Il sapore del sangue (Orion) è un romanzo di Deon Meyer del 2000.

Struttura Il romanzo è segmentato in 8 parti, ciascuna contenente dai 5 fino ai 19 capitoli. Le parti hanno come titolo delle date, ordinate a partire da giovedì 6 luglio, il Primo Giorno, fino ad arrivare a giovedì 13 luglio, la parte titolata Giorno decisivo. Motivo di una tale suddivisione è la stessa trama del romanzo, che vede il protagonista Zet van Heerden immergersi in una complicata indagine di omicidio col compito di recuperare un testamento andato perduto e, soprattutto, di farlo entro i termini una settimana, il tempo restante al processo definitivo in merito alla spartizione dei beni dell'ucciso.

Di pari passo col procedere della trama narrativa, si sviluppa inoltre un lungo flashback occupante svariati capitoli che, alternati ai capitoli ordinari, ripercorrono storia della vita del protagonista, che lo stesso - come si scoprirà alla fine - si prende cura di scrivere al computer per poi relazionare a un altro personaggio, Kara-An Rousseau, nei confronti della quale sarà di ciò debitore. A differenza della storia principale, i capitoli dell'analessi sono connotati da una narrazione in prima persona e dalla presenza di molte più sequenze riflessive, oltre alle ovvie inserzioni narrative.

Per quanto concerne le tematiche trattate, gli eventi rivissuti nel passato di van Heerden riguardano ogni aspetto intimo e pubblico della sua vita, dall'infanzia alla maturazione del metodo d'indagine nella carriera accademica e nella permanenza a Quantico, dalla descrizione della famiglia allo sconvolgente incidente riscontrato in servizio, dai casi affrontati durante la militanza nella polizia alla fugacità degli amori giovanili.

Trama Primo giorno. Giovedì, 6 luglio Durbanville, Città del Capo. Zet van Heerden è un ex ispettore della polizia, alcolista e dai modi sbrigativi e poco ortodossi, che, all'indomani di una rissa da bar, viene richiamato dalla cella in cui era stato rinchiuso per la notte dal suo avvocato Kemp, il quale gli affida un'indagine come investigatore privato per conto di un'altra giovane e brillante avvocatessa, Hope Beneke. Si tratta di un caso di dieci mesi prima, su cui la polizia aveva combinato ben poco: il 30 settembre dell'anno prima, moriva l'antiquario Johannes Jacobus Smit, legato con un filo di ferro a una sedia della cucina di casa propria, barbaramente torturato per mezzo di una fiamma ossidrica e quindi freddato con un proiettile sparato da un fucile d'assalto americano dritto alla nuca, in stile esecuzione, mentre la camera blindata della sua abitazione, dove custodiva quelle che dovevano essere ricche memorie del passato, veniva svaligiata e ripulita fino all'ultima banconota. Insieme al bottino, spariva anche il testamento che, sottoscritto alla polizia dallo stesso Smit, garantiva alla sua compagna di vita, Wilhelmina van As, una cospicua eredità, stimata attorno ai due milioni di rand. Esattamente una settimana dopo il loro incontro, si sarebbe svolta l'udienza decisiva in merito all'eredità, pertanto incarico di van Heerden sarà reperire il documento entro il breve e oppugnabile arco di sette giorni.

Il primo passo è quello di recarsi da Wilna van As per cogliere alcune informazioni su Jan Smit. La notte dell'omicidio la donna si trovava a Windhoek, in Namibia, per concludere degli affari. La van As conosceva Jan Smit da undici anni, e da dodici lavorava per lui nell'impresa di mobilia classica di sua proprietà, tenendo soprattutto la contabilità e occupandosi della gestione dell'ufficio. Il servilismo e la remissività della donna nei confronti di Smit, con il quale non si era sposata, erano tali da averla addirittura portata ad abortire il primo figlio. Per il resto, Smit viene descritto dalla convivente come un tipo riservato, schivo e, allo stesso tempo, diligente nel suo lavoro. La van As ammette di non essere mai stata a conoscenza di molti segreti del compagno, come ad esempio del materiale che conteneva nella cassaforte. Durante la sua permanenza in Namibia, la van As riferisce da ultimo di aver chiamato il marito per ragguagliarlo degli indirizzi a cui destinare i camion per i trasporti delle mobilie, di cui sempre avevano usufruito, indicando destinazioni e spedendo assegni per il pagamento.

