Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) (in inglese: Boycott, Divestment and Sanctions) è un movimento internazionale nonviolento a guida palestinese per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele fino a che quest'ultimo non cesserà le proprie violazioni del diritto internazionale.
Obiettivi Il movimento ha come scopo la pressione economica e politica su Israele attraverso campagne mirate di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni affinché vengano raggiunti tre obiettivi: fine dell'occupazione israeliana e della colonizzazione della terra palestinese piena uguaglianza per i cittadini arabo-palestinesi di Israele rispetto per il diritto al ritorno dei profughi palestinesi
Storia Il movimento BDS è stato creato il 9 luglio 2005 dopo che 171 organizzazioni palestinesi comprendenti sindacati, partiti e associazioni si sono riunite nella più grande coalizione della società civile palestinese sottoscrivendo un appello a favore della libertà, la giustizia e l'uguaglianza del popolo palestinese e per chiedere l'applicazione del diritto internazionale e delle risoluzioni ONU. Il movimento BDS non tollera qualsiasi atto o discorso che adotti o promuova il razzismo, l'islamofobia, l'antisemitismo, il sessismo, la xenofobia o l'omofobia.
L'appello delle organizzazioni palestinesi è stato raccolto da numerose organizzazioni in tutto il mondo, di varia ispirazione politica e religiosa, comprese organizzazioni ebraiche, quali Jewish Voice for Peace o Rete Ebrei contro l'occupazione. I partner internazionali del BDS si impegnano a sostenere i diritti fondamentali del popolo palestinese enunciati nell'appello BDS del 2005 e a rispettare l'impegno del movimento BDS nei confronti della nonviolenza, nonché i suoi principi etici e antirazzisti.
Nei primi mesi del 2014 Yair Lapid, ministro delle finanze israeliano, ha affermato che a causa dei boicottaggi Israele si sta avvicinando allo stesso "punto di svolta" in cui si trovò il Sudafrica prima della fine dell'apartheid, boicottaggi che non accennano a rallentare. I meccanismi economici che sostengono il progetto coloniale israeliano di espulsione e sostituzione dei palestinesi nei territori occupati sono stati analizzati nel dettaglio nel rapporto della relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati Francesca Albanese, From economy of occupation to economy of genocide (Dall'economia dell'occupazione all'economia del genocidio), pubblicato nel 2025.
Campagne BDS Il BDS agisce attraverso campagne di sensibilizzazione e di boicottaggio lanciate dal movimento o dalle associazioni ad esso affiliate o sostenute dal movimento. In Italia, BDS promuove campagne specifiche che coinvolgono la società civile, il mondo accademico, culturale, economico e sportivo. Le iniziative si concentrano nel denunciare le complicità di aziende, istituzioni e soggetti culturali con le politiche di occupazione, colonialismo e apartheid israeliane. Le campagne sono portate avanti a livello nazionale e locale e coinvolgono numerose associazioni, sindacati, gruppi studenteschi e attivisti. Le principali campagne BDS attive in Italia sono la campagna per il boicottaggio di prodotti e aziende, la campagna Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana (SPLAI), la campagna embargo, la campagna per il boicottaggio sportivo e la campagna per il boicottaggio accademico.
BDS promuove il boicottaggio anche invitando a non acquistare i prodotti identificati dall'app Boycat, che ha stretto una partnership con BDS.
Campagne di boicottaggio contro aziende e prodotti Una delle principali strategie di BDS Italia è il boicottaggio di aziende che traggono profitto dall’occupazione israeliana o che hanno legami diretti con le colonie illegali nei Territori Palestinesi Occupati. Il movimento sostiene che queste imprese non solo violano il diritto internazionale, ma contribuiscono attivamente a perpetuare la situazione di oppressione e discriminazione a danno del popolo palestinese. Una delle caratteristiche distintive della strategia di BDS Italia è l'approccio mirato al boicottaggio, che si concentra su aziende e istituzioni che traggono profitto direttamente dall'occupazione israeliana o che sono complici nelle violazioni dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati. A differenza di un boicottaggio indiscriminato, che potrebbe avere un impatto limitato e poco mirato, il boicottaggio selettivo mira a colpire specifiche entità che supportano attivamente le politiche dell'occupazione. Questa strategia è volta a esercitare una pressione diretta su attori economici e politici che contribuiscono a perpetuare la situazione di oppressione nei confronti dei palestinesi, in linea con il diritto internazionale.
Tra le principali aziende coinvolte nelle campagne di boicottaggio, vi è Carrefour, una multinazionale della grande distribuzione che è stata accusata di collaborare con aziende israeliane operanti nelle colonie illegali. In particolare, Carrefour è accusata di mantenere filiali e punti vendita in insediamenti come Modi’in-Maccabim-Re'ut, un'area che è considerata illegale secondo il diritto internazionale, in quanto costruita su terre occupate. La campagna contro Carrefour è stata lanciata da BDS Italia nel 2024, con l'obiettivo di fare pressione sull'azienda affinché interrompa la sua collaborazione con partner israeliani complici nell’occupazione. La campagna ha visto azioni pubbliche, sit-in, e giornate di mobilitazione, durante le quali attivisti hanno distribuito volantini e organizzato presidi davanti ai punti vendita della catena per sensibilizzare i consumatori italiani sui legami di Carrefour con l’occupazione israeliana. BDS Italia ha anche esortato i consumatori a non fare acquisti in negozi Carrefour fino a quando l'azienda non avesse cessato ogni forma di cooperazione con gli insediamenti illegali israeliani.
