Melfi (AFI: ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Potenza in Basilicata.

Di origini daune, la città raggiunse l'apice della gloria nel corso del Medioevo. Fu infatti scelta dai Normanni come capitale della Contea di Puglia prima e del Ducato di Puglia e Calabria poi. Ospitò ben cinque concili papali e divenne in epoca sveva la residenza prediletta di Federico II, che qui promulgò nel 1231 le storiche Costituzioni di Melfi. A seguito del declino della dinastia sveva, Melfi passò sotto il controllo di diverse signorie, fra le quali gli Angioni, gli Aragonesi e i Doria, con questi ultimi che ebbero in possesso il feudo fino al 1806, anno in cui venne definitivamente abolito il regime feudale. Durante il Risorgimento, malgrado fosse un attivo centro di fermenti liberali, visse uno dei periodi più complessi della sua storia, in quanto venne occupata dalle bande di Carmine Crocco, diventando uno dei teatri principali del brigantaggio post-unitario nel Vulture. Nel secondo dopoguerra, dopo aver subito discreti danni dai bombardamenti alleati, la città visse una radicale trasformazione, che culminò negli anni 90' con la nascita del polo automobilistico SATA, oggi appartenente al gruppo Stellantis, presso San Nicola di Melfi, ancora oggi uno dei poli industriali più importanti d'Italia.

Geografia fisica

Territorio

Morfologia Melfi sorge su quello che in geologia è chiamato "glacis" o "terrazzo vulcanico". Si tratta di una vera e propria piattaforma naturale leggermente inclinata, formatosi nel corso dei millenni grazie all'accumulo di materiali piroclastici (cenere, lapilli e pomici) che si sono consolidati nel tempo. Ciò ha permesso alla città di elevarsi rispetto alla valle dell'Ofanto, offrendo un piano stabile per le costruzioni e una difesa naturale su tre lati grazie a ripidi costoni.

Il territorio è dominato dal Monte Vulture, un vulcano spento risalente al Pleistocene, caratterizzato da pendenze scoscese e da una struttura a "strato-vulcano". I valloni che solcano i suoi fianchi seguono le antiche linee di scorrimento delle colate laviche. Questo crea un terreno accidentato, dove la roccia è composta principalmente da basalti e tufi, materiali che conferiscono al paesaggio un perenne colore bruno e grigiastro.

Idrografia Melfi è inserito all'interno del bacino idrografico dell'Ofanto, uno dei fiumi più lunghi dell'Italia Meridionale, che ne disegna il confine settentrionale. Il suo corso ha un regime torrentizio, con piene improvvise in inverno e magre accentuate in estate. Il territorio è inoltre solcato da numerosi corsi d'acqua minori, fra i quali il torrente "Melfia", che dolcemente scendono dalle pendici del Monte Vulture. Malgrado le loro correnti siano per lo più calme, questi torrenti hanno un'azione erosiva fortissima sul tufo, creando profonde gole che segnano il paesaggio.

Classificazione sismica Secondo l'attuale normativa italiana, il comune di Melfi è classificato in "Zona 1", dove possono verificarsi eventi sismici di forte intensità. Ciò tuttavia non è direttamente collegato alla passata attività vulcanica del Vulture, che da millenni risulta essere spento e privo di qualsiasi risveglio magmatico, ma piuttosto alla complessa tettonica dell'Appennino Meridionale. Melfi si trova infatti in prossimità di importanti sistemi di faglie attive, spesso in movimento a causa dello scontro fra la placca africana con quella euroasiatica.

Clima

Il clima melfitano è un ibrido tra il clima mediterraneo e quello continentale, fortemente influenzato dalla presenza del massiccio del Vulture e dall'altitudine (532 m.s.l.m.). Può dunque essere definito un clima subappenninico, caratterizzato da una spiccata stagionalità e da una ventilazione costante.

