Le alleanze tra i Galli e Siracusa avvennero nel IV secolo a.C., coinvolgendo da un lato i due tiranni di Siracusa Dionisio I e Dionisio II e dall'altro il popolo dei Galli Senoni.
Per testimonianza di Giustino si è a conoscenza di un trattato di alleanza tra Dionisio I e i medesimi Galli che incendiarono la città di Roma nel 390 a.C. varr. (388/386 a.C.). L'annalistica liviana registrò in seguito numerosi attacchi gallici provenienti dall'Italia meridionale e rivolti contro il Lazio; queste incursioni, secondo la ricostruzione moderna, sarebbero state di origine siracusana, orchestrate da Dionisio II, il quale avrebbe ereditato dal padre l'intesa con i Galli.Vd. bibliografia posta in nota.
Contesto dionisiano (388 a.C. - 367 a.C.)
Senofonte nella sua opera letteraria Ierone (datata nel 388 a.C.),Per un maggiore approfondimento sulla datazione e l'argomentazione dello Ierone di Senofonte vd. A. Coppola, Mito e propaganda alla corte dionisiana e M. Sordi, Dionigi e il Tirreno in , e Senofonte e il problema dello Ierone, . dimostra di saper cogliere lo status dei programmi politici dionisiani rivolti verso l'Italia. Egli infatti nel suo discorso ideale con il tiranno siceliota fa notare le grandi possibilità che si sono aperte per Siracusa nella penisola italica con l'invasione dei Galli, la quale avendo indebolito le egemonie preesistenti sul territorio, offre al tiranno l'occasione di espandere il suo regno, facendogli raggiungere quella felicità che rappresenta il tema principale dell'opera senofontea.Lo Ierone senofonteo e la propaganda dionisiana e Le incursioni contro Roma di Dionigi II, . Viceversa Platone, trovandosi a corte nello stesso periodo (388/387 a.C.), affronta diversamente il tema politico con Dionisio I, schierandosi fin da subito contro la prospettiva di un dominio tirannico, poiché egli desidera avere al governo un re-filosofo, ed anzi sostiene che solamente il governo dei filosofi potrà salvare le poleis dal loro inesorabile declino;Platone e i Tiranni, e Maria Lodovica Arduini, Trattato di Metodologia della ricerca storica, Volume II, 2000, pp. 73-76. argomento che farà presente nelle cosiddette lettere platoniche, quando, essendo fallito il tentativo di portare in auge un re-filosofo, scriverà che «i Siracusani vivono in una falsa felicità e non sono predisposti alla virtù» (Lettera VII, 326b-327b). Secondo Senofonte invece è proprio la tirannide siracusana a rappresentare il modello alternativo alla polis;Cit. Sordi (Senofonte, 1988) in Maria Lodovica Arduini, Trattato di Metodologia della ricerca storica, Volume II, 2000, p. 75. un concetto che ovviamente la tirannide gradisce in forma ben maggiore, rispetto alle critiche e rimproveri di Platone.
