È ritenuta una delle figure più rilevanti della letteratura spagnola del XX secolo. Ha ricevuto numerosi premi, fra cui nel 1978 il Premio Nadal per l'opera El cuarto de atrás, nel 1988 il Premio Principessa delle Asturie e nel 1994 il Premio Nacional de Literatura.

Biografia L'infanzia e l'adolescenza María del Carmen de la Concepción Martín Gaite nasce l'8 dicembre 1925 a Salamanca nella residenza familiare di Plaza de los Bandos. È la seconda figlia di José Martín López, notaio originario di Valladolid, e di María Gaite Veloso, galiziana di Orense. Il padre, di ideali liberali e laici, si occupa personalmente dell'educazione delle figlie, trasmettendo loro l'amore per l'arte e per la letteratura.

Sin da piccola Carmen instaura un legame molto forte con la terra d'origine della madre, trascorrendo molte delle sue estati a San Lorenzo de Piñor, a circa cinque chilometri da Orense, capoluogo galiziano. Questo luogo assumerà grande rilevanza nei suoi scritti e nelle sue esperienze sentimentali: è qui che conosce i suoi primi amori e che ambienta il racconto Las ataduras ed il romanzo Retahílas, pubblicato nel 1974. Il mondo galiziano, la cui cultura è ricca di leggende e miti, funge da catalizzatore per i contenuti della sua opera, orientati verso il fantastico e il meraviglioso. La stessa scrittrice affermerà:

Con lo scoppio della Guerra Civile Spagnola, Carmen, a differenza della sorella maggiore, non frequenta l'Instituto Escuela di Madrid, di ispirazione laica e liberale, molto simile a quello della celebre Institución Libre de Enseñanza che rinnovò la cultura spagnola. Porta a termine gli studi presso l'Instituto Femenino de Salamanca, luogo che farà da sfondo al romanzo Entre Visillos. Avrà come insegnanti due importanti intellettuali, poi divenuti membri della Real Academia Española, che segneranno il suo percorso: Rafael Lapesa e Salvador Fernández Ramírez. Le loro lezioni rafforzarono la passione per la letteratura di Carmen Gaite.

Il periodo universitario Nel 1943 si iscrive alla Facoltà di Lettere dell'Università di Salamanca, dove insegnano César Real de la Riva, Manuel García Blanco ed Alonso Zamora Vicente; nel 1948, consegue la laurea in filologia romanza. Durante il periodo universitario stringe amicizia con altri studenti, alcuni dei quali poi affermatisi come intellettuali: Agustín García Calvo, Federico Latorre, M. Dolores Ruiz Olivera, Natalia Guilarte e Ignacio Aldecoa. Quest'ultimo, scrittore neorealista, eserciterà su di lei un'importante influenza tra il 1948 ed il 1953. Le prime pubblicazioni di Carmen Martín Gaite, firmate con il nome di Carmiña, compaiono nelle riviste Trabajos y Días e La Hora y Alcalá. Nella prima verrà pubblicata una poesia intitolata La barca nevada (1947) ed una narrazione, Desde el umbral (1948). Nella seconda pubblicherà nel 1949 l'articolo Vuestra Prisa.

Carmen si sposta all'estero per ottenere una borsa di studio: dapprima si reca a Coimbra, dove trae ispirazione per la sua tesi di dottorato sui canzonieri galiziano-portoghesi, e poi a Cannes. Questi soggiorni la porteranno a un cambiamento nella sua prospettiva di vita:

Gli anni '50 Nel novembre 1948 si trasferisce a Madrid con lo scopo di intraprendere il dottorato in Filologia romanza. Al bar della Facoltà di Lettere ritroverà un amico, lo scrittore Ignacio Aldecoa, che le presenterà un uomo che segnerà profondamente la sua esistenza: lo scrittore Rafael Sánchez Ferlosio, con cui si sposa nel 1953 e da cui si separa nel 1970.

