I Radaniti o Radhaniti (in ebraico, רדהני / Radhani (singolare) o רדהנים / Radhanim (plurale); ) furono mercanti ebrei dell'Alto Medioevo. Sembra che abbiano svolto un ruolo fondamentale negli scambi mercantili di prodotti rari e di lusso tra il mondo cristiano e quello musulmano, specialmente nel IX secolo dell'era cristiana.Eliyahu Ashtor, "Aperçus sur les Radhanites", su: Schweizerische Zeitschrift für Geschichte, vol. 27 (1997), n. 3, specialmente alle pp. 250-251.
Malgrado le teorie di Henri Pirenne, che parlava di una cesura pressoché totale dei traffici fra Europa cristiana e mondo islamico, i rapporti commerciali e culturali non erano in realtà mai venuti meno, anche se resi indubbiamente più difficili dalle saltuarie ostilità (non solo ideologiche) tra le due sponde contrapposte del mar Mediterraneo e le attività piratesche di entrambi gli schieramenti. A fungere da intermediari fondamentali furono di norma gli ebrei, come pure le società commerciali miste islamico-ebraico-cristiane in epoca fatimide, così come mostrato dai documenti scoperti e in via d'interpretazioneLa difficoltà consiste nel fatto che numerosi documenti non si limitano a essere stati scritti in ebraico e arabo, ma in idiomi complessi come il giudeo-persiano e il giudeo-arabo, molti dei quali pionieristicamente studiati e pubblicati da Shlomo Dov Goitein. della Geniza del Cairo. Le rotte commerciali attive in epoca imperiale romana restarono sostanzialmente utilizzate anche in periodo alto-medievale grazie agli sforzi dei Radaniti. I loro itinerari coprivano una gran parte dell'Europa, del Nordafrica, del Vicino Oriente, del Medio Oriente e dell'Asia centrale, estendendosi fino all'India e alle aree di cultura cinese. Non si sa tuttavia se il termine "Radaniti", utilizzato unicamente da una sola fonte diretta, si possa riferire a una specifica corporazione, a una casta o se si sia trattato di un termine generico per indicare i mercanti ebrei che praticavano il commercio trans-eurasiatico.
Fonti Una sola fonte diretta menziona i Radaniti. La loro esistenza e le loro attività ci sono noti grazie al testo di Abū l-Qāsim ʿUbayd Allāh b. Khordādbeh, il Kitāb al-masālik wa l-mamālik (Libro delle strade e dei reami), redatto tra l'846 e l'886 (il passaggio sui Radaniti data alla prima edizione dell'846)Eliyahu Ashtor, "Aperçus sur les Radhanites", in:, op. cit, pp. 246-247. La funzione che egli assolveva come direttore della poste (e del controspionaggio), quella cioè del Ṣāḥib al-barīd, nella provincia del Jibāl (attuale Azerbaigian persiano) per il califfo abbaside al-Muʿtamid (r. 870-885), sembra suggerire che egli avesse tutte le qualità necessarie per fornire informazioni relative al commercio dei Radaniti, ma è impossibile sapere se egli avesse una conoscenza diretta o indiretta degli elementi che egli riporta nella sua opera.C. Pellat, s.v. «al-Rādhāniyya», in: The Encyclopaedia of Islam, Second Edition, Brill, 1993, vol. 8, pp. 363–367..
