Castel Volturno è un comune italiano di abitanti situato nella provincia di Caserta in Campania; il suo litorale è lungo . Comprende varie località tra le quali: Bagnara, Destra Volturno, Scatozza, Baia Verde, Ischitella e Pinetamare.
Geografia fisica
Il centro storico sorge sulla sponda sinistra del fiume Volturno, sull'ultima ansa che questo forma prima di sfociare nel golfo di Gaeta nel mar Tirreno. Il territorio comunale si estende su una superficie di 72,23 km² e possiede 25 km di spiaggia e 10 di pineta. La parte meridionale del territorio (Villaggio Coppola, Marina d'Ischitella e Marina di Lago di Patria) è parte integrante dell'area metropolitana di Napoli, incuneandosi tra l'Agro aversano ed l'Agro giuglianese. Il nome deriva dalla presenza sulle sponde del fiume Volturno di un castello.
Storia Età antica Situato all'estremità della pianura campana nell'ultima propaggine dei Mazzoni, fu abitato prima dagli Opici, poi dagli Etruschi, che eressero la città di Volturnum, e successivamente dagli Osci. L'abitato svolgeva la funzione di emporium, cioè di raccolta e mercato delle merci prodotte dall'intero basso bacino del Volturno, ed era crocevia obbligato per chi dal mare voleva inoltrarsi nell'interno e raggiungere il porto di Casilinum sul Volturno e da qui l'antica città di Capua.
I Romani, durante la seconda guerra punica (215 a.C.), rinforzarono le mura della città affinché facesse da riparo alla loro flotta, che di qui transitava per raggiungere Capua occupata da Annibale. Nel 194 a.C. Volturnum diventò colonia romana e accolse trecento famiglie di cittadini romani entro le proprie mura. Dopo la morte di Cesare (44 a.C.), subì un'incursione da parte di Menecrate, liberto di Sesto Pompeo, che ne distrusse il porto. L'imperatore Augusto vi inviò una nuova colonia di cittadini romani e nel 95 d.C. l'imperatore Domiziano vi fece costruire la Domitiana, strada che ancora oggi porta il suo nome, e un superbo ponte che univa le due sponde del fiume. All'ardita impresa il poeta Stazio dedicò la terza poesia del quarto libro delle Silvae.
Medioevo La diffusione del cristianesimo a Volturnum, nel IV secolo, si deve a San Castrese, la città fu sede vescovile dal V secolo in poi, come testimoniano le sottoscrizioni del vescovo Paschasius ai concili romani del 499, 501 e 502. La città romana di Volturnum, con la caduta dell'Impero romano d'Occidente, le invasioni barbariche e il crollo del ponte domizianeo perse il suo prestigio. Nell'806 Grimoaldo III, principe di Benevento donò il porto di Volturnum all'abbazia di Montecassino, al tempo dell'abate Teodomaro. Nell'841 la città subì devastazioni e distruzioni ad opera dei Saraceni e fu abbandonata.
Dopo l'856 il vescovo longobardo Radiperto, su un'arcata superstite del ponte domizianeo, fece erigere un castello fortificato e ricostruì la chiesa che raccoglieva le spoglie di San Castrese. Nell'988 erano conti di Castri maris Volturni i fratelli longobardi Daoferi e Daoferio, dopo il 1062 il normanno Riccardo I conte di Aversa donò nuovamente il castello di Volturnum al monastero di Montecassino; nel 1128 Roberto II (1127-1157), ultimo discendente dei conti normanni di Aversa, concesse allo stesso monastero di Montecassino il privilegio di pescare nel mare e nel fiume di tutto il territorio di Castello a mare del Volturno; durante il regno di re Ruggero II di Sicilia (1127-1154), il castello fu tolto a Ugone conte di Boiano, che lo aveva occupato.
L'imperatore Federico II di Svevia, nel 1206, lo cedette alla mensa arcivescovile di Capua; nel 1304 Carlo d'Angiò lo fece custodire dal capitano della stessa città di Capua come piazzaforte militare; Ladislao (1386-1414) lo donò a Jacopo Sannazaro nonno dell'omonimo poeta, mentre la regina Giovanna II (1414-1435) lo recuperò come bene della corona, così che il nuovo sovrano Alfonso I d'Aragona lo donò alla figlia Eleonora e questa lo portò in dote al marito Marino Marzano duca di Sessa.