Tra il 1948 ed il 1953 il suo percorso letterario si incrocerà con le vite di molti scrittori e artisti, tra cui Jesús Fernández Santos, Medardo Fraile, Alfonso Sastre, Mayra O’Wisiedo, Carlos José Costas, Manolo Mampaso, José María de Quinto, Carlos Edmundo de Ory e Josefina Rodríguez. Il gruppo ruota attorno alla Revista Española, pubblicazione di taglio letterario, e può contare sull'appoggio di Antonio Rodríguez-Moñino, filologo fortemente colpito dagli scritti di Aldecoa, di Sánchez Ferlosio e di Alfonso Sastre. A questi tre autori spetta la direzione del periodico, che rappresenta il terreno di formazione dei giovani della Generazione del '50, a cui Carmen Martín Gaite appartiene. In questa rivista viene pubblicato uno dei racconti della scrittrice: Un día de libertad.

Gli studi per il conseguimento del dottorato che Carmen intendeva svolgere all'Università subiscono una battuta d'arresto a causa della contrazione di una malattia, la febbre tifoide, che la costringe ad una convalescenza di 40 giorni. Questa patologia provoca delle alterazioni dell'organismo, fra cui visioni deliranti, che la scrittrice descrive nell'opera El libro de la fiebre (1949). Quest'opera contiene in nuce il suo progetto letterario, ovvero i temi che verranno poi affrontati nella sua produzione: tratta ad esempio dell'importanza della memoria e della scrittura, temi ripresi in El cuento de nunca acabar (1983) e nel romanzo El Cuarto de Atrás (1978). In corso d'opera legge il saggio Introduction à la littérature fantastique di Tzvetan Todorov, che diventerà punto di riferimento per lo sviluppo del suo stile fantastico.

Il decennio degli anni ’50 sarà fondamentale per la scrittrice: Carmen entra a far parte della cosiddetta Generazione del ‘50, un gruppo letterario influenzato in modo particolare dal neorealismo italiano, con il quale la scrittrice entra in contatto durante i lunghi soggiorni in Italia con la famiglia del marito, Rafael Sánchez Ferlosio. Carmen si appassiona molto presto alla cultura italiana, introducendola in Spagna attraverso le sue traduzioni di Italo Svevo, Primo Levi, Natalia Ginzburg ed Ignazio Silone.

L'influenza di Rafael Sánchez Ferlosio e di Ignacio Aldecoa è evidente fino al 1954, anno di pubblicazione del racconto La mujer de cera, con cui l'autrice si allontana dai suoi mentori. I consigli dei due scrittori le permettono tuttavia di gettare le basi per il suo progetto futuro: tramite i consigli degli autori matura la concezione che la letteratura di mistero e l'osservazione rigorosa del mondo non siano elementi incompatibili fra loro e che, al contrario, si possano entrambi utilizzare nella narrazione. Nel processo di scrittura che lei fa proprio, precisione ed accuratezza del lessico permettono di mettere a fuoco quelle che l'autrice definisce "brechas en la costumbre" ( brecce nell'abitudine), utilizzando l'irruzione del fantastico come strumento di sconvolgimento del punto di vista.

La carriera letteraria Carmen Martín Gaite si fa conoscere nello scenario letterario internazionale con El Balneario (1955), racconto con cui ottiene il Premio Café Gijón.

Con Entre Visillos, romanzo che inizia a gennaio del 1955 e che termina a settembre del 1957, vince il Premio Nadal. Il ritardo della pubblicazione è dovuto alla morte del figlio Miguel, di soli sei mesi, e alla nascita della seconda figlia, Marta. Con questo riconoscimento viene considerata uno degli esponenti più importanti della Generazione del ’50.

Il romanzo successivo è Ritmo Lento, finalista del Premio Biblioteca Breve nel 1962, che scrive in concomitanza con la lettura di Italo Svevo, di cui è evidente l'influenza. Da questo momento in poi, una crisi non solo letteraria, ma anche personale, condurrà la scrittrice verso una svolta. Due ne saranno gli elementi determinanti: l'insoddisfazione maturata verso il genere del romanzo, e la separazione dal marito Rafael Sánchez Ferlosio, che dopo diciassette anni di matrimonio abbandona il tetto familiare. Per quanto riguarda la sua scelta temporanea di non dedicarsi al romanzo, sarà da lei stessa così commentata:

La sua attenzione si rivolge successivamente alla storia spagnola del XVIII secolo; frutto di questo nuovo interesse saranno El proceso de Macanaz (1969), Usos amorosos del siglo XVIII español (1972) e Usos amorosos de la posguerra española (1987). La separazione dal marito darà invece origine a due romanzi, Retahílas (1974) e Fragmentos de interior (1976), che trattano ampiamente il tema del distacco.

