Casàlbore è un comune italiano di abitanti della provincia di Avellino in Campania.
Geografia fisica Il paese è situato nell'Appennino campano a , in posizione dominante sulla valle del Miscano. L'altitudine minima del territorio comunale è di , mentre la massima è di .
Storia Insediamenti di età preromana Le testimonianze archeologiche più antiche nel territorio di Casalbore risalgono alla fase iniziale dell'Eneolitico: in particolare alla località Santa Maria dei Bossi sono state rinvenute diverse tombe ben arredate risalenti a un periodo compreso tra il e il a.C. (datazione al carbonio-14). Numerosi e svariati sono poi i reperti risalenti all'epoca sannitica, ossia dal VII fino alla fine del IV secolo a.C., periodo conclusivo delle guerre sannitiche. I materiali rinvenuti provengono sia dall'area delle necropoli, a nord, che dalle aree in prossimità dell'attuale centro abitato. L'appartenenza territoriale alla tribù sannitica degli Irpini è certa, poiché Tito Livio cita espressamente il transito di Annibale tra gli Irpini allorquando si portò da Arpi a Telesia evitando così di attraversare la colonia romana di Beneventum; con ogni probabilità fu in tale occasione che l'antica Casalbore fini distrutta.
Nella zona di Casalbore, situata nel settore settentrionale del Sannio irpino, si sono trovate inoltre vestigia risalenti al periodo dei primi contatti con gli antichi Romani: resti di emporium (con "doli", giare per derrate) poco distanti dalla grotta di San Michele ove passavano il tratturo e l'antica via Minucia; vasi di bronzo (tipo bracieri) e altri ruderi sul monte Calvello ove è la gola (valicaturo in dialetto irpino) che conduceva in Apulia; tracce di terme (stabilimenti di bagni), tombe con lacrimatoi, lucerne, idoletti, ecc. in contrada San Ferro. Di notevole interesse sono i resti di un tempio italico (databile al III-IV secolo a.C.), parte integrante dell'abitato. In detta zona furono pure notate diverse "fosse" a pareti lisce, profonde da 12 a 15 palmi (circa 3-4 metri), trattasi probabilmente di tombe. Anche in contrada Santa Maria dei Bossi furono trovate diverse tombe, con scheletri, armi, vasetti, idoletti e resti di terme. Gran parte dei reperti rinvenuti è in mostra nel museo archeologico di Ariano Irpino.
Epoca romana È probabile che l'antico centro sannitico-irpino fosse stato distrutto già al tempo delle guerre puniche; il devastante passaggio di Annibale in tale settore del territorio irpino è infatti espressamente documentato dagli antichi storici.Tito Livio infatti scrive: "Hannibal ex Hirpinis in Samnium transit, Beneventanum depopulatur agrum, Telesiam urbem capit" (="Annibale dagli Irpini passa nel Sannio, devasta l'agro beneventano, cattura la città di Telesia"), con riferimento alle terre situate a nord della colonia romana di Benevento (Annibale proveniva infatti da Arpi, in Apulia: ). Secondo studi recenti il più probabile confine storico tra Irpini e Sanniti Pentri era costituito dal fiume Tammaro ().
Quasi certamente l'insediamento, anche se spostatosi più a est, continuò però ad esistere anche dopo la conquista romana, favorito dal passaggio del tratturo Pescasseroli-Candela, percorso usato per le greggi per la transumanza, che lo attraversa in pieno. Possiamo dunque ipotizzare che verso la fine dell'Impero romano e l'avvento del Cristianesimo tale pagus si sia chiamato casal(is) Albulus ("casale bianco"). Non è neppure da escludere un possibile collegamento con il pagus Albanus, uno dei 22 villaggi (pagi) appartenenti ai Liguri Bebiani, trapiantati nella non lontana valle del Tammaro nel 181 a.C..
Secondo alcune ipotesi la citazione più antica conosciuta risalirebbe al 452 d.C., ripresa dalla vecchia platea della chiesa di Santa Sofia di Benevento che in Casalbore possedeva dei beni (la chiesa di Santa Maria dei Bossi e alcune terre le quali vi rimarranno fino al XVIII secolo). In essa si dice Ecclesia sanctae Mariae in Casali Albulo. Tuttavia recenti interpretazioni porterebbero a escludere che tale platea potesse far riferimento al V secolo, fermo restando che l'esistenza almeno di un vicus sembrerebbe comunque essere attestata da reperti archeologici.
