La satira (dal latino satura lanx: il vassoio vuoto riempito di primizie in offerta agli dei) è un genere della letteratura, delle arti e, più in generale, di comunicazione, caratterizzata dall'attenzione critica ai vari aspetti della società, mostrandone le contraddizioni e promuovendo il cambiamento.

La satira mira a far ridere criticando i personaggi e deridendoli in argomenti politici, sociali e morali.

Sin dall'Antica Grecia la satira ha sempre avuto una fortissima impronta politica, occupandosi degli eventi di stretta attualità per la città (la polis), e avendo una notevole influenza sull'opinione pubblica ateniese, proprio a ridosso delle elezioni.Henderson, J. (1993) Comic Hero versus Political Elite pp.307-19 in Per questo motivo, è sempre stata soggetta a violenti attacchi da parte dei potenti dell'epoca, come nel caso del demagogo Cleone contro il poeta comico Aristofane.

La satira si distingue dalla comicità e dallo sfottò (la presa in giro bonaria), nei quali l'autore non ricorda fatti rilevanti e non propone un punto di vista ma fa solo del "colore".

Caratteristiche La definizione di satira va dettagliata rispetto alla categoria della comicità, del carnevalesco, dell'umorismo, dell'ironia e del sarcasmo, con cui peraltro condivide molti aspetti:

con il comico condivide la ricerca del ridicolo nella descrizione di fatti e persone, con il carnevalesco condivide la componente "corrosiva" e scherzosa con cui denunciare impunemente, con lumorismo condivide la ricerca del paradossale e dello straniamento con cui produce spunti di riflessione morale, con l'''ironia condivide il metodo socratico di descrizione antifrasticamente decostruttiva, con il sarcasmo condivide il ricorso peraltro limitato a modalità amare e scanzonate con cui mette in discussione ogni autorità costituita.

Essa si esprime in una zona comunicativa "di confine", infatti ha in genere un contenuto etico normalmente ascrivibile all'autore, ma invoca e ottiene generalmente la condivisione generale, facendo appello alle inclinazioni popolari; anche per questo spesso ne sono oggetto privilegiato personaggi della vita pubblica che occupano posizioni di potere.

Queste stesse caratteristiche sono state sottolineate dalla Corte di cassazione che si è sentita in dovere di dare una definizione giuridica di cosa debba intendersi per satira:

La satira è un diritto costituzionale, che in Italia è garantito dagli articoli 21 e 33 della Carta.

Storia La satira, storicamente e culturalmente, risponde ad un'esigenza dello spirito umano: l'oscillazione fra sacro e profanoDi immortale c'è solo la satira, intervista concessa da Luttazzi a Barbaluca e Ivan Grozny per Radio Sherwood, 16 novembre 2006 disponibile audio mp3 Se Dio avesse voluto che credessimo in lui, sarebbe esistito, post sulla natura della satira, blog ufficiale di Luttazzi 15 novembre 2006 Daniele Luttazzi (Luttazzi) su Twitter . La satira si occupa da sempre di temi rilevanti, principalmente la politica, la religione, il sesso e la morte, e su questi propone punti di vista alternativi, e attraverso la risata veicola delle piccole verità, semina dubbi, smaschera ipocrisie, attacca i pregiudizi e mette in discussione le convinzioni.

Antichità

Le origini della satira nella letteratura europea si confondono evidentemente con quelle della letteratura comica, il cui inizio è attribuito tradizionalmente a Omero con il poema Margite. Satirici sono la pseudo-omerica Batracomiomachia, i Silli di Senofane di Colofone, i giambi di Archiloco, i versi di Ipponatte.

Etimologicamente è il dramma satiresco a dare origine al genere, ma è la commedia greca di Aristofane quella che fa della satira politica un ingrediente fondamentale. In età ellenistica molti furono gli scritti polemisti ed umoristici specie nell'ambito filosofico della diatriba stoico-cinica.

La vera codificazione come genere letterario, anch'essa frutto di un'evoluzione italica parallela, avviene però nella letteratura latina. La satira nasce tra il III e il II secolo a.C. ad opera di Ennio, e si può considerare il primo genere originale della letteratura latina, al contrario di tutti gli altri, di origine greca; Quintiliano affermerà: «Satura quidem tota nostra est».