Poco più tardi, a Bellville, presso la sezione Omicidi e Rapine della polizia, van Heerden chiede il parere di chi del caso si era già occupato l'anno passato, l'ispettore Tony "Torrone" O'Grady, che van Heerden non vedeva da quando aveva lasciato la polizia, ossia pressappoco cinque anni. O'Grady consente senza opporre resistenza all'ex poliziotto di consultare il rapporto della polizia sull'omicidio. Van Heerden viene inoltre a sapere da O'Grady alcuni dettagli ulteriori sull'indagine, in particolare che la Scientifica di Pretoria aveva rinvenuto nella cassaforte di Smit una striscia bianca, probabilmente il lembo di una fascetta usata per raccogliere il denaro in mazzette, che analisi più approfondite hanno rivelato si trattasse di dollari americani vecchi di un ventennio.

Secondo giorno. Venerdì, 7 luglio Van Heerden, annotate le informazioni ottenute sul taccuino, si reca alla Manie Meiring Trasporti, la compagnia che si occupava del convoglio dei mobili per conto dell'impresa di Smit. Il proprietario dell'azienda e la moglie, che ne è segretaria, raccontano che le spedizioni avvenivano sempre su pagamento in saldo mensile in via di assegno.

All'ufficio degli Affari Interni, van Heerden scopre che il codice del documento d'identità di Smit - che era accorpato ai documenti dell'indagine di O'Grady - è in realtà errato, e che corrisponde a quello di una certa signora Ziegler. Quando van Heerden fa capolino da Hope Beneke per informarla dell'avvenuto, l'avvocatessa sta pranzando in un ristorante insieme a una sua cliente, Kara-An Rousseau, gestrice del fondo di un'associazione di assistenza sociale. Van Heerden si irrita per la scarsa attenzione prestatagli da Hope, la quale ribatte con altrettanta stizza nei suoi confronti, ma Kara-An sembra tutt'altro che indignata per le maniere dell'investigatore, del quale rimane subito incantata. Poco dopo, a recarsi nello studio di Hope è la madre di Zet, Joan van Heerden, che all'oscuro del figlio, intende scusarsi con la donna del suo comportamento scontroso e impediente, lasciando intendere le pesanti sofferenze che sono gravate dalle sue spalle.

Recapitato l'ufficio dell'impresa di antiquariato e chiesto il documento d'identità di Jan Smit, Wilna van As porge a van Heerden uno scatolone, contenente un mucchio di certificati, tra contratti di proprietà delle case e registri contabili dell'azienda. Van Heerden decide di esaminarne alcuni, notando che l'impresa ha avuto un deciso picco di crescita nel dicembre 1983, dopo che era partita da un capitale iniziale di 15 000 rand e prima che venisse effettuato un passaggio di proprietà a cavallo tra il 1983 e il 1984. I registri, di pari passo col progresso tecnologico, si fanno più complessi di anno in anno, ma in nessuno di questi figura un attestato di effettuato acquisto delle case. Così van Heerden si impegna a verificare l'effettiva inesattezza del documento d'identità, Wilna van As a chiedere in banca i documenti dell'acquisto delle proprietà. Van Heerden si reca da Orlando Arendse, uno dei più emergenti boss della criminalità organizzata a Città del Capo. Questi afferma a colpo sicuro che il documento è un falso, probabilmente opera di Charles Nieuwoudt, un noto falsario al momento in carcere. Uscito in strada, riceve una telefonata di Wilna van As, che dice di non aver trovato nulla in banca che testimoniasse la concessione di un mutuo per l'acquisto delle case, ma di aver in compenso trovato i documenti dei passaggi di proprietà e le lettere degli avvocati, che subito si accinge, su esortazione di van Heerden, a spedire via fax all'ufficio di Hope Beneke.