Alto Medioevo Qualche secolo più tardi, con l'arrivo dei Longobardi e la nascita del ducato di Benevento, i cui confini si estendevano fino ad Ariano, la terra di Casalbore fu compresa in questa sfera di influenza politica e religiosa. Il II millennio fu caratterizzato da nuove invasioni, quelle dei Saraceni provenienti dall'Adriatico e volti a conquistare, saccheggiando e devastando chiese e villaggi, le terre verso Benevento. È in questo periodo che fu annesso alla terra di Casalbore un "Monte Saraceno", sede di un villaggio omonimo con castello (oggi contrada Pescolatorre).
Prima dell'anno Mille in territorio casalborese vi furono altre chiese, così come si evince dalla bolla pontificia di Pasquale II del 1102: "In Casali Alvulo (ecclesia) Sanctae Mariae et Sancti Ioannis Precursoris Domini". Quindi esisteva la chiesa di S. Giovanni, probabilmente distrutta durante le incursioni arabe, quando fu distrutto anche il "Casale" del Monte Saraceno (1268). Altro antico tempio cristiano è quello di San Michele Arcangelo, certamente non è anteriore al VI secolo poiché fu nel 525 d.C. che San Michele apparve sul monte Gargano.
I Normanni e la nascita di Casalbore I Normanni (north mann, cioè uomini del nord) originari della Scandinavia, dopo essere stati in Francia (911 d.C.) parteciparono alle Crociate, e un gruppo di cavalieri normanni, di ritorno dalla Terra santa si fermò in Italia (1017 d.C.). Tre anni dopo li troviamo ad Ariano e Troia, al servizio dei Bizantini che dominavano la Puglia. Ben presto essi riescono a spodestare i loro padroni, così Guglielmo Braccio di Ferro diviene conte di questa regione (1042). In seguito scacciano i Musulmani dalla Sicilia che diviene Regno normanno (1096). È in quest'epoca che sorge Casalbore, come entità autonoma e allora che sorse il suo castello e le sue mura. La Chronica Volturnensis dice che furono i Normanni a iniziare la costruzione di castelli, dando il nome alla zona secondo il luogo: castella ex villis aedificare coeperunt quibus ex locorum vocabulis nome indiderunt, ciò trova conferma nei documenti del tempo.
La data scolpita sul castello di Casalbore è quella del 1216, ma come dice il Cocozza, questa non è la data di costruzione precisa del maniero ma il periodo può essere quello e sta a dimostrare che la popolazione rurale della zona abbia preso parte attiva agli avvenimenti della storia normanna. Il conte Guglielmo divise le terre conquistate con altri 11 compagni, fra essi troviamo Gerardo di "Bonne Hebberg" a cui toccò una vasta zona: da Ariano ad Apice, Montefusco, Paduli, Monte Giove (monte Chiodo allora abitato), Alipergus (Buonalbergo), ecc.
Lo storico Tommaso Vitale afferma che la terra di Casalbore era compresa nella vasta contea di Ariano durante il dominio normanno e che nel 1272 era posseduta da un certo Bartolomeo. Faceva parte della stessa contea anche durante il successivo dominio della famiglia Sabrano. La contea di Buonalbergo fu una delle più potenti, ciò si deve anche all'alleanza del I conte Gerardo con il celebre Roberto il Guiscardo. Questi sposò la bella e infelice Alberada di Buonalbergo da cui nacque il famoso Boemondo, duca di Taranto e Antiochia, che partecipò alla prima crociata. A Gerardo successe Eriberto, poi Giordano (1110) e poi Ruggero (1125). Successivamente a questo periodo si svolgono grandi lotte tra il conte di Ariano e i re di Sicilia che personalmente vengono a combattere in queste zone. Nel 1164 signore di Casalbore è Alferio di Monte Saraceno. Guglielmo (duca di Puglia) è in lotta con Giordano (conte di Ariano, Casalbore, Buonalbergo), alleato del primo è Ruggero II di Sicilia. L'esercito pugliese-siciliano il 24 giugno 1122 distrugge Roseto. Due giorni dopo è al castello di Monte Giove (Monte Chiodo) che è messo a ferro e fuoco, come dice Falcone Beneventano. Giordano deve fuggire e quindi anche Casalbore fu perduta. Successivamente Giordano, morto il rivale, riconquistò le sue terre (1127). Cinque anni dopo il figlio Ruggero veniva fatto prigioniero e mandato in Sicilia con la moglie. In queste vicende troviamo Casalbore alle dipendenze del re di Sicilia sotto influsso pugliese ed è durante queste lotte che il suo castello diventa una vedetta militare tra Benevento e la Puglia.
