La figura di Augusto nell'eredità storica culturale ha sviluppato una varietà di interpretazioni, ricordi e miti, sviluppatisi in più di duemila anni intorno al fondatore dell'Impero romano.
Augusto è considerato un personaggio di fondamentale importanza per la storia d'Europa e del Mondo occidentale e il fondatore di un regime politico che ha controllato e governato per secoli il bacino del Mediterraneo e buona parte dell'Europa. Fu probabilmente il più importante tra gli imperatori romani. Michael H. Hart È un libro (prima edizione del 1978, ristampato nel 1993 con revisioni) di Michael H. Hart, un astrofisico, ricercatore di vita aliena e separatista bianco statunitense. Il libro di Hart ha suscitato numerose controversie, propone una classifica delle 100 persone che, secondo l’opinione personale dell’autore, hanno maggiormente influenzato la storia umana. Non c’è un’edizione in lingua italiana. Bibliografia sulla voce nella Wikipedia in lingua originale (inglese), che lo posiziona al diciottesimo posto nella classifica dei più importanti personaggi della Storia. lo posiziona al diciottesimo posto nella classifica dei più importanti personaggi della Storia.
Una parte della storiografia moderna peraltro ha analizzato criticamente la personalità e l'operato politico di Augusto; a partire soprattutto dagli studi dello storico neozelandese Ronald Syme,. Augusto è stato duramente criticato per il suo comportamento spietato e opportunistico prima dell'assunzione del potere, per la sua ipocrisia e la sua evidente ambizione egemonica e per la sua decisione irreversibile di organizzare un reale regime dittatoriale personale, chiudendo l'epoca della Repubblica romana.
L'immagine di Augusto si è modificata più volte nel corso dei secoli ed è stata spesso strumentalizzata per scopi che con la persona e la politica del Princeps hanno poco o nulla a che fare. Già Augusto stesso si è mosso per lasciare ai posteri una immagine di sé il più possibile positiva. La sua autobiografia (Commentarii de vita sua) è andata persa, ma l'elenco delle imprese, il cosiddetto Res gestae divi Augusti, dà una buona idea di come il principe volesse essere visto. Una trascrizione delle res gestae è ancora oggi visibile sul lato est del basamento del museo dell'Ara Pacis a Roma, unico elemento rimasto della pre-esistente costruzione, la teca del Morpurgo.
Ciò che meglio ricorda questo imperatore nella cultura occidentale quotidiana è l'ottavo mese dell'anno, Agosto, che fu rinominato in suo onore dal Senato romano, nell'anno 8 a.C., quando l'imperatore entrò nel pantheon delle divinità adorate dai Romani. E sempre da Ottaviano Augusto prende il nome anche il ferragosto (feriae Augusti). Si dice spesso che Agosto ha trentuno giorni perché Augusto voleva che il suo mese corrispondesse alla lunghezza del Luglio di Gaio Giulio Cesare, ma questa è un'invenzione dello studioso del XIII secolo Giovanni Sacrobosco. Sextilis infatti aveva trentuno giorni prima di essere rinominato, e non fu scelto per la sua lunghezza.
Un mito che dura da due millenni
Il regno di Augusto coincide con la fondazione di un regime che durò circa quindici secoli attraverso il declino dell'Impero romano d'Occidente e la caduta di Costantinopoli nel 1453. Entrambi i suoi nomi, il primo adottivo di Caesar, ereditato da Gaio Giulio Cesare, il secondo di Augustus divennero titoli permanenti degli Imperatori romani dopo la sua morte. In molte lingue, Caesar divenne sinonimo di imperatore, come il tedesco Kaiser, il bulgaro e poi russo Zar. Il culto del Divus Augustus continuò fino a quando la religione di Stato divenne il Cristianesimo nel 391 con Teodosio I. Di conseguenza molte sue statue e busti vennero prodotti nei secoli successivi. Copie delle sue Res gestae divi Augusti furono scritte e poste ovunque dopo la sua morte. L'iscrizione in latino venne tradotto in greco e posto su molti pubblici edifici come il tempio di Ankara (Monumentum Ancyranum), chiamato dallo storico Theodor Mommsen la "regina delle iscrizioni".
