Il Grande Oriente d'Italia (abbreviato in GOI) è un'obbedienza massonica istituita ritualmente il 20 giugno 1805 a Milano.
È chiamata anche Grande Oriente d'Italia - Palazzo Giustiniani, dal nome dell'omonimo palazzo in via della Dogana Vecchia in Roma, sede dell'organizzazione dal 1901 al 1985 (tranne che durante il ventennio fascista).Una circolare del 14 aprile 1925 dichiarava:
È la più antica e numerosa istituzione massonica regolare italiana, con oltre 23.000 iscritti al 2018, e ha sede a Roma presso Villa del Vascello,https://www.grandeoriente.it/fotogallery/gallery/il-vascello/#goi-fotogallery
https://www.grandeoriente.it/wp-content/uploads/2015/05/Villa-il-Vascello-storia.pdf sul Gianicolo, teatro nel 1849 della difesa garibaldina della Repubblica Romana.
Storia Le origini nel XIX secolo e l'unità d'Italia
Il 16 marzo 1805 è la data nella quale venne ufficialmente fondato a Milano il Supremo Consiglio d'Italia del Rito scozzese antico ed accettato, Secondo lo storico Aldo A. Mola "Il 16 marzo 1805 fu istituito a Parigi il Supremo consiglio del Rito scozzese "per l'Italia".[...] Orbene, quel Supremo Consiglio venne creato quale strumento politico di Napoleone mentre stava per installare [...] il figlio adottivo Eugenio di Beauharnais a viceré d'Italia. Quel Supremo consiglio [...] a sua volta istituì il Grande Oriente con sede a Milano." Aldo A. Mola, "Affari massonici", in: Marco Iacona, Il Maestro della Tradizione: Dialoghi su Julius Evola, Napoli, Controcorrente, 2008, p. 94. per opera del conte francese Alexandre François Auguste de Grasse Tilly. Egli agì in virtù dei poteri conferitigli dal Supremo Consiglio di Charleston (il primo Supremo Consiglio del Rito scozzese antico e accettato); con lui vi erano altri confratelli francesi ed italiani. Il 20 giugno dello stesso anno ebbe luogo il primo cerimoniale rituale.
Nell'atto di costituzione del Supremo Consiglio d'Italia vi era espressamente riportato: «Il Supremo Consiglio d'Italia crea e costituisce di sua sovrana autorità una Gran loggia generale in Italia sotto la denominazione di Grande Oriente del rito scozzese antico ed accettato». Era questa la nascita dell'attuale Grande Oriente d'Italia, il quale venne istituito ritualmente il 20 giugno 1805 per opera degli stessi fondatori del Supremo Consiglio. In quell'occasione venne eletto come Sovrano Gran Commendatore il viceré d'Italia Eugenio di Beauharnais e come Gran Cancelliere il principe Gioacchino Murat. Grande Esperto all'atto della fondazione fu il giurista e filosofo Gian Domenico Romagnosi.Vittorio Gnocchini, L'Italia dei Liberi Muratori, Mimesis-Erasmo, Milano-Roma, 2005, pp. 238-239. Il 20 giugno 1805 è tutt'oggi la data considerata dal Grande Oriente d'Italia come il momento in cui ebbe inizio la storia dell'Ordine.
Dopo la caduta del Regno d'Italia, il Supremo Consiglio di Milano si sciolse. Si dovette attendere l'ottobre 1859 per rivedere nuovamente in vita il Grande Oriente italiano. Quel giorno infatti sette confratelli diedero vita alla loggia "Ausonia",. embrione e primo nucleo storico di quello che divenne ufficialmente il "Grande Oriente" italiano, il 20 dicembre 1859.. La prima sede fu stabilita presso la casa del fratello Felice Govean, in via Stampatori 8 a Torino.. Primo Gran Maestro ad interim fu Filippo Delpino, già primo Maestro venerabile della loggia "Ausonia".
