Instrumentum regni (letteralmente: «strumento di regno», dunque «di governo») è una locuzione latina ispirata forse da un passaggio delle Storie di Tacito«Nullum maius boni imperii instrumentum quam bonos amicos esse» in Tacito, Historiae, IV 7. Dizionario Treccani online. Viene usata per esprimere la strumentalizzazione della religione da parte dello Stato o del potere ecclesiastico (ad es. la Chiesa cattolica) come mezzo di controllo delle masse, o, in particolare, per conseguire fini politici e mondani.
Storia Il concetto espresso dalla locuzione è presente nella riflessione politica di più epoche e ha conosciuto varie declinazioni, venendo ripreso da diversi scrittori e filosofi nel corso della storia. Tra questi, Polibio, Lucrezio, Niccolò Machiavelli, Montesquieu, Vittorio Alfieri e Giacomo Leopardi.
Tra i più antichi e importanti vi fu lo storico greco Polibio, che nelle sue Storie così si esprime:
Prima di Polibio, una tesi analoga fu espressa nel V secolo a.C. dal politico e scrittore ateniese Crizia, discepolo di Socrate. In un dramma satiresco intitolato Sisifo, del quale ci è stato tramandato un lungo frammento, egli scrisse infatti:
Nel pensiero rinascimentale il concetto fu ripreso da Niccolò Machiavelli nel suo Principe e nei Discorsi sopra la prima Deca di Tito LivioLibro I, 12..
Note
Voci correlate Panem et circenses Religione romana Religione civile Potere temporale Poteri universali Cesaropapismo Potere dello Stato Rapporto Stato-Chiesa Ateismo cristiano
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