La città di Vicenza è ricchissima di chiese, monasteri, conventi ed altri edifici destinati al culto o ad attività religiose, costruiti nel corso dei diciassette secoli di presenza cristiana nella città.

La loro storia non riguarda solo le vicende della costruzione, dei rifacimenti e delle aggiunte, poi della sconsacrazione e infine della demolizione; la storia riguarda gli uomini: il contesto sociale, politico e artistico che li caratterizzò, chi volle questi edifici e perché, chi ne finanziò la costruzione e l'implementazione con opere d'arte e di pietà, chi ne traeva rendite e ne nominava i rettori, chi vi venne sepolto o ricordato. Solo mettendo insieme questa varietà di dati si può capire, dalla lettura degli edifici religiosi, la storia di una comunità.

Epoca tardo antica

Le prime chiese della città di Vicenza - di cui ci resta testimonianza e la cui fondazione risale alla fine del IV secolo - sono la chiesa di Santa Maria Annunciata e la basilica dei Santi Felice e Fortunato, entrambe pervenuteci nei loro ampliamenti e rifacimenti medioevali, rinascimentali e barocchi. La prima era la chiesa principale della città tardo romana e ne divenne la cattedrale alla fine del VI secolo, quando fu costituita la diocesi di Vicenza, la seconda sorse nell'area cimiteriale esistente fuori della città, per accogliere le spoglie dei martiri vicentini.

Probabilmente non furono gli unici luoghi di culto della città,Secondo il , anche le "cappelle urbane" risalgono alla tarda antichità, ma non esistono al riguardo prove, né documentali né archeologiche ma sono le uniche in cui si possono ancora osservare reperti riferiti all'epoca.

Alto medioevo

Durante l'alto medioevo, e in particolare dopo la costruzione della cinta muraria, vi fu una netta separazione - anche sotto l'aspetto dell'organizzazione ecclesiastica - tra la città, in cui risiedeva il vescovo che officiava in cattedrale e da cui dipendevano le cappelle urbane, e il suburbio al di fuori delle mura, praticamente tutto affidato ai monaci benedettini. All'interno della città esisteva un solo fonte battesimale - in cattedrale - mentre nel suburbio forse vi erano altri due fonti, uno nella basilica di San Felice e l'altro nella chiesa di San Vito.

Caratteristiche strutturali e artistiche

Eccezion fatta per le chiese dei due monasteri principali - San Felice e San Pietro - che nel tempo furono fortemente modificate nella loro struttura, delle piccole abbazie non resta quasi più nulla. Esistono invece ancora alcune piccole chiese - particolarmente ben conservata quella di San Giorgio in Gogna - costruite in stile preromanico o romanico.

Cattedrale e cappelle urbane

La cattedrale rappresentava il cuore della vita non solo religiosa ma anche civile della città: fino alla fine dell'XI secolo venivano tenute qui le assemblee e le cerimonie solenni. Sede del potere, così come la basilica di San Felice, fu coinvolta e gravemente danneggiata negli scontri tra fazioni intorno all'anno 1000; dopo gli ulteriori danni provocati dal terremoto del 1117, fu nuovamente riparata e rinnovata. Per renderla più sicura, l'interno fu suddiviso in cinque navate, raddoppiando le file dei pilastri che erano stati eretti nell'VIII secolo..

Mancano documenti del primo millennio che attestino il numero, la denominazione e il momento in cui furono costruite le più antiche chiese minori della città; il primo che le ricordi è una bolla di papa Urbano III dei 1186, in cui venivano confermate ai canonici della cattedrale tutte le donazioni fatte loro l'anno precedente dal vescovo Pistore. Il loro elenco viene ripetuto nel Registro delle Rationes Decimarum dell'Archivio Vaticano riferito agli anni 1297-1303. Sono le sette cappelle urbane: San Paolo, Santi Filippo e Giacomo, San Marcello, San EleuterioDal XVI secolo chiamata Santa Barbara, Santo Stefano, San MarcoSecondo il Mantese, San Marco - che si trovava al di fuori della cinta muraria nel Borgo Pusterla, cominciò ad essere elencata fra le sette cappelle verso il 1280, quando l'antica chiesetta di San Lorenzo in Portanova fu permutata con i francescani che intendevano costruire la nuova grande chiesa del loro Ordine (), Santi Faustino e Giovita.

