Le mura siracusane - da alcuni appellate anche come fortezzaVenanzio Marone, Memoria contenente un breve ragguaglio dell'isola d'Ischia e delle acque minerali, etc, 1847, p. 43. (versione PDF). o muraglia... - vennero fabbricate nel V sec. a.C. nell'isola di Ischia, da gente proveniente dalla polis di Siracusa. La sola fonte antica a darne notizia è Strabone, il cui passo è stato in seguito confermato dal ritrovamento nel XVIII secolo di un'importante iscrizione greca in dialetto dorico, nella quale si parla appunto di un'opera difensivia cominciata da un esercito greco sito in loco.
Tale opera difensiva, sorse nella regione geografica della Campania, in quello che nei tempi antichi fu il teatro di contesa tra Greci, Italici ed Etruschi. Essa venne edificata sotto il regno del tiranno dei siracusani, Gerone I, e per questo venne appellata dagli studiosi d'epoca moderna con diversi nomi, tutti legati al tiranno: quindi Hieronda.; o con il nome italianizzato Castel-Girone - termine che a sua volta deriva dal latino Castrum Gironis; o ancora Cittadella di Gironda. o città di Geronda., elevando, come si può constatare da tali appellativi, il fabbricato difensivo a vera e propria città-colonia.
È inoltre convinzione diffusa che il Castello aragonese d'Ischia (il quale viene difatti appellato con il sopra citato nome di Castrum Gironis) sia l'erede fisico di quella che un tempo fu l'opera dello stabilimento d'epoca jeroniana.. Tuttavia non vi sono prove archeologiche o storiografiche che possano confermare tale supposizione.. Quel che è certo è dunque la sola presenza siracusana sull'isola di Πιθηκούσσας - come la chiama il geografo di Amasea - ma né l'esatta posizione, né l'esatta natura fisica o giuridica di quella costruzione sono state rivelate dagli antichi storici. Ciò ha dato adito alle diverse ipotesi e congetture degli studiosi moderni, i quali si dividono nel definire l'opera siracusana tra semplice presidio..; colonia.. con varie edificazioni., che alcuni appellano persino come città.
Posizione geografica Pur non essendoci certezza sul luogo esatto dove sorse la costruzione militare dei siracusani, gli studiosi hanno localizzato il punto più probabile prendendo ad esame le parole del geografo greco, Strabone, l'iscrizione del Monte Vico e il contesto storico della presenza jeroniana nella regione marittima, posta in chiave anti-etrusca.
In base a ciò, si è giunti a collocare lo stanziamento sulla costa di ponente dell'isola ischitana, nei pressi del luogo dove in futuro sarebbe sorta la città appellata Forio.. Sul versante orientale del Monte Vico, nei pressi di una già esistente necropoli, su di una fertile pianura, adatta all'approdo delle navi; situata in vista del Monte Epomeo e la costa campana.
Storia Lo stanziamento in Campania
Nell'olimpiade LXXVI ambasciatori di Cuma giunsero presso la corte di Gerone I di Siracusa, per chiedere a costui aiuto militare contro l'avanzata dei tirreni nel Sud Italia. Gerone spedì loro una vasta flotta di triremi, capitanani dall'esercito siracusano.. La vittoria finale fu dell'alleanza stretta tra Siracusa e Cuma. Il poeta Pindaro decantò l'importante esito con tali versi:
Finito lo scontro, i siracusani lasciarono parte dell'esercito nella regione campana e il resto tornò in patria. L'influenza di Siracusa in questi luoghi fu notevole; della cultura appartenente all'interland della polis, si sono ritrovate numerose tracce nei resti di Pithecusa, Neapolis e zone limitrofe. Strabone informa che i siracusani furono i secondi a stranziarsi sull'isola; prima di essi vi furono gli eritrei della Jonia e i calcidesiStrabone, V, 4, 9. Il motivo della presenza siracusana è da ricercare in più fattori; anzitutto la politica espansionistica del tiranno aretuseo e la volontà di immettere il commercio della polis siciliana nell'area geografica tirrenica e campana; la quale era in quel tempo saldamente connessa con la capitale attica, Atene..
