Con inflazione (dal latino inflatio «enfiamento, gonfiatura», derivato da inflāre «gonfiare»),Il significato economico è sorto negli Stati Uniti d'America (inflation in inglese) dopo la guerra di secessione (1861-1865) in economia, si indica l'aumento del livello generale dei prezzi di beni e servizi in un determinato periodo di tempo.
L'aumento dei prezzi riduce il potere d'acquisto della moneta: con lo stesso importo monetario si potranno cioè acquistare meno beni e servizi. L'inflazione, perciò, è anche un'erosione del potere di acquisto dei consumatori (a parità di altre condizioni, in particolare del livello dei redditi).Paul H. Walgenbach, Norman E. Dittrich and Ernest I. Hanson, (1973), Financial Accounting, New York: Harcourt Brace Javonovich, Inc. Page 429. “The Measuring Unit principle: The unit of measure in accounting shall be the base money unit of the most relevant currency. This principle also assumes the unit of measure is stable; that is, changes in its general purchasing power are not considered sufficiently important to require adjustments to the basic financial statements.”Si vedano
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Descrizione e cause
Cause L'inflazione può avere diverse cause, e non c'è completo accordo su quale sia quella che influisca di più.
Una possibile causa è l'aumento dell'offerta di moneta in assenza di un corrispondente aumento della produzione. L'aumento dell'offerta di moneta stimola infatti la domanda di beni e servizi, facendo salire i prezzi. Secondo John Maynard Keynes l'inflazione dipende dalla domanda di beni, che può crescere a prescindere dalla quantità di moneta. La domanda può aumentare quando ci si trova in una situazione di piena occupazione, per la crescita dei salari, oppure per l'aumento della spesa pubblica. L'inflazione da domanda incoraggia la crescita economica poiché l'eccesso di domanda e le condizioni di mercato favorevoli stimoleranno gli investimenti e l'espansione. Altre cause dell'inflazione sono l'aumento dei prezzi dei beni importati e l'aumento del costo dei fattori produttivi e dei beni intermedi.
Effetti Sul confronto con la deflazione, Keynes annota:
Sul giudizio negativo in merito alla redistribuzione della ricchezza concordò anche l'economista Luigi Einaudi, che in più occasioni ha definito l'inflazione come "la più iniqua delle tasse" perché colpisce in maggiore misura le classi più deboli, in modo simile ad una tassa: a differenza delle tasse, però, essa non sarebbe deliberata da leggi e dunque violerebbe inoltre il buon principio americano "no taxation without representation".Bollino, Carlo A. Elementi di economia politica. Morlacchi Editore, 2005. Tuttavia, l'imposizione di tasse (in particolare, le imposte dirette) ha tipicamente effetti deflazionistici sull'economia nazionale.
L'aumento del livello generale dei prezzi determina una perdita di potere d'acquisto della moneta: con la stessa quantità di denaro si può cioè acquistare una minore quantità di beni e servizi. A titolo esemplificativo, 1 lira italiana del 1861 (la lira coniata al momento della proclamazione del Regno d'Italia) equivale ad oltre 6 000 lire del 1999, ad oltre 3 euro del 2006 e 5,17 del 2012.ISTAT, .
L'incremento del livello generale dei prezzi espresso in termini percentuali è il tasso d'inflazione. L'inflazione ha effetti positivi e negativi. L'attuale economia mainstream considera una quantità moderata di inflazione positiva. Ad esempio la Banca Centrale Europea si pone come obiettivo un'inflazione che non superi il 2%.«The ECB has defined price stability as a year-on-year increase in the Harmonised Index of Consumer Prices (HICP) for the euro area of below 2%. In the pursuit of price stability, the ECB aims at maintaining inflation rates below, but close to, 2% over the medium term». Olivier Blanchard, capo economista del Fondo Monetario Internazionale ritiene che questo limite possa essere innalzato al 4% per garantire alla banca centrale più margine d'azione in caso di crisi. Non mancano scuole di pensiero economico che ritengano opportuna anche un'inflazione più alta almeno in talune situazioni, o altre che la ritengono in assoluto negativa. L'iperinflazione invece è unanimemente considerata in modo negativo.
