Agnadello (Agnadèl o Gnidèl in dialetto cremasco) è un comune italiano di abitanti della provincia di Cremona in Lombardia.

Geografia fisica Territorio

Il territorio comunale è totalmente pianeggiante. Il livello fondamentale della pianura varia tra i 91,7 e i Il reticolo idrico è composto da numerose rogge di origine risorgiva, tra le quali emerge per maggior imponenza il fiume Tormo, che attraversa da nord a sud anche l'abitato.

Clima

La temperatura media di gennaio si attesta intorno ad , quella media del mese di luglio è pari a . Il clima è di tipo temperato continentale con precipitazioni più frequenti in autunno e primavera e con l'inverno più siccitoso dell'estate.Dati desunti dalla tabella climatologica della voce Stazione meteorologica di Lodi, la più vicina in linea d'aria tra le stazioni meteorologiche della Lombardia.

Origini del nome Un'etimologia popolare fa derivare il toponimo Agnadello da "Acquadello", cioè paese dell'acqua, con riferimento ai numerosi fontanili che caratterizzano la zona. Secondo alcuni studiosi di toponomastica, invece, Agnadello deriva dal latino Agnadellum, diminutivo di Agnano, a sua volta derivato dal gentilizio romano Annius. Il significato letterale del nome Agnadello sarebbe perciò: piccolo podere di Annius. Secondo altri, invece, deriverebbe da acmen (variazione di acumen) da cui deriva agmen, vocabolo tardo-latino che significa "altura", "sommità" o forse da amnis ("fiume").

Storia

Il Medioevo Il più antico documento in cui è citato il nome di Agnadello risale probabilmente al 1046 ed è rappresentato da un decreto in lingua latina inviato dall'imperatore Enrico III al vescovo Ubaldo di Cremona. In tale documento sono nominati anche altri paesi della zona e Agnadello è citato con l'appellativo di "Castrum".

Nel 1300 iniziarono opere di canalizzazione in rogge, tutt'oggi presenti, delle acque del fiume Adda. Scoppiarono liti tra i comuni a tal proposito perché ognuno voleva far passare le rogge dal proprio paese per sostenerne il settore agricolo e ciò continuò fino al secolo successivo quando, sotto il dominio dei Visconti prima e degli Sforza poi, si diede inizio alla realizzazione al progetto.

Nel 1414 Agnadello venne concesso in feudo, insieme con Pandino, Misano di Gera d'Adda e Crema, a Giorgio Benzoni, successore dei fratelli Paolo e Bartolomeo Benzoni, Signori di Crema dal 12 novembre 1403.

Poco tempo dopo, nel 1423, tutto il territorio della Gera d'Adda passò sotto l'influenza del Ducato di Milano sotto il dominio della famiglia Visconti fino al 1447.

Durante la seconda metà del XV secolo la Gera d'Adda fu contesa dalla Repubblica di Venezia e dal Ducato di Milano guidato dagli Sforza.

Battaglia di Agnadello

Antefatto Nel 1500 il re di Francia Luigi XII, con l'aiuto della Repubblica Veneta, invase e conquistò con le sue truppe il Ducato di Milano, il Cremasco e la Gera d'Adda che passarono sotto il dominio dei Veneziani. Le mire espansionistiche di questi ultimi però, li posero ben presto in contrasto con gli alleati Francesi. A metà aprile del 1509, l'alleanza si ruppe e re Luigi XII dichiarò quindi guerra a Venezia.

La battaglia Un evento di rilevanza storica verificatosi ad Agnadello fu la battaglia del 14 maggio 1509 combattutasi tra la Repubblica di Venezia ed i francesi. L'esercito veneziano, guidato da Niccolò di Pitigliano e Bartolomeo d'Alviano, e composto da uomini d'armi, cavalieri, fanti, 29 cannoni d'assedio e 120 cannoni da campo si oppose all'esercito francese, formato da uomini d'arme, fanti, 600 cavalieri e 67 pezzi grossi d'artiglieria.

I francesi attraversarono l'Adda a Cassano d'Adda con 600 fanti ed alcune centinaia di cavalieri, occupando prima Rivolta d'Adda, per poi puntare su Treviglio, cinta d'assedio in quanto occupata dai veneziani. Incominciarono così ad abbattere le mura con l'artiglieria pesante, ed il borgo si arrese in breve tempo. A presidiarla rimasero solo fanti, mentre il grosso dell'esercito francese rientrò a Milano per attendere l'arrivo del re di Francia, avvenuto il 1º maggio 1509.

