Le elezioni presidenziali in Siria del 2014 si tennero il 3 giugno. Si è trattato delle prime elezioni presidenziali pluripartitiche da quando il Partito Ba'th si è impadronito del potere, ossia dal colpo di Stato del 1963. Nell'aprile 2014, il Presidente Bashar al-Assad aveva annunciato la sua candidatura per un terzo mandato presidenziale.

A causa della guerra civile, all'epoca la Siria aveva il più alto tasso di rifugiati al mondo, ed il voto per i rifugiati in certi Paesi esteri cominciò nelle ambasciate siriane molti giorni prima della data prestabilita per la Siria. Gruppi d'opposizione locali, ma soprattutto esteri, boicottarono le elezioni, ed il voto non si tenne in molte regioni sotto il controllo dei ribelli anti-governativi. Le aree sotto il controllo delle milizie curde impedirono lo svolgimento delle votazioni poiché il governo si era rifiutato di riconoscere l'autonomia regionale curda, ma alcuni si trasferirono nelle aree controllate dal governo per votare.

Alcuni gruppi di ribelli giurarono di boicottare le elezioni in qualunque modo possibile, anche attraverso il bombardamento dei seggi e delle aree controllate dal governo. Invece, l'Unione Islamica Ajnad al-Sham, la Legione Sham, l'Esercito dei Mujaheddin ed il Fronte Islamico dichiararono che non avrebbero colpito i votanti, ma invitarono le persone a restare nelle proprie abitazioni qualora il governo lo avesse fatto. In realtà, ben 50 persone morirono per via dei bombardamenti dei ribelli.

Le elezioni furono vinte da Bashar al-Assad, che pronunciò il giuramento per il suo terzo mandato presidenziale da sette anni il 16 luglio nel palazzo presidenziale di Damasco. Il Consiglio di cooperazione del Golfo, l'Unione europea e gli Stati Uniti d'America non riconobbero le elezioni, considerandole illegittime. I membri di questa coalizione sono stati accusati dal governo siriano di aver trasformato la guerra civile in un'invasione della Siria, violando la legge internazionale dell'ONU, e di fornire materiale e supporto finanziario ai gruppi terroristici. Il tentativo di organizzare delle elezioni nel corso di una guerra civile è stato criticato dal segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon, e secondo alcuni non ci sarebbero stati abbastanza controlli. Benché i governi di 30 Paesi abbiano dichiarato che le elezioni sono state "libere, chiare e trasparenti", gli studiosi considerano generalmente le elezioni del giugno 2014 come non democratiche e fraudolente, e con risultati fabbricati a tavolino.

Contesto Il Paese è in guerra civile dal 2011, e la sua popolazione si è divisa ampiamente, ma non interamente, in gruppi etnici e religiosi settari. Secondo l'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, la guerra avrebbe causato oltre 150 000 morti, un terzo della popolazione (circa 7 milioni di persone su 23) sarebbe stato dislocato e i rifugiati all'estero sarebbero circa 2,5 milioni. Tuttavia, non si tratta di dati certi, e l'Osservatorio non si è mai recato in Siria, poiché ha sede a Londra e si basa esclusivamente sui mezzi d'informazione britannici. D'altra parte, esso è gestito dall'oppositore Rami Abdulraham, ed è stato accusato da fonti progovernative di distorcere i fatti a scopo di propaganda antigovernativa e di non essere in generale credibile.

Un portavoce del Segretario Generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite Ban Ki-moon avvertì che nel contesto della guerra civile e del dislocamento dei cittadini siriani "elezioni di questo tipo sono incompatibili con la lettera e lo spirito del comunicato di Ginevra", e "danneggerebbero le prospettive di una soluzione politica con l'opposizione. Comunque, continueremo a cercare di costruire una soluzione alla tragedia in Siria". I ribelli siriani e le opposizioni si rifiutarono di partecipare alla conferenza di pace (l'ultimo obiettivo del comunicato di Ginevra), a meno che Assad non fosse rimosso dal potere e non gli fosse impedita per sempre la presidenza. I colloqui di pace erano falliti prima di incominciare, perché ciò che doveva essere un tentativo di negoziare divenne un semplice ultimatum. Il fallimento delle trattative di pace era in rigido contrasto con gli obiettivi dichiarati dall'ONU per risolvere il conflitto.