L'inflazione comporta la perdita di valore del denaro accumulato, e un'inflazione imprevista comporta un trasferimento di ricchezza vantaggioso per i soggetti in posizione debitoria e svantaggioso per i soggetti in posizione creditoria. Ad esempio un'impresa o un singolo cittadino che abbia contratto un debito a tasso d'interesse nominale fisso è avvantaggiato da un aumento imprevisto dell'inflazione, se ad essa corrisponde anche un aumento nominale delle sue entrate. Avviene il contrario per la banca che ha concesso il mutuo, che ottiene indietro del denaro con un valore inferiore a quanto preventivato, oppure per un'impresa o un cittadino che abbia acquistato dei titoli di debito (ad esempio dei titoli di stato) che offrono un interesse reale minore di quello preventivato. Qualora invece l'inflazione sia stabile il creditore ne tiene conto nel momento in cui concede il prestito, includendo il recupero dell'inflazione nel tasso d'interesse nominale, in modo da avere un tasso d'interesse reale (al netto dell'inflazione) positivo.
Indicando con p(t) il livello generale dei prezzi, l'inflazione è la sua derivata logaritmica rispetto al tempo, ovvero la velocità con cui il livello medio dei prezzi cresce:
La derivata può essere positiva, negativa, raramente nulla. L'opposto dell'inflazione, cioè la diminuzione continuativa del livello generale dei prezzi, prende il nome di deflazione.
Il calcolo dell'inflazione
La variazione del livello generale dei prezzi viene misurata in economia attraverso l'utilizzo di numeri indice.
In Italia il calcolo del numero indice dei prezzi al tempo t, assumendo come base il livello dei prezzi al tempo t-1 (ovvero, come spesso si usa dire, al tempo 1 con base il tempo 0), viene effettuato in tre fasi, l'ultima della quale si articola a sua volta in quattro sottofasi:Franco Mostacci, , ISTAT, 2004. costruzione del paniere: viene definito un insieme di beni, detto paniere, rappresentativo dei consumi finali delle famiglie; costruzione del campione di prezzi rilevati: si individuano circa 33.000 negozi in 85 capoluoghi di provincia e, per ciascuno di essi, si seleziona una sola "referenza" (la marca più venduta di ciascun prodotto) per circa 1.030 prodotti; costruzione dell'indice: calcolo degli indici provinciali di prodotto: ciascuno di essi è una media geometrica degli indici semplici di prezzo (prezzo al tempo 1 diviso prezzo al tempo 0) rilevati presso ciascun negozio per ciascuna referenza; calcolo degli indici regionali di prodotto: ciascuno di essi è una media degli indici di prezzo provinciali, ponderati secondo la popolazione (a ciascun indice provinciale viene attribuito un peso pari al rapporto tra popolazione della provincia e popolazione della regione); calcolo degli indici nazionali di prodotto: ciascuno di essi è una media degli indici regionali, ponderata secondo i consumi (totale dei consumi finali nella regione diviso per il totale dei consumi finali nazionali); calcolo dell'indice generale dei prezzi al consumo: è una media degli indici di prodotto, ponderata secondo il rapporto tra la spesa sostenuta al tempo 0 per un prodotto e il totale della spesa, sempre al tempo 0, per tutti i prodotti presenti nel paniere. In sostanza, dopo aver calcolato gli indici nazionali di prezzo dei prodotti, si calcola il numero indice generale come segue:
dove: gli Ii sono indici di prezzo di prodotto, quindi rapporti tra il prezzo al tempo 1 e quello al tempo 0 per ciascun prodotto:
i pesi wi sono calcolati come segue:
Si ha quindi:
che è un indice di Laspeyres, normalmente moltiplicato per 100.