Con Tiberio, cominciando la serie dei tiranni, la produzione libera e indipendente degli artisti fu ingabbiata a favore della didattica. La satira invece fu coltivata «ed in modo singolarmente vivace ed originale (...), quasi per effetto spontaneo di reazione al corrottissimo costume».Umberto Nottola, Disegno storico della letteratura romana, G.C.Sansoni Editore, Firenze 1946, p 164

La satira nasce come una polemica diretta ad obiettivi mirati, molte volte con temi moraleggianti che riguardano i più svariati argomenti: questo succede perché non ha schemi fissi che le donano la rigidità tipica di altri generi, ma si basa interamente sullo stile dello scrittore. Autori di satire nella letteratura latina furono Lucilio, Orazio Flacco (i Sermones), Persio, Marziale, Giovenale, Petronio (il romanzo Satyricon), Lucio Anneo Seneca (lApokolokynthosis), Luciano di Samosata (in greco).

Medioevo e Rinascimento Nel corso dei secoli l'ossequio ai classici latini, in particolare Orazio, preservò la satira facendole superare la barriera linguistica della nascita di letterature in lingue regionali. La satira ebbe ampio uso nella poesia orale giullaresca di cui ci sono pervenuti alcuni frammenti scritti. La satira morale predilige il discorso allegorico come nellYsengrinus e nel Roman de Renart. La satira sociale si trova nei canti dei goliardi ed in opere come il Roman de la rose, i fabliaux di Rutebeuf, le cantigas de escarnho (canzoni di scherno) e le cantgas de maldizer (canzoni di maldicenza) della lirica portoghese e spagnola. La satira politica è presente nei sirventesi dei trovatori della Provenza, nelle poesie di Walther von der Vogelweide e di Guittone d'Arezzo, nell'opera di Dante Alighieri e di Petrarca nonché in quella di Boccaccio (la misoginia nel Corbaccio).

In particolare va notata la compresenza in Dante di un registro comico realistico in corrispondenza della critica corrosiva alle personalità che lo avevano disconosciuto ed esiliato, fino ad allargarsi a una visione critica dell'intera società a lui contemporanea.

Nel Rinascimento la diffusione della cultura ellenica (dovuta alla fuga di sapienti da Costantinopoli espugnata da Maometto II) produsse una commistione etimologica con il dramma satiresco, che traeva la sua origine dal mito dei satiri, figure mitologiche e semi-divine dell'antica Grecia: ne conseguì una coloritura del termine (e del genere che da allora si sviluppò) più aggressiva di quanto esso significasse nell'antica Roma, perché il dramma satiresco - da mero intermezzo nelle trilogie tragiche dell'antica Grecia - s'era andato evolvendo fino ad assumere i caratteri di una rappresentazione teatrale, che faceva da sorella minore della commedia come rappresentazione comica e di dileggio sociale o moraleB.L. Ullman "Satura and Satire", Classical Philology 8:2.. Nell'epoca rinascimentale Ludovico Ariosto scrisse alcune satire (Satire) su modello dei Sermones oraziani. Notevole è poi la commistione fra satira ed epica da cui nasce il poema eroicomico: fra gli esempi del genere vale la pena ricordare La secchia rapita di Alessandro Tassoni o la Moscheide di Teofilo Folengo, ispirata all'antichissima Batracomiomachia. Sempre Folengo scrisse il Merlini Cocaii Macaronicon, un poema scritto in "latino maccheronico" (frammisto a parole in dialetto mantovano) il cui protagonista è Baldus: un umile contadino le cui lotte con altri popolani sono raccontate con la stessa enfasi delle battaglie di un nobile cavaliere.

Nel XV secolo lo scrittore Sebastian Brant fu autore del poema satirico La nave dei folli, mentre Erasmo da Rotterdam scrisse lEncomium Moriae. La riforma luterana in Germania alimentò una cospicua letteratura satirico - religiosa i cui maggiori esponenti furono: Thomas Murner, Ulrich von Hutten, Hans Sachs. In Francia gli epigrammi di Clément Marot e alcune parti del romanzo Gargantua e Pantagruel di Rabelais sono di genere satirico.

