Limmigrazione illegale (o immigrazione clandestina o immigrazione irregolare) è l'ingresso o il soggiorno di cittadini stranieri in violazione delle leggi di immigrazione del Paese di destinazione.

Nonostante la ricerca di un punto di sostenibilità nazionale, il problema assume caratteristiche economico-sociali di dimensioni globali, per cui non è ritenuto risolvibile sino a quando permarranno così vistose differenze tra il tenore di vita ed i salari del Primo mondo e quelli di molti dei paesi ad esso viciniDouglas S. Massey, Joaquín Arango, Graeme Hugo, Ali Kouaouci, Adela Pellegrino and J. Edward Taylor, Theories of International Migration: A Review and Appraisal, Population and Development Review, Vol. 19, No. 3 (Sep., 1993), pp. 431-466..

Descrizione

Viene definita come il trasferimento permanente o lo spostamento temporaneo di persone in un paese diverso da quello d'origine e ha generalmente motore propulsivo in eventi o condizioni drammatiche, le quali spingono gli individui ad abbandonare la propria nazione in cerca di condizioni di vita migliori. Guerre, povertà, dittature e genocidi sono spesso alla base di consistenti flussi migratori.

L'immigrazione illegale, così come quella regolare, è un fenomeno di cui sono oggetto generalmente i Paesi più ricchi e segue rotte e modalità di trasporto svariate. Tali spostamenti vengono definiti irregolari se avvengono senza la necessaria documentazione e, peraltro, di frequente coinvolgono trafficanti di esseri umani, talvolta costituiti in vere e proprie organizzazioni criminali dirette al loro sfruttamento. Le persone che si muovono in questa maniera spesso mettono a rischio la propria vita, sono obbligate a viaggiare in condizioni disumane e possono essere oggetto di sfruttamento e abuso.

La relazione tra immigrazione “irregolare” e normative sulla cittadinanza è stretta: le regole su come si entra, come si resta e come si diventa cittadini fanno parte dello stesso sistema. Quando una di queste componenti è molto restrittiva (o poco efficiente), spesso aumentano le situazioni di irregolarità.

In presenza di una forte distinzione tra irregolarità e possibilità futura di integrazione, la genesi della presenza sul territorio dello straniero spiega un effetto lungo tutto il periodo della sua permanenza; viceversa, quando la presenza è suscettibile di radicamento (mediante istanze di naturalizzazione, o di acquisto della cittadinanza, il cui accoglimento dipende dalla normativa nazionale), lo status degli immigrati illegali è temporaneo. Potrebbe accadere che persone entrate clandestinamente, senza presentare le proprie generalità ai controlli di frontiera, riescano successivamente a sanare la loro posizione sul territorio nazionale, tramite "sanatorie" o "regolarizzazioni".

Da un punto di vista politico, l'immigrazione clandestina impatta su di una serie di grandi problematiche sociali: l'economia, l'istruzione, l'assistenza sanitaria, la schiavitù, la prostituzione, le protezioni giuridiche, il diritto di voto, i servizi pubblici, i diritti umani, la criminalità.

Problematiche Spesso gli immigrati seguono vie illegali per raggiungere il Paese di destinazione, divenendo quindi irregolari, e in tali casi si affidano a malavitosi, che possono essere qualificati come veri e propri schiavisti, i quali gestiscono moderne tratte degli esseri umani. Un esempio sono i cosiddetti scafisti, che ammassano enormi quantità di persone su imbarcazioni di scarsissima qualità e sicurezza (le carrette del mare), partendo dalle coste settentrionali dell'Africa per arrivare nei Paesi mediterranei: l'Italia è una delle mete preferite, perché il tratto dall'Africa alla Sicilia, e in particolare a Lampedusa, è molto corto rispetto agli altri possibili percorsi. Per molti di loro il viaggio continua verso altri Paesi europei. Questi scafisti si fanno pagare somme molto ingenti in cambio della speranza di una nuova vita e sono spesso alleati con varie organizzazioni criminali, avvalendosi inoltre della complicità delle forze dell'ordine dei Paesi d'origine e di transito; attorno all'immigrazione illegale c'è un forte indotto criminale fin dall'origine.

