San Donato Val di Comino (Sàndërnàtë in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Frosinone nel Lazio.

Si trova all'interno del parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Il paese è uno dei crocevia per il passaggio dal versante laziale a quello abruzzese tramite il valico Forca d'Acero.

Geografia fisica Territorio Sul territorio comunale si trova la Forca d'Acero, un valico appenninico posto a sull'Appennino centrale lungo lo spartiacque appenninico primario tra Abruzzo e Lazio e il Colle Nero, 1.991 m., un rilievo dei monti Marsicani. La superficie territoriale è pari a , con un'altitudine variabile tra i 400 e 2000 metri.

Lo sviluppo del paese è più accentuato verso ovest, per i seguenti fattori: L'orografia: lo sviluppo è avvenuto sul pendio meno ripido rispetto al pendio del vallone di Forca d'Acero. Il clima, essendo detto versante più riparato dai freddi venti che spirano da nord, lungo il vallone.

Confina a Nord con i comuni abruzzesi di Opi e Pescasseroli, a sud con Gallinaro, ad Est con Settefrati e a Ovest con Alvito.

Clima Classificazione climatica: zona E, 2333 GR/G

Agosto è il mese più caldo dell'anno con una temperatura media di 21.4 °C. Durante l'anno Gennaio ha una temperatura media di 3.9 °C. Si tratta della temperatura media più bassa di tutto l'anno.

Origini del nome Nel dialetto locale è chiamato «Sande Renàte», come il santo patrono, con trasformazione della d intervocalica in r, secondo una tendenza abbastanza accentuata del dialetto sandonatese o «Sandrënnàte». Nei paesi vicini, invece, è conosciuto come «Sandënàtë». Nel 1862 a San Donato venne aggiunta la specificazione Val di Comino, per distinguersi da altri paesi omonimi.

Storia Le origini Secondo alcune fonti, da tempo variamente discusse, le sue origini sono da ricollegarsi alla storia di Cominium, un avamposto sannita, distrutto nel 293 a.C. dagli eserciti di Roma, che sarebbe stato ubicato nella Valle di Comino, in particolare nel territorio contrassegnato oggi dai comuni di Alvito, Vicalvi e, appunto, San Donato Val di CominoSulle vicende di Cominium e sulle diverse ipotesi di ubicazione si vedano, tra gli altri, R. Almagià, La Val di Comino o Cominese. Contributo al glossario dei nomi territoriali italiani, in Bollettino della Società Geografica Italiana, 1911, fasc. 1; T. Vizzaccaro, Atina e la Val di Comino, Lamberti, Cassino 1982; A. La Regina, I Sanniti, in Italia omnium terrarum parens, Scheiwiller, Milano, 1989, pp. 401-423.. Qui l'edificazione di un primo santuario dedicato al culto di San Donato appare coeva, o comunque di poco successiva, al 304, anno del martirio dell'allora vescovo di Arezzo.

Il territorio cominese appartenne, in seguito, ai Longobardi, nell'ambito della cosiddetta Langobardia Minor. Secondo gli Scrittori di cose italiche, il primo documento noto che registra la presenza del toponimo del centro in oggetto (Ecclesiam Sancti Donati in territorio Cumino) risale al 778,L.A. Muratori, Rerum Italicarum scriptores, t. I, Milano 1725, p. 373 anno della cessione fattane da Ildebrando, duca di Spoleto, al Monastero di San Vincenzo al Volturno. Le vicende successive sono legate agli esiti della battaglia del Garigliano del 915, da cui iniziò la migrazione delle popolazioni del Beneventano, del Cassinate e da Itri che cercavano rifugio nella protetta valle del Liri, dirigendosi verso i monti al confine tra Lazio e Abruzzo.A tal proposito, l'erudito alvitano Giulio Prudentio scrisse nella sua Discrittione d'Alvito et suo Contato (1574) quanto segue: «Santo Donato è terra di passo, et hebbe principio da Itri, dove ancor hoggi l'una Terra con l'altra se portano affettione, et se usa tra essi certa libertà e franchigia». Tale "Descrizione" è trascritta a p. 243 in D. Santoro, Pagine sparse di storia alvitana, vol. 1, Jecco, Chieti 1908, pp. 227-257. Il flusso migratorio diede vita così ai primi borghi della valle di comino tra i quali, quello più popolato, tanto da essere definito "civitas" e "oppidum", il borgo di S. Urbano, posto all'estrema parte settentrionale dell valle tra l'attuale territorio di Alvito e San Donato. La disgregazione di questo borgo portò, intorno al 1200, una parte dei suoi abitanti a stabilizzarsi attorno alla primitiva chiesa di San Donato, realizzando l'incastellamento, l'edificazione delle mura che provvedessero alla difesa del nucleo.