Curioso è poi il fenomeno delle "statue parlanti", iniziato nel XVI secolo con la comparsa a Roma di Pasquino, una scultura antica a cui venivano affissi componimenti anonimi (detti appunto pasquinate) che dileggiavano uomini di potere della città papalina, non di rado lo stesso Pontefice. Statue del genere erano diffuse anche in altre città italiane (ad es. l'Uomo di pietra di Milano).

Illuminismo La filosofia dei Lumi usò largamente la satira, contro i dogmatismi della religione e i privilegi dei nobili. Esempi sono l'opera di Voltaire (Candido), di Montesquieu (Lettere persiane), di Giuseppe Parini (Il Giorno, opera didascalico-satirica). A queste opere sono da aggiungere le commedie di Beaumarchais, i libelli violentissimi di Jonathan Swift, i versi satirici contro l'establishment inglese di Peter Pindar, e le 17 satire di Vittorio Alfieri.

Ottocento e Novecento Autore di poesie satiriche nel XIX secolo fu Giuseppe Giusti (Sant'Ambrogio, Re Travicello), così come d'ispirazione satirica sono molti versi di Carlo Porta e Gioacchino Belli. Anche Giacomo Leopardi scrisse delle satire (ad esempio alcune delle Operette morali). Nella letteratura europea grandi pagine satiriche hanno scritto Heine, Tieck, Byron e Gogol'."Satira" in Letteratura, Le Garzantine, 2005, pag. 950 - 952. Fra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo in Italia vi fu una grande fioritura di giornali satirici. Il più noto è L'Asino, fondato nel 1892 da Guido Podrecca e Gabriele Galantara, di indole socialista e anticlericale, decisamente critico verso il governo di Giovanni Giolitti. Le pubblicazioni interrotte dalla prima guerra mondiale ripresero nel dopoguerra senza Podrecca, che aveva aderito al Fascismo. L'Asino fu costretto a chiudere nel 1925, all'indomani del delitto Matteotti, ma ciò non impedì a Galantara di restare attivo, collaborando con il Marc'Aurelio e il Becco giallo. Vi erano poi 420 e Il Selvaggio apertamente schierate a favore del nuovo regime (salvo poi distaccarsene come quest'ultima rivista diretta da Mino Maccari) e Il Guerin Meschino, a cui lavorarono disegnatori di spicco come Sergio Tofano, Carlo Bisi, Bruno Angoletta.

Vi erano poi giornali senza una precisa connotazione ideologica, in cui la satira a tutto campo si spingeva a mettere in ridicolo, più o meno apertamente, elementi del Partito fascista: tra questi Il travaso delle idee di Filiberto Scarpelli e il Bertoldo diretto dal trio Zavattini-Mosca-Metz e fondato dalla Rizzoli appositamente per fare concorrenza al Marc'Aurelio. Nella redazione del Bertoldo erano presenti disegnatori come Giacinto Mondaini, Saul Steinberg (futura penna di punta del New Yorker), Carlo Manzoni, Walter Molino, Giovannino Guareschi. Quest'ultimo fu anche condirettore dopo l'abbandono di Metz, e si occupò sia di disegnare che di redigere testi. Sue erano le vignette sulla Guerra d'Etiopia, sulle Grandi Purghe, sull'espansionismo (nella rubrica Stati piccolissimi), negli anni che segnarono lescalation verso la seconda guerra mondiale, bilanciando la satira contro i nemici dell'Asse Roma-Berlino con sottili critiche alla retorica di regime (ad esempio sui monumenti trionfali e sulle dichiarazioni di guerra), che attiravano di continuo veline dal Minculpop.

Fiero oppositore del fascismo fu Giuseppe Scalarini che per questo venne duramente percosso, più volte arrestato e confinato. Emilio Zanzi, critico ideologicamente ben lontano dalle posizioni dell’artista, lo definisce “il più politico dei caricaturisti italiani e forse del mondo. Le sue vignette anarchiche, antiborghesi, anticristiane, antimilitaristiche rivelano, sempre, uno stile. La sintesi è la base del suo pensiero e del suo disegno crudele." e, conclude, "Scalarini è un caricaturista che passerà alla storia”.