Tricarico (AFI: , Trëcàrëchë in dialetto lucano, AFI: ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Matera in Basilicata. Posta a 698 m s.l.m., è nota come città arabo-normannaIl titolo onorifico di "città" è stato riconosciuto con decreto del Presidente della Repubblica del 25 maggio 2010. e possiede uno dei centri storici medioevali più importanti e meglio conservati della Basilicatail decreto ministeriale n. 26/1968 ha sottoposto a tutela paesaggistica l'intero centro storico di Tricarico.. È sede vescovile.

Geografia fisica Territorio Il territorio di Tricarico si estende per 17.691 ettari (176,91 km²) nella parte settentrionale della provincia di Matera al confine con la parte nord-orientale della provincia di Potenza, con un'exclave nel territorio di quest'ultima: la frazione di Serra del Ponte, sul monte Toppa Pizzuta.

Il territorio si presenta vario nell'altitudine e nel tipo di vegetazione. È a carattere prevalentemente montuoso, con altitudine massima che supera i 1.000  (monte La Pila). Vi sono compresi boschi estesi complessivamente per circa 2.500 ettari e costituiti principalmente da querce e cerri con fitto sottobosco, ad un'altitudine compresa tra i 700 e i 1.000 m (di Mantenéra, di Fonti, di Tre Cancelli oltre ad altri boschi privati, come quelli di Serra del Cedro, di San Marco, di Martone-Carbonara). Tra le contrade di Calle e San Marco, in località Grottone, vegeta una roverella la cui età è stimata in 614 anniha un'altezza di circa 20 metri ed un tronco della circonferenza di 6,43 metri.. Inserita nell'elenco dei monumenti naturali della Regione (alberi padri), è la più vecchia quercia che si conosca in Basilicata.

L'area urbana comprende il centro storico, diverse aree di recente urbanizzazione (quali i quartieri Santa Maria, San Valentino, Carmine, San Giovanni, Lucano e Appio) e numerose case sparse nelle contrade periurbane e rurali, tra cui la comunità rurale di Borgo di Calle, con circa 200 famiglie dedite ad agricoltura e pastorizia.

Clima

Il clima è mite e caratteristico delle zone interne dell'Italia meridionale. L'inverno meteorologico ha inizio nella seconda metà di novembre con temperature che gradualmente iniziano ad abbassarsi sino a scendere di qualche grado sotto lo zero tra la metà di dicembre e la fine di febbraio, con punte di -6, -7 gradi. L'estate è piuttosto fresca e, a parte pochi giorni, mai afosa.

Classificazione climatica di Tricarico: zona D, 2056 GG.

Origini del nome L'origine del toponimo è controversa e sono state fatte diverse ipotesi: dal greco treis = tre ed akros, akris = vetta, monte, vertice ossia "città dalle tre vette"Giovanni P. Daraio, Per la storia di Tricarico, Civita e Calle, Volume terzo, edizioni G. Liantonio, Matera, 1954, pag. 37.; dal latino tricaricum da intendersi come "posta su tre colli"Ferdinando Ughelli, Italia Sacra, Venezia, 1721, t. 7, pag. 145.. dal greco treis kari kora o treis kariarisGiovanni P. Daraio, Per la storia di Tricarico, Civita e Calle, Volume terzo, edizioni G. Liantonio, Matera, 1954, pag. 37 - È la seconda ipotesi formulata dall'autore., da intendersi come "città delle tre grazie" o "città graziosa"; dal latino trigarium (il termine indica il luogo dove si allenavano gli aurighi che montavano la triga, ossia un carro trainato da tre cavalli)Giacomo Racioppi, Storia della Lucania e della Basilicata, Ermanno Loescher & C.Roma, 1889. Ristampa anastatica, Matera, Grafica BMG..

La derivazione latina sarebbe coerente con il fatto che da Tricarico passa la via Appia, verso il porto di Brindisi, anche se le testimonianze archeologiche del VI-V secolo a.C. ritrovate nei pressi del monastero di Santa Maria delle Grazie rendono plausibile una fondazione e un toponimo di più antica origine.

