Dalla seconda metà dell'VIII secolo con la riforma monetaria di Carlo Magno riprende la monetazione in Europa occidentale. Anche se la diffusione è inizialmente limitata, gradualmente con il seppur limitato aumento degli scambi l'uso della moneta si affianca al baratto che, dopo il crollo dell'Impero romano, era tornato ad essere il principale mezzo di scambio. Gradualmente le monete si diffondono e si parla in questo contesto di monetazione medievale.
La data del passaggio dalla monetazione medievale a quella moderna non è condivisa da tutti gli studiosi. In genere è fissata tra l'inizio del XV secolo e la metà del XVI.
Qui sono elencate e brevemente illustrate le monete italiane medievali.
Per le monete del periodo successivo vedi Monete italiane moderne
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A
Agontano: moneta medievale del comune di Ancona, detta anche "grosso agontano", è una moneta d'argento; aveva il valore di un soldo e pesava circa 2,04-2,42 grammi. Porta al diritto una croce patente e la leggenda De Ancona; al rovescio la figura stante di fronte di S. Ciriaco in abiti vescovili e testa sporgente sulla leggenda "P.P. Quiriacus". Ebbe imitazioni a Pesaro, Ferrara (alicorno), Rimini, Bologna (pepolese), Ascoli, Arezzo, Volterra. Albulo Albuli lucenses: denari inforziati (cioè migliorato di intrinseco) di Lucca del XII secolo. Albuli o albi: mezzi denari di Venezia del XII secolo Albulo di San Pietro: una moneta moderna di Lucca. Alfonsino: Alfonsino d'oro: moneta d'oro emessa nel Regno di Napoli da Alfonso I di Napoli (1442-1458). Aveva il valore di un ducato e mezzo e fu battuta nella zecca di Gaeta nel 1437 e poi a Napoli nel 1442. Al diritto era rappresentato il re a cavallo ed al rovescio lo stemma degli Aragona. Alfonsino d'argento: grosso emesso a Napoli da Alfonso I di Napoli. Il re era effigiato al dritto seduto in trono con lo scettro e il globo (sormontato da croce); al rovescio lo stemma degli Aragona. Anfruxini: nome popolare dellalfonsino minuto, il denaro battuto alle zecche di Alghero, Cagliari e Villa di Chiesa in Sardegna da Alfonso IV e Alfonso V d'Aragona. Ambrosino Ambrosino d'argento: monete emesse dal comune di Milano tra le metà del XIII secolo e la metà del XIV: Ambrosino piccolo: del valore di un soldo di terzuoli. Ambrosino grosso: del valore di un soldo e mezzo (peso di 2,8 g di argento fine). Ambrosino grandissimo: del valore di 4 soldi. Portava l'immagine di san Gervasio e san Protasio. Fu emesso nel 1311. Ambrosino d'oro: equivalente milanese del fiorino battuto nella seconda metà del XIII secolo. Portava l'immagine di san Gervasio e san Protasio. Un ambrosino d'oro fu emesso anche durante l'Aurea Repubblica Ambrosiana (1447-1450). Mezzo ambrosino: al dritto Sant'Ambrogio e al rovescio la lettera M in stile gotico Aquilino (o Adlergroschen): grosso in argento coniato a Merano nella seconda metà del XIII secolo. Al rovescio presentava l'aquila degli Hohenstaufen da cui il nome. Il termine aquilini è stato usato anche per altre monete, tra cui la moneta da 5 lire in argento emessa dal 1926 al 35 in Italia che recava al rovescio l'aquila ad ali spiegate su un fascio posto orizzontalmente. Armellino (ermellino): moneta d'argento del valore di 1/2 carlino emessa per la prima volta a Napoli e all'Aquila da Ferdinando I (1456-1494) per commemorare l'istituzione dell'Ordine Militare dell'Armellino. Fu emessa anche dai suoi successori Alfonso II e Ferdinando II. Presentava al dritto un armellino andante con la scritta DECORUM ed al rovescio lo stemma degli Aragona. Armellino fu anche il nome di una moneta d'argento del valore di mezzo paolo emessa a Pesaro dai duca di Urbino Francesco Maria I Della Rovere (1508-1538) e Guidubaldo II della Rovere (1538 - 1574). Recava da una parte l'effigie del protettore di Urbino, san Crescentino, a cavallo e dall'altra un armellino con il motto NUMQUAM. Fu popolarmente detta volpetta. Astigiano: monete d'argento coniate dal comune d'Asti dalla seconda metà del XII secolo al XIV. Inizialmente oboli e denari, in seguito grossi, ed infine grossi terzaroli, doppi grossi e tornesi. Da un lato recavano la scritta REX al centro e CVNRADVS II intorno, sull'altro la croce al centro e la scritta ASTENSIS intorno. Augustale: moneta d'oro emessa dall'imperatore Federico II a partire dal 1231 alla zecca di Messina e a quella di Brindisi. Azzalino: testone dei Paleologo, marchesi di Monferrato, coniata alla zecca di Casale. Recava al rovescio lo stemma con quattro B che sembravano un acciarino, da cui il nome.
