Il selfie (termine derivato dall'inglese self-portrait photograph, ovvero "autoritratto fotografico") è un autoritratto realizzato attraverso una fotocamera digitale compatta o di uno smartphone, un tablet o tramite una webcam, puntata verso sé stessi o verso uno specchio che riflette la nostra immagine, che poi viene condiviso sui social network.

Proprio questa dimensione social e l'assenza di peculiarità o intenzioni artistiche distinguono il selfie dall'autoritratto fotografico.

Storia

Diffusione La nascita del selfie, come fenomeno di costume dotato di sue peculiarità rispetto al tradizionale autoscatto amatoriale praticato anche ai tempi della fotografia analogica, è legato al diffondersi, nei primi anni duemila, della fotografia digitale e delle reti sociali. Questa dinamica è stata preponderante soprattutto nella generazione dei cosiddetti millennial, gli utenti più giovani dei social media.

La tecnologia digitale ha infatti contribuito a rendere più agevoli gli autoscatti, grazie alla possibilità di usare lo schermo a cristalli liquidi invece che il mirino e all'introduzione della fotocamera frontale nell'iPhone 4 da parte della Apple nel 2010. Sul fronte delle reti sociali, tra il 2006 e il 2010, My Space richiedeva agli iscritti di pubblicare una fotografia di se stessi, tanto che scatti di questo tipo cominciarono a divenire noti come «MySpace pics» (dove «pics» è l'abbreviazione di «pictures»).

Negli anni del dominio di Facebook nel panorama delle reti sociali il selfie, in precedenza abitualmente scattato in solitudine, si è reso autonomo dall'originaria funzione di realizzazione di un'immagine del profilo e si è evoluto rimanendo comunque funzionale al nuovo ruolo che le reti sociali hanno assunto. In primo luogo l'enfasi posta sulla descrizione della propria vita sulle reti sociali ha reso infatti la documentazione fotografica una parte indissolubile di tale narrazione.: le immagini vengono scattate in numerosissime circostanze e il social network non è che lo strumento comunicativo per la loro diffusione fra amici e conoscenti. In secondo luogo l'attenzione alla dimensione sociale degli iscritti e il loro essere al centro di una rete di amicizie e conoscenze ha portato alla rapida diffusione dell'abitudine al selfie di gruppo.

Fenomeno globale

L'abitudine di scattare selfie è enormemente aumentata, anche sull'esempio di molti personaggi dello spettacolo. I selfie si sono quindi progressivamente diffusi a livello di massa anche fuori dai tradizionali media sociali.

Nel 2013, con il patrocinio del Museum of Modern Art, si è tenuta a New York la mostra Art in Translation: Selfie, The 20/20 Experience, nella quale i visitatori hanno potuto usufruire di una fotocamera digitale per fotografare sé stessi in un grande specchio.

L'immagine che ritraeva intenti a scattarsi un selfie ai funerali di Nelson Mandela nel dicembre 2013 il presidente Barack Obama, la premier danese Helle Thorning-Schmidt e il primo ministro britannico David Cameron è stata diffusa sui principali quotidiani ed ha generato un dibattito su un tale gesto da parte di figure istituzionali a un evento pubblico.

A questa pochi mesi dopo è seguita la foto di gruppo di Ellen DeGeneres ai Premi Oscar 2014, divenuta una delle più retwittate di tutti i tempi.

Uso del termine È probabile che il primo utilizzo del termine «selfie» sia avvenuto nel 2002 in un post nel forum australiano ABC. Se ne registrò l'uso in un altro blog australiano l'anno successivo e il vocabolo comparve a partire 2004 nel sito Flickr; per anni tuttavia non conobbe particolare diffusione e si alternò con la variante «selfy». I primi utilizzi in Australia e la prevalenza del suffisso diminutivo «-ie» sarebbero dunque una conferma della nascita del termine in quel Paese. Ad ogni modo, la maggior diffusione all'interno della lingua inglese e l'uso internazionale si ebbero solo a partire dal 2012.

