La viola è nata come taglia intermedia della famiglia delle viole da braccio nei primi decenni del XVI secolo, evoluzione di precedenti strumenti ad arco medievali. Le caratteristiche della famiglia si sono sviluppate intorno al 1500 e l'evoluzione verso la forma e la dimensione finale sarebbe maturata intorno al 1535, probabilmente nel nord Italia.
La viola si è affermata con un ruolo importante nella musica rinascimentale e fino al Seicento non era da meno al violino nella musica d'insieme. Nel Barocco il violino si è affermato come strumento solista, mentre la viola ha rivestito principalmente un ruolo di accompagnamento, che diventerà più consistente nella musica da camera del Classicismo viennese. Lo strumento è stato impiegato come solista da numerosi compositori già nel Barocco e nel Classicismo, soprattutto in area germanica, ma una vera affermazione solistica della viola non si ebbe fino al XX secolo.
Dal Seicento lo strumento ha gradualmente perso importanza, scadendo in una posizione più umile rispetto a quella del violino o del violoncello. Dalla fine del Settecento la viola ha cominciato a riprendere importanza nella scrittura cameristica e nel corso dell'Ottocento si è gradualmente riavvicinata al livello degli altri archi nella scrittura orchestrale. Agli inizi del Novecento, soprattutto grazie all'opera di grandi violisti come Lionel Tertis, Paul Hindemith e William Primrose, ha riconquistato una nuova dignità solistica.
Un problema che ha caratterizzato la viola è stato quello del basso livello medio degli esecutori. È per lungo tempo esistito un circolo vizioso nel quale la viola veniva considerata uno strumento limitato e poco espressivo, disdegnato dai compositori e spesso relegato a ruolo secondario coperto da interpreti scadenti o addirittura da violinisti falliti, e questo causava il disinteresse dei musicisti e del pubblico, limitandone lo sviluppo delle potenzialità. Percezione errata perché, come faceva notare Primrose nel 1941 analizzando queste considerazioni, anche una viola economica in mano ad un buon violista produce un suono soddisfacente. Secondo Primrose la mancata conoscenza della tecnica propria della viola è stata in passato causa di incomprensione e relegamento dello strumento ad un ruolo marginale, e la riabilitazione dello strumento è dovuto allo studio e alla comprensione delle sue caratteristiche. Inoltre, la bassa considerazione della viola all'epoca ha fatto sì che fossero spesso i musicisti mediocri o addirittura i violinisti falliti a dedicarsi a questo strumento, contribuendo a peggiorare l'opinione comune.
Origine del termine
Il termine italiano viola, entrato poi in altre lingue, come l'inglese, è stato acquisito dal provenzale antico; deriva dal termine latino medievale vitula, che significa "strumento a corde", a sua volta derivante probabilmente dal nome della dea Vitula, divinità della gioia nella religione romana antica, probabilmente di origine sabina. Se da un lato, come detto, la viola nel senso moderno del termine (intesa cioè come strumento contralto/tenore della famiglia del violino) completa la sua genesi intorno al 1535, il termine viola all'inizio del Cinquecento, come anche in precedenza, era usato in riferimento a più strumenti diversi e già in passato ci si riferiva ai predecessori della viola e agli altri strumenti ad arco con differenti nomi, spesso in maniera non univoca.