B
Bagarone: nome in uso a Parma al principio del XVI secolo prima per indicare il denaro ormai di rame, poi, quando questo non fu più emesso, per indicare le monete di rame di poco valore. In uso anche in altri centri dell'Emilia. Bagattino: nome popolare dei "denari piccoli", in biglione prima ed in rame poi, emessi in molte città dell'Italia settentrionale a partire dalla fine del Duecento. Valeva un dodicesimo di soldo. Baiocco (o Bajocco): inizialmente il nome di un bagattino, poi a partire dal 1450 circa una moneta dello Stato pontificio che è stata emessa fino alla metà del XIX secolo. Barbone: grosso da 12 soldi emesso a Lucca per la prima volta verso la metà del XV secolo. Fu emesso con regolarità dal XVI al XIX secolo pur variando notevolmente nei tipi e nel peso. Inizialmente al rovescio era rappresentato uno dei simboli della città, il Volto Santo di fronte, da cui il soprannome. Intorno al Volto Santo la scritta SANCTVS VVLTVS DE LVCA. Al diritto le lettere K N D V in una cornice a quattro lobi ed intorno + CAROLVS IMPERATOR. Nel XIX secolo sotto Felice ed Elisa Bonaparte Baciocchi fu declassato come valore, e detto perciò Barbonaccio. Battezzone: moneta d'argento emessa a Firenze verso il 1490, dal valore di 10 soldi. Era chiamata anche carlino o grossone. Al diritto aveva il giglio di Firenze ed al rovescio il Battista da cui il nome. Nel Cinquecento ne fu cambiato il valore ed assunse il nome di barile. Bezzo: italianizzazione di Batzen, moneta emessa dal Berna coniata per la prima volta nel 1498. In Italia fu coniata a Venezia in argento per la prima volta nel 1497 con il valore di mezzo soldo, cioè sei denari. In seguito la moneta subì una diminuzione di peso (bezzetto), poi fu battuta con un modulo più grande prima diminuendene il contenuto in argento ed infine in rame prendendo il nome di bezzone. Bianchetto: moneta emessa dai Savoia tra il 1356 ed il 1420. Valeva 1/12 di grosso del Piemonte. Fu emesso la prima volta da Amedeo VI, il Conte Verde, nel 1356. Fu imitato a Casale dai Paleologo di Monferrato. Bissolo: v. bissona Bissona: (o bissola) nome del denaro imperiale emesso a Milano per la prima volta da Bernabò Visconti. Recava lo stemma dei Visconti, il biscione. Fu coniata in rame anche in Svizzera a Bellinzona nella prima metà del XVI secolo per i Cantoni Uri, Svitto ed Untervalden. Bolognino: Bolognino piccolo, emesso a Bologna grazie al privilegio accordato dall'imperatore Enrico VI nel 1191. Bolognino grosso, il soldo di Bologna creato nel 1236 e dal valore di 12 piccoli. Pesava 1,41 g d'argento e fu emesso anche a Siena ed in altre città dell'Italia centrale. Bussola: nome scherzoso dato al grosso di Mantova emesso verso la fine del XV secolo.