Dopo il dominio normanno spuntano nuovi padroni stranieri: gli Svevi. Sotto il regno di Federico II, Casalbore fu data a Raimondo di Mohac (Modica de Mohac). In questo periodo si susseguirono dure lotte tra Svevi e Pontifici per la conquista della città di Benevento. Lo stesso Federico II era presente in zona, a Buonalbergo sotto la cui giurisdizione era Casalbore; dunque Casalbore era direttamente soggetta a Federico II. Certo doveva essere terra imperiale, ma poco fedele al ghibellinismo; infatti presto si manifesterà terra guelfo-papale. Dopo la morte di Federico II e la sconfitta di suo figlio Manfredi a Benevento da parte degli Angioini, tutta la contea di Ariano passò sotto il dominio di questi ultimi. Ma quando si seppe che Corradino di Svevia scendeva in Italia per far risorgere il ghibellinismo, tutti i Musulmani (che gli Svevi usavano per le lotte contro il papato) di Lucera ripresero le armi e saccheggiarono Sant'Eleuterio, Stornara ed il Casale di Monte Saraceno (nei pressi della contrada Pescolatorre).
La contea di Ariano, di cui faceva parte Casalbore, fu donata alla famiglia Sforza dalla regina angioina Giovanna II, nel 1417. In seguito, il re Alfonso di Aragona tolse questa contea agli Sforza, concedendola a Innico de Guevara, a cui succedeva il figlio Pietro che la perdeva al tempo della Congiura dei Baroni per opera di Ferdinando I. Il feudo di Casalbore fu acquistato da Giovanbattista e Bartolomeo Caracciolo da re Alfonso di Aragona nel 1485. L'ultimo discendente dei Caracciolo fu la marchesa Aurelia che aveva sposato il principe Sanseverino di Bisignano. Il figlio Tommaso ereditò il feudo e dopo di esso la proprietà passò al marchese Costa che aveva sposato la figlia di Tommaso. Successivamente il castello e parte del feudo vennero acquistati da Tommaso Gallo che ne era stato l'amministratore con il marchese Costa.
Nel territorio di Casalbore passava e passa tuttora il Regio Tratturo Pescasseroli-Candela, via di passaggio per la transumanza delle greggi. I pastori abruzzesi portavano in inverno le loro pecore nei pascoli caldi del Tavoliere delle Puglie, viceversa, terminata la stagione fredda, ritornavano in Abruzzo. Sul Regio Tratturo si esigeva il pedaggio, non solo per le greggi ma anche per generi di commercio, pedaggio che fu sospeso dal 1570 al 1595. Per incrementare il commercio, nel 1792 furono aboliti tutti i pedaggi del regno.
Simboli Nello stemma del comune di Casalbore sono raffigurati tre alberi, una torre e una chiesa sormontati da una mezzaluna e cinque stelle e si può blasonare: d'azzurro, alla torre d’argento finestrata di nero e aperta del campo, accompagnata a destra da tre alberi di verde e a sinistra dalla casa (o chiesa) vista in prospettiva, la facciata a destra, di argento, coperta di rosso, chiusa e finestrata di nero, due finestre in facciata, una in fascia sul fianco, il tutto fondato sulla pianura di verde; in capo cinque stelle d’argento poste 4 e 1 e nel posto d’onore al crescente volto pure d"argento. Lo stemma è timbrato dalla corona marchionale.
Monumenti e luoghi d'interesse
La Torre Normanna di Casalbore Uno dei simboli del paese è la Torre Normanna di Casalbore, risalente al XII secolo: una lapide in travertino collocata sull'ingresso, con iscrizione latina, è datata 1216 il che conferma l'esistenza della torre fortezza nei primi anni del XIII secolo. È possibile, quindi, che in epoca normanna siano stati realizzati sia il Castello con le sue mura sia il borgo adiacente.