Assieme ai Carracci, Guido Reni, Giovanni Lanfranco, Domenichino e il Guercino, rappresenta uno dei maggiori pittori barocchi di estrazione emiliana.
Biografia La formazione a Bologna La bottega di Denijs Calvaert (1590-1595) Secondo figlio di Agostino, mercante di seta, e di Elisabetta Torri, dopo la morte del padre nel 1590, il quale lo avrebbe voluto studente di legge, entra all'età di dodici anni nella bottega bolognese del pittore fiammingo manierista Denijs Calvaert, da tempo attivo a Bologna, nella quale ha per compagni di apprendistato il Domenichino e Guido Reni; si dice che il quindicenne ma precoce Reni gli facesse da mentore..
Dopo circa due anni di apprendimento del disegno, Albani passa al colorito; trascorse almeno cinque anni nello studio di Calvaert, dove avrebbe studiato la prospettiva, l'anatomia e gli ordini classici, dove avrebbe copiato stampe di maestri nordici e italiani nonché disegni da calchi in gesso. Come gli altri allievi di Calvaert, dipinse piccoli quadri su rame, che furono venduti con il nome del maestro.
L'apprendistato presso la scuola dei Carracci (1595-1601)
Verso la metà degli anni 1590 il nuovo stile naturalistico dei Carracci soppiantò il tardo manierismo prevalente praticato dalla vecchia generazione di pittori bolognesi come Prospero Fontana, Lorenzo Sabbatini, Bartolomeo Passerotti e, per l'appunto, il Calvaert. I tre migliori allievi del maestro fiammingo non tardano dunque a lasciare la sua scuola, il primo a salutarlo fu il Reni, per la moderna Accademia degli Incamminati dei Carracci dove, in assenza di Annibale, che è a Roma per le decorazioni di palazzo Farnese, operano Ludovico e Agostino. Il trasferimento di Albani all'Accademia avvenne intorno al 1595, quando aveva diciassette anni, rimanendovi per quattro anni circa.
Nel 1598 il pittore riceve le sue prime commesse pubbliche: collabora infatti alla decorazione di palazzo Fava con dieci fregi che incorniciano altrettante Storie tratte dallEneide di Virgilio, che intanto eseguiva Ludovico; realizza poi un affresco sotto un'arcata del palazzo del Podestà (oggi non più leggibile) per l'arrivo di Clemente VIII a Bologna, e infine un affresco (Pentimento di san Pietro) e una pala d'altare nell'oratorio di San Colombano. La commissione di quest'ultima tela, nello specifico, fu assegnata all'Albani su consiglio di Ludovico Carracci, che intanto visse in rapporti di conflitto con Guido Reni in quanto questi si sganciò già dalla scuola, ottenendo a discapito del suo ex maestro la commessa più importante del momento, ossia la realizzazione dell'affresco sulla facciata del palazzo Pubblico (sempre per l'arrivo di papa Clemente VIII). La pala realizzata dall'Albani tuttavia non mancò anch'essa di deludere il Carracci, in quanto i modi pittorici adottati non ricalcavano le opere di Ludovico, bensì quelle di Annibale.
Il 5 dicembre 1599, all'età di ventun anni, Albani divenne membro della neonata Compagnia dei Pittori di Bologna. La presenza di Albani a Bologna nel 1601 fu registrata da Marcello Oretti, archivista che documentò il primo trimestre di quell'anno. Entro il mese di aprile il pittore completò le sue prime opere indipendenti: due pale d'altare, la Madonna in trono col Bambino e le sante Caterina d'Alessandria e Maria Maddalena (del 1599), la prima pala d'altare datata di Albani, che decorava la cappella della famiglia Artemini nellex chiesa bolognese dei Santi Fabiano e Sebastiano, e la Nascita della Vergine, dipinta per l'oratorio di Santa Maria del Piombo, e uno della serie di quindi Misteri del Rosario per la cappella omonima della chiesa di San Domenico. Per tutti e tre questi dipinti Albani guardò ad Annibale Carracci e, in una certa misura, ad Agostino per idee compositive e figurative.