Età moderna Il Marzano perdette il castello per essersi ribellato al cognato Ferrante I d'Aragona re di Napoli (1459-1496), il quale per occuparlo dovette farlo assediare nel 1460 da Antonio Piccolomini e questi, per entrarvi, dovette far giungere da Napoli delle bombarde che abbatterono parte delle mura.
L'anno dopo il sovrano lo vendette per 4.387 ducati dalla città di Capua, che lo tenne in suo possesso fino all'abolizione della feudalità nel 1806.
Età contemporanea
Con decreto del 4 maggio 1811 (n. 922) di re Gioacchino Murat per la nuova circoscrizione delle quattordici provincie del Regno di Napoli, Castel Volturno venne inserito nel distretto e nel circondario di Capua. Tuttavia la concreta attuazione del comune autonomo non avvenne che nel 1813. Ebbe come primo sindaco Giuseppe Toscano; da allora in poi seguì le vicende storiche e politiche del Regno delle Due Sicilie, dal 1860 quelle del Regno d'Italia e dal 1946 quelle della Repubblica Italiana.
Castel Volturno, da castello fortificato a piccolo borgo agricolo, ha subito una notevole trasformazione in seguito ad alcune bonifiche eseguite durante il ventennio fascista, e dal 1954, grazie al completamento della nuova via Domiziana e il nuovo ponte sul fiume Volturno, ha conosciuto un rapido e disordinato sviluppo edilizio, dovuto anche alla creazione di centri turistico balneari come Pinetamare e Baia Verde.
Tra gli anni 1970 e 1980 vennero istituite le riserve naturali di Castel Volturno e dell'oasi di Castel Volturno, inserite nella riserva naturale Foce Volturno - Costa di Licola, nel 2014 nacque l'Ecoparco del Mediterraneo.
Affermatasi come località balneare di riferimento per la borghesia napoletana e casertana tra gli anni sessanta e ottanta, il territorio di Castel Volturno è stato altresì interessato da innumerevoli casi di abusivismo edilizio che hanno stravolto e compromesso l'area litoraneaIl Fatto Quotidiano:Le coste di Castelvolturno sono nella morsa del peggior degrado: nessuna scusa per lo scempio. A partire dalla metà degli anni ottanta la cittadina ha subito un processo di progressivo degrado dovuto a molteplici cause: l'esproprio di appartamenti per migliaia di sfollati del terremoto in Irpinia e la smobilitazione del contingente militare statunitense residente nei pressi della base NATO. Come immediata conseguenza Castel Volturno ha assistito nel giro di pochi anni alla svalutazione e all'abbandono di migliaia di immobili, nella maggior parte dei casi abusivi. Ad aggravare la situazione vi fu anche l'infiltrazione, iniziata a partire dagli anni ottanta, attuata dai camorristi del clan dei Casalesi nelle istituzioni e nel tessuto economico locale. Sul finire degli anni ottanta il territorio di Castel Volturno è stato interessato dall'arrivo di migliaia d'immigrati, regolari e clandestini, provenienti da vari Paesi dell'Africa occidentale, Ghana e Nigeria in testaCorriere della Sera: Castel Volturno, la camorra e la strage degli innocenti. Le aree e le case dismesse o abbandonate sono quindi diventate dimora per le fasce più deboli, come sfollati del terremoto del 1980 e immigrati africani impiegati nelle campagne circostanti. A partire dagli anni novanta Castel Volturno è stato spesso citato nelle cronache giornalistiche a causa di alcuni episodi legati alla presenza malavitosa avvenuti in frazioni del territorio comunale. In questo territorio infatti la potente camorra locale ha dato in gestione ai clan malavitosi africani, specialmente la mafia nigeriana, il controllo di alcune attività illecite come il racket della prostituzione e lo spaccio di droga.
