Il contributo islamico all'Europa medievale interessò settori diversi come l'arte, l'architettura, la medicina, l'agricoltura, la musica, il linguaggio e la tecnologia. Dall'XI al XIII secolo l'Europa assorbì le conoscenze della cultura islamica. Di particolare importanza per l'Europa furono le traduzioni attuate dagli Arabi e dai Persiani di antichi testi classici greci, tra cui le opere del filosofo Aristotele.

Percorso di trasmissione

L'Europa e il mondo islamico ebbero molti punti di contatto nel Medioevo. I principali punti di divulgazione del sapere islamico all'Europa erano la Sicilia e la Spagna, in particolar modo la città di Toledo (con Gerardo da Cremona, 1114-1187, a seguito della conquista della città da parte dei cristiani Castigliani nel 1085). In Sicilia, a seguito della conquista islamica dell'isola nel 965 e la sua riconquista da parte dei Normanni nel 1091, si sviluppò un'avanzata cultura arabo-normanna, esemplificata da governanti come il re Ruggero II, che aveva poeti, scienziati e soldati islamici al suo servizio. Il magrebino Muhammad al-Idrisi scrisse "La delizia di chi desidera attraversare la terra" () o Tabula Rogeriana, uno dei più grandi trattati geografici del Medioevo, per conto di Ruggero II.Lewis, p. 148

Le crociate intensificarono gli scambi commerciali tra l'Europa e il Vicino Oriente, le repubbliche marinare italiane assunsero un ruolo importante in questi scambi. In Oriente, in città come Antiochia, la cultura araba, quella greca e quella latina si mescolarono intensamente.Lebedel, pp. 109–111.

Nel corso dei secoli XI e XII, molti studiosi cristiani viaggiarono per le terre musulmane per apprendere le scienze locali. Classici esempi sono Leonardo Fibonacci (1170-1250), Adelardo di Bath (1080-1152) e Costantino l'Africano (1017-1087). Dall'XI al XIV secolo, numerosi europei studiarono nei centri di istruzione superiore del mondo islamico per studiare la medicina, la filosofia, la matematica, la cosmografia e altre scienze.Shaikh M. Ghazanfar, Medieval Islamic economic thought: filling the "great gap", in European economics, Psychology Press. p. 126. Una caratteristica del mondo islamico medievale è la forte presenza di commercianti terrestri e marini, unita alla sostanziale carenza di nave tonde e a vela quadra atte a solcare gli oceani, malgrado il fatto che fin dall'età preislamica esistessero imbarcazioni, noto come dough, che veleggiavano dall'Oman alla volta dell'India e dello Sri Lanka, sfruttando il regime dei venti monsonici stagionali.

Nonostante gli intensi scambi commerciali, le strutture sociali dei popoli di lingua araba, persiana e turca rimasero fondamentalmente distinte da quelle del Medioevo europeo, per l'assenza del feudalesimoClaude Cahen, Les Peuples musulmans dans l'histoire médiévale, Damasco, Institut français de Damas, 1977. e per la mancata nascita di una borghesia imprenditoriale, mercantile e capitalista.Si veda Roberto S. Lopez, La rivoluzione commerciale del medioevo, Torino, Einaudi, 1975 (trad. dell'originale The Commercial Revolution of the Middle Ages, 950-1350, Upper Saddle River, NJ, Prentice-Hall, Inc., 1971. Nel caso islamico, califfato, emirati o sultanati non perdono mai del tutto il controllo del loro territorio, prevenendo fenomeni feudali. Inoltre, fino alla disgregazione califfale del XII e del XIII secolo il fenomeno della precarietà dei trasporti e della sicurezza personale e dei commerci, che in Occidente invece aveva portato al fenomeno dell'incastellamento e alla nascita di organizzazioni paramilitari armate in grado di taccheggiare gli abitanti delle città e delle campagne.Cfr. Claude Cahen, "Mouvements populaires et autonomisme urbain dans l'Asie Musulmane", in: Arabica, 5, pp. 225-250; 6, pp. 25-26 e 233-265.

In questo diverso corso storico, influirono il senso di appartenenza all'ecumene islamica, più radicato fra i fedeli musulmani che nelle varie comunità cristiane nazionali dell'Occidente europeo, i principi della finanza islamica, in particolare il divieto del prestito ad interesse composto, e la diffusione dei waqf come strumento assistenziale, ma anche come elemento di tenuta della coesione sociale e dell'ordine pubblico nel mondo islamico. In questo, modo non si ripeté la nascita delle classi sociali emerse nella Penisola italica e nelle Fiandre, presto imitate dai futuri Paesi Bassi, dall'Inghilterra e dalla costellazione istituzionale germanica.