Nell'Antichità Nelle Res gestae divi Augusti Augusto fornisce egli stesso la base per la sua gloria futura. Così l'imperatore trasfigura la sua presa del potere (con la sua vittoria con un esercito privato della guerra civile contro Marco Antonio) e presenta come restaurazione della Repubblica la fondazione del suo principato assoluto:Res gestae divi Augusti, pars prima, cap. 1 e 2.
Lo storico Luciano Canfora commenta questa versione ufficiale di Augusto evidenziandone l'illegalità della presa del potere da parte di Augusto:.
Nicola di Damasco ha cercato, nella sua biografia (frammentaria) di Augusto, di presentarlo solo nella luce migliore.
Trenta anni dopo la morte di Cesare Augusto, il filosofo ebreo Filone di Alessandria scrive un elogio di Augusto e, nonostante il suo monoteismo, gli conferisce titoli divini. Il personaggio che ne esce è un eroe dalle doti sovrumane, salvatore del mondo, vittorioso sulla violenza e sulla guerra civile. Il testo, in greco, è rivolto ai lettori orientali e risente delle concezioni politiche orientali. Non deve sorprendere una così smaccata celebrazione se si contestualizza questa apoteosi alle sciagure che avevano colpito Alessandria d’Egitto dopo la sconfitta di Azio e alle violenze perpetrate contro il giudaismo da Caligola, assassinato proprio in quegli anni. Filone e gli ambienti dei dotti e dei funzionari statali alessandrini vedono la monarchia augustea, e la sua discendenza, come la garanzia più sicura della stabilità politica e della fine del terrore. Anche dal punto di vista dottrinale Filone, seguace del Platonismo, dà per scontata l'imperfezione della realtà sensibile e quindi la doppiezza, la venalità e la sete di potere dei politici. Da ciò la grande devozione e l'onore tributati ad un imperatore nella Lettera a Gaio:Per una traduzione italiana e un’analisi puntuale v.
Tuttavia si trovano nella storiografia antica anche testimonianze molto critiche, sia in Tito Livio, che era nel circolo di Mecenate e protetto da Augusto, sia in storici successivi, Seneca il Vecchio, Lucio Anneo Seneca, Sallustio, Svetonio, Tacito.
Lucio Anneo Seneca nel “De brevitate vitae”, dialogo scritto nel 55 d.C., probabilmente ispirandosi alle “Historiae” del padre Seneca il Vecchio, coevo di Augusto, esprime un giudizio particolarmente severo sul principato di Augusto, ripreso da autori contemporanei:.
Svetonio, partigiano della tradizione repubblicana e senatoriale, ancora all'inizio del II secolo d.C., descrive la crudeltà e l'odio che guidava le azioni di Augusto. Nelle Vite dei Cesari, attingendo dagli archivi imperiali e da fonti non ufficiali, così descrive la vittoria a Filippi, sottolineando che Augusto non era soddisfatto finché non vedeva il cadavere del rivale:
Lo storiografo Tacito, sostenitore della tradizione repubblicana, scrive agli inizi del II secolo, nei suoi Annali sulla fondazione del Principato augusteo:
Dopo un passaggio critico sull'eredità postuma di Augusto vista con i propri occhi, Tacito riassume il dibattito sul principe stesso iniziando dalle argomentazioni a favore, che proponevano come inevitabile il passaggio del potere nelle mani di un unico Principe essendo superata la possibilità storica della repubblica:
Tacito prosegue poi riassumendo tutte le accuse che venivano mosse ad Augusto a partire dalla crudeltà e dall'astuzia:
Le descrizioni di Tacito e quelle del senatore Cassio Dione, che scrive nel II secolo, hanno alcune somiglianze. Ma mentre Tacito registra un quadro piuttosto negativo del primo Princeps, perché deplora la caduta della Repubblica e la politica di potenza di Augusto, la rappresentazione di Dione è positiva.
