Con letteratura greca tardo imperiale si intende la letteratura del periodo successivo a quello alto imperiale, il cui inizio è convenzionalmente fissato nel 285 (anno in cui Diocleziano istituì la Tetrarchia) e la cui fine coincide con la chiusura della Scuola di Atene stabilita da Giustiniano I nel 529. La letteratura greca di età successiva viene convenzionalmente definita letteratura bizantina.
Contesto storico
Nel 330 Costantino I decise di spostare la Capitale dell'Impero romano a Costantinopoli, in Tracia, in un'area ellenofona. Quando l'Impero venne diviso in due parti, occidentale e orientale, Costantinopoli divenne la Capitale della parte orientale. Mentre la parte occidentale crollò nel 476, la parte orientale sopravvisse fino al 1453, rinnovandosi e trasformandosi in quello che oggi viene convenzionalmente chiamato Impero bizantino (va precisato che è una convenzione storiografica: i Bizantini definivano sé stessi “Romani” (“Romaioi”) e chiamavano il proprio stato “Impero romano” (“Basileia ton Romaion”), erano riconosciuti come “Romani” (“Rum”) anche da Arabi e Turchi, mentre gli europei lo chiamavano “Impero greco” (“Imperium graecorum”); il termine “Impero bizantino” fu inventato dagli studiosi rinascimentali solo dopo la caduta di Costantinopoli, e fu poi diffuso dagli Illuministi in senso dispregiativo).
Lingua
Ancora nel VI secolo, la lingua ufficiale dell'Impero Romano d'Oriente era il latino: in latino venivano redatti i documenti ufficiali, in latino venivano pronunciati i discorsi di maggiore importanza, in latino si celebravano le maggiori funzioni religiose. Il greco era la lingua popolare nella sua forma di dimotikì, parlata dalla maggior parte dei sudditi, e divenne lingua ufficiale dell'Impero solo a partire dal VII secolo, quando, con l'avvento di Eraclio I,verrà superata la fase "tardoromana" per accedere a quella propriamente "bizantina".
I letterati romano-orientali del periodo tardo-imperiale utilizzavano, come già i letterati dell'epoca precedente, come lingua letteraria la Koinè, la lingua letteraria comune derivante dall'attico che, a partire da Alessandro Magno, gradualmente aveva soppiantato gli antichi dialetti greci locali. Nel II secolo, alcuni puristi indignati delle impurità della koinè rispetto al vero attico, a causa della presenza di termini derivanti da altri dialetti, tentarono di espurgare dalla koinè molti termini derivanti dagli altri dialetti, in modo da restaurare l'attico corretto. I letterati romano-orientali continuarono per secoli a scrivere le proprie opere usando l'attico e la koinè, nonostante il linguaggio popolare fosse ormai diventato radicalmente diverso. Parimenti, inserivano nelle loro opere citazioni da autori classici come Erodoto e Tucidide. Dal punto di vista della lingua utilizzata, non vi furono particolari innovazioni, rimanendo fedeli alla lingua utilizzata nelle opere dell'età classica.
Produzione
Epica
Fra il III e il V secolo ci fu una rinascita dell'epica con Quinto Smirneo, poeta elegante ma prolisso, e Nonno di Panopoli, il cui poema sulle avventure di Dioniso è l'opera di maggior rilievo in quel periodo. Alla fine del V secolo Museo scrisse un poemetto sulla storia di Ero e Leandro.
Nonno di Panopoli fu autore in particolare delle Dionisiache (Dionysiaca), uno dei più lunghi poemi epici della letteratura mondiale: è diviso in 48 canti e si estende per circa 25.000 versi. Narra della vittoriosa spedizione del dio Dioniso in India contro il re Deriade; ma questa è preceduta dal lungo racconto della nascita del dio e della sua giovinezza. Un pathos avvolge tutta l'opera. Come la vicenda è ricca di episodi che suscitano molte emozioni, così la lingua richiama numerosi poeti classici: da Omero, ai lirici, ai tragici, ai poeti ellenistici; il metro usato è l'esametro.
Epistolografia Nella produzione letteraria tardo-antica di lingua greca il genere dell'epistolografia fu ampiamente coltivato, fondendo la tradizione classica a quella cristiana. A quest'epoca risalgono le raccolte epistolari di importanti personalità sia pagane (come Giuliano imperatore e Libanio) sia cristiane (come Sinesio di Cirene e Basilio di Cesarea).
Filosofia e politica
In età tardo-imperiale, in cui si assiste al prevalere di correnti gnostiche, e ad alcune rielaborazioni dell'aristotelismo, le principali novità sono rappresentate però dalla diffusione della religione cristiana, la cui affermazione giunge a compimento con la legalizzazione del culto da parte dell'imperatore Costantino (313); e dalla risposta "filosofica" e pagana a questo culto, rappresentato dai vari esponenti del neoplatonismo, i più importanti dei quali sono Plotino, Porfirio, Giamblico e Proclo.
Il neoplatonismo si impose come corrente dominante della tarda antichità e soppiantò le altre principali correnti filosofiche imperiali, soprattutto lo stoicismo e l'aristotelismo, ottenendo una posizione di egemonia non solo tra i filosofi pagani, ma anche tra i cristiani. Il dibattito intorno al platonismo e all'interpretazione che ne aveva dato Plotino portarono alla fondazione di diverse scuole, alcune delle quali concorrenti le une con le altre, che si situavano nei principali centri di insegnamento delle nuove dottrine.