Il pensiero di Senofonte appare mirato a consolare il tiranno Dionisio I dopo lo smacco subito con lOlimpico di Lisia, anch'esso avvenuto nel 388 a.C.La studiosa Arduini, riprendendo lo studio della Sordi, si sofferma sul ruolo politico che poteva avere la presenza di Senofonte al fianco di Dionisio I. Essendo lOlimpico di Lisia rivolto contro una possibile, e forse imminente, alleanza di Sparta con la tirannide di Siracusa e la Persia ai danni di Atene, lo Ierone di Senofonte sarebbe stata la risposta diplomatica di Sparta - favorevole alla tirannide dionisiana (Senofonte era amico personale di Agesilao II) - ad un'oscura manovra di Atene dietro le dure parole di Lisia nei confronti di Dionisio I (Sordi in Arduini, Trattato di Metodologia della ricerca storica, Volume II, 2000, p. 74 e bibliografia posta in nota). In quell'occasione l'oratore ateniese mette in guardia il popolo panellenico dal pericolo che rappresenta la tirannide siracusana, con uno sguardo d'apprensione per l'Italia, oltre che per la Sicilia, e una diffidenza rivolta a chi in quel momento - ovvero la polis di Siracusa - sostiene l'alleanza con Sparta e la Persia ai danni di Atene.Atene, Siracusa e i Siculi (Enrica Culasso Gastaldi) in Hesperia, vol. 5 a cura di Lorenzo Braccesi, 1995, p. 158. Significativamente Lisia guarda ad una potenza marina come una minaccia per la libertà dei popoli:Dopo la sconfitta di Atene in Sicilia, le mosse di Siracusa erano molto temute dagli ateniesi ed erano tenute sotto osservazione dagli oratori del tempo. Non solo Lisia nutriva dei sospetti sulle reali intenzioni della politica dionisiana, Eforo di Cuma sosteneva per esempio che i Siracusani facevano solo finta di essere alleati degli Spartani, mentre in realtà ambivano solo ad un'invasione della Grecia, la quale sarebbe stata poi divisa con la Persia (Ephor. ap. schol. ad Aristeid. p. 294, 13 Dindorf = FGrHist 70 F 211), mentre secondo Diodoro Siculo il Gran Re Artaserse II di Persia aveva un trattato di alleanza con Dionisio I (Diod. Sic. XV, 23 in Hesperia 5, Braccesi, p. 159, n. 63), anche se altri dicono si trattasse di Dionisio II (Muccioli, Dionisio II: storia e tradizione letteraria, 1999, p. 234).
Senofonte, invece, elogia proprio quella forza prolifera, frutto della «politica del lavoro» di Dionisio I, che richiamando maestranze da ogni dove era riuscito a dotare la polis di tutto l'occorrente per una ramificazione territoriale. Sempre secondo Senofonte, il potere assoluto porta alla felicità del tiranno, e il fatto che lo scrittore celebri Ierone vincitore sugli Etruschi a Cuma, e non celebri invece Gelone vincitore sui Cartaginesi a Imera, è secondo gli studiosi moderni un chiaro indizio dato a favore della politica espansionistica dionisiana verso il tirrenico.M. Sordi, Dionigi e il Tirreno, . La propagazione territoriale verso l'Occidente è ampiamente sostenuta da Filisto, definito da Diodoro come «l'amico più fedele dei dinasti» (), egli è un importante cultore degli attacchi che si verificano sul Tirreno e delle colonizzazioni sull'Adriatico. Un programma politico apparentemente interrotto dallo scoppio della quarta guerra greco-punica e dalla morte del tiranno, ma che viene in seguito ripreso da Dionisio II.
Filisto tramanda agli storici il concetto di «maggiore potenza d'Europa» proprio in riferimento al regno che Dionisio I riesce a costruire durante il suo lungo governo. Questa impegnativa eredità si converge, a partire dal 367 a.C., su Dionisio II, che viene accusato dalla tradizione diodorea di non essere riuscito a mantenere il potere tramandatogli dal padre.Sebastiana Nerina Consolo Langher, Un imperialismo tra democrazia e tirannide: Siracusa nei secoli V e IV a.C, 1997, p. 172.
Dionisio I stringe alleanza con i Galli Alleanza con i Galli Senoni
Il Sacco di Roma, che la tradizione varroniana colloca nel 390 a.C., secondo la tradizione greca sarebbe invece avvenuto nel 388/387 a.C. o nel 387/386 a.C.Vd. ; , n, 341; Kōkalos, vol. 42, 1997, p. 375; R.Lucca Dionigi II e il Lazio; , n. 2,3. Giustino (XX, 5, 4-6), riassumendo l'episodio da Pompeo Trogo, informa che gli stessi Galli che «mesi prima avevano incendiato Roma» (si tratta quindi dei Galli Senoni) si recarono dal tiranno di Siracusa – mentre questi era impegnato nella guerra contro la lega italiota – offrendogli un trattato di alleanza e cobelligeranza, sottolineando come le due parti contraenti avessero a che fare con lo stesso nemico, ovvero gli Etruschi, la cui egemonia insisteva sulla parte centrale e settentrionale dell'Italia.
