Dionisio I, suo padre, la fece sposare in prime nozze con Tearide e, quando questi morì, fu sposata in seconde nozze con Dione. Durante l'esilio di quest'ultimo, Arete venne costretta dal fratellastro Dionisio II a divorziare dal marito e sposarsi nuovamente con il mercenario Timocrate, comandante della cittadella di Ortigia..Lo storico e giurista siciliano, Vito La Mantia, sottolinea come le seconde nozze di Arete con Timocrate siano la testimonianza che nella Siracusa dorica era legale sciogliere un matrimonio, ovvero divorziare. Poiché se così non fosse stato, continua La Mantia, le seconde nozze di Arete con Timocrate - se pur nate da costrizione - avrebbero suscitato enorme scandalo, e oltre ad apparire nulle agli occhi della legge, Arete sarebbe passata per un'adultera e non per la moglie di Timocrate (La Mantia, Storia della legislazione civile e criminale in Sicilia epoca antica, 1858, pp. 131-132).

Arete ebbe due figli da Dione; il primo, Ipparino (detto Areteo), morto suicida giovane, e il secondo figlio, di cui non si conosce il nome, che morì insieme a lei durante la congiura ordita dagli uomini del tiranno Iceta di Leontini.

Biografia Le origini e i primi anni

Arete era figlia del dinasta Dionisio I e di Aristomache (la sorella di Dione). Gli altri figli di Dionisio e Aristomache erano Ipparino, Niseo e Sofrosine, futura moglie di Dionisio II. Dionisio ebbe tre figli dalla locrese Doride: Ermocrito, Dicaiosine e Dionisio II.Platone, Dialoghi politici/Lettere, 2004, n. 99.

Arete era nipote per parte di madre degli zii Eurimene, Megacle, oltre che dello stesso Dione.Per approfondire le origini della famiglia del dinasta Dionisio I di Siracusa vd. F. Muccioli, Dionisio II: storia e tradizione letteraria, Bologna, CLUEB, 1999, p. 92. Per parte di padre era nipote di Teste (sorella di Dionisio e moglie di Polisseno, fratello esiliato della moglie di Ermocrate), Leptine e Tearide (a quest'ultimo Arete andrà poi in sposa).F. Adorno,Tutte le opere di Platone, a cura di Enrico V. Maltese, Roma, Newton, 2013, n. 33.

Il padre e tiranno, Dionisio I, voleva inizialmente un maschio come primo erede datogli dalla siracusana Aristomache. Ma le sue aspettative furono disattese quando la donna per ben sei anni non gli diede alcun figlio,Si veda al riguardo l'aneddoto di Plutarco secondo il quale la donna non poteva restare incinta perché la suocera locrese di Dionisio I (la madre di Doride), somministrava alla siracusana dei filtri che la rendevano sterile. Per questo motivo, la suocera venne condannata a morte. Tuttavia l'episodio è stato fortemente messo in dubbio dagli storici moderni, i quali sostengono che Plutarco sia caduto nell'inganno della propaganda anti-tirannica che vi era nei confronti dei due Dionisi. Cfr. F. Muccioli, Dionisio II: storia e tradizione letteraria, Bologna, CLUEB, 1999, p. 96. e quando partorì diede alla luce una femmina, Sofrosine, e in seguito nacque un'altra femmina, Arete. Solo molti anni dopo nacquero i due figli maschi (appartenenti al ramo siracusano di Aristomache); Ipparino e Niseo.

Ipotesi sul nome

Arete era un nome comune nell'antica Grecia, tuttavia gli studiosi si sono domandati come mai il tiranno Dionisio I scelse proprio questo nome per chiamare la sua secondogenita da parte siracusana. La curiosità nasce perché nello stesso periodo, alla corte dionisiana, nacque un'altra bambina con questo nome; Arete di Cirene figlia del filosofo Aristippo. C. A. Folcke (Dionysius and Philistus: The Tyrant and the Historian, 1973) ha sostenuto che Dionisio I si ispirò alla figlia del filosofo per scegliere questo nome. Aristippo quindi ricambiò la cortesia scrivendo il dialogo Sulla figlia di Dionisio.Diog. Laert., II, 84, il quale però sostiene che possa essersi trattato solo di una coincidenza se le figlie di Aristippo e Dionisio ebbero lo stesso nome. Ma altri studiosi ritengono invece che sia avvenuto l'opposto; ovvero che sia stato Aristippo che per ingraziarsi il tiranno abbia chiamato la propria figlia come quella di Dionisio.Gabriella Ottone, Libyka: testimonianze e frammenti, 2002, p. 51.