Le speranze e forse anche la promessa di una opportunità artistica più ampia sotto la sponsorizzazione di Annibale, verso cui oramai l'Albani aveva rivolto la propria fedeltà stilistica, nonché le attrazioni di Roma stessa per qualsiasi giovane artista, devono aver spinto il pittore a valutare l'opportunità di lasciare l'Accademia per unirsi al più noto dei Carracci a Roma, dove sia l'Albani che il Reni vi si sarebbero trasferiti tra aprile e ottobre del 1601.
I successi a Roma (1601-1617)
I primi lavori come supervisore delle commesse di Annibale Carracci (1601-1606) Nell'ottobre del 1601 l'artista è a Roma. Le prime fonti offrono scarse informazioni sull'attività dell'Albani nei quattro anni tra il suo arrivo in città e l'ingresso nelle commesse di Annibale Carracci.. Di certo si sa che Albani arrivò in città proprio nei mesi in cui furono svelati gli affreschi della Galleria Farnese. Per questi compiti il maestro reclutò i giovani pittori emiliani appena arrivati a Roma, quindi il Domenichino, il Lanfranco, Badalocchio, Antonio Carracci e quindi anche Francesco Albani. La presenza del pittore in questo cantiere è confermata dal biografo Giovanni Battista Passeri, che asserì che il medesimo eseguì «alcune cose» nel palazzo; tuttavia le prove certe del suo coinvolgimento sono scarse, così come i contributi che apportò sono oggi solamente deducibili sotto il profilo stilistico.
Forse la preoccupazione di attirare i mecenati lo ha portato a dipingere i piccoli quadri da cavalletto che possono essere assegnati a questi anni, di cui due, la Sacra Famiglia con santa Caterina e santa Cecilia e il San Francesco d'Assisi in estasi sorretto da due angeli, venduti al cardinale Pietro Aldobrandini; entrambe le opere apparvero nell'inventario del 1603 e sono oggi nella Galleria Doria Pamphilj. Queste due immagini sono ancora legate stilisticamente alle opere bolognesi di Albani, tuttavia l'impatto dello stile romano di Annibale si affermò presto in immagini come il poco successivo San Giovanni Battista nel deserto, la Maria Maddalena, il Martirio di San Sebastiano e Latona e i contadini della Licia.
A differenza di Guido Reni, che al suo arrivo a Roma aveva già un mecenate pronto ad accoglierlo, il cardinale Paolo Emilio Sfondrati, Albani non aveva nessun illustre committente ad attenderlo. Ebbe quindi iniziali difficoltà ad ambientarsi in città, riuscendo a trovare una propria dimensione lavorativa solo a partire dalla fine del 1604 quando la salute di Annibale cominciò a peggiorare e fu necessario chiamare qualcuno ad assumersi la responsabilità di due nuovi progetti che intanto aveva intrapreso. Albani fu nominato supervisore nella decorazione della cappella Herrera in San Giacomo degli Spagnoli (1602-1607), i cui cicli sono oggi staccati e conservati a Madrid e a Barcellona, e alle decorazioni di palazzo Aldobrandini di via del Corso (1604-1610), dove per la cappella privata del cardinale Pietro lavorò assieme al resto dellentourage emiliano nella realizzazione di alcune lunette. L'Albani non fu un semplice assistente di Annibale per questi progetti, come lo furono invece Domenichino, Giovanni Lanfranco, Sisto Badalocchio e Antonio Carracci, probabilmente perché il suo status di artista già indipendente avrebbe richiesto meno sottomissione e comportato una paga più alta.