Primavera: è una stagione instabile ma cruciale per l'agricoltura locale, caratterizzata da piogge frequenti che alimentano la rigogliosa vegetazione presente, con un clima che resta prevalentemente fresco fino a maggio, influenzato principalmente dalla brezza che scende dal Monte Vulture. Estate: calda e soleggiata, risulta essere comunque più sopportabile rispetto alla vicina Puglia grazie alla minore umidità e alla ventilazione. Nelle ore notturne si verifica spesso una discreta escursione termica, che porta refrigerio e che favorisce l'agricoltura locale. Autunno: è una stagione lunga e per lo più mite sulla prima parte, diventando poi piovosa e nebbiosa tra novembre e dicembre. La nebbia, in particolare, risulta essere un fenomeno particolarmente acuto, causa di non pochi disagi per la popolazione locale. Inverno: è la stagione più rigida. A causa dell'altitudine e dell'esposizione a correnti fredde provenienti dai Balcani, risulta essere molto freddo e spesso umido, con temperature notturne che possono scendere vicino allo zero o al di sotto. Non sono rare le precipitazioni nevose.

Fattori determinanti sono poi l'effetto barriera che il Vulture esercita, fungendo da scudo contro i venti occidentali umidi, che sono costretti a risalire e a condensarsi sotto forma di pioggia sui suoi versanti (il che spiega come mai quella di Melfi sia una zona sensibilmente più piovosa rispetto rispetto alle pianure pugliesi), e l'influenza dell'Ofanto, la cui valle funge da corridoio per i venti che risalgono dall'Adriatico, garantendo un ricambio d'aria costante che previene il ristagno di agenti inquinanti. Di seguito l'ultima tabella climatica registrata, risalente al luglio 2010. I dati ovviamente nel corso degli anni hanno subito varie mutazioni e perciò risultano essere attendibili solamente se si prende in considerazione l'arco temporale corrispondente:

Origini del nome Le origini del toponimo "Melfi" sono ancora oggi al centro di dibattiti fra gli storici locali. Tuttavia, la tesi più plausibile porterebbe al piccolo torrente "Melphes", attualmente denominato "Melfia", citato per la prima volta da Plinio il Vecchio nella sua "Naturalis Historia" del 77 d.C., precisamente nel Libro III, paragrafo LXXI, riguardante la "Regio III" (Lucania et Bruttium), dove si legge: «[…] promunturium Palinurum, a quo sinu recedente traiectus ad Columnam Regiam C m. p. - proximum autem flumen Melphes […]»

Tuttavia c'è un dettaglio che non può essere trascurato. Il testo sposta la collocazione del torrente in una zona diversa da quella del Monte Vulture, più precisamente nei pressi di Capo Palinuro, nell'attuale Campania meridionale. A questo punto, le ipotesi diventano due: la prima, appoggiata dalla stragrande maggioranza dei geografi moderni, afferma che il "Melphes" corrisponda all'odierno fiume Molpha, che scorre appunto poco lontano da promontorio del Palinuro; la seconda, appoggiata dagli storici locali del passato, afferma invece che Plinio il Vecchio potesse aver fatto confusione o che esistesse un'omonimia, confermando il collegamento fra il "Melphes" romano e l'attuale "Melfia".

Storia

Origini La fondazione di Melfi (sebbene abitata da epoche remote) è di ignota datazione ed esistono vari pareri discordanti. Giovanni Pontano e Leandro Alberti sostennero che i fondatori fossero greci;. il monaco longobardo Erchemperto nelle sue opere attribuì la nascita di Melfi ad alcune famiglie dell'Impero romano,. le quali avrebbero inizialmente deciso di trasferirsi nella Bisanzio ricostruita da Costantino il Grande. Ma, a causa di un violento nubifragio nei pressi della Schiavonia, si sarebbero fermate a Ragusa (Croazia), fondando un villaggio chiamato Malfi, oggi integrato come quartiere della città con il nome di Zaton. Da qui furono scacciate dai vicini abitanti di Ragusa, per cui sarebbero tornate sulle coste italiane dapprima a Molfetta e poi, insediandosi nell'area del Vulture, avrebbero fondato Melfi.. Lo storico locale Gennaro Araneo afferma che un ricordo di tali eventi sarebbe rimasto nel lessico dialettale, secondo cui l’aggettivo rausèo (raguseo) indica effettivamente una persona infida e irriconoscente. Però, per sfuggire alle orde dei barbari e alle loro scorrerie, avrebbero continuato nel loro pellegrinaggio e fondato Amalfi (alcuni ritengono che dal nome di Melfi deriverebbe quello della città campana: a Melphis).