La storiografia concorda sul carattere unico della fonte. Il libro Kitāb al-buldān (Il libro delle contrade) di Ibn al-Faqih al-Hamadani, del X secolo menziona i Radaniti, ma si tratta di una classica epitome degli scritti di Ibn Khordādbeh.C. Pellat, «al-Rād̲h̲āniyya», art. cit. Nondimeno Kevin Alan Brook cita un articolo polacco del 1936 che identifica due altre menzioni dei Radaniti: il Sefer ha-Dinim (Libro delle prescrizioni), un resoconto ebraico dei viaggi di Yehuda ben Meir di Magonza, che cita Przemyśl e Kiev come empori commerciali lungo la rotta radanita e, all'inizio del XII secolo, un commerciante ebraico di nome Yitzhak Dorbelo che avrebbe scritto di aver viaggiato con mercanti radaniti fino in Polonia Itzhak Schipper, Dzieje Gospodarcze Żydów Korony i Litwy w Czasach Przedrozbirowych., p. 116 citato da Kevin Alan Brook, The Jews of Khazaria, p. 77. Yitzhak (Ignacy) Schipper è un importante storico polacco di cultura ebraica (assassinato nel campo di Majdanek nel 1943), che ha prodotto un'opera voluminosa ma abbastanza controversa sia per metodologia sia per risultati ottenuti. Uno storico contemporaneo scrive a tal proposito: «Schipper was perhaps the most controversial of Jewish historians. Some of his theories are considered far-fetched and his methodology has been called sloppy. He was accused of misquotation, quotation out of context, self-contradiction, and lack of comprehensive bibliographic treatment. [...] The judgment of others was that Schipper was more of a problem poser than a problem solver who brought to bear on the study of Jewish history a new social scientific approach. His writing was marred by a lack of restraint, a lack of scholarly meticulousness, and a lack of precise use of sources.» (M. J. Rosman, "Litman's Contribution of Yitzhak Schipper", in: The Jewish Quarterly Review, New Series, luglio-ottobre 1987, vol. 78, no. 1/2, p. 152). Le informazioni riportate da Kevin Alan Brook devono quindi essere considerate con circospezione, visto che sono estrapolate da un riferimento bibliografico quasi inaccessibile, difficilmente verificabile, che non sono riprese da alcun altro autorevole studio e che sono in contraddizione con la storiografia dei Radaniti. Le informazioni inaffidabili di Schipper non sono state incluse nella terza edizione del libro di Brook, pubblicato nel 2018. Brook ha scritto: «The Jewish traders of the post-Khazar era were no longer called Radhanites, and there is no source document alleging that the Radhanites were still extant after the ninth century.» (Brook, The Jews of Khazaria, terza edizione, p. 72)..
Testo del resoconto di Ibn Khordādhbeh
Origine dei Radaniti Diverse etimologie sono state proposte per l'etnonimo Radaniti e per l'origine di questi commercianti ebrei. Tra esse, una ipotesi, più antica, considera i Radaniti discendenti degli ebrei insediati in Francia dai tempi più antichi, mentre i sostenitori di una seconda ipotesi pensano che il centro delle loro attività fosse situato in Oriente (Iraq o Persia).
I Radaniti, discendenti degli ebrei d'Occidente?
Il popolamento ebraico dell'Occidente cristiano è conseguenza probabile del fatto che essi avrebbero seguito, in veste di mercanti, le legioni romane. I Radaniti organizzarono empori nei principali centri commerciali da loro toccati nell'Impero romano: porti, incroci viari, città fluviali e mercati. A proposito delle colonie ebraiche in tutto l'Impero, in Occidente e in Oriente, il geografo greco Strabone scriveva: «Non è facile trovare un luogo sulla Terra che non abbia ricevuto questa razza». Gli ebrei beneficiavano di numerosi privilegi, attribuiti loro da Giulio Cesare, Augusto e Tiberio, a causa della ricchezza creata dalle loro attività commerciale. Nel 212, gli ebrei diventano cittadini romani (cives), considerati quindi uomini liberi.
Essi s'insediano stabilmente in Francia a partire dal IV secolo inizialmente nella vallata del Rodano e poi, a partire da lì, nel resto del Paese. Creano ugualmente empori in Germania (Colonia, Magonza…) e in Spagna (Tarragona, Granada, Cordova…). Nello stesso tempo, il Cristianesimo si allarga poco a poco nell'Impero romano e viene infine autorizzato. Essendo diventato religione ufficiale dell'Impero nel IV secolo, la situazione degli ebrei si deteriora, tanto più che la loro prosperità relativa suscita bramosie e invidia. Teodosio I, Costanzo III e Giustiniano I riducono poco per volta i loro diritti. Tuttavia, con la disgregazione dell'Impero romano e la diminuzione del potere della Chiesa di Roma che ne consegue, la loro sorte momentaneamente migliora.