C
Cagliarese: moneta, dapprima in biglione, poi in rame battuta a Cagliari. I primi furono emessi da Ferdinando II di Aragona con il valore di due denari. Nel XVI secolo, con Carlo II divenne di rame. Dopo il passaggio della corona di Sardegna ai Savoia la moneta fu battuta fino al 1813. Carantano: nome dato al grosso tirolino quando il conte Mainardo II di Tirolo-Gorizia, nel 1286 diventò Duca di Carinzia. Con lo stesso nome veniva chiamata fino al 1858 nel Regno Lombardo-Veneto la moneta da 4 pfennig, pari a 1/60 di fiorino. Carlino: nome di monete d'oro e d'argento emesse per la prima volta a Napoli dalla fine del XIII da Carlo I d'Angiò. Quella d'argento fu battuta fino al 1860. Le prime monete presentavano al rovescio la scena dell'Annunciazione e per questo motivo furono anche chiamate Saluto. Il nome fu preso più tardi anche da altre monete Carrarese: nome di un pezzo d'argento da 4 soldi di lira padovana emesso dal signore di Padova, Francesco I da Carrara (1355-1388). Carrarino: moneta di biglione da due soldi fatta coniare a Padova da Iacopo II dalla famiglia dei Carraresi. Sostituiva l'aquilino imperiale che aveva lo stesso valore. Presentava a dritto la croce accantonata dalle lettere I ed A per il nome e due carri per indicare il nome della famiglia. Al rovescio c'era l'immagine di San Prosdocimo. La stessa moneta, con tipi leggermente diversi fu emessa da Francesco I e da Francesco II. Castruccino: mezzo-grosso imperiale emesso nel 1325 dal signore di Lucca, Castruccio Castracani, in seguito alla vittoria su Firenze dell'Altopascio. Al dritto il busto dell'imperatore Ottone e la scritta OTTO REX ed al rovescio IMPERIALIS ed il nome della città LUCA. Fu battuto alla zecca di Signa. Cavallo: nome di diverse monete di piccolo taglio emesse da Ferdinando I per Napoli e per la Sicilia. Fu battuta nella zecca di Napoli ma anche in quelle di Aquila, Amatrice, Capua, Sulmona. In seguito furono battiti solo i multipli. La moneta da tre cavalli fu emessa per l'ultima volta nel 1804. Cavalotto: nome generico di monete di argento o mistura emesse nell'Italia settentrionale tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo. In comune il tipo del cavallo, sia da solo che cavalcato o da un santo (san Martino, san Maurizio) oppure dal principe. Cella (da aucella = uccello): pezzo d'argento emesso da Giovanna II d'Angiò (1414-1435) regina di Napoli nella zecca dell'Aquila. Valeva un quarto di carlino d'argento (quartarola) o 30 denari (trentina). Su un lato San Pietro seduto e sull'altro l'aquila. Fu emessa fino al 1458. Cinquina: piccola moneta d'argento emesso per la prima volta da Ferdinando I di Napoli dal valore di 5 tornesi o 1/4 di carlino. Con lo stesso nome fu emessa anche in Sicilia una moneta da 5 grana, che in questo caso valeva però 1/4 di tarì. Fu ancora battuto sotto Carlo III d'Asburgo nel 1722 e per l'ultima volta sotto Carlo di Borbone nel 1737. Altre monete con lo stesso nome furono battuta anche a Malta. Colombina: soprannome del grosso milanese da 5 soldi di Galeazzo Maria Sforza (1466 - 1476). Aveva una colomba e la scritta A BON DROIT. Ebbero lo stesso nome anche il grosso da 3 soldi di Luigi XIII di Francia e duca di Milano, nonostante l'assenza della colomba, e quello di Massimiliano Sforza che invece la presentava di nuovo. Cornabò (in piemontese corna di bue; detto anche Cornuto): nome popolare del mezzo-testone d'argento emesso in Piemonte tra la fine del XV secolo e l'inizio del XVI con il ritratto di Costantino I a cavallo. Fu coniato a Torino e Vercelli (dai Savoia), e a Casale dai marchesi di Monferrato, a Carmagnola dai marchesi di Saluzzo, a Masserano e Crevacuore dai Fieschi, a Montanaro dai Ferrero, ecc. Al rovescio recava uno scudo sormontato da un elmo con il cimiero a forma di aquila con le ali aperte. Le ali dell'aquila erano popolarmente dette corna, da cui il soprannome. Corona: in Italia era il nome di diverse monete tra cui i soldi d'argento battuti a Cuneo per Roberto d'Angiò, i mezzi carlini di Ferdinando I di Napoli che presentavano la lettera F sormontata da una corona e gli scudi d'oro di Carlo VIII di Francia per l'Italia meridionale. Il nome contraddistingue anche altre monete moderne e contemporanee.