Un’altra campagna significativa di BDS Italia è quella contro la multinazionale farmaceutica Teva, lanciata nell’agosto del 2024 in collaborazione con il gruppo "Sanitari per Gaza". Teva è accusata di trarre profitto dall'occupazione israeliana, in particolare per il suo coinvolgimento nella fornitura di farmaci e prodotti sanitari utilizzati nei Territori Palestinesi Occupati. Inoltre, Teva è accusata di collaborare direttamente con le forze armate israeliane, che utilizzano i suoi prodotti per mantenere il controllo su Gaza e altre aree occupate. La campagna "Teva? No, grazie!" ha portato attivisti e gruppi di solidarietà con la Palestina a mobilitarsi con azioni mirate per sensibilizzare il pubblico sulla responsabilità dell'azienda israeliana nei crimini di guerra e nelle violazioni dei diritti umani. In particolare, sono stati organizzati eventi di protesta, incontri informativi e raccolte firme per chiedere la cessazione delle attività di Teva nelle aree occupate. Inoltre, BDS Italia ha invitato i consumatori italiani a non acquistare prodotti legati all’azienda, tra cui farmaci generici, e a boicottare le sue filiali.
Un'altra grande impresa coinvolta nelle campagne di boicottaggio è Zara, la catena di moda di proprietà del gruppo Inditex. Zara è stata oggetto di proteste in tutto il mondo, inclusa l’Italia, per il suo sostegno a politici israeliani di estrema destra che hanno preso posizione contro i diritti dei palestinesi e contro ogni possibilità di una soluzione pacifica del conflitto israelo-palestinese. La campagna contro Zara è legata ai legami tra alcuni dei suoi franchisee e politici che sostengono apertamente l'espansione delle colonie israeliane nei Territori Occupati e che sono accusati di promuovere politiche discriminatorie nei confronti dei palestinesi. BDS Italia ha organizzato presidi e manifestazioni in diverse città italiane per denunciare questi legami e fare pressione sulla compagnia affinché prenda le distanze da queste politiche. Durante le mobilitazioni, sono stati distribuiti volantini informativi e organizzati eventi pubblici per sensibilizzare i consumatori italiani sulle implicazioni politiche e morali di acquistare prodotti da un'azienda che, secondo il movimento, supporta indirettamente l'occupazione israeliana.
Oltre a Carrefour, Teva e Zara, altre aziende e marchi noti sono stati oggetto di boicottaggio mirato da parte di BDS Italia. Tra queste figurano importanti aziende tecnologiche come HP, Dell, Siemens e Intel, accusate di fornire tecnologie e servizi utilizzati nell'ambito dell'occupazione israeliana e nelle colonie illegali. Altri marchi coinvolti nel boicottaggio includono la compagnia assicurativa AXA, accusata di investire in aziende che sostengono l'occupazione, e le catene di fast food McDonald's e bevande Coca-Cola, che hanno legami economici con Israele. Il marchio di acqua frizzante Sodastream è stato oggetto di boicottaggio per la sua produzione in una colonia israeliana in Cisgiordania. Inoltre, aziende come RE/MAX, accusata di vendere proprietà nelle colonie, Disney, e il marchio sportivo Reebok sono stati inclusi nelle campagne per le loro relazioni con Israele o per il supporto a politiche israeliane contro i palestinesi. Anche Airbnb e Booking.com sono stati inseriti nelle campagne di boicottaggio, in quanto promuovono strutture ricettive situate nelle colonie nei territori palestinesi occupati. BDS Italia sollecita i consumatori a non supportare queste imprese fino a quando non interromperanno il loro sostegno all'occupazione israeliana.
Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana (SPLAI) La campagna "Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana (SPLAI)" è nata per creare una rete di luoghi fisici e associativi sul territorio italiano che si impegnano a non intrattenere rapporti di collaborazione, sponsorizzazione o scambio con aziende, istituzioni o enti complici delle politiche israeliane nei confronti della popolazione palestinese. Questi spazi includono circoli, associazioni, librerie, locali, collettivi, studi professionali, attività commerciali e centri sociali. Ogni spazio SPLAI si impegna a non acquistare né vendere prodotti o servizi di aziende israeliane o internazionali coinvolte nell’occupazione e nelle violazioni dei diritti umani dei palestinesi; a non ospitare o partecipare a eventi culturali, accademici o sportivi con istituzioni o rappresentanti dello stato di Israele, o eventi finanziati o sponsorizzati da istituzioni israeliane; a diffondere consapevolezza sulle violazioni dei diritti umani e sui criteri della campagna esponendo il logo e diffondendo il materiale della campagna nelle proprie sedi e tramite i propri strumenti di comunicazione. A luglio 2025 la campagna ha superato i 500 spazi aderenti in tutta Italia. Anche ARCI nazionale ha aderito alla campagna, invitando i suoi circoli territoriali a unirsi alla rete.
Campagna per l’embargo militare BDS Italia partecipa alla campagna internazionale per l'embargo militare a Israele, chiedendo che l'Italia e altri paesi cessino ogni cooperazione militare e commerciale nel settore degli armamenti con Israele. La campagna fa leva sulla legge 185/90 che regolamenta l’esportazione di armi, chiedendo che l’Italia non venda armi a paesi coinvolti in conflitti o gravi violazioni dei diritti umani. In particolare, BDS Italia chiede che vengano fermate le esportazioni di armi verso Israele, accusato di utilizzare tecnologie e armamenti forniti da paesi europei, inclusa l'Italia, per perpetuare la sua occupazione militare e le violazioni dei diritti umani nei confronti della popolazione palestinese.