Bruto di Troia o Bruto I dei britanni (in latino e in inglese: Brutus, in gallese: Bryttys) è un leggendario discendente dell'eroe troiano Enea, e fondatore e primo sovrano della Britannia, su cui avrebbe regnato per ventitré anni attorno al 1100 a.C.. La leggenda di Bruto compare per la prima volta nellHistoria Brittonum, compilazione del IX secolo attribuita a Nennio, anche se è meglio conosciuta dal racconto che ne fece nel XII secolo Geoffredo di Monmouth nella sua semi-leggendaria Historia Regum Britanniae.

Historia Brittonum LHistoria Brittonum afferma che "L'isola di Britannia prende il suo nome da Bruto, un console romano", che conquistò sia la Spagna sia la Britannia. Seguendo fonti come Livio e Virgilio, lHistoria Brittonum narra come Enea si sia stabilito in Italia dopo la guerra di Troia e di come suo figlio Ascanio abbia fondato Alba Longa. Ascanio si sposò e la moglie rimase incinta. Un mago predisse che sarebbe nato un maschio, che sarebbe stato il più coraggioso e il più amato in Italia. Infuriato, Ascanio condannò a morte l'indovino. Sua moglie morì di parto, mentre in seguito il loro figlio, appunto Bruto, uccise per sbaglio il padre con una freccia e fu bandito dall'Italia. Dopo aver vagato per le isole del Tirreno e le Gallie, dove fondò Tours, infine giunse e si stabilì in Britannia. Avrebbe regnato quando il sommo sacerdote Eli era giudice nel regno d'Israele e l'arca dell'Alleanza fu presa dai filisteiHistoria Britonum 7, 10-11.. Andò a stabilirsi nella Bretagna, ove regnò pacificamente e dove dopo di lui ebbe dominio la sua posterità, sino a quando vi giunse Giulio Cesare alla testa delle legioni romane.

Una diversa versione dellHistoria Brittonum afferma che Bruto era figlio del figlio di Ascanio, cioè Silvio (o del fratellastro di Ascanio, anch'esso chiamato Silvio), e fa risalire la sua genealogia fino a Cam, figlio di NoèMorris 1980, p. 19.. Un altro capitolo traccia però una diversa genealogia di Bruto, che diventa qui il pronipote del re romano Numa Pompilio, figlio di Ascanio, facendo risalire la sua discendenza fino a Jafet, figlio di Noè.Historia Brittonum 18. Questo stesso Bruto è detto figlio di Isicione, figlio di Alano, il primo europeo. I suoi fratelli erano Franco, Alamano e Romano, antenati di alcuni importanti popoli europeiHistoria Britonum 17-18. Queste tradizioni cristianizzate contrastano in parte con quella classica, che connette la dinastia di Priamo con gli dèi greci, facendo del capostipite troiano Dardano un figlio di Zeus.

Historia regum Britanniae Goffredo di Monmouth riporta più o meno la stessa storia, ma con molti più dettagliGeoffrey of Monmouth, Historia Regum Britanniae 1.3-18, 2.1.. L'indovino che predisse grandi cose per Bruto vaticinò però anche che egli avrebbe ucciso entrambi i genitori. Così accadde ed egli fu bandito dall'Italia. Dopo aver vagato per le isole del Tirreno e la Grecia - dove liberò un gruppo di troiani, schiavi del re Pandreso - divenne il loro capo e, dopo una serie di battaglie, il re gli diede in moglie sua figlia Ignoge e lo fornì di una flotta. Giunto in una isola dove Artemide aveva un tempio, Bruto vi offrì dei sacrifici alla dea, pregandola di dirigere la sua erranza. Artemide gli apparve in sogno imponendogli di cercare un regno all'occidente delle Gallie, un'isola abitata in passato da giganti ma che in quel momento era deserta.

Bruto, animato da questo oracolo, si riprese il mare e, dopo alcune peripezie in Africa e un incontro con le sirene, trovò un altro gruppo di troiani guidati dal guerriero Corineo. Fu quest'ultimo a far scoppiare in Gallia una guerra con Goffario Pitto, re di Aquitania, perché aveva cacciato nella foresta reale senza permesso. Il nipote di Bruto, Turono, morì in battaglia e sul luogo della sua sepoltura fu fondata la città di Tours. Sebbene avessero vinto molte battaglie, i troiani erano consapevoli che i galli erano superiori in numero e allora si recarono nell'isola chiamata Albione e che Bruto, dal suo stesso nome, chiamò Britannia, di cui divenne il primo sovrano. Corineo divenne invece re della Cornovaglia, che fu chiamata così in suo onore dopo la sua morte.È interessante notare come gli abitanti della Cornovaglia si davano una diversa origine da quella degli abitanti di Inghilterra, Scozia e Galles e che continuarono a considerarsi discendenti di Corineo fino agli inizi dell'età moderna.

Attaccati dai giganti, i troiani li uccisero. Sulle rive del fiume Tamigi, Bruto fondò la città di Troia Nova, nome che sarebbe poi divenuto Trinovantum, la futura città di LondraSi suppone che il nome "Trinovantum" derivi dalla tribù celtica dei trinovanti, che viveva in quest'area, e non da Troia Nova..

Prima della sua morte, Bruto promulgò un codice di leggi per il suo popolo. Dalla moglie Ignoge ebbe tre figli - Locrino, Kamber e Albanatto - i quali, alla morte del padre, si spartirono l'isola, prendendo rispettivamente l'Inghilterra, il Galles e la Scozia.

Bruto nell'età moderna

Bruto divenne parte delle leggende arturiane, dette anche Materia di Britannia, racconti pseudo-storici degli eventi della Britannia che furono considerati reali fino al XVIII secolo, quando si cominciarono a trovare validi materiali storici e iscrizioni. La sua figura è stata comunque analizzata da generazioni di studiosi, che gradualmente - e inevitabilmente - ne hanno minato la credibilità storica, anche se ancor oggi, nell'Inghilterra contemporanea, Bruto di Troia viene citato di quando in quando in feste e rievocazioni.

Alberi genealogici Ascendenza di Bruto e dinastia dei Re Latini Questa l'ascendenza di Bruto e la dinastia dei Re Latini, secondo Strabone, Tito LivioTito Livio, Ab Urbe condita libri, I. e Dionigi di AlicarnassoDionigi di Alicarnasso, I, 71. .

Discendenza di Bruto Questa la discendenza di Bruto secondo Goffredo di MonmouthGoffredo di Monmouth, Historia Regum Britanniae, .

Alla morte di Ferrex e Porrex, il trono di Britannia passò alla dinastia dei Duchi di Cornovaglia, inaugurata da Dunvallo Molmuzio.

Note

Bibliografia Historia Brittonum trad. di J.A. Giles, Six Old English Chronicles, London: Henry G. Bohn 1848. . John Morris (ed), Nennius: Arthurian Period Sources Vol 8, Phillimore, 1980 Geoffrey of Monmouth, Historia regum Britanniae, trad. di Lewis Thorpe, Penguin, 1966 The British History of Geoffrey of Monmouth, trad. di Aaron Thompson, rivista e corretta da J. A. Giles, 1842 https://archive.org/details/twotudorbooksofa00fostuoft/page/n4/mode/1up https://archive.org/details/bannersstandards00howauoft/page/30/mode/1up

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