Nell'agosto 2013 il termine è stato definito dall'Oxford English Dictionary come «Una fotografia di sé stessi, tipicamente ripresa con uno smartphone o una webcam e caricata su un social network», e nel novembre dello stesso anno il medesimo dizionario l'ha considerato "parola dell'anno".

Nell'ottobre del 2014, il vocabolario Zingarelli ha preso atto dell'ingresso del vocabolo nella lingua italiana.

Modalità esecutive Le immagini sono scattate sia con la fotocamera tenuta a braccio teso, sfruttando la focale grandangolare, sia utilizzando uno specchio. A volte vengono utilizzati accessori con appositi supporti per reggere la fotocamera, come treppiedi appoggiati a terra o bacchette porta-telefono telescopiche appositamente progettate, da tenere in mano.

Asta per selfie

L'asta per selfie è un accessorio costituito da un monopiede e da un supporto per la fotocamera o lo smartphone. Induce a stare indietro e quindi fornisce un angolo di ripresa diversa per questi scatti. La sua creazione sembra datata 2005, con il deposito di un brevetto da parte di un canadese che, secondo alcune fonti, sarebbe originario del Giappone negli anni ottanta. Ha poi conosciuto il successo in Asia, in particolare nella Corea del Sud, regolando la sua commercializzazione come dispositivo di telecomunicazione.

In alcuni musei le aste per selfie sono state vietate per il disturbo che il loro utilizzo può causare ad altri visitatori o per il rischio di danneggiare le opere esposteDisney World will ban selfie-sticks from its theme parks. . È stata per esempio vietata in Francia, nel Museo d'Orsay e alla Reggia di Versailles; negli Stati Uniti, al MOMA, al Guggenheim, al Getty Center e allo Smithsonian; in Gran Bretagna alla National Gallery; in Italia agli Uffizi.

Aspetti psicologici

Secondo alcuni critici il ricorso massiccio ai selfie è un fenomeno tipicamente narcisistico, un atto di autoindulgenza correlato talvolta a una bassa autostima, con il quale si cerca un'autoaffermazione in un ambito della cui superficialità si è comunque coscienti.

L’individuo, per fronteggiare le sue sensazioni di ansia e di tensione provocate dalla precarietà e l’incertezza della società contemporanea, è come se ricercasse nel narcisismo una sua continua approvazione da parte del prossimo. La presentazione del sé tramite i selfie è solo un sintomo della società narcisistica odierna che l’individuo sfrutta come strumento di difesa per le sue insicurezze quotidiane della vita reale, anzitutto prendendosi cura del proprio sé(EN) S. M. Bergman, M. E. Fearrington, S. W. Davenport, and J. Z. Bergman, Millennials, narcissism, and social networking: What narcissists do on social networking sites and why, in “Personality and Individual Differences”, vol. 50(5), pp. 706-711, 2011, https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0191886910006215(EN) L. E. Buffardi, W. K. Campbell, Narcissism and social networking web sites, in “Personality and Social Psychology Bulletin”, vol. 34(10), pp. 1303-1314, 2008, http://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/0146167208320061(EN) C. J. Carpenter, Narcissism on Facebook: Self-promotional and anti-social behavior, in “Personality and Individual Differences”, vol. 52(4), pp. 482-486, 2012, https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0191886911005332(EN) S. Casale, G. Fioravanti, L. Rugai, G. L. Flett, & Hewitt, The interpersonal expression of perfectionism among grandiose and vulnerable narcissists: Perfectionistic self-presentation, effortless perfection, and the ability to seem perfect, in “Personality and Individual Differences”, vol. n.99, pp. 320-324, 2016, https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0191886916303877(EN) C. N. DeWall, L. E. Buffardi, I. Bonser, and W. K. Campbell, Narcissism and implicit attention seeking: Evidence from linguistic analyses of social networking and online presentation, in “Personality and Individual Differences”, vol. 51(1), pp. 57-62, 2011, https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0191886911001310. Inoltre, tramite alcune pratiche mediali (blogging, autoscatto, self-trackingIl self-tracking è la disciplina di cura di sé basata sul monitoraggio delle attività quotidiane (soprattutto sportive e alimentari) e sulla quantificazione di ogni azione tramite i più avanzati dispositivi tecnologici con il principale scopo di restaurare, mantenere o incrementare la qualità del proprio benessere vitale. …) l’individuo cerca di comprendere meglio sé stesso, migliorarsi e di parlare di sé agli altriLuciano Paccagnella, Agnese Vellar, Vivere online. Identità, relazioni, conoscenza, il Mulino, Bologna, 2016.L. Qiu, J. Lu, S. Yang, W. Qu, T. Zhu, What does your selfie say about you?, doi.org/10.1016/j.chb.2015.06.032, URL consultato il 21 maggio 2018.(EN) T. Eagar, S. Dann, Classifying the narrated #selfie: genre typing human-branding activity, in “European Journal of Marketing”, Vol. 50 Iss 9/10, 2016, pp. 1835-1857, https://www.emeraldinsight.com/doi/abs/10.1108/EJM-07-2015-0509.