Rincasato per la cena, Van Heerden è sorpreso dalla visita di Hope Beneke, venuta per consegnargli le lettere firmate dagli avvocati a ogni trasferimento di proprietà, che la van As le aveva opportunamente spedito, e che dovevano testimoniare a chiare lettere la presenza di mutui, prestiti, rate da pagare, laddove ce ne fossero. L'unica cosa che figurava erano i resoconti: 43'000 rand per la sede dell'impresa, 52'000 per la casa. Quindi, su richiesta di Hope, van Heerden le racconta quanto scoperto sul documento, facendo un riassunto di tutta la sua giornata, fino alle ultime illazioni. Hope si complimenta con Zet per il suo lavoro, dovendo comunque convenire con lo stesso van Heerden sul fatto che ancora non si sappia cosa fosse contenuto nella cassaforte.

Terzo giorno. Sabato, 8 luglio Riceve da Kara-An Rousseau un invito telefonico a una cena di gala che si sarebbe tenuta quella sera a casa sua con molti altri invitati, ma van Heerden declina l'offerta. Nel corso della mattinata, ottiene un incontro con il sovrintendente Leonard Viljoen della sezione Narcotici. Chiede informazioni sui traffici di stupefacenti nei primi anni ottanta, sospettando la cassaforte fosse stata usata da Smit per nascondere la droga accumulata in quel periodo, ma viene portato con l'aiuto di Viljoen a una deduzione ancora più plausibile: che la cassaforte fosse servita per ospitare diamanti. Giunge poco più tardi a Bothasig, quartiere del ceto medio di Città del Capo, per incontrare l'agente Mike de Villiers, esperto di armeria. Egli riferisce nel dettaglio ogni informazione sull'M16, il fucile adoperato per uccidere Smit, e arriva alla desunzione che, trattandosi di un'arma leggera ma pur sempre grossa e ingombrante, doveva essere alquanto scomoda da portare in un vicinato senza che fosse vista. Circa chi potesse essersene dotato, Mike ipotizza che potesse essere un mercenario, che contrattava con il mercato americano.

In un secondo momento van Heerden interroga i vicini, ma senza grandi risultati. Avvisa dunque Hope Beneke dell'intenzione di giungere a casa sua per fare mente locale sul caso. Hope gli dà l'indirizzo, e in breve Zet la raggiunge. Van Heerden, rassegnato, riconsegna fino all'ultima banconota l'anticipo versato da lei e da Kemp per l'indagine, sostenendo il caso irrimediabilmente chiuso per mancanza di prove. Hope chiarisce peraltro i meriti che spettano a van Heerden per il lavoro svolto. Ma tutt'a un tratto van Heerden ha come un'illuminazione: il caso ha origine non dieci mesi prima, al momento dell'omicidio, bensì nei lontani anni ottanta, allorché Jan Smit aveva dato una svolta alla sua vita. Si accorge dunque di aver interrogato fino ad allora le persone sbagliate, quelle che conoscevano l'uomo d'affari nel periodo attuale e non quello che Smit avrebbe potuto essere quindici anni prima. Ritornato di colpo da Hope, le espone l'idea di pubblicare sui giornali un annuncio che recasse una foto di Jan Smit, così che chi lo conosceva quindici anni prima poteva liberamente contattarli. Hope è soddisfatta della trovata di van Heerden, ma si rende conto che per rendere possibile una simile azione sarebbe stato necessario l'aiuto di Kara-An.

Così van Heerden insieme a Hope è costretto a farsi reinvitare alla sua cena. Ma questa si conclude in maniera del tutto inattesa: van Heerden, ripugnato dalla vanità degli ospiti e dei loro discorsi, finisce per azzuffarsi con un vecchio dottore che aveva criticato senza un minimo di fondamento le opere di Mozart.

Quarto giorno. Domenica, 9 luglio