Conoscenze classiche

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente e il generale impoverimento della società e la diminuzione degli scambi, in Occidente si mantenne, seppure tra le difficoltà, la tradizione classica latina, ma risultò più problematica la conoscenza dei testi classici greci, reperibili soprattutto nella parte orientale dell'Impero romano e in Costantinopoli, in cui la lingua e la cultura greca non avevano avuto soluzioni di continuità. A partire dal VII, con le invasioni arabe, si ruppe l'unità politica e culturale del Mediterraneo e i contatti fra le due antiche parti dell'Impero romano diminuirono sensibilmente. Nel Vicino Oriente, già prima della conquista araba, nel VI e nel VII secolo, molti testi greci classici (come quelli di Aristotele) erano stati tradotti dal greco al siriaco da monaci nestoriani, melkiti o giacobiti che vivevano in Palestina, e dagli esuli greci di Atene o di Edessa.

Con la conquista araba, soprattutto in età abbaside, molti testi classici greci di tipo scientifico e filosofico (non letterario o poetico, la cui sopravvivenza è dovuta esclusivamente alla tradizione bizantina) vennero a loro volta tradotti in arabo, particolarmente nella capitale abbaside Baghdad, dove califfi come Hārūn al-Rashīd e al-Maʾmūn fecero costruire una biblioteca apposta per le traduzioni e l'apprendimento delle antiche opere greche, il Bayt al-Ḥikma ("Casa della Sapienza"). In seguito molti testi arabi vennero tradotti in latino durante il Medioevo. I cristiani orientali svolsero un ruolo importante nella preservazione e traduzione, in particolare modo attraverso la scuola aristotelica di Baghdad nei secoli XI e XII, data la loro conoscenza sia del greco che dell'arabo.

Scienze arabe

Il mondo islamico fece importanti progressi nel campo della scienza, dell'algebra, della chimica, della geologia, della trigonometria sferica, ecc. che furono successivamente trasmessi anche in Occidente.Fielding H. Garrison, An Introduction to the History of Medicine: with Medical Chronology, Suggestions for Study and Bibliographic Data, p. 86 Stefano di Pisa tradusse nel 1127 dall'arabo al latino un manuale arabo di teoria medica. Il metodo algoritmico per l'esecuzione di operazioni aritmetiche con numeri indo-arabi venne sviluppato dal persiano al-Khwarizmī (dal cui nome deriva il termine "algoritmo") nel IX secolo, e venne introdotto in Europa da Leonardo Fibonacci.Lebedel, p. 111 Grazie alle traduzioni di Roberto di Chester, l'algebra di al-Khwarizmī divenne conosciuta in Europa fin dal 1145. I trattati di scienze ottiche dell'arabo Ibn al-Haytham furono utilizzati come riferimenti da Newton e Cartesio. I crociati testimoniarono le avanzate scienze mediche sviluppate dagli Arabi nel Medioevo. Jean de Joinville comunicò di essere stato salvato nel 1250 da un "dottore saraceno".Lebedel, p. 112

