Libis di Riunione (Threskiornis solitarius ) è una specie estinta di ibis endemica di Réunion, un'isola vulcanica dell'oceano Indiano. I suoi primi resti subfossili vennero rinvenuti nel 1974, e la specie venne descritta scientificamente nel 1987. I suoi parenti più stretti sono l'ibis bianco del Madagascar, l'ibis sacro e l'ibis collospinoso.

Nelle testimonianze dei viaggiatori del XVII e XVIII secolo è descritto un uccello bianco che volava con difficoltà, divenuto in seguito noto come solitario di Réunion. Verso la metà del XIX secolo, gli studiosi iniziarono a credere, erroneamente, che queste vecchie testimonianze si riferissero a parenti bianchi del dodo, dal momento che in un resoconto si parla esplicitamente della presenza di dodo sull'isola; inoltre, più di recente sono venuti alla luce dipinti del XVII secolo raffiguranti dei dodo bianchi. Tuttavia, su Réunion non sono mai stati ritrovati resti fossili riferibili ad animali simili a dodo, e alcuni studiosi hanno anche iniziato a domandarsi se i suddetti dipinti avessero davvero a che fare con l'isola. Vennero ipotizzate anche altre identificazioni, basate solamente su speculazioni. Alla fine del XX secolo, la scoperta di un ibis subfossile ha spinto a ipotizzare che i vecchi racconti si riferissero in verità a una specie di ibis. L'idea che il solitario e l'ibis subfossile siano in effetti lo stesso animale ha incontrato solo un limitato dissenso, e attualmente è accettata da quasi tutti gli studiosi.

Dalle vecchie descrizioni e dai resti subfossili, si può apprendere che l'ibis di Réunion avesse il piumaggio prevalentemente bianco, con sfumature che viravano sul giallo e sul grigio. Le estremità delle ali e il ciuffo di piume simili a quelle dello struzzo poste sul posteriore erano di colore nero. Collo e zampe erano lunghi, e il becco era relativamente diritto e corto per un ibis. Aveva una costituzione più robusta dei suoi parenti attuali, ma per il resto era molto simile a essi. Le ossa subfossili dell'ala indicano che avesse capacità di volo ridotte, una caratteristica forse correlata all'aumento di peso stagionale. La dieta dell'ibis di Réunion era costituita da vermi e altri animaletti raccolti al suolo. Preferiva vivere in solitudine (da cui il nome «solitario»). Nel XVII secolo, si incontrava solo in zone montuose, ma potrebbe essere stato spinto in queste aree remote dalla caccia indiscriminata datale dall'uomo e dalla predazione da parte degli animali introdotti, presenti soprattutto nelle aree più accessibili dell'isola. I visitatori che giungevano a Réunion ne elogiavano il sapore, e di conseguenza la sua carne era molto ricercata. Si ritiene che questi fattori abbiano portato la specie all'estinzione agli inizi del XVIII secolo.

Tassonomia La storia tassonomica dell'ibis di Réunion è intricata e complessa, dal momento che fino a poco tempo fa gli scienziati avevano in mano solo prove ambigue e inconsistenti. Attualmente si ritiene che l'ipotetico «dodo bianco» di Réunion sia stato solo il frutto di una speculazione erronea basata sulle scarse testimonianze dei contemporanei che descrissero l'ibis di Réunion, nonché sulle raffigurazioni di dodo bianchi di Mauritius dipinte dai pittori olandesi Pieter Withoos e Pieter Holsteijn II (e dai loro seguaci) nel XVII secolo e venute alla luce nel XIX secolo.

Il primo ufficiale inglese John Tatton fu il primo a fare precisa menzione di un uccello bianco presente a Réunion, nel 1625. Nel 1646 l'isola venne occupata dai francesi, i quali chiamarono questo uccello «solitario». M. Carré della Compagnia francese delle Indie orientali descrisse il solitario nel 1699, spiegando il perché veniva chiamato così:

Un ugonotto francese abbandonato sulla vicina isola di Rodrigues, François Leguat, utilizzò il termine «solitario» per indicare l'uccello rafino ivi incontrato negli anni '90 del XVII secolo, ma si ritiene che abbia preso in prestito il nome da un trattato del 1689 del marchese Henri Duquesne, nel quale viene citata la specie di Réunion. Probabilmente lo stesso Duquesne basò la sua descrizione su una testimonianza precedente. Nessun esemplare di solitario è mai stato imbalsamato. I due esemplari che Carré cercò di inviare alla ménagerie reale non sopravvissero alla cattività. Secondo Billiard, Bertrand-François Mahé de La Bourdonnais inviò in Francia un «solitario» da Réunion verso il 1740. Dal momento che si ritiene che l'ibis di Réunion fosse già scomparso all'epoca, l'uccello in questione potrebbe essere stato un solitario di Rodrigues.

L'unico scrittore contemporaneo a parlare esplicitamente di «dodo» a Réunion fu il marinaio olandese Willem Ysbrandtszoon Bontekoe, che non fece cenno della loro colorazione:

Quando questo giornale di bordo venne pubblicato nel 1646, era accompagnato da un'incisione che adesso sappiamo copiata da uno dei dodo ritratti nel cosiddetto «schizzo della Crocker Art Gallery» del pittore fiammingo Roelant Savery. Dal momento che Bontekoe era naufragato e aveva perso tutto ciò che portava con sé dopo aver visitato Réunion nel 1619, poté scrivere la sua testimonianza solamente sette anni dopo, una volta tornato nei Paesi Bassi. È pertanto probabile che abbia scritto il suo resoconto in base a quello che si ricordava, e il risultato potrebbe quindi non essere del tutto attendibile. Egli potrebbe essere giunto alla conclusione che si trattava di dodo col senno di poi, avendo inteso che gli uccelli che aveva visto non si discostavano molto da quelli che venivano descritti come dodo.