Storia

Non si conosce la data della sua fondazione. All'interno dell'attuale perimetro della città sono presenti testimonianze archeologiche datate al VI-V secolo a.C. (ritrovamenti nel rione dei Cappuccini, presso il cinquecentesco monastero di Santa Maria delle Grazie) ma le prime notizie documentate della sua esistenza, risalgono all'epoca dei longobardi, con la presenza di una cittadella fortificata attestata nell'849Tricarico viene indicata nell'elenco dei centri inclusi nel gastaldato di Salerno.. Fu in seguito, tra il IX ed il X secolo, roccaforte araba e successivamente città fortificata (kastron) bizantina.

In seguito fu contea della famiglia normanna dei Sanseverino e sede di comestabilia (comando militare). Dal X secolo è sede dell'omonima diocesi.

Nel XV secolo vide la presenza di una consistente comunità ebraica e, nel XVI secolo di una comunità albanese, in concomitanza della presenza, alla guida del feudo, di Erina (o Irina) Castriota Scanderbeg, moglie del principe Pietro Antonio Sanseverino e nipote dell'eroe albanese Giorgio Castriota Scanderbeg. La sua importanza nel XVII secolo è testimoniata dalla menzione, unica città lucana, nella raccolta di stampe e vedute del Theatrum urbium praecipuarum mundi di G. Braun e F. Hogemberg, pubblicata a Colonia tra il 1572 e il 1618. La stampa di Tricarico è del 1605La datazione è fornita dallo stemma dei Pignatelli (posto al centro della stampa), famiglia che ha tenuto il feudo solo nel 1605.. La moderna Tricarico è una città d'arte che conserva un consistente patrimonio artistico e storico-architettonico ed è sede di uffici e servizi comprensoriali, tra i quali l'Ospedale cui è collegato il Centro di eccellenza della Riabilitazione della Provincia di Matera.

Simboli

Questo stemma ufficiale della città è la riproduzione di quello più antico finora conosciuto (datato 1491), ubicato a Tricarico sulla porta di ingresso del convento di Sant'Antonio di Padova.

Il gonfalone è un drappo di bianco.

Onorificenze

Detto titolo, in passato, apparteneva a Tricarico fin dall'epoca bizantina, nella quale era un kastron, ossia una città fortificata.

Monumenti e luoghi d'interesse

Innumerevoli sono le emergenze architettoniche religiose e civili presenti nella città, il cui centro storico, composto dai quartieri Civita, Saracena, Ràbata, Monte e Piano, si sviluppa in un perfetto schema "a fuso", tipico delle città medioevali realizzate sui colli: cattedrale di Santa Maria Assunta, voluta da Roberto il Guiscardo, nella quale, nel 1383, Luigi I d'Angiò fu incoronato re di NapoliNel Liber iurium della città di Tricarico, redatto dal notaio Ferrante Corsuto nel 1585, custodito nell'archivio diocesano della città, pubblicato nel 2003 [Carmela Biscaglia (a cura di), Il Liber Iurium della Città di Tricarico, Deputazione di storia patria per la Lucania, Mario Congedo Editore, Galatina, II, pp. 69-70 e 321] è riportato, tra i privilegi concessi alla città, uno emesso da Luigi I d'Angiò il 1º settembre del 1383, nel quale il re dichiarava che: "... il principio del suo titolo di re l'hebbe, e gli fu dato nella cathedral chiesa di detta città essa in detto stato coronato del regno, e riceveva il titolo di re ancora a contemplatione di Vincilao Sanseverino, conte di Tricarico ...". chiese (nel 1585 ve n'erano 52, di cui 13 parrocchiali), alcune adorne di affreschi. Chiesa e convento di Santa Chiara Convento di Sant'Antonio di Padova Convento di Santa Maria del Carmine Convento di San Francesco d'Assisi Convento di Santa Maria delle Grazie torre normanna alta 27 m e con pareti spesse anche oltre 5 m. Sulla sommità, sebbene non vi siano muri intorno e gli archetti di coronamento siano quasi allo stesso livello del pavimento, se ci si mette sulla pietra posta al centro della superficie, si sente la propria voce rimbombare come se si fosse in una caverna. torre della Saracena e torre della RàbataIl nome chiaramente proviene dall'arabo ribat, sorta di fortezza-monastero di chi, difendendo i confini dell'entità statuale, era assimilabile a un combattente del jihād.. porte della città fortificata: "Fontana" (duecentesca e che ancora conserva i cardini in pietra di alloggiamento del portone), del Monte, della Ràbata, della Saracena, delle Beccarie (che conserva le due piccole nicchie con mensola dove venivano posizionate le lucerne per rendere visibile l'accesso anche di nottelo spazio tra i due archi della porta era stato da tempo chiuso per ricavarne un piccolo locale. Quando nel 2003 sono stati realizzati i lavori di recupero e quindi riaperti gli archi, una delle due nicchie si presentava ancora annerita dal fumo della lucerna.). palazzo ducale, che ospita il museo archeologico. palazzi nobiliari, la maggior parte dei quali è stata realizzata tra il Quattrocento ed il Seicento.