Dal Medioevo a oggi Il centro fu legato all'Abruzzo in termini economici (la transumanza) e politici, poiché fu posseduto dalle famiglie dei D'Aquino, Cantelmo e Cardona. Fino al 1807 il borgo conobbe un notevole sviluppo economico e demografico, arrivando a superare i abitanti, annettendo inoltre l'abitato di Gallinaro. Dopo l'Unità d'Italia, il centro fu coinvolto nel brigantaggio postunitario, e nel 1915 fu anch'esso colpito dal terremoto di Avezzano. Così iniziò un forte spopolamento del borgo, durante il fenomeno dell'emigrazione.

Nel 1927 con regio decreto, Benito Mussolini creò la Provincia di Frosinone, inserendovi San Donato.

Nei primi anni della seconda guerra mondiale, tra il 1940 e 1943, San Donato fu uno dei comuni del Lazio ad essere designato dalle autorità fasciste come luogo di internamento civile per profughi ebrei stranieri presenti in Italia. Gli internati furono 25, il gruppo più numeroso nella regione Lazio.Ebrei stranieri internati in Lazio. Vivendo in paese gli internati fraternizzarono con la popolazione locale; tra di loro vi erano anche personaggi celebri come l'intellettuale Grete Bloch e l'attrice Grete Berger. Dopo l'8 settembre 1943, con l'occupazione tedesca, la situazione mutò drammaticamente. Nonostante gli sforzi del paese che portarono anche all'emissione per loro di falsi documenti di identità, il 6 aprile 1944 sedici dei 25 internati furono arrestati e condotti alla morte ad Auschwitz nel maggio dello stesso anno; solo tre di loro faranno ritorno.Il CEDEC (Centro di Documentazione ebraica Contemporanea) conserva i nomi e biografie dei 16 deportati nella sua Digital Library. Sopravvissero invece fino alla Liberazione, i nove sfuggiti all'arresto. Alla memoria di queste vicende il paese ha dedicato il Museo del Novecento e della Shoah, aperto al pubblico il 18 giugno 2022.Website del Museo.

Malgrado i buoni propositi del boom economico, San Donato non recuperò mai più le unità, e nel 1984 fu colpita da un grave terremoto con epicentro proprio nel comune, che danneggiò il centro e anche i comuni abruzzesi di Pescasseroli, Barrea e Alfedena. Tuttavia negli anni '90 grazie alla valorizzazione culturale della Val di Comino il centro ha concentrato positivamente la sua attività economica sul turismo.

Simboli Lo stemma del comune di San Donato Val di Comino è stato concesso con decreto del presidente della Repubblica del 13 marzo 1989.

Vi sono rappresentati il patrono san Donato e la Torre medievale, monumento simbolo del paese.

Il gonfalone è un drappo troncato di rosso e di bianco.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Santuario di San Donato Val di Comino

In principio il Santuario fu eretto come piccola Abbazia benedettina dipendente dall'Abbazia di Montecassino.

Il primo documento in cui viene nominato è del 778 d.C.; l'anno in cui il Duca di Spoleto, Ildebrando, concedeva la chiesa ed il territorio di San Donato al Monastero di San Vincenzo al Volturno. Dell'originale "aecclesia" non ci sono tracce, in quanto numerose modificazioni e ristrutturazioni hanno portato il santuario all'aspetto attuale. La lunghezza dell'edificio è di 26 metri, la larghezza è di 12 metri e infine la cupola è di 18 metri di altezza, è costituito da 3 navate, di cui la centrale contiene affreschi che rappresentano i momenti più significativi della vita del santo.