A seguito di tale scelte militari la Gera d'Adda rimase del tutto sguarnita. I Veneziani, accortisi di questo fatto, decisero di contrattaccare per riconquistare i territori perduti in breve tempo e, da Fontanella, dove erano accampati, marciarono verso Rivolta e la occuparono.

Si spostarono poi velocemente verso Treviglio; là giunti, bombardarono le sue mura per un giorno intero, fino ad aprire una breccia e, malgrado, l'eroica difesa dei Francesi e dei Trevigliesi, la città si arrese. La città fu saccheggiata ed incendiata: neanche le chiese e i conventi furono risparmiati. Il sacco di Treviglio fu però un grosso errore commesso dal comandante Bartolomeo d'Alviano, dato che molti dei suoi soldati disertarono per andare a vendere la refurtiva.

L'8 maggio il re Luigi XII partì da Milano per soccorrere Treviglio. L'esercito era diviso in tre parti: l'avanguardia comandata da Charles II d'Amboise, il nucleo centrale guidato dal re e la retroguardia del maresciallo Gian Giacomo Trivulzio.

Giunto a Cassano d'Adda il re fece costruire due ponti sull'Adda: sul primo passò la cavalleria, sull'altro la fanteria. I francesi si accamparono a tre chilometri dai veneziani e su ordine del re distrussero i ponti per impedire ogni possibile forma di ritirata ai propri soldati.

L'11 maggio i Francesi riconquistarono Rivolta d'Adda, saccheggiandola. Nel frattempo l'esercito veneziano lasciò Treviglio per dirigersi a sud verso Pandino e preparare così le difese. Il re francese, avvisato dalle spie delle intenzioni dei Veneziani, partì immediatamente anch'egli alla volta di Pandino per giungere al borgo prima dei veneti.

Anche l'esercito veneziano era diviso in tre parti: l'avanguardia, il nucleo centrale e la retroguardia, comandata da Bartolomeo d'Alviano e costituita da 500 cavalieri e fanti.

Nel primo pomeriggio del 14 maggio l'avanguardia francese guidata dal signore di D'Amboise, giunse presso Mirabello, una cascina alle porte di Agnadello dove era accampata la retroguardia veneta. I Francesi cominciarono a sparare con l'artiglieria, e il comandante dei Veneziani mandò dei messaggeri a Pandino per chiedere aiuto al resto dell'esercito, preparando nel frattempo i propri soldati al combattimento.

Da Pandino gli fu ordinato di non attaccare, ma di retrocedere per ricongiungersi a loro. Nonostante gli ordini ricevuti l'Alviano ordinò di attaccare.

Inizialmente il combattimento fu dominato dai Veneziani fino a quando non giunse il grosso dell'esercito francese comandato dal re; le sorti della battaglia allora cambiarono ed i Veneziani si ritirarono verso un luogo più favorevole a posizionare la loro artiglieria (luogo dove oggi sorge la cascina Mirabellino); ma accortisi di questa intenzione, i Francesi li precedettero e giunsero per primi sul posto.

Verso le ore 16, inoltre, si scatenò un violento nubifragio che contribuì ad accrescere le difficoltà della fanteria veneziana già circondata dalla cavalleria nemica. Dopo tre ore di battaglia le truppe francesi ebbero il sopravvento e infransero le difese dei Veneziani gridando: "Vittoria! Vittoria!". Poco dopo gran parte dei Veneziani ruppe le file, fuggendo e segnando così la disfatta.

Conseguenze La battaglia durò dalle ore 14 fino alle 18; e sul campo si contarono circa morti. Il bottino ricavato fu cospicuo: tra i molti prigionieri vi fu il comandante Bartolomeo d'Alviano, ferito da un colpo di lancia, che rimase agli arresti in Francia per ben quattro anni.

In seguito alla vittoria francese, tutta la Gera D'Adda fu dichiarata contea e data in possesso ad un nobile francese di nome Arturo Gauffier conte di Estampes, nel 1516.

Sul campo di battaglia, Luigi XII fece erigere una cappellina dedicata a Santa Maria della Vittoria, contenente un affresco di pregevole fattura raffigurante Maria, il Bambino e i santi, attualmente conservato nella chiesetta seicentesca della cascina Costa vecchia (detta anche Costa Cremasca).