Essendo entrati illegalmente, i clandestini non possono inserirsi nel mercato del lavoro ufficiale. Pertanto, arrivati a destinazione, vengono sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli, che li usano come manodopera a basso costo e in nero, approfittando della loro condizione di bisogno e del fatto che non sono regolarizzabili, quindi sono facilmente ricattabili proprio a causa della loro posizione irregolare.

In quanto manodopera a basso costo, gli stranieri irregolari finiscono, loro malgrado, spesso per colpa del caporalato, per abbassare i salari medi (fenomeno che è detto svalutazione sociale); in taluni casi, questa situazione si riflette a danno dei lavoratori regolari, peggiorandone la qualità della vita.

Molti clandestini spesso finiscono, inoltre, per ingrossare la rete della criminalità organizzata, nella quale svolgono il cosiddetto lavoro sporco, ovvero le mansioni di più basso livello, meno desiderabili e più rischiose.

Vittime dell'immigrazione illegale

Secondo notizie raccolte sulla stampa internazionale tra il 1987 e il 2008 dall'osservatorio sulle vittime dell'immigrazione Fortress Europe, almeno 12.012 tra uomini, donne e bambini hanno perso la vita tentando di raggiungere l'Europa clandestinamente, non potendo viaggiare in modo regolare. Nel Mar Mediterraneo e nell'Oceano Atlantico, verso le Isole Canarie, sono annegate 8.315 persone; metà delle salme (4.255) non è mai stata recuperata. Nel Canale di Sicilia, tra Libia, Egitto, Tunisia, Malta e Italia, le vittime sono 2.511, di cui 1.549 dispersi. Altre 70 persone sono morte navigando dall'Algeria verso la Sardegna. Lungo le rotte che vanno dal Marocco, dall'Algeria, dal Sahara occidentale, dalla Mauritania e dal Senegal alla Spagna, puntando verso le isole Canarie o attraversando lo Stretto di Gibilterra, sono morte almeno 4.091 persone, di cui 1.987 risultano disperse. Nel Mar Egeo, invece, tra la Turchia e la Grecia, hanno perso la vita 895 migranti, tra i quali si contano 461 dispersi. Infine, nel Mare Adriatico, tra l'Albania, il Montenegro e l'Italia, negli anni passati sono morte 603 persone, delle quali 220 sono disperse. Inoltre, almeno 597 migranti sono annegati sulle rotte per l'isola francese di Mayotte, nell'Oceano Indiano. Il mare non viene attraversato soltanto su imbarcazioni di fortuna, ma anche su traghetti e mercantili, dove spesso viaggiano molti migranti, nascosti nella stiva o in qualche container; anche qui le condizioni di sicurezza restano pessime: 146 le morti accertate per soffocamento o annegamento.

Per chi viaggia da sud, il Sahara è un pericoloso passaggio obbligato per arrivare al mare. Il grande deserto separa l'Africa occidentale e il Corno d'Africa dal Mediterraneo. Lo si attraversa sui camion e sui fuoristrada, che battono le piste tra Sudan, Ciad, Niger e Mali, da un lato, e Libia e Algeria, dall'altro. Qui dal 1996 sono morte almeno 1.587 persone. Ma, stando alle testimonianze dei sopravvissuti, quasi ogni viaggio conta i suoi morti. Pertanto il numero di vittime reso noto sulla stampa potrebbe essere solo una sottostima. Tra i morti si contano anche le vittime delle deportazioni collettive praticate dai Governi di Tripoli, Algeri e Rabat, abituati da anni ad abbandonare a se stessi gruppi di centinaia di persone in zone frontaliere, in pieno deserto. In Libia si registrano gravi episodi di violenze contro i migranti. Non esistono dati sulla cronaca nera. Nel 2006 Human Rights Watch e Afvic hanno accusato Tripoli di arresti arbitrari e torture nei centri di detenzione per stranieri, tre dei quali sarebbero stati finanziati dall'Italia. Nel settembre 2000 a Zawiya, nel nord-ovest del Paese, vennero uccisi almeno 560 migranti nel corso di sommosse razziste.