Ma un'altra grande ragione della presenza di tali stanziamenti, risiedeva nella pericolosa politica etrusca; essa difatti non minacciava solamente i greci d'Italia, ma rappresentava un pericolo anche per i confini della Sicilia; poiché giunse ad occupare le Isole EolieLuigi Bernabò Brea a cura di Madeleine Cavalier, Maschere e personaggi del teatro greco nelle terracotte liparesi, 2001, p. 12.. Urgeva quindi un freno a tale impeto marinaro dei tirreni, e dopo la battaglia di Cuma i siracusani avrebbero continuato la guerra contro l'Etruria, venendo ad attaccare, sempre più vicino al centro politico etrusco, le loro postazioni costiere. In questo panorama geopolitico, una fondazione stabile in Campania era necessaria, per poter meglio fronteggiare il nemicoMauro Cristofani, Etruschi: una nuova immagine, 2000, p. 46..
Complesso risulta inoltre il comprendere se i cumani, ed i campani in generale, vedessero questo stanziamento siracusano come una minaccia alla loro libertà. Infatti secondo diversi studiosi, tra cui l'archeologo De Petra, la presenza dei siracusani all'isola d'Ischia, causò non poche preoccupazioni a Cuma, la quale aveva rappresentato fino a quel momento la parte egemone della regione.. Perciò i cumani chiesero aiuto a Calcide - loro città-madre - per far sì che questa inviasse supporto contro la pseudo-colonizzazione dorica siracusana, fondando, prima che lo potesse fare Siracusa, una nuova polis di stampo ionico-calcidese, ovvero Neapolis.. Secondo altre ipotesi invece proprio lo stanziamento siracusano nella regione campana, sarebbe stato fondamentale per fondare Napoli; in uno scenario che quindi non vedrebbe contrapposte le due polis grecheMario Napoli, Civiltà della Magna Grecia, 1978, p. 112Maria Caccamo Caltabiano, Antike Münzen und Geschnittene Steine, 1993, p. 60.. E sempre lo stanziamento di coloni, o di un esercito in Italia, fu motivo di apprensione per gli ateniesi, al punto tale che alcuni storici vedono nello scenario espansionisto della Campania il principio dei dissapori che avrebbero portato la capitale attica a dichiarare guerra alla polis di Siracusa, per frenanrne la pericolosa rivalità commerciale nei territori occidentaliL'Italia avanti il dominio dei romani, tomo III, 1821, p. 218-9.Emanuele Greco, Mario Lombardo, Atene e l'Occidente: i grandi temi: le premesse, i protagonisti, le forme della comunicazione e dell'interazione, i modi dell'intervento ateniese in Occidente : atti del convegno internazionale, Atene, 25- 27 maggio 2006, 2007, p. 216..
L'iscrizione del Monte Vico Ben poco si conosce della cittadella. Un'importante iscrizione è stata però ritrovata sul monte Vico, scolpita sulla pietra lavica, recante un messaggio in lettere greco antiche, dove si nomina la costruzione di una muraglia ad opera di soldati:
Il fatto che l'incisione fosse in lingua greca, che si parlasse esplicitamente di opere fortificate per mano di un esercito, unite al passo di Strabone che informa della presenza siracusana sull'isola d'Ischia, dunque confermato dal cimelio naturale ritrovato, ha portato gli studiosi ad attribuire l'opera allo stanziamento di Siracusa. Tanto più che l'incisione è in dialetto dorico.. e dori erano i siracusani, escludendo quindi la vicinanza dei cumani e dei pithecusani, i quali erano invece d'origine calcidese.
Alcuni studiosi sostengono che l'iscrizione greca - che dalle fonti sarebbe dunque d'origine siracusana - abbia dato il nome al monte nel quale venne rinvenuta; Vico, che avrebbe il significato di baluardo, ovvero di costruzione difensiva, quindi il Monte del baluardo, derivato dal termine dell'iscrizione greca τεῖχος, appunto incominciato dai siracusani lì stanziatisi..