La cappella di Luigi XII, intitolata "ai Morti della Vittoria" divenne luogo di devozione per gli abitanti di Agnadello e dei paesi circostanti.

Leggende Attorno al racconto della battaglia, sorsero anche delle leggende. Tra le principali si ricorda quella riguardante l'intervento della Madonna, invocata dal re dei Francesi, che fece nevicare benché fosse maggio, e ostacolò così le manovre dei Veneziani, e un'altra che parla di un cannone colmo di monete d'oro sepolto in zona.

Madonna della neve: si racconta che, se pur fosse agosto (il 5) , si mise a nevicare, per opera della Madonna. La neve, diventò rossa, per il sangue dei caduti. Si dice che così cessò la battaglia di Agnadello.

Dal XVI secolo al 1600 Dopo le vicende della battaglia, il territorio fu annesso a quello di Milano, sotto il dominio di Luigi XII, re di Francia. Con la sua morte, nel 1513, il trono passò al giovane Francesco I che, avendo un gran desiderio di emulare il suo predecessore nelle imprese guerresche, scese senza indugi in Italia per riprendersi il Ducato di Milano che gli Svizzeri, nel frattempo, avevano affidato a Massimiliano Sforza. Per riuscire nell'impresa il sovrano francese cercò l'alleanza dell'antica nemica Venezia, promettendo in cambio proprio la Gera d'Adda ed altre città contese della Lombardia.

A Melegnano (nota ai tempi come Marignano) i Francesi alleati con l'armata veneziana agli ordini di Bartolomeo d'Alviano, ottennero un'importante vittoria contro le truppe svizzere assoldate da Massimiliano Sforza. Per ricordare i numerosi caduti in questa dura battaglia, a Melegnano si celebra annualmente la Festa detta del Perdono e da ciò ha origine la frase: «Il perdono è a Melegnano», rivolta ad autori di azioni non giustificabili.

Con questa vittoria la Francia riprendeva il dominio sul Ducato di Milano nel 1515. La pace, tuttavia, in questi territori che rivestivano un certo interesse strategico, non fu duratura: solo un anno dopo, infatti, l'imperatore Massimiliano d'Austria condusse un'offensiva contro i Francesi, in Lombardia, riuscendo a impossessarsi di Milano che fu affidata al potere di Francesco Sforza. I francesi rimasero accampati a Cremona, mentre a Milano erano concentrate le forze asburgiche.

Nel frattempo sul trono di Spagna era salito il giovanissimo Carlo d'Asburgo che, in breve tempo, riunì sotto la sua corona enormi territori, facendosi proclamare imperatore con il nome di Carlo V. È curioso notare che ad Agnadello è molto usuale la frase "ai tempi di Carlo Cudiga (o Codiga)" per indicare qualcosa di vetusto e non adatto ai tempi attuali, ma è interessante scoprire che il personaggio citato non è altri che Carlo V, così chiamato per la cotica rossa sulla nuca e sul collo tipica dei tedeschi.

Il giovane re di Francia Francesco I si scontrò duramente con questo adolescente potente e ambizioso e la lunga contesa fra i due sovrani ebbe come campo di battaglia l'intera Italia.

In questo periodo la Gera d'Adda era terra di nessuno, o di tutti, dato che periodicamente vi giungevano a fare razzie fanti e cavalleggeri di diverse fazioni e perciò le popolazioni locali dovevano essere sempre pronte a lasciarsi depredare dall'invasore di turno pena la distruzione dei paesi o la morte.

La guerra tra Spagna e Francia ebbe una svolta decisiva con la battaglia di Pavia nel 1525 che portò le forze di Carlo V alla vittoria, affermando così la dominazione spagnola. Agnadello, feudo di rami minori e sperduti dei Visconti, non pagava balzelli facendo unicamente riferimento al podestà di Rivolta.

Il 1600 Per tutti i paesi della nostra zona il periodo successivo fu ancora molto difficile perché fu il luogo della ripresa delle ostilità fra gli Spagnoli e gli Sforza di Milano. Con la morte degli ultimi eredi degli Sforza, il Ducato di Milano, del quale faceva parte il nostro paese, divenne una provincia dell'Impero di Spagna.