Le prime interpretazioni

Negli anni '70 del XVIII secolo, il naturalista francese Buffon sosteneva che il dodo fosse presente sia a Mauritius che a Réunion. Non sappiamo perché abbia citato anche Réunion, ma nella stessa parte di testo aggiunse anche notizie riguardanti il solitario di Rodrigues e un terzo uccello (l'Oiseau de Nazareth, che adesso pensiamo si trattasse di un dodo). Il naturalista inglese Hugh Edwin Strickland mise in discussione le vecchie descrizioni del solitario di Réunion nel suo libro del 1848 The Dodo and Its Kindred, e giunse alla conclusione che fosse una forma distinta sia dal dodo che dal solitario di Rodrigues. Il barone Edmond de Sélys Longchamps coniò il nome scientifico Apterornis solitarius per il solitario di Réunion nel 1848, facendone apparentemente la specie tipo del genere, nel quale classificò anche altri due uccelli delle Mascarene note solamente a partire dalle testimonianze dei contemporanei, il rallo rosso e il pollo sultano di Réunion. Dato che il nome Apterornis era già stato impiegato per un altro tipo di uccello da Richard Owen, e gli altri nomi più vecchi erano anch'essi invalidi, Bonaparte coniò il nuovo nome binomiale Ornithaptera borbonica nel 1854 (Bourbon era il nome francese originale di Réunion). Nel 1854, Hermann Schlegel classificò il solitario nello stesso genere del dodo, e lo battezzò Didus apterornis. Egli cercò inoltre di raffigurare l'animale attenendosi rigorosamente alle testimonianze dei contemporanei, e l'uccello che raffigurò somigliava più a un ibis o a una cicogna che a un dodo. Dal momento che veniva considerato un congenere del dodo, il solitario di Réunion è stato a lungo considerato anch'esso un membro della famiglia dei Dididi, appartenente all'ordine dei Columbiformi

Nel 1856, William Coker annunciò la scoperta di un dipinto «persiano» del XVII secolo raffigurante un dodo bianco circondato da anatre, che aveva visto esposto in Inghilterra. L'artista venne in seguito identificato come Pieter Withoos, e molti eminenti naturalisti del XIX secolo giunsero successivamente alla conclusione che l'immagine raffigurasse il solitario bianco di Réunion, ipotesi proposta forse per la prima volta dall'ornitologo John Gould. Contemporaneamente, alcuni dipinti simili di Pieter Holsteijn II raffiguranti dodo bianchi vennero scoperti nei Paesi Bassi. Nel 1869, l'ornitologo inglese Alfred Newton sostenne che il dipinto di Withoos e l'incisione che accompagnava le memorie di Bontekoe raffigurassero un dodo di Réunion in vita che era stato trasportato nei Paesi Bassi, e ipotizzò inoltre che il suo becco smussato era stato volontariamente scorciato per prevenire che potesse ferire esseri umani. Mise anche da parte le incongruenze tra le varie illustrazioni e descrizioni, in particolare non considerando affatto il lungo becco sottile citato chiaramente nella testimonianza di un contemporaneoNewton, A. (1868). "XIII. On a picture supposed to represent the didine bird of the island of Bourbon (Réunion)". The Transactions of the Zoological Society of London 6 (6): 373–376..

Le parole di Newton cementarono notevolmente la validità di questa ipotesi tra i contemporanei, e alcuni di questi si spinsero oltre, aggiungendo sempre più materiale per confermarla. Secondo lo zoologo olandese Anthonie Cornelis Oudemans le discrepanze tra i dipinti e le vecchie descrizioni si spiegavano con il fatto che i disegni raffiguravano esemplari di sesso femminile, e di conseguenza la specie mostrava un netto dimorfismo sessualeRothschild, W. (1919). "On one of the four original pictures from life of the Réunion or white Dodo" (PDF). The Auk 36 (2): 78–79.. Per Walter Rothschild il colore giallo delle ali era dovuto all'albinismo di quel particolare esemplare, dal momento che le vecchie descrizioni le descrivono di colore nero. Agli inizi del XX secolo, in mezzo a molte speculazioni, gli studiosi affermavano che molti altri dipinti e perfino resti fisici andassero attribuiti ai presunti dodo bianchi. Alcuni credevano che il solitario delle vecchie descrizioni fosse piuttosto una specie simile al solitario di Rodrigues. Rothschild commissionò all'artista britannico Frederick William Frohawk di raffigurare il solitario di Réunion sia come un dodo bianco, sulla base del dipinto di Withoos, che come un uccello diverso, secondo la descrizione di Dubois, per la sua opera Extinct Birds del 1907. Nel 1953, il tassonomista giapponese Masauji Hachisuka giunse addirittura alla conclusione che le specie di uccelli in questione fossero due, e battezzò il dodo bianco dei dipinti Victoriornis imperialis e il solitario delle testimonianze scritte Ornithaptera solitarius.

L'interpretazione attuale

Fino alla fine degli anni '80, l'esistenza di un dodo bianco a Réunion era la visione ortodossa, e solo pochi ricercatori dubitavano del collegamento che correva tra il solitario delle testimonianze e il dodo dei dipinti. Essi sostenevano cautamente che era meglio non trarre alcuna conclusione fino a che non emergessero prove solide, ad esempio dei fossili, e che nulla stava a indicare che i dodo bianchi dei dipinti avessero effettivamente a che fare con Réunion. Nel 1970, Robert W. Storer predisse che nel caso fossero stati rinvenuti dei resti, essi non sarebbero stati attribuibili ai Rafidi, e nemmeno ai Columbidi.