Gherardo da Cremona e altri studiosi si interessarono agli antichi testi filosofici e scientifici greci (in particolare l'Almagesto), di cui non vi erano copie in latino in Europa, ma che erano sopravvissuti e furono tradotti in arabo nel mondo islamico. Gerardo disse di aver imparato l'arabo a Toledo, in Castiglia, proprio a causa del suo "amore per l'Almagesto". Disse anche di aver approfittato dell'"abbondanza di libri in arabo su ogni argomento".C. Burnett, Arabic-Latin Translation Program in Toledo, p. 255. La Spagna islamica e la Sicilia erano zone, da un punto di vista culturale, particolarmente produttive a causa della presenza di studiosi multilingue. Questi studiosi tradussero molti testi scientifici e filosofici dall'arabo al latino.C. H. Haskins, Studies in the History of Mediaeval Science, pp. 3-4R. W. Southern, The Making of the Middle Ages, p. 65 Gerardo da Cremona tradusse personalmente ottantasette libri dall'arabo al latino, tra cui l'Almagesto, e anche il al kitāb al mukhtaṣar fī ḥisāb al jabr wa l muqābala di al-Khwarizmi, lElementa astronomica di Jabir ibn Aflah al-Ishbili,V. J. Katz, A History of Mathematics: An Introduction, p. 291. le opere di al-Kindi sull'ottica, gli Elementi di astronomia sui moti celesti di Ahmad ibn Muhammad ibn Kathir al-Farghani, la Classificazione delle scienze di al-FarabiPer un elenco delle traduzioni di Gerardo di Cremona, si veda: Edward Grant (1974) A Source Book in Medieval Science Cambridge, Harvard Univ. Pr., pp. 35–38 o Charles Burnett, "The Coherence of the Arabic-Latin Translation Program in Toledo in the Twelfth Century", in: Science in Context, 14 (2001): alle pp. 249–288 e 275–281. le opere mediche e chimiche di al-Razi,Jerome B. Bieber, Traducción Medieval Table 2: Arabic Sources, Santa Fe Community College, più svariate altre opere di Thābit ibn Qurra, Hunayn ibn Ishaq,D. Campbell, Arabian Medicine and Its Influence on the Middle Ages, p. 6. al-Zarqali, Jabir ibn Aflah al-Ishbili, i Banū Mūsā, Abū Kāmil Shujāʿ ibn Aslam, Abu al-Qasim al-Zahrawi e Ibn al-Haytham.

Chimica e alchimia L'alchimia occidentale era direttamente dipendente dalle fonti arabe.Debus, Allen G. (2002), The Chemical Philosophy: Paraclesian Science and Medicine in the Sixteenth and Seventeenth Centuries, Dover Publ., p. 11. Le opere del chimico Jabir ibn Hayyan (chiamato in Europa Geber) furono i testi standard usati come riferimento dagli alchimisti europei. Molte opere di Ibn Hayyān vennero tradotte dall'arabo al latino, tra cui il Kitāb al-Kīmyāʾ (tradotto in Europa in Libro delle composizioni di Alchimia), tradotto da Roberto di Chester (1144),Eric John Holmyard, Alchemy, p. 106, e il Libro dei Settanta, tradotto da Gherardo da Cremona (prima del 1187).Eric John Holmyard, Alchemy, p. 109

Le opere alchemiche di Muḥammad ibn Zakariyā al-Rāzī (conosciuto in Occidente come "Rhazes") furono tradotte in latino nel XII secolo.

Diverse parole tecniche e scientifiche arabe originarie da opere alchemiche, come alcali trovarono la loro strada in varie lingue europee, diventando parte del vocabolario scientifico.

Astronomia e matematica

Le opere di al-Khwārizmī influenzarono fortemente la matematica in Europa. Come scrive il professor Victor J. Katz: "La maggior parte delle prime opere algebriche europee furono traduzioni di opere di al-Khwarizmi e altri autori islamici, così come le opere sulla trigonometria sferica".Victor J. Katz, ed. (2007), Sample Chapter for Katz, V.J., ed.: The Mathematics of Egypt, Mesopotamia, China, India, and Islam: A Sourcebook. La parola algoritmo, deriva dal nome latinizzato di Al-Khwarizmi (Algorismi), mentre la parola algebra deriva dal titolo dell'opera di al-Khwārizmī, l'''al-Kitāb al-mukhtaṣar fī ḥisāb al-jabr wa l-muqābala. Queste e altre opere astronomiche e matematiche arabe, come quelle di al-Battānī (Albatenius) o il Grande Sindhind di Muhammad al-FazārīG. G. Joseph, The Crest of the Peacock, p. 306 vennero tradotte in latino durante il XII secolo.

L'opera intitolata al-Sanjārī (1115-1116) di al-Khazīnī venne tradotta in greco da Gregory Choniades nel XIII secolo e venne studiata nell'Impero bizantino.David Pingree (1964), "Gregory Chioniades and Palaeologan Astronomy", Dumbarton Oaks Papers 18, pp. 135–160. Le modifiche astronomiche al modello tolemaico fatte da al-Battānī e Ibn Rushd ispirarono i modelli non tolemaici prodotti da Muʾayyad al-Dīn al-ʿUrdī, Naṣīr al-Dīn al-Ṭūsī e di Ibn al-Shatir, che in seguito vennero adattati al modello eliocentrico copernicano. Le opere di Abū al-Rayhān al-Bīrūnī intitolate Taʾrīkh al-Hind e Kitāb al-qānūn al-Masʿūdī furono tradotte in latino nel Canon Mas'udicus.