Il tasso d'inflazione non è altro che il tasso di crescita dei numeri indici dei prezzi così calcolati.
Fino al 1998 si usava l'indice di Laspeyres a base fissa, nel senso che il sistema dei pesi wi rilevato nell'anno scelto come base rimaneva in vigore per diversi anni successivi. Dal gennaio 1999 si usa invece l'indice di Laspeyres concatenato; si aggiornano quindi annualmente i pesi utilizzati nel calcolo, che sono ora costituiti dalle quote di spesa per ciascun bene o servizio sul totale della spesa delle famiglie come rilevate al dicembre dell'anno precedente. Si rivede inoltre periodicamente la composizione del paniere.
L'indice dei prezzi viene calcolato ogni mese e si distingue tra: tasso di inflazione congiunturale, che esprime la variazione rispetto al mese precedente; indicando con l'indice dei prezzi del mese dell'anno rispetto al dicembre dell'anno precedente, si ha: tasso di inflazione tendenziale, che esprime la variazione rispetto allo stesso mese dell'anno precedente: tasso di inflazione annuale, che è la variazione della media dei dodici indici rispetto alla media dei dodici indici dell'anno precedente: Da notare che, essendo piuttosto improbabile che si verifichi una diminuzione del livello generale dei prezzi, l'indice rilevato a dicembre di un qualsiasi anno è in generale superiore alla media dei dodici indici dello stesso anno. Ciò comporta che un tasso di inflazione annuale comprenda una componente propria (la variazione verificatasi nell'anno) ed una componente acquisita, ereditata dall'anno precedente:
In altri termini, supponendo che la media degli indici mensili dell'anno sia pari a 1,02, che l'indice rilevato a dicembre dello stesso anno sia 1,03 e che non si rilevi alcun aumento dei prezzi nell'anno rispetto al dicembre precedente, il livello dei prezzi nell'anno sarebbe comunque superiore di 0,01 alla media degli indici mensili dell'anno precedente. Se quindi gli indici mensili dell'anno restassero tutti al livello di dicembre dell'anno precedente, con tassi congiunturali tutti nulli, si avrebbe comunque un tasso annuo di inflazione non nullo, pari a:
Questo 0,98%, che non è altro che la variazione dell'indice di dicembre dell'anno precedente rispetto alla media di quell'anno, costituisce l'inflazione acquisita che ciascun anno eredita dal precedente.
Ad esempio, il tasso di inflazione del 2007 in Italia è stato pari all'1,8%, di cui 0,5% ereditato dal 2006 (differenza tra dicembre 2006 e media del 2006) e 1,3% dovuto alla dinamica dei prezzi verificatasi nel 2007.ISTAT, , 15/1/2008, pag. 10.
Tutti i tassi citati vengono disaggregati dall'ISTAT in vario modo, calcolando tassi per singole categorie di beni e servizi (alimentari, comunicazioni, ecc.), per beni e servizi di diversa frequenza d'acquisto (alta, media, bassa), ecc. In particolare, si calcola una inflazione di fondo escludendo i prezzi ritenuti più volatili, quelli dei beni energetici e gli alimentari non lavorati.
L'ISTAT offre, peraltro, anche coefficienti per il calcolo del valore della moneta (quindi degli effetti dell'inflazione in generale) a partire dal 1861. Ad esempio, per calcolare che valore avrebbero oggi (nel 2006) 100 lire del 1937, si applica il coefficiente 1.646,8831 e si divide il risultato per 1 936,27, ottenendo 85,05 euro.
L'inflazione nella storia economica
Antichità Nella storia antica sono numerosi i periodi inflativi.
Il primo di tali periodi storicamente attestati risale all'Antico Regno dell'Egitto ed al Periodo Sumero Tardo, intorno al 2100 a.C., ma ne ignoriamo le cause scatenanti (coincidenti con storici periodi di anarchia, la fine dell'Antico Regno egiziano ed il declino dei centri abitati Sumeri che crolleranno definitivamente nel 2002 a.C.).