposto dall'articolo 35 dello Statuto delle Nazioni Unite: il rappresentante britannico all'ONU Alexander Cadogan sostenne che il deposito senza segnalazione del campo minato nel canale, un atto vietato dalle convenzioni in materia di diritto bellico e il particolare dall'ottava Convenzione dell'Aia del 1907, era avvenuto ad opera o perlomeno con la connivenza delle autorità albanesi. Il 27 febbraio, su proposta della rappresentanza australiana, il Consiglio varò una risoluzione per l'istituzione di un comitato investigativo per fare luce sull'incidente, composto da delegati di Australia, Colombia e Polonia: il comitato tenne una decina di riunioni ma senza riuscire a elaborare una conclusione, mentre una proposta di risoluzione che condannava l'Albania andò incontro al veto dell'Unione Sovietica il 25 marzo 1947. Il 9 aprile seguente, infine, il Consiglio di sicurezza approvò con otto voti favorevoli e due astenuti (Unione Sovietica e Polonia) una risoluzione con cui invitava Regno Unito e Albania a sottoporre la loro controversia alla Corte internazionale di giustizia de L'Aia, così come previsto dall'articolo 36 dello Statuto delle Nazioni Unite.
Il giudizio della Corte internazionale di giustizia