Come la maggior parte degli storiografi antichi, anche Tacito nomina solo raramente le proprie fonti. Sono note diverse opere di storiografi senatori che hanno scritto prima di lui, tra cui quella di Aulo Cremuzio Cordo, che apparentemente ha rappresentato Bruto e Cassio molto positivamente. Anche Aufidio Basso ha descritto almeno in parte il principato di Augusto; tuttavia, non è noto a che punto inserire la sua Historiae. Anche Servilio Noniano probabilmente scrisse sulla signoria del Princeps.Per gli storici pre-Tacito v. John Wilkes, Julio-Claudian Historians, in Classical World 65 (1972), p. 177 segg. Svetonio elaborò materiale da queste opere perdute di questo periodo nelle sue vite dei Cesari. Ma Tacito potrebbe essere stato il primo storico la cui valutazione complessiva su Augusto era negativa.Così Bernd Manuwald, Cassius Dio und das ‚Totengericht‘ über Augustus bei Tacitus, in Hermes vol. 101 (1973), pp. 353–374; per il giudizio: p. 373 segg.
Letterati e una parte della storiografia latina considerarono Augusto come il più grande degli imperatori romani. Le sue politiche certamente estesero i confini e la durata della vita dell'Impero e avviarono la celebrazione della Pax romana o Pax Augusta. In questo modo si dà credito alla visione idilliaca di pace e prosperità raffigurata dallo stesso Augusto nelle Res gestae divi Augusti. Ma Tacito, nonostante la vulgata storiografica ufficiale definirà "cruenta" questa pace:
Tacito cita non solo i massacri delle guerre esterne (che furono rimproverati anche a Giulio Cesare), come Teutoburgo ma anche, nella stessa Roma, la repressione delle congiure e del dissenso politico, che era iniziata con la Proscrizione. Il Senato romano non poteva fare altro che augurare ai successivi imperatori che fossero "più fortunati di Augusto e migliori di Traiano" (Felicior Augusto, melior Traiano).Eutropio, Breviarium, VIII, 5.3.
Nel II secolo d.C. San Cesareo di Terracina operò la cristianizzazione del culto pagano di Augusto. Fin dalla prima età cristiana, Cesario di Terracina fu il santo scelto, per il suo nome, a consacrare alla fede di Cristo i luoghi che già appartennero ai Cesari pagani.Lugli Giuseppe, Forma Italiae, Regio I, Latium et Campania, I, Ager Pomptinus, Pars I, Anxur-Terracina, Roma 1926. Il nome del santo richiama quello degli ambienti degli edifici pubblici romani detti Caesareum o Augusteum, riservati al culto degli imperatori: ciò esprime la volontà della Chiesa di soppiantare la devozione per i defunti sovrani di Roma con quella verso un martire cristiano.Del Lungo Stefano La toponomastica archeologica della Provincia di Roma, Volume 2, Regione Lazio, Assessorato politiche per la promozione della cultura, dello spettacolo e del turismo, 1996. Il nome Cesario infatti è infatti legato a Gaio Giulio Cesare, al suo figlio adottivo, Gaio Giulio Cesare Ottaviano e all'appellativo Caesar degli imperatori romaniDissertazioni della Pontificia Accademia romana di archeologia, Tipografia della Pace, 1907.
Il Palatino divenne in epoca romana la residenza ufficiale degli imperatori; il primo fu Cesare Ottaviano Augusto che fece edificare la sua domus sul versante sud-occidentale del Colle. Nel Medioevo il Palatino divenne uno spazio cerimoniale, raramente abitato dall'imperatore, dove Cesario era l'unico santo raffiguratoL. Cappelli, Storia di Roma, Volume 22, 1958. Secondo lo storico Hartmann Grisar, il titolo di San Cesario anche da solo annunciava il nuovo carattere cristiano della potenza dei Cesari.Grisar Hartmann, Roma alla fine del mondo antico: secondo le fonti scritte e i monumenti, II, Desclée, 1943.
Il culto di San Cesario nacque e si sviluppò sulla via Appia, la strada romana che collegava Roma a Brindisi: lungo il percorso della "regina viarum" si trovava la sua primitiva tomba a Terracina e, nel tratto iniziale della via Appia nei pressi delle terme di Caracalla, era la Chiesa di San Cesareo.