Il 18 settembre 2008 nelle frazioni di Baia Verde e Ischitella gli uomini di Giuseppe Setola, sicario dei Casalesi, uccisero sette persone, sei delle quali africane e del tutto estranee a logiche malavitose, in quella che è passata alla storia come la strage di Castel Volturno.L'indignazione seguita alla strage ha dato vita ad alcune iniziative, tra le quali il concerto del 5 novembre successivo, dedicato alle vittime; durante questo concerto la cantautrice sudafricana Miriam Makeba accusò un malore che poche ore dopo la condusse alla morte.
Negli ultimi anni, tuttavia, la cittadina ha intrapreso un lento ma significativo percorso di riqualificazione e rinascita. Questo segnale di ripresa è guidato in gran parte dal forte impegno delle numerose associazioni del terzo settore e di cittadinanza attiva presenti sul territorio, le quali lavorano costantemente per la promozione sociale, la diffusione della legalità e la valorizzazione delle risorse locali. A consolidare questa fase di rilancio contribuiscono anche importanti sviluppi infrastrutturali e dei servizi: il Pineta Grande Hospital, ad esempio, si è progressivamente affermato come polo sanitario di eccellenza e punto di riferimento di respiro regionale. Inoltre, grazie allo stanziamento dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), è stata avviata la realizzazione di una nuova e moderna cittadella scolastica, concepita per offrire spazi educativi all'avanguardia e rappresentare un presidio di cultura e futuro per le nuove generazioni. In questo più ampio quadro di rilancio dell'assetto del territorio si inserisce, a coronamento della volontà di riqualificazione, l'approvazione nel 2025 del primo Piano Urbanistico Comunale nella storia del comune.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa dell'Annunziata
La chiesa dell'Annunziata è situata nell'omonima piazza nel centro storico cittadino. La chiesa fu eretta nel Cinquecento, ma fu più volte rimaneggiata nel corso dei secoli: l'attuale impianto, insieme alla torre campanaria, risale al Settecento. Contiene importanti opere come una pala del Quattrocento e alcune lastre tombali di elaborata fattura.
Cappella di San Castrese Al centro del lato sinistro di Largo San Castrese, nel borgo murato del castello, si trova la cappella di San Castrese, dedicata al santo patrono della città San Castrese. La cappella è costituita da un solo vano ed è inserita in un edificio composto da due piani. A piano terra sono disposti tre vani: nel primo è situata la scala che conduce al piano superiore, la seconda funge da sagrestia, nella terza è situata la cappella vera e propria, preceduta da un portone d'ingresso sormontato da una piccola finestra ovale, inserita in un triangolo di stucco. La cappella è impostata su una navata unica rettangolare di 4,40x7,80 metri: l'altare è posto sul fondo, all'interno di una nicchia inquadrata da due lesene di ordine ionico. Sulle pareti è raffigurata, tramite affreschi, la storia della vita di San Castrese.
I vari episodi sono posti in sei pannelli rettangolari, divisi tra loro dalle personificazioni della Fede, dell'Obbedienza, della Nobiltà e della Religione. Le vicende narrate iniziano dal lato sinistro: nel primo pannello è rappresentato San Castrese cacciato dall'Africa, nel secondo il Santo è raffigurato su una nave insieme ad altri martiri, nel terzo il Presule è giunto alla foce del Volturno, tutti i passeggeri sono scesi dall'imbarcazione e ad essi è apparso il Signore e San Pietro tra gli Angeli.
Sul lato destro della navata, San Castrese è raffigurato, nel quarto pannello, al centro della piazza del castello sulla soglia della futura cappella, mentre predica ai fedeli; nel quinto riquadro opera il miracolo sul nobile Aristodemo suo persecutore che, malato, è trasportato in lettiga dai soldati al cospetto del Santo; nel sesto il Vescovo è raffigurato sul letto di morte attorniato dai fedeli e visitato dal Signore e dagli Angeli. Sotto la volta della cappella è rappresentato San Castrese in gloria tra gli angeli che, dall'alto del cielo, veglia sul territorio di Castel Volturno, di cui è raffigurato il castello posto alla foce del fiume Volturno. I dipinti sono opera, come si legge dalla firma posta in questa ultima raffigurazione descritta, di Domenico Ferraro di Casagiove e sono stati eseguiti nel 1950.
Cappella di San Rocco