Tra l'altro i nomi dei figli di Dionisio I avrebbero celato tutti un fine propagandistico del dinasta. Mentre nei figli maschi tale propaganda onomastica sarebbe stata più ricercata,Per approfondire l'argomento su Dionisio e il nome dei figli maschi, e su Dionisio e il culto del tiranno vd. F. Muccioli, I Siracusani, Dione e l'Herrscherkult, "Simblos. Scritti di storia antica", 1997. nelle figlie femmine essa era diretta ed immediata: i nomi Sophrosyne, Areté e Dikaiosyne sono degli nomina-omina ("il nome è un presagio") hanno tutti un significato virtuoso, significano infatti in ordine Saggezza, Virtù e Giustizia. Arete avrebbe quindi rappresentato la virtù perseguita dal padre.Domenico Musti sottolinea che Dionisio I diede alle figlie i nomi di tre delle quattro virtù etiche:

Sposa di Tearide

Seguendo dunque la sua politica matrimoniale, Dionisio fece sposare le sue figlie in età molto giovane, con i membri della sua stessa famiglia:

Il matrimonio con Dione La posizione di Arete e il contesto storico

Arete in quanto moglie del consigliere più importante del regno dionisiano, visse di riflesso la delicata posizione del marito sotto il comando del fratellastro Dionisio II.

Quando la situazione nella polis degenerò e Dione si ritrovò esiliato in Grecia, Arete scrisse insieme alla madre, nonché sorella di suo marito, delle missive nelle quali esortava Dione ad esaudire le richieste del tiranno, il quale in quel momento altro non bramava che veder ritornare il filosofo Platone alla sua corte. Quando l'ateniese compì il suo terzo e ultimo viaggio a Siracusa, le aspettative di tutti erano altissime, e sopra ogni cosa il motivo del viaggio doveva essere la mediazione per il ritorno dall'esilio di Dione, ma ciò non avvenne. Nonostante le richieste quotidiane di Platone, Dionisio II ignorò l'argomento e alla fine abbandonò ogni buon proposito lasciando Platone alla mercé dei suoi mercenari, i quali volevano ucciderlo, e si ritenne necessario l'intervento di un'ambasceria mandata da Archita di Taranto e dell'Accademia platonica, per permettere al filosofo di ritornare in patria.

La vicenda precipitò ulteriormente quando Dionisio II vendette tutti i beni del marito Dione e forzò Arete a divorziare da esso per unirsi in matrimonio, verso il 360-357 a.C., con un mercenario amico del fratellastro, tale Timocrate.Sulla data vd. Questa forzatura rappresentò per Dione il motivo scatenante della guerra, il casus belli che lo spinse a intraprendere una lotta decisa contro la tirannide dionisiana.L. J. Sanders nel suo testo dedicato a Dione si dice contrariato dalla versione degli antichi che vorrebbero far credere che il matrimonio forzato di Arete con Timocrate sia stato la causa scatenante della guerra, poiché egli sostiene che le vere cause risiedano nelle complicazioni sorte durante il terzo viaggio di Platone in Sicilia: «He literally trasforms what in Plutarch is final insult into a veritable casus belli.» ().