Viaggiando nascosti nei TIR, hanno perso la vita in seguito a incidenti stradali, per soffocamento o schiacciati dal peso delle merci, 283 persone. E almeno 182 migranti sono annegati attraversando i fiumi frontalieri: la maggior parte nell'Oder-Neiße tra Polonia e Germania, nell'Evros tra Turchia e Grecia, nella Sava tra Bosnia e Croazia e nella Morava, tra Slovacchia e Repubblica Ceca. Altre 112 persone sono invece morte di freddo percorrendo a piedi i valichi della frontiera, soprattutto in Turchia e Grecia. In Grecia, al confine nord-orientale con la Turchia, nella provincia di Evros, esistono ancora i campi minati; qui, tentando di attraversare a piedi il confine, sono rimaste uccise 88 persone. Sotto il fuoco della polizia di frontiera sono morti 192 migranti, di cui 35 soltanto a Ceuta e Melilla, le due enclave spagnole in Marocco, 50 in Gambia, 40 in Egitto e altri 32 lungo il confine turco con l'Iran e l'Iraq. Ma a uccidere sono anche le procedure di espulsione in Francia, Belgio, Germania, Spagna, Svizzera e l'esternalizzazione dei controlli delle frontiere in Marocco e Libia. Infine 41 persone sono morte assiderate, viaggiando nascoste nel vano carrello di aerei diretti verso gli scali europei. E altre 23 hanno perso la vita, viaggiando nascoste sotto i treni che attraversano il tunnel della Manica, per raggiungere l'Inghilterra, cadendo lungo i binari o rimanendo fulminati scavalcando la recinzione del terminal francese; oltre a 12 morti investiti dai treni in altre frontiere e 3 annegati nel Canale della Manica.

Procedimento fisiologico di immigrazione legale Il modo legale di accedere a un paese è per uno qualsiasi dei suoi valichi di frontiera abilitati e durante i suoi orari di apertura.

Per questo, è necessario soddisfare le condizioni per entrare legalmente come immigrato in quel paese. In genere, queste condizioni sono: presentare documenti di identità, spiegare il motivo del soggiorno con dati concordanti e non avere un divieto di ingresso al paese (per qualche motivo specifico concluso con un decreto di divieto di accesso), e, inoltre, non essere un pericolo per la sicurezza nazionale di quel paese.

In situazioni di sbilancio demografico, con ricerca di forza lavoro ulteriore rispetto alla propria popolazioneFONDAZIONE LEONE MORESSA, Rapporto 2025 sull'economia dell'immigrazione, ed. Il Mulino., vi sono Stati che hanno aggiunto tra i titoli abilitanti anche la domanda di permesso di soggiorno ai propri consolati all'estero: dopo lImmigration Act del 1924, ad esempio, gli Stati Uniti introdussero quote per l'immigrazione, limitando l'accesso - fino a quel momento libero - al loro territorio. Il sistema delle quote, se da un lato dovrebbe evitare un afflusso troppo massiccio di immigrati che non potrebbero essere assorbiti dal mercato del lavoro, dall'altro può finire coll'incentivare l'immigrazione clandestinaIMMIGRAZIONE E LAVORO: QUALI REGOLE? MODELLI, PROBLEMI E TENDENZE (a cura di Paolo Bonetti, Madia D’Onghia, Paolo Morozzo della Rocca, Mario Savino), Editoriale Scientifica, 2022, intr.: è per questo motivo che i decreti flussi prevedono che la domanda sia presentata al consolato all'estero e che solo quando si ha la comunicazione dell'accoglimento (cioè dell'essere rientrati nella quota numerica prevista per quell'anno da quel Paese) si possa partire per presentarsi legittimamente alla frontiera.

Resta comunque contemplata la possibilità che la modalità della richiesta in loco sia resa difficoltosa dalle condizioni in cui versa lo Stato di provenienza: la richiesta di asilo è avanzata per qualche motivo speciale (persecuzione politica o religiosa) che potrebbe giustificare la fuga e, quindi, la richiesta avanzata direttamente alla frontiera o al primo approdo utile.

Svantaggi dell'immigrazione illegale Alcuni immigrati rischiano di entrare in altri paesi illegalmente. In questo possono essere vari problemi:

Nel peggiore dei casi di migrazione, morire (ad esempio: a causa di annegamento in caso di migrazione via mare).