Più certa datazione riferisce la fondazione ai primi anni dell'XI secolo, ad opera del generale bizantino Basilio Boioannes (catapano d'Italia dal 1017 al 1027), che la fortificò nel 1018, poiché non esistono prove documentali dell'esistenza della città in tempi precedenti.. Né risulta, con le vicine Rapolla e Venosa, nell'elenco delle città daune nominate da Plinio il Vecchio nel 70 d.C. circa.

Dall'antichità ai Normanni

I primi centri abitati, situati nella frazione Leonessa, e resti di una mastodontica necropoli trovati in località Toppo d'Avuzzo a Rapolla attestano che l'area del melfese era abitata sin dai tempi del neolitico;. Dauni e Lucani furono tra le prime civiltà a insediarsi nel suo territorio. In epoca romana, l'abitato era in secondo piano rispetto ad altre località limitrofe come Venusia (l'attuale Venosa), dato che quest'ultima, trovandosi, assieme a Strapellum (l'attuale Rapolla), in un punto strategico della via Appia, fu un importante centro di scambi commerciali.

Con la caduta dell'Impero Romano, la zona, occupata dai Bizantini e poi dai Longobardi, iniziò ad acquistare maggior importanza, ma fu con l'avvento dei Normanni che assunse un ruolo fondamentale. Nel 1042, Guglielmo Braccio di Ferro e gli altri membri della famiglia Altavilla ottennero dal duca longobardo Guaimario IV di Salerno il riconoscimento ufficiale della conquista della città, diventando in cambio suoi vassalli, e partirono da Melfi per mettere sotto il proprio dominio l'intero meridione d'Italia..

A Melfi, sede della contea di Puglia, si tennero cinque concili, organizzati da cinque diversi Pontefici tra il 1059 e il 1137. Nel I concilio del 1059, il papa Niccolò II riconobbe i possedimenti conquistati dai Normanni e nominò Roberto il Guiscardo duca di Puglia e Calabria,. che divenne vassallo della Chiesa. La città stava passando un momento fulgido della sua storia e in tale circostanza diventava la capitale del ducato di Puglia e Calabria nel 1059..

Melfi, nonostante dovesse presto cedere il titolo di capitale a Salerno, continuò a essere un centro piuttosto importante dell'impero normanno. La città fu luogo di organizzazione di altri sinodi. Il papa Alessandro II dal primo agosto 1067 presiedette il concilio di Melfi II; ricevette il principe longobardo di Salerno, Gisulfo II, e i fratelli Roberto il Guiscardo e Ruggero Altavilla. Nel corso del concilio di Melfi III, del 1089, il papa Urbano II indisse la prima Crociata in Terra santa,. poi Pasquale II nell'1101 convocò il concilio di Melfi IV e infine Innocenzo II nel 1137 celebrò il concilio di Melfi V, ultimo della serie.

Dagli Svevi agli Aragonesi

Ai Normanni si sostituirono gli Svevi di Federico II, che portò Melfi e il suo castello a nuovi splendori.. L'imperatore scelse la città come residenza estiva e qui (ma anche nelle località di Lagopesole, Palazzo San Gervasio e, secondo alcune fonti, anche Monticchio) trascorse i suoi momenti di svago, dato che prediligeva le foreste del Monte Vulture per praticare la falconeria, il suo hobby preferito.

Il sovrano svevo promulgò dal castello le Costituzioni di Melfi (o Constitutiones Augustales), codice unico di leggi per l'intero regno di Sicilia, opera fondamentale nella storia del diritto, le cui caratteristiche sono considerate "moderne" da molti storici.. Agli Svevi succedettero gli Angioini, e per Melfi iniziò il declino, sebbene Carlo II d'Angiò fece ristrutturare e ampliare massicciamente il castello. Gli Angioini vennero spodestati dagli Aragonesi, che divennero i nuovi dominatori di Melfi.