La nascita di Ipparino Il figlio di Dione e Arete si pensa debba essere nato intorno al 370 o 368 a.C.,Per la data alta Giorgio Pasquali, Le lettere di Platone, 1967, p. 24-26 e per quella bassa . pochi anni prima dell'esilio del padre avvenuto nel 366 a.C.Martin Dreher, Barbara Scardigli, Dione, 2000, p. 131. Nonostante vi sia accordo nel chiamarlo Ipparino, il nome del bambino rimane comunque incerto, poiché le fonti antiche non sono concordi tra esse nell'appellarlo. Plutarco lo chiama Ipparino seguendo come fonte Timonide, ma specificando che Timeo di Tauromenio lo chiama Areteo; nome derivatogli dalla madre Arete. Nonostante ciò, Plutarco afferma che preferisce fidarsi di quel che dice Timonide, poiché è in più strette relazioni con il padre del bambino. Ipparino quindi sarebbe stato chiamato così in onore del nonno; il padre di Aristomache e di Dione, quell'Ipparino che tanto rappresentò per l'inizio della tirannide dionisiana.Dialoghi politici/Lettere di Platone, 2013, n. 99.Altra ipotesi logica è che Ipparino venisse soprannominato Areteo per distinguerlo dal fratellastro di Dionisio II, Ipparino figlio di Dionisio I e di Aristomache (per approfondire vd. e ampia bibliografia posta in nota).

Anche Platone parlando del figlio di Arete non pronuncia mai il suo nome. Particolare che ha fatto interrogare lo studioso G. Pasquali nella sua opera incentrata appunto sulle lettere platoniche:

Platone anche quando è certo che si stia rivolgendo al figlio dei due siracusani, evita sempre di indicarne il nome.Analizzando la Lettera VIII, Domenico Musti evidenzia alcuni dei concetti politici di Platone, nei quali figura anche il figlio di Arete, come parte fondamentale della «troika» che avrebbe dovuto governare Siracusa:

Cornelio Nepote attesta che questo bambino crebbe alla corte dionisiana e venne volontariamente fuorviato da Dionisio II, il quale voleva far pagare a Dione lo scotto della guerra educando il figlio del nemico secondo una dissennata vita aristocratica..

Il matrimonio forzato con Timocrate La consultazione di Platone

Plutarco racconta che dopo l'esilio di Dione, Platone ebbe da Dionisio II l'incarico segreto di informarsi, una volta giunto ad Atene, su delle voci, forse messe in giro dai nemici di Dione, le quali sostenevano un certo malcontento del cognato nei confronti della moglie. In base a ciò Dionisio II nutriva l'idea di far sposare Arete con un altro uomo. Ma Platone dopo che ebbe questo colloquio con il suo discepolo, scrisse una lettera al tiranno nella quale lo informava che Dione sarebbe stato assolutamente contrariato da una simile mossa.Nel suo colloquio con Dione, avvenuto alle Olimpiadi del 360 a.C., Platone non fa menzione del matrimonio forzato con Timocrate, per cui l'unione tra i due dovrebbe essere avvenuta posteriormente a quella data (H. Berve, Dion, Wiesbaden 1956, p. 800).

Arete e il confronto tra i due Dionisi

Lo storico di Cheronea a questo punto della Vita di Dione formula un paragone tra il comportamento di Dionisio I e del figlio Dionisio II. Egli dice che mentre il padre si mostrò comprensivo nei riguardi della sorella Teste, quando questa venne coinvolta nella vita politica di corte, altrettanto non fece il figlio con la sua sorellastra, poiché Dionisio II non riuscì a lasciare Arete fuori dalle faccende pubbliche del regno, usandola per ferire il nemico. Plutarco rimprovera quindi al tiranno una eccessiva dissolutezza..

Ultimi anni La riconciliazione con Dione

Durante la guerra civile Arete scrisse una lettera al marito, che gli venne consegnata insieme a quella della madre Aristomache e del figlio Ipparino (anche se questa si scoprì essere stata poi scritta per mano di Dionisio II). Il tiranno rivolgendosi a Dione, minacciò di gravi ripercussioni la sorella, la moglie il figlio di questi se non si fosse arreso e non si fosse posto dal lato della tirannide.

Le ostilità non cessarono e Dionisio II dopo la morte di Filisto decise di lasciare la polis per cercare riparo in Italia, presso Locri Epizefiri.Cornelio Nepote così espone i fatti: Lasciò il comando a suo figlio Apollocrate, e tra gli altri a Timocrate, marito di Arete. Dionisio II diresse i mercenari dalla sua nuova postazione italica.

Dopo varie lotte, e sanguinose rappresaglie ai danni del popolo, Dione al comando dei suoi uomini riuscì a penetrare nella rocca del tiranno, segnando la fine della guerra civile. L'incontro tra Dione, Arete e la sua famiglia viene descritto da Plutarco in questi termini:

La morte di Dione