La prima assemblea costituente del Goi fu organizzata il 20 dicembre 1860. I primi problemi da affrontare erano quelli dell'eccessiva frammentarietà della massoneria italiana: diverse logge nel territorio italiano erano infatti ancora legate all'obbedienza del Grande Oriente di Francia.."Il punto interessante è che anche in età napoleonica in Italia non vi fu una sola organizzazione massonica: vi erano le logge direttamente all'Obbedienza del Grande Oriente di Francia, quelle del neonato Grande Oriente (controllate dal Supremo Consiglio suddetto), un Grande Oriente del Regno di Napoli (istituito da Giuseppe Bonaparte, che poi passò la mano a Gioacchino Murat) e una miriade di altre organizzazioni e logge indipendenti. La Sicilia, mai agguantata da Napoleone, era sotto controllo inglese, vale a dire dei massoni all'obbedienza delle due organizzazioni che (le divisioni non sono una specialità della sola Italia), nel 1813 dettero vita alla Gran Loggia Unita d'Inghilterra." Aldo A. Mola, "Affari massonici", in: Marco Iacona, Il Maestro della Tradizione: Dialoghi su Julius Evola, Napoli, Controcorrente, 2008, p. 94."Nei primi anni Sessanta in Italia coesisterono Obbedienze diverse, in lotta continua fra loro. A Palermo un Supremo Consiglio arroccato su rivendicazioni di primogeniture inesistenti, a Napoli il Grande Oriente Napoletano di Domenico Angherà, teso a dimostrare a sua volta di avere avuto per padre putativo Pitagora, si contesero aspramente l'esclusiva del rito che praticavano, lo scozzese. Lo fecero richiamandosi a tradizioni vetuste e fumose. È nostra convinzione che combattessero solo per avere la supremazia sul territorio in cui operavano. A Torino il Grande Oriente Italiano, che si appoggiava sui 3 gradi del Rito Simbolico, fu l'unico a raggiungere una struttura definibile nazionale ed è da considerare il germe della Massoneria peninsulare intesa come componente di un'unica entità politica." Luigi Polo Friz, Lodovico Frapolli. I fondamenti della prima Massoneria italiana, Carmagnola, Ed. Arktos, 1998, p. 11.
Nel 1864, le varie comunioni massoniche, denominate "grandi logge" o "grandi orienti", fiorite, all'epoca, sul suolo italiano, segnatamente il Grande Oriente di Napoli, il Grande Oriente di Torino e il Grande Oriente di Palermo, in una riunione costituente tenutasi a Firenze tra il 21 e il 24 maggio, in previsione del trasferimento della capitale italiana in quella città, si fusero in un unico Grande Oriente d'Italia, a capo del quale venne eletto come Gran Maestro Giuseppe Garibaldi.
Non tutti concordarono però sull'unificazione delle sedi dei supremi consigli a Firenze: i vertici di Torino, quelli di Palermo e di Napoli erano contrari al trasferimento. Comunque, il 15 ottobre 1865, dopo il trasferimento della capitale a Firenze, anche il Grande Oriente italiano vi si trasferì e da quel momento entrò in uso definitivamente ed esclusivamente la nomenclatura "Grande Oriente d'Italia".
Nel 1870 il Grande Oriente d'Italia, dopo gli eventi di Porta Pia, si trasferì a Roma. In quel periodo esistevano in Italia ben quattro "supremi consigli": quello di Roma, quello di Napoli, quello di Palermo e quello di Torino, l'unico riconosciuto dalle giurisdizioni Sud e Nord. Ma tra il 1871 e il 1872 i supremi consigli di Napoli e di Palermo confluirono nel Supremo Consiglio di Roma.
Si era giunti ad un passo dall'unificazione di tutta la massoneria italiana. Tuttavia, si dovette attendere la scomparsa del Conte Aleksander Izenschmid de Milbitz, Sovrano gran commendatore del Supremo Consiglio di Torino, ostinato conservatore dell'autonomia del corpo torinese, e il subentro del suo successore, Timoteo Riboli, per vedere compiuta, nel 1887, anche la fusione di Torino col Supremo Consiglio di Roma, con cui si determinò anche la saldatura tra la tradizione discendente dal primo Grande Oriente italiano e la tradizione capitolina, nella figura di Adriano Lemmi con la sua duplice carica di "Sovrano gran commendatore" e di "Gran maestro".
Giuseppe Mazzoni e la loggia "Propaganda massonica"
Dopo la proclamazione del Regno d'Italia Stato unitario, era sorta l'esigenza, da parte del Goi, di salvaguardare l'identità degli affiliati più in vista, anche all'interno dell'organizzazione. Per tale motivo, l'adesione di questi ultimi era nota al solo Gran Maestro, risultandogli come iniziazione “all'orecchio”. Nel 1877 il Gran Maestro Giuseppe Mazzoni iniziò a stilarne un elenco denominato Propaganda massonica, costituendo ufficialmente la loggia in questione..