Rifugiati I 2,5 milioni di rifugiati siriani che avevano diritto di voto ebbero diverse difficoltà, e vi furono parecchie controversie. Centinaia di migliaia di rifugiati che ufficialmente non avevano abbandonato la Siria furono esclusi dalle operazioni di voto.

A Beirut, in Libano, che ospita circa 1,1 milioni di rifugiati siriani, le strade erano bloccate a causa dell'alto numero di rifugiati ed espatriati siriani che vivevano già in Libano che volevano votare presso le ambasciate siriane.

Voto dei rifugiati

Voto permesso I rifugiati siriani poterono votare presso le ambasciate siriane dei seguenti Paesi:

Algeria Armenia Austria Bielorussia Cina Cipro Cuba India Indonesia Iran (ospita i rifugiati siriani) Iraq (ospita i rifugiati siriani) Libano Malaysia Mauritania Nigeria Oman

Pakistan Polonia Repubblica Ceca Romania Russia Serbia Sudafrica Svezia Ucraina Venezuela Yemen

Voto proibito Le seguenti dieci nazioni non permisero che il voto dei rifugiati avvenisse nelle ambasciate siriane. Per permettere agli elettori di partecipare alle elezioni eludendo la proibizione, il governo siriano invito i rifugiati a tornare in Siria per votare. Queste decisioni da parte dei governi esteri furono plaudite dal Consiglio Nazionale Siriano, un'organizzazione dell'opposizione siriana illegale ed il principale nemico del legittimo presidente Bashar al-Assad.

Belgio Canada Egitto Francia Germania (ospita i rifugiati siriani) Giordania Qatar Arabia Saudita

(ospita i rifugiati siriani) Turchia Emirati Arabi Uniti Regno Unito Stati Uniti d'America

Sistema elettorale La nuova Costituzione, adottata in seguito al referendum costituzionale del 2012, ha trasformato le elezioni presidenziali da una forma plebiscitaria in cui solo il Partito Ba'th, considerato "guida dello Stato", poteva esprimere un candidato, ad una elezioni vera e propria con più candidati provenienti da diversi partiti. Pertanto, per la prima volta altri candidati poterono sfidare il Presidente in carica Bashar al-Assad. Una legge approvata dal Consiglio del popolo all'inizio del 2014 restringe la candidatura a coloro che vivono in Siria da dieci anni, per impedire agli espatriati di candidarsi.

L'8 aprile, il Ministro dell'Informazione siriano Omran Zoabi annunciò che i candidati avrebbero potuto presentare la loro candidatura negli ultimi dieci giorni di aprile. Zoabi sottolineò che malgrado la guerra civile in corso, le elezioni si sarebbero tenute entro la data prevista, e non sarebbero state posticipate per nessuna ragione. Zoabi affermò anche che una maggioranza incredibile di siriani avrebbe voluto veder rieletto il Presidente in carica Bashar al-Assad, e che le operazioni militari governative sarebbero continuate nonostante le elezioni.