Tra i predecessori del moderno strumento, la viella era nota come vielle in francese, viola in provenzale e viuola in italiano.. In Francia, nei poemi trovadorici e nei contemporanei trattati musicali (come lArs cantus mensurabilis (1260-80) di Francone da Colonia) compaiono i termini vielle e vièle; i corrispondenti in terra britannica, rinvenibili fin dagli inizi del XII secolo, sono fithele e fydel (dai quali deriva il termine fiddle). Nella produzione dell'Ars Nova, nei testi di Guillaume de Machaut si rinvengono sia il termine vielleLo impiega, tra l'altro, nella cronaca in versi La prise d'Alexandrie, del 1370. che viole: nella letteratura dell'epoca il primo era generalmente preferito dai trovatori, il secondo dai trovieri. In Italia si hanno alcune testimonianze scritte della viola, viula o viuola in atti burocratici del XIII secolo, e la viola è citata in alcuni atti dei podestà di Bologna (1261 e 1265) e di Firenze (1284). La viuola appare anche nella decima giornata"Le quali parole [la canzonetta in versi esposta immediatamente prima, ndr] Minuccio prestamente intonò d’un suono soave e pietoso, sì come la materia di quelle richiedeva, e il terzo dì se n’andò a corte, essendo ancora il re Pietro a mangiare, dal quale gli fu detto che egli alcuna cosa cantasse con la sua viuola. Laonde egli cominciò sì dolcemente sonando a cantar questo suono, che quanti nella real sala n’erano parevano uomini adombrati, sì tutti stavano taciti e sospesi ad ascoltare, e il re per poco più che gli altri." (Giovanni Boccaccio, Decameron, giornata X, novella VII) del Decameron di Giovanni Boccaccio..
All'inizio del Cinquecento il termine viola poteva indicare più o meno qualunque strumento cordofono, pizzicato o ad arco, evolvendosi poi nel XVI e XVII secolo verso l'indicazione più specifica di una famiglia precisa di strumenti.. A metà del Cinquecento con viola si indicava anche il violino rinascimentale o la lira da braccio (ma non la ribeca). In alcuni casi, come nella scuola veneziana intorno al 1600, anche il termine violino veniva usato per indicare la viola, oltre che il violino propriamente detto..
Nel Seicento e Settecento la viola era indicata spesso assieme ad un aggettivo che ne esplicava il registro nella partitura (tipicamente viola tenore oppure viola contralto). Tali indicazioni potevano riferirsi a strumenti di differente misura, ma che non differivano nell'accordatura (la stessa della viola moderna). Alcuni esempi si trovano nelle Sinfonie e concerti a cinque op. 2 (1700) di Albinoni, che usa viola contralto e viola tenore, nell'edizione gallese dei Sei Concerti Grossi op. 3 (1734) di Händel, che nel concerto n. 1 usa Alto viola e Tenor.
Dal XVIII secolo il termine viola era sinonimo di viola da braccio o da brazzo (da cui deriva anche il nome in tedesco della viola, Bratsche) e un'equivalenza tra le due famiglie viene indicata da Sébastien de Brossard nel suo Dictionnaire de musique. Nel Settecento anche il termine violetta era talvolta usato per riferirsi alla viola, mentre nel secolo precedente indicava tipicamente il violino o la viola da gamba; violetta marina indicava tuttavia la viola d'amore.
Primi riferimenti iconografici e letterari
Sono relativamente pochi i trattati di inizio Cinquecento che contengano informazioni sullo sviluppo della viola e del violino, e le loro testimonianze non forniscono particolare chiarezza. Descrizioni di strumenti ad arco senza tasti con tre o quattro corde accordate per quinte, verosimilmente riferite a strumenti della famiglia del violino o loro predecessori, compaiono nei trattati di Martin Agricola. (1528-45), Giovanni Maria Lanfranco. (1533) e Sylvestro di Ganassi. (1542)..
Sono individuabili con certezza come membri della famiglia del violino i quattro strumenti ad arco descritti nellEpitome musical (1556) di Philibert Jambe de Fer, fra i quali vi sono anche due taglie di viola. Gli strumenti da lui descritti sono etichettati con i nomi francesi delle corrispondenti parti vocali: Dessus (soprano, ovvero il violino), Haute-Contre (contralto, ovvero la viola contralto), Taille (tenore, ovvero la viola tenore) e Bas (basso, ovvero il basso di viola da braccio o violoncello).. Le accordature sono analoghe a quella moderna, solo il Bas differisce essendo accordato un tono sotto il violoncelloL'altezza effettiva delle note è comunque relativa, in quanto dipende dal diapason adottato. All'epoca questo era ancora ben lontano dall'essere standardizzato e lo stesso Jambe de Fer come riferimento in merito indica al violinista di accordare il cantino più acuto possibile: "se la corda non si rompe, sei accordato". Cfr. ..