Nel 1972 porta a termine gli studi e la tesi di dottorato in precedenza abbandonati: Usos Amorosos del Dieciocho en España, con relatore Alonso Zamora Vicente. Lontana dall'idea iniziale dei canzonieri galiziano-portoghesi, viene pubblicata quello stesso anno.

Qualche anno dopo riceverà, prima volta per una donna, il Premio Nazionale di Letteratura per la Narrativa di Spagna per l'opera El cuarto de Atrás (1978), e nel 1984 il Premio Nacional de Literatura Infantil y Juvenil per la letteratura d'infanzia. A questo genere appartiene il romanzo Caperucita en Manhattan (1990), scritto dopo la tragica morte della figlia avvenuta nel 1985.… La sua scomparsa segna profondamente la vita della scrittrice, già colpita in precedenza dal lutto di un altro figlio, e la porterà a interrompere per un certo periodo di tempo la sua produzione letteraria: il romanzo La reina de las nieves, iniziato nel 1985, verrà ripreso solo nel 1993.

Nel 1988 riceve il prestigioso Premio Principessa delle Asturie e nel 1994 le viene conferito nuovamente il Premio Nacional de Narrativa per l'intera produzione letteraria.

Tra i romanzi di grande successo pubblicati negli anni Novanta vi sono Nubosidad variable (1992), La reina de las nieves (1994), Lo raro es vivir (1997) e Irse de casa (1998).

Carmen, nel corso della sua vita, partecipa ad attività teatrali e realizza diversi adattamenti di opere più o meno conosciute, tra cui la Tragicomedia de Don Duardos di Gil de Vicente (1979), El burlador de Sevilla di Tirso de Molina(1988) ed El marinero di Fernando Pessoa (1990). Scrive due opere intitolate A palo seco, monologo scritto nel 1985 e messo in scena nel 1987, e La hermana pequeña (1999).

Tra gli anni Ottanta e Novanta, oltre a dedicarsi alla scrittura, si occupa anche di critica letteraria e lavora come traduttrice; in particolare traduce Michelangelo Antonioni, Ignazio Silone, Italo Svevo, Primo Levi e Natalia Ginzburg. Svolge anche attività giornalistica per Diario 16 e collabora con la televisione spagnola alla redazione di copioni di famose serie TV, tra cui Santa Teresa de Jesús (1982), Celia (1989) e la serie basata sui racconti della scrittrice madrilena Elena Fortún.

Carmen Martín Gaite muore all'età di 74 anni il 23 luglio del 2000, a causa di un tumore che le era stato diagnosticato un mese e mezzo prima.

Stile e pensiero Carmen Martín Gaite appartiene alla cosiddetta Generazione del '50. La stessa scrittrice afferma:

Tra le caratteristiche di questa corrente emerge un forte interesse nei confronti del quotidiano, l’uso di un linguaggio colloquiale e di tecniche cinematografiche, l’attenzione nei confronti dell’infanzia, un approccio poetico alla realtà e l’idea di sviluppare questioni universali partendo dagli aspetti più infimi dell’esistenza.

La data significativa che segna la comparsa di tale movimento è il 1954, in cui vengono pubblicate le opere più rilevanti: Los bravos (1954) di Jesús Fernández Santos, El fulgor y la sangre (1954) di Ignacio Aldecoa, Juegos de manos (1954) di Juan Goytisolo, Pequeño teatro (1954) di Ana Maria Matute e, l'anno successivo, El Balneario, della stessa Carmen Martín Gaite. Il filone, denominato "neorealista", è costituito da Ignacio Aldecoa, Jesús Fernández Santos, Rafael Sánchez Ferlosio, Carmen Martín Gaite, Ana Maria Matute e Juan Goytisolo. Il neorealismo italiano, in particolare quello cinematografico, ispira tale gruppo ed arriva in Spagna nella prima metà degli anni ’50, con tre eventi: nel 1951 e nel 1953 si svolgono a Madrid due settimane di cinema italiano, mentre nel 1955 si terranno le prime Conversazioni Cinematografiche Nazionali di Salamanca.