Adriano Lemmi (Gran Maestro dal 1885 al 1895), era stato iniziato alla loggia "Propaganda" già nel 1877, e contribuì a darle prestigio, riunendo al suo interno deputati, senatori e banchieri.
Tra gli iniziati o affiliati più famosi della fine del secolo XIX si ricordano: Agostino Bertani (1833),. Giosuè Carducci (1886),. Luigi Castellazzo (1888),. Giuseppe Ceneri (1885),. Giuseppe Aurelio Costanzo (1889),. Francesco Crispi (1880),. Nicola Fabrizi,. Camillo Finocchiaro Aprile,. Menotti Garibaldi (1888),. Pietro Lacava,. Ernesto Nathan (1893),. Aurelio Saffi (1885),. Gaetano Tacconi (1885). e Giuseppe Zanardelli (1889)..
Anche dopo la gran maestranza di Lemmi, la loggia Propaganda massonica continuò a rappresentare un riferimento importante nell'organizzazione del Grande Oriente.
Tra gli affiliati dell'inizio del XX secolo si segnalano: Giovanni Ameglio (1920)Vittorio Gnocchini, cit., p. 12., Mario CevolottoVittorio Gnocchini, cit., p. 71., Eugenio Chiesa (1913)Vittorio Gnocchini, cit., p. 72., Alessandro Fortis (1909)Vittorio Gnocchini, cit., p. 128., Gabriele Galantara (1907)Vittorio Gnocchini, cit., p. 135., Arturo Labriola (1914)Vittorio Gnocchini, cit., p. 160. e Giorgio Pitacco (1909)Vittorio Gnocchini, cit., p. 224..
Le figure di Ernesto Nathan ed Ettore Ferrari
A Lemmi succedette, nel 1896, l'ebreo mazziniano Ernesto Nathan, di origine inglese ed in seguito naturalizzato italiano. In reazione alle posizioni politiche moderatiste del nuovo gran maestro, che si era distanziato dai repubblicani e aveva vietato alle logge di intervenire in forma ufficiale ai congressi dei liberi pensatori, Malachia De Cristoforis, maestro venerabile della Loggia "Cisalpina" di Milano, fondò con altre logge del Nord Italia (milanesi, lombarde, bergamasche) il "Grande Oriente Italiano" di Milano, che arriverà presto a contare una cinquantina di logge e che il 24 aprile 1898 sarà riconosciuto ufficialmente dal "Grande Oriente di Francia", il quale romperà le relazioni col Grande Oriente d'ItaliaAndré Combes, "L'unificazione italiana nell'opera dei massoni francesi", in: La liberazione d'Italia nell'opera della massoneria, Atti del convegno di Torino, 24-25 settembre 1988, a cura di Aldo A. Mola, Foggia, Bastogi, 1990, p. 69.. Nathan lasciò la Gran maestranza per presentarsi - con successo - candidato a sindaco di Roma, a capo di una coalizione comprendente socialisti, repubblicani, radicali e liberal-democratici e le logge del "Grande Oriente Italiano" si riunificheranno con quelle del "Grande Oriente d'Italia" nel 1905, sotto il nuovo gran maestro Ettore Ferrari, scultore, autore del monumento a Giordano Bruno, in Campo de' Fiori a Roma, che impresse al Grande Oriente d'Italia un più netto orientamento radicale e anticlericale. Divenuto Gran maestro nel 1904, così delineò, nel suo discorso di insediamento, il ruolo che l'Obbedienza avrebbe dovuto ricoprire: «La massoneria non deve tenersi costantemente isolata e nell'ombra, ma scendere a contatto della vita, combattere alla luce del sole le sante battaglie dell'alta sua missione per la tutela della giustizia e per la grande educazione. Nuovi bisogni presentano nuovi problemi; nuovi problemi esigono nuove soluzioni; da nuovi doveri scaturiscono nuovi diritti. La massoneria non può, non deve chiudere gli occhi alla nuova luce, ma fissarla, scrutarla e dirigerla». Da convinto repubblicano, ad esempio, Ferrari, oltre alla tradizionale difesa della laicità della scuola e ai consueti temi anticlericali, propugnava un maggior impegno sui temi attinenti alla legislazione sociale.
La scissione di Piazza del Gesù e l'acquisto di Palazzo Giustiniani