Criteri di eleggibilità Secondo la Costituzione siriana, i criteri di eleggibilità sono i seguenti: Il candidato deve avere il supporto di almeno 35 deputati del Consiglio del popolo Il candidato deve avere compiuto 40 anni Il candidato deve essere siriano di nascita, con genitori siriani di nascita Il candidato deve rispettare i diritti civili e politici, e non dev'essere stato condannato per un crimine disonorevole, anche se reintegrato Il candidato non dev'essere sposato con una donna non siriana Il candidato deve aver vissuto in Siria per almeno dieci anni prima delle elezioni Candidati 24 candidati presentarono la loro candidatura alla presidenza alla Corte Costituzionale Suprema, e tra di essi c'erano due donne ed un cristiano. Di questi, solo tre ottennero il supporto di 35 deputati del Consiglio del popolo: Bashar al-Assad, nato a Damasco nel 1965, Presidente siriano in carica, figlio dell'ex-Presidente Hafez al-Assad e Segretario Generale del Partito Ba'th Hassan Abdullah al-Nouri, nato a Damasco nel 1960, Segretario Generale dell'Iniziativa Nazionale per l'Amministrazione ed il Cambiamento in Siria Maher Abd Al-Hafiz Hajjar, nato ad Aleppo nel 1971, ex-membro del Partito della Volontà Popolare. Questo partito è guidato dal principale esponente dell'opposizione Qadri Jamil, che inizialmente supportò le proteste siriane del 2011, ma poi descrisse il richiamo al rovesciamento del governo legittimo come "irrealistico ed inutile". Jamil era un membro della commissione che stese la nuova Costituzione nel 2011, ma alle elezioni parlamentari del 2012 aveva ottenuto solo due seggi su 250 nel Consiglio del popolo, mentre il suo alleato, il Partito Nazionalista Sociale Siriano, ne aveva ottenuti altri quattro. Nel giugno 2012, Jamil era stato nominato Vice Primo Ministro dal Presidente Assad, ma poi era stato espulso nell'ottobre 2013. Il 27 aprile, il Partito prese le distanze da Hajjar, sottolineando che egli era un indipendente, non era più membro né del Partito della Volontà Popolare, né del Fronte Popolare per la Liberazione ed il Cambiamento.

Hassan al-Nouri e Maher Hajjar erano considerati figure di secondo piano.

Gli altri 21 candidati non ammessi alle elezioni erano: Sawsan Omar al-Haddad, nata nel Governorato di Latakia nel 1963 Sameer Ahmad Mo'alla, nato nel Governatorato di Quneitra nel 1961 Mohammad Firas Yassin Rajjouh, nato a Damasco nel 1966 Abdul-Salam Youssef Salameh, nato nel Governatorato di Homs nel 1971 Ali Mohammad Wannous, nato ad Homs nel 1973 Azza Mohammad Wajih al-Hallaq, nata a Damasco nel 1962 Talie Saleh Nasser, nato a Kafrin nel 1967 Samih Mikhael Mousa, nato a Btaiha nel 1963, cristiano Mahmoud Khalil Halbouni, nato ad Harasta nel 1946 Mohammad Hassan al-Kanaan, nato ad al-Sanamayn nel 1964 Khaled Abdo al-Kreidi, nato ad al-Al nel 1966 Basheer Mohammad al-Balah, nato a Damasco nel 1931 Ahmad Hassoun al-Abboud, nato a Mayadin nel 1962 Ayman Shamdin al-Issa Alam, nato ad al-Husseinyeh nel 1967 Ziad Adnan Hakawati, nato a Damasco nel 1955 Ahmad Ali Qsei’eh, nato a Jabaq nel 1951 Mahmoud Mohammad Nassr, nato a Zahiriye nel 1969 Ali Hassan al-Hassan, nato a Deir Saras nel 1965 Ahmad Omar Dabba, nato a Tazeh Shamaliye nel 1969 Mahmoud Naji Moussa, nato a Tadmur nel 1950 Hossein Mohammad Tijan, nato ad Aleppo nel 1961

Esito La Corte Costituzionale Suprema annunciò mercoledì 4 giugno che l'affluenza alle elezioni era stata del 73,42%, e che avevano votato dei aventi diritto. Questo secondo numero è dato dall'insieme dei siriani che avevano compiuto diciotto anni viventi in Siria e all'estero, ed include tutti i siriani nel territorio controllato dai ribelli, ma anche quello controllato dai ribelli, i rifugiati, i curdi appena naturalizzati ed i siriani espatriati.

Le schede nulle furono , ossia il 3,8%. Majed Khadra, portavoce della Corte Costituzionale Suprema, annunciò che i candidati che avevano perso e gli indipendenti che avevano dei dubbi riguardo alla regolarità del voto avevano tre giorni per fare i loro appelli. Affermò che la corte avrebbe stabilito il risultato nei sette giorni successivi, e che il vincitore sarebbe stato annunciato dal Portavoce del Consiglio del popolo, Mohammad Jihad al-Laham.

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