Si tratta di chiese secondarie dipendenti dalla cattedrale e la loro denominazione di cappelle, tipica dell'epoca carolingia, fa ritenere che esistessero già nell'VIII-IX secolo o fossero addirittura antecedenti, come potrebbe essere suggerito dalle loro dedicazioni, tutte a santi martiri dei primi tre secoli. Dopo la riforma del vescovo Pistore del 1185, titolari delle cappelle furono i canonici del Capitolo della cattedrale, che fruivano delle rendite prodotte dalle colture all'esterno delle mura cittadine.

In epoca altomedievale il numero delle chiese minori esistenti in città era quasi certamente maggiore di sette, ma probabilmente queste erano le chiese più importanti; anche il numero era simbolico, perché corrispondeva a quello delle antiche chiese stazionali del ciclo pasquale..

Dopo il 1200 esse diventarono sedi parrocchiali - pur senza il fonte battesimale che rimase unico in cattedrale - e rimasero tali fino alla soppressione napoleonica, dalla quale si salvò solo Santo Stefano, che era stata completamente ricostruita un secolo prima. Passate al demanio comunale, esse furono in seguito demolite - ad eccezione della chiesa di San Faustino, ora destinata a Cinema Odeon - e non se ne ha più traccia.

Monasteri benedettini

Notevole importanza ebbero, fin dall'epoca longobarda e per tutto l'alto medioevo, le chiese annesse ai monasteri benedettini - luoghi di culto frequentati dalla gente, spesso ancor più delle chiese diocesane - costruiti al di fuori delle mura cittadine.

Monasteri maschili

Il centro benedettino di maggiore rilievo fu l'abbazia dei Santi Felice e Fortunato (intitolato, secondo l'uso benedettino, anche ai Santi Vito e Modesto), che possedeva vastissimi chiese ed edifici, fondi e curtes in tutto il territorio vicentino, ad esso riconosciuti dal Privilegium del vescovo Rodolfo nel 983 e confermati dal vescovo Girolamo nel 1001. I monaci, probabilmente insediatisi a Vicenza intorno al 750, rapidamente si diffusero su tutto il territorio, assumendosi il compito di bonificare i terreni paludosi.

Due antichissime cappelle dipendenti dai benedettini di San Felice erano quella di Monte Berico, di cui non si conosce il nomeChe la tradizione vuole fondata da San Prosdocimo sulle rovine di un tempietto pagano dedicato ad Apollo, nel luogo dove oggi esiste il santuario, () e quella di San Pietro in Vivarolo, facente parte del monastero abitato da monache benedettine fino al 1400Si trovava fuori della non ancora costruita porta di Santa Croce, dove poi furono eretti il convento e la chiesa dei Cappuccini, .. Da un diploma di Corrado II il Salico del 1026 si sa che intorno al 926 il re Ugo di Provenza e suo figlio Lotario donarono al vescovo di Vicenza anche le due abbazie di San SalvatoreUbicata dove ora sorge il palazzo Porto in piazza Castello e di San VitoQuest'ultima, a suo tempo esistente sul luogo oggi occupato dal Cimitero acattolico presso l'Astichello, passò ai Camaldolesi nel 1209 e fu infine demolita nel corso del XVI secolo ().

Benedettino era anche il monastero di San Silvestro in borgo Berga, che dipendeva dall'abbazia benedettina di Nonantola e aveva nel vicentino altre dipendenze.

Monasteri femminili Particolarmente importante per la vita religiosa che in esso si svolgeva, per i privilegi concessi dai vescovi e per i possedimenti fu il monastero femminile di San Pietro, costruito nella prima metà del IX secolo nel luogo dove esisteva un'antichissima cappellaSecondo (). Vedi anche . (e dove oggi esiste l'omonima chiesa parrocchiale). Vicinissimo alla città, alla quale accedeva tramite il ponte sul Bacchiglione (ora ponte degli Angeli, a quel tempo ponte San Pietro), era il fulcro del primo borgo (o forse del secondo dopo il Borgo Berga) che aveva cominciato a svilupparsi fuori le mura.