Dell'importante ritrovamento - fondamentale in quanto coincide perfettamente con il passo del geografo di Amasea - ha fatto un'accurata descrizione il geologo Scipione Breislak, parlandone in questi termini:
Il medico ischitano settecentesco, Gian Andrea D’Aloisio, fu il primo che nella sua nota opera locale L’infermo istruito nel vero salutevole uso dei rimedi minerali dell’isola d’Ischia, occupandosi della storia dell'isola, sostenne che i siracusani avessero occupato ed edificato numerose zone della stessa - teoria poi ripresa da un anonimo storico d'un secolo più tardivo, sotto la firma di Oltramontano. - spingendosi fino alla spiaggia di Citera (Oggi: Citara), dove fabbricarono un tempio dedicandolo a Venere-Citerea (l'Afrodite della religione greca), del quale venne anche scoperta una statua nel 1792, poi vandalicamente distrutta. Nonostante la latinizzazione dei nomi, che si potrebbe spiegare con la conseguente occupazione romana di quei luoghi, e che quindi non andrebbe a inficiare il reale apporto greco-siracusano nella geografia ischitana, ciò che rende comunque pure ipotesi, senza nulla di certo, queste teorie, è la totale mancanza di fonti primarie al riguardo - oltre il breve passo di Strabone e l'iscrizione del Monte Vico - che possano in qualche maniera confermare quanto asserito dai suddetti storici.
Il d'Ascia ipotizza anche che i coloni siracusani abbiano ricevuto la visita del loro sovrano, Ierone I, e altri - tra cui il già citato D'Aloisio - sostengono piuttosto che Ierone fosse stato lì fin dal principio, poiché egli fece ritorno in Sicilia solo dopo aver visto incominciati i lavori della muraglia.Della medesima opinione è il Fazella in Storia di Sicilia, volume I, citato da ..
L'eruzione vulcanica e l'abbandono
L'isola di Ischia, anticamente chiamata dagli eubici Πιϑηκοῦσσα (il latino Pithecussae), è collegata all'attività vulcanica dei Campi Flegrei, e rappresenta essa stessa una grande massa d'origine vulcanica. Strabone dice che come i precedenti coloni situati sull'isola d'Ischia, anche i siracusani vennero da questa scacciati a causa di una violenta eruzione che distrusse il loro operato. Gli studiosi hanno ipotizzato che tale eruzione potesse essere quella denominata eruzione dei Caccavelli., la quale prese il nome da uno dei coni posti alle radici dell'’Epomeo, tra Lacco Ameno e Forio; questa eruzione - che dovrebbe coincidere con gli anni dello stanziamento - in base agli studi dei geologi, pare abbia formato tramite la lava scivolata in mare, il promontorio oggi detto di Zaro e del CarusoNiccolò Andria, rattato delle acque minerali di Nicola Andria dottore in medicina ... parte 1. [- 2]: Delle acque minerali in particolare. 2, 1783, pp. 27-8.. Il noto geologo, sismologo e vulcanologo Giuseppe Mercalli, nel suo scritto Vulcani e fenomeni vulcanici in Italia, analizzando la frase straboniana la collega alla cronologia eruttiva della zona, e afferma che persistono tracce odierne di attività vulcanica nella zona individuata un tempo come lo stanziamento dei coloni, o presidio che dir si voglia, in quelle che sono denominate come Stufe di San Lorenzo e Stufe di Santa Restituta.
Abbandonata dai siracusani, l'isola venne in seguito occupata dai napoletani. Ma il controllo siracusano, a detta degli storici, rimase sempre attivo in quelle zone; testimoniato dalle successive lotte intraprese da questi ultimi nella medesima rotta contro gli etruschiPietro Monti, Ischia preistorica, greca, romana, paleocristiana, 1968, p. 46..
Note
Bibliografia Fonti primarie
Fonti secondarie
Collegamenti esterni
Categoria:Storia di Siracusa in epoca greca Categoria:Forio