La carenza di riferimenti scritti d'inizio Cinquecento inerenti all'origine della viola, e più in generale della famiglia del violino, è sopperita da importanti indizi provenienti dalle arti figurative di quel periodo, come la pittura. Emanuel Winternitz ha studiato ampiamente le pitture di quel periodo, da lui ritenute come una delle più affidabili fonti in merito, in particolare quelle di Gaudenzio Ferrari. Versatile artista di stampo rinascimentale, oltre che pittore, scultore e architetto Ferrari era anche un fine liutista e suonatore di lira e forse anche costruttore di strumenti che avrebbe sperimentato con le forme che avrebbero dato origine alla viola.L'attività artistica di Ferrari, a nord ovest di Milano, precede di diversi anni quella di Andrea Amati e di alcuni decenni quella di Gasparo da Salò..
Tra le più antiche pitture che ritraggono strumenti della famiglia del violino, la prima è probabilmente la Madonna degli aranci (1529-30), dipinta da Gaudenzio Ferrari presso la Chiesa di San Cristoforo a Vercelli. Una grande viola tenore è ritratta (1514-21) nella facciata all'ingresso della Cappella della Madonna di Loreto a Roccapietra. Particolarmente significativo è anche l'affresco dellAssunzione (1535-6) nella cupola della chiesa di Santa Maria di Saronno, nel quale sessantuno tra gli ottantasette angeli ritratti sono intenti a suonare strumenti musicali, tra i quali diversi strumenti ad arco individuabili come predecessori della famiglia del violino.. Oltre agli strumenti molto prossimi alla famiglia del violino, vi sono altri dipinti che rendono idea della varietà di forme sperimentate dai liutai all'inizio del Cinquecento. Uno di essi di particolare interesse, sempre di Ferrari, è il Putto con viola (1525-30)Conservato presso l'Institute of Arts di Detroit., un dipinto secolare (e quindi probabilmente replica fedele di qualche strumento reale e familiare al pittore) ritraente un bambino che sorregge un particolare strumento, il quale incorpora diverse caratteristiche proprie della famiglia del violino (come il numero di corde, le ƒƒ e il riccio a voluta) benché la cassa si allontani molto come forma..
Le testimonianze pittoriche hanno svolto un ruolo decisivo nel contesto degli studi compiuti nella seconda metà del Novecento per chiarire alcuni aspetti sull'origine della famiglia del violino, indicando una serie di possibili forme che sarebbero state tappe intermedie nella graduale evoluzione degli strumenti verso le loro forme moderne, compiutasi selezionando i modelli che combinavano potenza e buona qualità sonore, estetica gradevole e praticità d'uso..
Origini dello strumento e della famiglia
Sulla nascita della viola, una questione discussa con attenzione riguarda il fatto che essa potesse essere l'ipotetico strumento capostipite da cui si sarebbe originata la famiglia del violino. Tale tesi è stata a lungo tempo accreditata e gli elementi portati a favore di essa sono molteplici: la viola da braccio era infatti lo strumento più simile alla lira da braccio sia come taglia che come accordatura, ritenuto uno dei principali antenati dai quali avrebbe preso forma della famiglia del violino, e per questo motivo potrebbe essere il primo strumento da essa derivato.. Agli inizi del XVI secolo il contralto/tenore era la taglia di strumento più richiesta, e per questo motivo si presume che il primo strumento di una famiglia ad essere sviluppato dovesse essere di quel tipo, ovvero la viola nel caso della famiglia dei violini; sempre di quel periodo, inoltre, sopravvivono più viole che violini o violoncelli. Altro indizio sarebbe il fatto che la parola viola è la radice dei nomi degli altri strumenti della famiglia del violinoViolino è un diminutivo di viola, violone è un accrescitivo, violoncello è a sua volta un diminutivo di violone., e questo fa pensare che potesse essere il primo strumento della famiglia..