La presenza di mercenari gallici all'interno dell'esercito siracusano dovrebbe quindi risalire all'anno 386/85 a.C., quando il popolo nordico mandò l'ambasceria, offrendo i propri servigi, presso il tiranno siceliota. Gli antefatti che portarono a tale accordo vanno ricercati nella rapida avanzata gallica all'interno della penisola italica, scandita dalla caduta dell'etrusca Melpum, avvenuta nel 388 a.C., e quindi con la calata dei Galli nella Valle Padana, che Nepote sincronizza con la caduta di Veio.Sulla cronologia liviana del IV secolo, , n, 10. In base alle fonti greche, viene registrato un sincronismo anche con l'assedio di Reggio, condotto da Dionisio I nel medesimo 388 a.C.Secondo Diodoro, la caduta di Veio accadde 137 anni prima della conquista romana delle Lipari, avvenuta nel 251 a.C.. Tale anno corrisponderebbe quindi al 388 a.C. Diodoro afferma inoltre che fu nel medesimo 388 a.C. che il pirata Timasiteo salvò il dono dell'ambasceria romana diretta a Delfi, confermando con questo suo gesto - se si accetta il fatto che egli fosse un uomo del tiranno Dionisio I - il tentativo di un approccio amichevole da parte di Siracusa nei confronti di Roma, poco prima che avvenisse il trattato con i Galli e l'urbe si alleasse con gli etruschi di Cere (tra gli altri vd. G. Sfameni Gasparro, a cura di Ugo Bianchi, Agathē elpis, 1994, p. 209).
Diodoro conferma la presenza di basi galliche nell'Iapigia – all'epoca molto più vasta dell'attuale Puglia – già a partire dal 386 a.C..La data di Diodoro coinciderebbe con l'accordo stipulato da Dionisio il Vecchio in una non precisata parte dell'Italia meridionale (). I celti erano alleati dei Siracusani contro la potenza etrusca; anche se in seguito, rimasti sotto Dionigi, saranno mandati a combattere persino in Grecia, presso Tebe, in aiuto dell'alleata Sparta (Moscati, Grassi, I Celti, 1991, p. 333). La politica celtica di Dionisio si concentra principalmente sull'Italia. Oltre ad avere una funzione anti-etrusca, l'intesa con i Galli tornava utile a Dionisio I per «convogliare a proprio vantaggio forze che, diversamente, si sarebbero potute scatenare contro i propri possessi».Cit. tratta da Mario Zuffa, Scritti di archeologia, 1982, p. 377. Effettivamente alcuni storici moderni hanno constatato che fosse alquanto strano che la colonizzazione adriatica intrapresa dai Siracusani (i quali si spinsero fin nelle attuali terre del Veneto e delle Marche), non potesse dar fastidio ai Galli che attuavano nel medesimo territorio.Memorie, 1952, p. 269. Ciò si spiegherebbe con una dote diplomatica di Dionisio I (va ricordata la sua politica dichiaratamente filobarbarica) ed un nemico comune da combattere; gli Etruschi. Inoltre sembra che i Siracusani mirassero principalmente alla parte costiera dell'Adriatico occidentale, via d'accesso per l'Illiria; altro importante luogo di commercio e presenza siracusana. Per cui non si sarebbero scontrati con gli interessi dei Galli, ai quali avrebbero lasciato l'entroterra geografico dell'Italia.Le due forze non si contrastavano, piuttosto si alleavano contro l'egemonia etrusca sui territori della Pianura Padana. Scarfì, Tombolani, Studi di archeologia della X regio in ricordo di Michele Tombolani, 1994, pp. 130-132
L'attacco a Cere