Con l’autoscatto si assiste ad un tipo di pratica introspettiva in cui gli individui mettono in mostra il proprio capitale corporeo (le caratteristiche fisiche) e tutte le sue modifiche/trasformazioni connesse, tenendo sempre presente l’opinione del pubblico e le regole insite in ogni dispositivo digitale. Le fotografie, essendo una modalità di autorappresentazione, non si limitano solo alla dinamica automigliorativa del soggetto, ma anche a quella relazionale/sociale tramite la condivisione online delle foto di gruppo. Con l’evoluzione dei social network anche la moda dei selfie ha subito un cambiamento progressivo nel corso degli anni; infatti se inizialmente il selfie era scattato in solitudine adesso ha assunto un significato di narrazione e di condivisione con la propria rete sociale di amici e conoscenti. Tale cambio di prospettiva si può riscontrare in modo evidente nello scatto degli usie (i selfie di gruppo).(EN) Alyson Shontell, "Selfies Are Dead, It's All About The 'Usie' Now", Business Insider, 13 gennaio 2014, www.businessinsider.com/selfies-are-dead-its-all-about-the-usie-now-2014-1?IR=T#ixzz357QFZkb6, URL consultato il 21 maggio 2018.Social Media Marketing Italia, http://www.socialmediamktg.it/2014/07/la-storia-dei-selfie-dal-1839-ad-oggi.html, URL consultato il 21 maggio 2018.(EN) #BBCtrending: Selfie at Oscars breaks retweet record, in Bbc.com, 3 marzo 2014, https://www.bbc.com/news/blogs-trending-26410106, URL consultato il 21 maggio 2018.

La sindrome dei selfie L’ossessione dei selfie è una pratica che si è diffusa negli ultimi anni globalmente tanto da essere oggetto di discussione tra gli psicologi e gli psichiatri per capire se fosse il caso di identificarla come una vera e propria malattia ossessivo-compulsiva. La responsabilità di questa compulsione non sarebbe da attribuire allo smartphone o ai selfie stessi bensì ai social network. È in queste piattaforme che vi è la smania di condividere le foto accuratamente modificate unicamente per essere giudicate e mostrate al proprio pubblico di amici virtuali; i social sono diventati il nostro specchio socialeSimone Cosimi, L’ossessione da selfie è una patologia psichiatrica?, su Wired.it, 11 gennaio 2017, https://www.wired.it/attualita/tech/2017/01/11/lossessione-selfie-patologia-psichiatrica/, URL consultato il 21 maggio 2018.Michele Smargiassi, "Il selfie, ovvero la fotografia che tergiversa", su Repubblica.it, 14 ottobre 2016, https://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2016/10/14/selfie-clinton-riva/.

Fare i selfie sarebbe quindi necessario per dare una definizione e una collocazione pubblica della propria identità reale/virtuale attraverso un racconto di sé e di autoaffermazione. Uno dei risvolti patologici sarebbe da collocare, ad esempio, nell’idea dell’ossessione dei selfie come dismorfismo corporeoIl disturbo di dismorfismo corporeo, https://www.harmoniamentis.it/cont/enciclopedia/contenuti/3385/disturbo-dismorfismo-corporeo-disturbo.asp, URL consultato il 21 maggio 2018..