Le principali scuole neoplatoniche pagane furono:Si tratta di scuole e correnti dai confini approssimativi, che seguono lo schema tracciato da Praechter, il quale distinse anche tre tendenze complessive: una filosofico-speculativa, seguita dalla scuola romana di Plotino, da quella di Siria e di Atene; un'altra di impronta teurgico-religiosa, facente capo alla scuola di Pergamo; e una terza più scolastica ed erudita presente nella scuola di Alessandria, e in seguito nei primi pensatori cristiani dell'Occidente latino (cfr. K. Praechter, Richtungen und Schulen im Neuplatonismus, in AA.VV., Genethliakon für C. Robert, 1910, pp. 105-156). scuola di Roma, fondata da Plotino e continuata dai suoi discepoli Porfirio e Amelio; scuola di Alessandria, che ebbe tra i suoi esponenti Olimpiodoro e la filosofa Ipazia; scuola siriaca, fondata da Giamblico, discepolo di Porfirio, che si distinse per la sua revisione delle teorie del fondatore e per il marcato recupero delle tradizioni neopitagoriche e della sapienza contenuta nel cosiddetto Corpus Hermeticum; scuola di Atene, legata con quella siriaca per il tramite di Prisco, i cui maggiori esponenti furono Plutarco di Atene e Siriano, e i cui risultati sono testimoniati dalle opere di Proclo; scuola di Pergamo, fondata da Edesio di Cappadocia e che ebbe nell'imperatore Giuliano uno dei principali rappresentanti. La Scuola di Atene cessò la sua attività nel 529, in seguito alla chiusura disposta dall'editto giustinianeo, mentre la scuola di Alessandria continuò fino agli inizi del VII secolo.G. Reale, Il pensiero antico, p. 476, Vita e Pensiero, Milano 2001.
È da ricordare che nell'età tardo-antica fiorirono commentarii di filosofi antichi del calibro di Platone e Aristotele, nonché raccolte di biografie di filosofi del passato, come le Vite dei sofisti di Eunapio.
Con Agostino d'Ippona e gli altri padri della Chiesa la religione cristiana si diffonde a tutti i livelli del potere temporale, grazie al consenso sempre crescente che riscuote presso i pagani, che decidono di convertirsi alla «buona novella». Assimilando la cultura pagana ne vengono respinti al contempo gli elementi ritenuti incompatibili con la nuova dottrina. Tramonta così, con l'editto di Giustiniano del 529 - che decreta la definitiva chiusura dell'Accademia di Atene - la filosofia greca: essa durò, pertanto, circa un millennio.
Letteratura erudita
I letterati della parte orientale dell'Impero romano provarono da sempre un enorme interesse per la filologia e per lo studio della lingua e letteratura classica. Essi innovarono poco la lingua utilizzata nella redazione delle proprie opere: essi continuarono ad utilizzare la koiné e l'attico, anche se il linguaggio popolare era ormai diventato radicalmente diverso. Nelle loro opere spesso utilizzavano gli autori classici come modelli perfetti da emulare, nella struttura, nella metrica, nello stile e nei contenuti. Tra i filologi dell'epoca è da ricordare Esichio di Alessandria (V secolo), lessicografo della lingua greca.
Letteratura greco-ebraica e cristiana
Nel periodo tardo-imperiale, essendo i loro testi sacri disprezzati dai letterati, gli autori cristiani avvertivano l'esigenza di dover dimostrare di poter competere alla pari con i loro contemporanei pagani in modo da poter dimostrare di “essere anch'essi i legittimi eredi della cultura ellenica”.Flusin, p. 286. Nel periodo tardo-imperiale, con l'ascesa del Cristianesimo come religione di Stato dell'Impero, sancita con l'editto di Tessalonica del 380, fiorirono numerosi teologi, spesso anche vescovi, di grande prestigio e abilità retorica, considerati tuttora dei Padri della Chiesa. Tra questi è necessario citare almeno Basilio Magno, Gregorio di Nissa, Gregorio Nazianzeno, Evagrio Pontico e Giovanni Crisostomo. L'età in cui vissero questi dotti teologi fu detta “età d'oro della patristica”. Essi riuscirono a competere alla pari con i coevi autori pagani, dimostrando di possedere una solida formazione retorica e filosofica, nonché di essere brillanti in eloquenza sacra, lettere, poesia, esegesi, trattati teologici, spirituali e ascetici. Le opere teologiche di quel periodo potevano essere apologetiche, esegetiche, dogmatico-polemiche. Le opere esegetiche riguardavano l'interpretazione della Bibbia. Le opere dogmatico-polemiche, invece, erano redatte con lo scopo di combattere le eresie confutandole.
In seguito al Concilio di Calcedonia del 451, la letteratura cristiana sembrò attraversare un periodo meno florido dal punto di vista letterario rispetto all'età d'oro della patristica. Probabilmente ciò è dovuto anche al fatto che con le dispute cristologiche del V secolo, essendo diventati i dibattiti teologici più tecnici, diminuì di conseguenza la cura della forma letteraria, essendo necessario utilizzare un linguaggio più tecnico. In questo periodo furono redatte importanti opere esegetiche, che raccoglievano e mettevano insieme brani ricavati dai più dotti commentatori della Bibbia in modo da fornire interpretazioni autorevoli dei passi del Vecchio e del Nuovo Testamento. Non vanno dimenticati i florilegi patristici. Anche se spesso e volentieri questi testi potevano risultare “tecnici e aridi”, fiorirono in questo periodo autori come Dionigi Areopagita, che si rese artefice di costruzioni teologiche “dall'audacia spesso sorprendente”.Flusin, p. 287. Nel VI secolo fiorirono inoltre gli Origenisti.