Nel febbraio 1602, Juan Henriquez de Herrera (padre del banchiere e socio in affari di Ottavio Costa) aveva dotato una cappella in San Giacomo degli Spagnoli, la chiesa nazionale spagnola a Roma situata in piazza Navona e la dedicò a Diego d'Alcalá, il francescano spagnolo recentemente canonizzato. Herrera diede ad Annibale l'incarico dopo che quest'ultimo aveva completato la Galleria Farnese; secondo quanto riferito, incapace di dipingere nel marzo 1605, Annibale doveva essere già gravemente malato alla fine del 1604, quando si rivolse ad Albani nella gestione del cantiere. La decorazione della cappella, che Albani stesso considerava come la sua "prima opera significativa a Roma", consisteva in otto scene sulla volta, sulle lunette e sulle pareti laterali, che illustravano episodi della Vita di San Diego e le sue azioni miracolose. La maggior parte dell'esecuzione del ciclo spetta all'Albani, mentre ad Annibale si limita l'assegnazione della scena dellAssunzione della Vergine e, forse, una delle narrazioni trapezoidali nella volta (Pasto miracoloso). I ruoli di Domenichino e Lanfranco, se presenti, erano minime, mentre Sisto Badalocchio completò probabilmente le due lunette.
Le lunette Aldobrandini (oggi tutte alla Galleria Doria Pamphilij) assegnate direttamente alla mano del pittore sono lAssunzione della Vergine, la maggior parte della Visitazione e le figure principali dellAdorazione dei magi. L'assistenza di Sisto Badalocchio sembra certa nelle figure secondarie in questi ultimi dipinti, mentre ancor più marginali furono gli interventi del Lanfranco. Annibale Carracci fece in tempo ad eseguire due delle sei lunette (Fuga in Egitto e Sepoltura di Cristo), completate nel 1604; alla fine di gennaio del 1605 risulta tuttavia il primo pagamento ad Albani per i «sei dipinti che sta facendo con i suoi compagni», in quanto a quella data Annibale gli aveva già ceduto definitivamente la gestione ufficiale del progetto. Alcune delle lunette potrebbero non essere state completate immediatamente poiché il cardinale lasciò Roma dopo l'ascesa al trono di Paolo V Borghese; il pagamento finale e la consegna sono registrati infatti solo nel gennaio del 1613.
I grandi cicli di affreschi per le famiglie della nobiltà romana (1606-1617)
Il successo dei progetti Aldobrandini ed Herrera (quest'ultima compensata di 2000 scudi divisi tra Annibale e Albani) portò ad una serie di prestigiose commissioni compiute in quattro palazzi romani, tutte riguardabili cicli di affreschi.
Nel 1606 Albani fu incaricato da Asdrubale Mattei di dipingere il suo primo ciclo di affreschi indipendenti, per un compenso complessivo pari a 500 scudi (poi ridotto a 300 in quanto Albani si rifiutò di decorare anche il grande salone, che poi passò alle mani di Gaspare Celio, in quanto riteneva troppo esiguo il compenso generale della commessa). Consigliato da Cristoforo Roncalli, che fungeva da consulente artistico, il nobile assunse il pittore bolognese per affrescare i soffitti di tre sale adiacenti al piano nobile del palazzo Mattei con episodi della vita di Giacobbe: la Benedizione, il Sogno e Giacobbe e Rachele al pozzo. Anche se la commessa era di fatto autonoma, secondo le prime fonti sembra che anche in questo caso Albani si sia avvalso della collaborazione della nota bottega del Carracci, quindi di Sisto Badalocchio, del Lanfranco, del Domenichino e di Antonio Carracci. Dai documenti d'archivio si evince che Albani è il «pittore che sta dipingendo le tre stanze» tuttavia vengono citati come collaboratori solo Lanfranco e un assistente non identificato, che «applicò l'ovile alle suddette stanze». Da indagini stilistiche si evince invece che ebbe sicuramente qualche aiuto da Badalocchio nella Benedizione mentre il Lanfranco e il Domenichino si occuparono dell'esecuzione della maggior parte del contorno decorativo della volta della terza stanza. Con questa commessa, che fu terminata nel 1607, Albani prolungò di fatto il suo ruolo di supervisore degli allievi più giovani di Annibale, offrendo loro lavoro in progetti indipendenti dallo studio Carracci..