Su alcune note, presenti sui registri parrocchiali, si deduce che le ricche decorazioni del "Tempio" furono realizzate dagli architetti Mastroianni di Roma, Cristoforo Bozzolini e Clemente Forzaretti di Milano nel 1780 circa. Nel 1859 vennero iniziati i lavori di costruzione del campanile adiacente, alto 17 metri, i quali vennero ultimati nel 1921. Nel 1915 fu eseguito il restauro dall'artista Fiorini di Sora, su indicazione del canonico Luigi Ippoliti. Recentemente è stato effettuato un restauro degli affreschi e delle decorazioni interne e della facciata frontale.

La venerazione del santo è la dimostrazione di un antico legame che univa il "Castrum Sancti Donati" con le terre di Toscana ed Umbria e che va avanti, dopo l'anno mille con donazioni feudali tra Arezzo e Capua.

Duomo

Il nome della chiesa si trova citato per la prima volta all'epoca delle decime papali del 1308-1310, quando la stessa, insieme alla chiesa di S. Felice e a quella di S. Cristoforo, versò alla S. Sede sei tareni (monete d'argento). Nel '500, la chiesa di S. Donato e la chiesa di S. Maria e S. Marcello, ambedue ricettizie, appartenevano da tempo alla Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, dove la prima era parrocchiale e la seconda arcipretale. Con decreto dato in occasione della visita pastorale di Mons. Tommaso Gigli, vescovo di Sora, del 25 ottobre 1569, si riunirono i benefici curati in un'unica parrocchia sotto il titolo di S. Maria e S. Marcello.

Le origini del Duomo, dedicato a Santa Maria e San Marcello Papa, risalgono al periodo in cui il paese si estese a valle.

Nel Settecento la chiesa venne ampliata (la pianta diventa basilicale, la facciata viene limitata da lesene e colonne addossate ed il timpano Mistilineo sulla fascia centrale, raccordato alle ali da due volute) e impreziosita da decorazioni che evidenziano uno stile barocco sobrio ed elegante, da un artistico coro già lodato dal vescovo Colaianni nella sua visita pastorale del 1800 e da un pregiato organo a canne realizzato da Cesare Catarinozzi.

Sotto l'altare maggiore, in un'urna di vetro, è custodito il corpo di Santa Costanza, una martire delle prime persecuzioni cristiane che l'agiografia vuole uccisa con un colpo di spada alla gola. Sepolta a Roma nelle Catacombe di San Callisto, nel 1756 i suoi resti vennero traslati nel Duomo. Da allora, l'ultima domenica di Agosto di ogni anno, i sandonatesi festeggiano Santa Costanza con la Novena, una solenne processione, fuochi d'artificio, un mercatino dedicato ai cocci ed alle cipolle e con un particolare menù sempre a base di cipolle.

Il Convento

Le prime notizie che citano il Convento, risalgono al XIV secolo, esso fu sovvenzionato e costruito dalla famiglia Ricci, la stessa di Fra Tommaso, frate sandonatese prossimo alla beatificazione, e ancora oggi venerato e studiato. Il Convento fu dedicato alla Santissima Concezione. Con la bolla "Instaurandae regularis disciplinae", il Papa Innocenzo X, nel 1652 ordinò la sua chiusura e soltanto due anni più tardi venne riaperto e concesso ai Carmelitani della Congregazione di Mantova.

All'interno di questa struttura, vivevano sei monaci, quattro laici e due sacerdoti, che si dedicavano alle attività religiose, artigianali e ai lavori agricoli. Avevano una proprietà che si estendeva per circa 500 ettari di terra che delimitarono attraverso la costruzione di mura di cinta, che sono tuttora visibili nei dintorni di Via Chiaie.

Con la confisca dei beni degli Enti Ecclesiastici da parte di Gioacchino Murat, nel 1808, i Carmelitani Scalzi furono costretti ad abbandonare il convento che fu venduto all'asta e acquistato dal cavalier Giovanni Tempesta. La chiesa, le cui origini risalgono al 1300, fu dedicata alla Madonna del Carmine e a Sant'Antonio soltanto nel 1870.

Successivamente la Confraternita del santissimo Rosario acquistò la chiesa e solo più tardi divenne parrocchia. Nel 1872, su richiesta di alcuni genitori e del sindaco di allora, Carlo Coletti, un'ala del convento fu trasformata in Scuola di Architettura.

Il convento fu concesso prima all’ordine dei frati Francescani, poi a quello dei Domenicani, infine a quello dei Carmelitani.