Dal monastero di San Pietro dipendevano le due antiche chiese di Sant'Andrea e di San Vitale e un'altra ancora, pure dedicata a San Pietro, che si trovava alla sommità delle Scalette..

Basso medioevo

La seconda metà del secolo XII vide una generale decadenza della vita religiosa - sia nelle parrocchie che nei monasteri benedettini - con la conseguenza, dal punto di vista dell'architettura religiosa, di un generale decadimento anche di chiese diocesane e di monasteri. Questa decadenza continuò per tutta la metà del XIII secolo; nessun tentativo di riforma della Chiesa sortì degli effetti, in un periodo in cui i vescovi della città erano impegnati più che altro nella difesa del patrimonio ecclesiastico e Vicenza era soggiogata dalla signoria di Ezzelino III da Romano, che manifestava simpatie catare. Una decadenza appena temperata dal sorgere, qua e là, di modeste comunità religiose di laici.

Il rinnovamento si ebbe dopo la caduta del tiranno, sotto l'episcopato di Bartolomeo da Breganze, che volle erigere un nuovo centro simbolico della fede cittadina, la chiesa di Santa Corona. Ma la spinta innovatrice del vescovo Bartolomeo durò poco - anche perché ben presto la città cadde sotto signorie esterne - e si creò un divario sempre maggiore tra la gerarchia locale, espressa da queste signorie e di fatto assente dalla città, e il popolo.

Il Comune e l'aristocrazia delle città si assunsero allora il compito di interpretare e sostenere la pietà e la devozione religiosa della popolazione, anche favorendo e finanziando la costruzione delle tre grandi chiese e dei relativi conventi degli ordini mendicanti che nel corso del Duecento si erano insediati in città. Questo interessamento non era scevro da significati simbolici: alla fine del Trecento il Comune fece costruire nella piazza principale la chiesa di San Vincenzo, dichiarato patrono della città, dipendente dalla sua autorità e non dalla diocesi.

Caratteristiche strutturali e artistiche

Le chiese del Duecento furono edificate nelle forme del gotico lombardo - un compromesso tra romanico e gotico, senza eccessivi slanci in altezza, con il mantenimento della facciata a capanna e delle masse murarie - secondo l'impostazione cistercense: pianta a croce latina, con tre navate terminanti in absidi rettangolari.

Solo più tardi, a partire dal Trecento, lo stile rigoroso fu ammorbidito e le navate cominciarono ad essere arricchite da cappelle e altari laterali; alla fine del Quattrocento le absidi divennero semicircolari, secondo il gusto rinascimentale. Ma ormai le chiese erano diventate il luogo in cui si celebravano il prestigio e l'estetica delle famiglie dominanti..

Comunità e chiese di gruppi laici

Verso la fine del XII secolo sul territorio vicentino sorsero delle fraternità di laici che praticavano la vita comunitaria, si mantenevano con il loro lavoro e spesso gestivano degli xenodochi o dei piccoli ospitali. Per realizzare questo scopo, essi ottenevano in concessione - dal monastero di San Felice o dai canonici della cattedrale - cappelle ed edifici che essi restauravano..

Dagli antichi documenti sappiamo di insediamenti presso l'ospitale di Lisiera. e presso la chiesa di San Nicolò di Nunto (oggi Olmo di Creazzo); altri si insediarono presso la chiesa di San Desiderio (oggi Sant'Agostino). e altri ancora presso la chiesa, già benedettina, di San Biagio VecchioAttualmente in via Cappuccini, fuori Porta Santa Croce ..

A Vicenza, in Borgo Berga poco fuori della cinta altomedievale alla fine del XII secolo si insediò una comunità di Umiliati, che nel 1215 fondò il convento di Ognissanti e nel 1292 la chiesa di Santa Caterina..

A pochi anni dalla loro costituzione, però, tutte queste comunità di laici, o perché considerate pericolose per l'ortodossia o criticate per lo stile di vita, furono sciolte o regolarizzate e gli edifici furono ripresi dalla Chiesa, che li concesse ad ordini religiosi di più sicura ortodossia, come i Canonici regolari o i Francescani Osservanti.