La conversione dei Visigoti e dei Franchi rese loro difficile la situazione: una successione di concili ecumenici diminuì i loro diritti finché Dagoberto I li obbligò a convertirsi o a lasciare i suoi domini francesi e tedeschi nel 633Non è certo che questa decisione sia stata attuata. Tuttavia la presenza ebraica nei territori franchi prese a diminuire da quell'epoca col deterioramento del potere reale merovingio, i commercianti ebrei tornarono nelle terre franche e s'insediarono principalmente a Metz, Verdun e NarbonaPatrick Girard, Pour le meilleur et pour le pire, vingt siècles d'histoire juive en France, pp. 45-46.. I Radaniti sarebbero i discendenti di quegli ebrei stabilitisi in Francia dai tempi più remoti. Cecil Roth e Claude Cahen, fra gli altri, individuano il loro nucleo insediativo originario nella Valle del Rodano, il cui nome latino era Rhodanus. Secondo gli specialisti, il centro delle attività radanite era probabilmente da situare nel regno franco, dal momento che tutte le strade commerciali partivano o giungevano lì. Norman Roth, Medieval Jewish Civilization; An Encyclopedia, pp. 558-561.
Un'origine orientale? Numerosi studiosi, tra cui Charles Barbier de Meynard e Moshe Gil, pensano che il termine Radaniti si riferisca a un distretto della Mesopotamia chiamato paese di Radhan (una regione a est del fiume Tigri, vicino a Baghdad) nei testi arabi ed ebraici dell'epoca. Moshe Gil, The Radhanite Merchants and the Land of Radhan, pp. 299–328.
Alcuni esperti affermano che il centro radanita fosse la città di Ravy (Rhages) nel nord della Persia. Encyclopedia of World Trade: From Ancient Times to the Present, s.v. «Radhanites», pp. 763–4. Infine altri specialisti pensano che il nome derivi dal persiano rah (cammino, via) e da dān (Colui che sa), cosa che genererebbe «colui che conosce i cammini». Le lingue occidentali che aggiungono il suffisso « -ita, -ite » al termine, completerebbero l'etnonimo.
Attività commerciale dei Radaniti Mentre la maggior parte dei traffici mercantili tra Europa ed Estremo Oriente era stata condotta da intermediari originari della Persia o dell'Asia centrale, i Radaniti furono tra i primi a stabilire una rete commerciale che si estendeva dall'Europa occidentale fino all'Asia più lontanaVedere ad esempio: Encyclopedia of World Trade: From Ancient Times to the Present, s.v. «China».. I Radaniti furono del pari i soli a commerciare non occasionalmente tra l'Europa e il Vicino Oriente nell'Alto Medioevo. Fatto ancor più notevole, essi condussero questi commerci intercontinentali su base regolare e per un periodo di tempo prolungato.
I Radaniti (Judaei) sarebbero stati anticipati da mercanti siriaci cristiani (Syri) che commerciavano tra Occidente e Oriente sotto i Merovingi e rifornivano le corti reali del nord dell'Europa di prodotti rari e preziosi. Le fonti divergono tuttavia circa l'esistenza di una chiara differenziazione tra Judaei e Syri. Maurice Lombard afferma che essi commerciavano prodotti diversi e che conobbero il loro apogeo in periodi distinti. Maurice Lombard, The Golden Age of Islam, p. 212.. Con la conquista del Vicino Oriente da parte dei musulmani arabi, i Syri scompaiono. Mark R. Cohen, Under Crescent and Cross: The Jews in the Middle Ages, pp. 78-82. Altri studiosi specialisti, come Postan, contestano una simile distinzione: Judaeus e Syrus erano termini più o meno sinonimi che designavano piuttosto un'attività mercantile di lunga percorrenza e non un'origine etnica. M.M. Postan, Cambridge Economic History of Europe: Trade and Industry in the Middle Ages, pp. 416-419..
Ibn Khordādbeh riferisce che i Radaniti erano persone colte e raffinate e che parlavano numerose lingue. Quattro itinerari commerciali erano da essi utilizzati e tutti partivano dalla Valle del Rodano e conducevano fino all'estremo limite della Cina: un itinerario discendeva la valle del Rodano e che arrivava ai porti provenzali di Arles e Marsiglia. Di là, i Radaniti veleggiavano fino all'Egitto, per poi imbarcarsi sul mar Rosso alla volta dell'India. un percorso conduceva i mercanti via mare nel nord della Siria: a partire da Antiochia, essi attraversavano via terra l'Iraq, per poi andare via mare attraverso il golfo Persico fino nel nord-ovest dell'India, a Ceylon e nell'Estremo Oriente. Sembra che essi si recassero anche via terra in India e in Cina.