Le strade e vicoli del centro storico sono caratterizzati da un diverso andamento a seconda che ci si trovi nei quartieri arabi della Ràbata e della Saracena (a struttura labirintica, con strade principali, "shāriʿ" in arabo, da cui si dipartono strade secondarie, "darb", che spesso si concludono in vicoli ciechi "zuqāq") o nei quartieri normanni del Monte e del Piano (a pianta regolare, con strade principali parallele unite perpendicolarmente da vicoli per lo più gradinati ed a forte pendenza).

A ridosso della Ràbata e della Saracena, gli arabi realizzarono gli orti e giardini terrazzati che sono ancora oggi in uso, rendendo fertili, così, terreni scoscesi altrimenti brulli ed improduttivi.

Aree archeologiche Sono presenti diverse aree archeologiche: Serra del Cedro (città lucana del VI secolo a.C.), Piano della Civita (città lucana del IV secolo a.C.), Calle (insediamento romano, con impianto termale), Sant'Agata (villa romana con pavimento a mosaico policromo).

Serra del Cedro Il sito è molto vasto. La cinta muraria, interamente individuata, racchiude un'area di circa 60 ettari all'interno della quale sono state ritrovate molte fondazioni di case ed è stata individuata ed in parte esplorata un'area artigianale.

La presenza umana sul sito di Serra del Cedro si data a partire dalla metà del VI secolo a.C. e continua per i secoli V e IV a.C. Nella seconda metà del IV secolo a.C., la città vive una fase di ampliamento che dura pochi decenni. Ogni testimonianza archeologica, infatti, si interrompe agli inizi del III secolo a.C. La sua distruzione è probabilmente da collegare agli eventi bellici che si svolsero sul territorio lucano e che si conclusero nei primi decenni del II secolo a.C. quando Roma completò la conquista della Magna Grecia dopo aver distrutto Taranto, nel 272 a.C.

L'area archeologica della Civita

Il sito comprende un centro fortificato che si estende per circa 47 ettari e che è dotato di tre cerchie murarie concentriche in pietra a blocchi squadrati, munite di porte monumentali.

All'interno, alcune abitazioni presentano pavimenti a mosaico. Sull'acropoli cittadina sono situati una domus e un tempietto del I secolo a.C., testimonianza dell'adesione al modello romano dopo la conquista.

Nei pressi dell'acropoli è una delle porte monumentali della città. Le mura di fortificazione sono costruite secondo canoni consolidati: un paramento esterno ed uno interno realizzato con blocchi squadrati (opera quadrata) e lo spessore tra i due paramenti riempito con materiale lapideo, il cosiddetto "emplekton".

Si è rivelato un insediamento molto più grande di quanto non siano gli altri insediamenti lucani conosciuti. Si ipotizza, per questo, che dovesse avere una funzione di primaria importanza ed essere punto di riferimento di un territorio molto vastoÈ l'ipotesi formulata da Olivier de Cazanove, professore di archeologia classica presso l'Università degli Studi di Bourgogne (Francia) nonché membro dell'École Française de Rome, il quale per 15 anni ha condotto campagne di scavi e studi sul sito in questione..

Calle