Con l'espressione caduti al muro di Berlino (in tedesco Todesopfer an der Berliner Mauer, Maueropfer o Mauertote) vengono indicate le persone che hanno perso la vita tra il 13 agosto 1961 ed il 9 novembre 1989 nel tentativo di oltrepassare il muro di Berlino, sia sotto i colpi della polizia di frontiera, che aveva l'ordine di sparare, sia in seguito ad incidenti.

Sul numero delle vittime vi sono dati diversi. Secondo i dati forniti dal Centro di Ricerca sulla Storia Contemporanea (ZZF), finanziato dallo stato tedesco, ci furono almeno 138 vittime, di cui 98 fuggitivi, 30 che ebbero incidenti mortali o furono colpiti dalla polizia pur non avendo intenzione di fuggire e 8 soldati della polizia di frontiera in servizio. Tra le vittime non vengono conteggiate quelle che morirono di cause naturali durante i controlli - solitamente d'infarto - di cui sono conosciuti almeno 251 casi. Secondo l'associazione Arbeitsgemeinschaft 13. August, che gestisce il museo del Checkpoint Charlie, le vittime sarebbero invece 245 oltre a 38 morti naturali.

Era il Ministero per la sicurezza di Stato (la Stasi) ad indagare sulle circostanze degli incidenti ed a supervisionare la gestione di morti e feriti. Davanti ai suoi membri ed all'opinione pubblica, la Stasi cercava di coprire la verità sugli incidenti: i documenti ufficiali venivano falsificati, le prove oscurate ed alla stampa venivano date informazioni deviate. Dopo la riunificazione della Germania i soldati della Grenzpolizei, nonché i vertici militari e politici, furono processati: ci furono 131 procedimenti contro 277 persone, che per la metà circa si conclusero con sentenze di condanna.

Storia Alla fine della seconda guerra mondiale, la Germania fu divisa in quattro zone d'occupazione: tre settori occidentali sotto il controllo di Stati Uniti, Regno Unito e Francia ed un settore orientale sotto il controllo dell'Unione Sovietica. Dopo la chiusura del confine interno tra Repubblica Federale Tedesca e Repubblica Democratica Tedesca nel 1952, i confini tra i settori all'interno di Berlino erano l'unica via aperta per passare dall'Est all'Ovest. L'anello attorno a Berlino Ovest, cioè il confine tra Berlino Ovest e la RDT, era stato chiuso anch'esso nel 1952. Nella notte tra il 12 ed il 13 agosto 1961 venne infine chiuso anche ogni passaggio tra il settore sovietico ed i tre settori occidentali con la posa di filo spinato da parte di uomini della Nationale Volksarmee (NVA), della polizia di confine, della Volkspolizei e dai volontari dei Kampfgruppen der Arbeiterklasse. Era l'inizio della costruzione del muro di Berlino.

All'inizio la fortificazione di confine consisteva in un muro di mattoni o cemento, cinto da filo spinato. Altri ostacoli di filo spinato furono posizionati verso Est a formare un secondo muro interno. In alcuni punti, come ad esempio in Bernauer Straße, erano le case (cui vennero murate porte e finestre) a demarcare il confine. Le strutture di sicurezza dell'anello attorno a Berlino Ovest erano costituite in molti punti da recinzioni metalliche e barriere di filo spinato. Solo successivamente il muro venne rinforzato e sottoposto a migliorie tecniche: ad esempio solo dal 1975 furono adottate le sezioni in cemento armato a forma di "L", che sono poi quelle che furono abbattute definitivamente con la caduta del 1989.

Secondo le ricerche del "Centro di ricerca sulla storia contemporanea", la storia dei caduti al muro di Berlino cominciò nove giorni dopo l'inizio della sua costruzione con la morte di Ida Siekmann. La donna morì per le conseguenze delle ferite che si era procurata saltando dalla finestra del suo appartamento in Bernauer Straße (edificio a Berlino Est) sul marciapiede sottostante, che apparteneva invece a Berlino Ovest. Due giorni dopo si ebbe invece il primo caduto per arma da fuoco, allorché Günter Litfin, agente della Transportpolizei fu colpito presso il ponte Humboldthafenbrücke. Cinque giorni dopo, nello stesso modo fu colpito Roland Hoff. Negli anni successivi caddero altre persone nel tentativo di fuggire dalla RDT. Alcuni casi, come la morte di Peter Fechter, divennero di dominio pubblico. Altri restarono ignoti fino alla riunificazione della Germania.Hans-Hermann Hertle, Maria Nooke: Die Todesopfer an der Berliner Mauer 1961–1989. Ein biographisches Handbuch. Ch. Links, Berlino 2009, ISBN 978-3-86153-517-1Robert P. Grathwol, Donita M. Moorhus: American Forces in Berlin: Cold War Outpost, 1945-1994. ISBN 978-0-7881-2504-1 pag. 112

+ Fughe registrate dalla RDTJürgen Ritter, Peter Joachim Lapp: Die Grenze. Ein deutsches Bauwerk. 1997, pag. 167. Periodo Fuggitivi Confine E-W 1961–1970 105.533 29.612 1971–1980 39.197 8.240 1981–1988 33.452 2.249 Nota: il dato si riferisce a tutte le vie di fuga dalla RDT, non solo da Berlino Est. Gli emigranti sono esclusi.

Circa la metà di tutte le vittime del muro cadde nei primi cinque anni dalla sua costruzione. In generale, il numero dei fuggiaschi fu molto più alto nei primi anni che nei decenni a venire e questo determinò in parallelo anche un più elevato numero di morti, sia al confine con la RFT che a quello con Berlino Ovest. Dalle iniziali 8500-2300 persone che fuggirono direttamente attraversando il confine (Sperrbrecher in tedesco), la cifra crollò a circa 300 persone l'anno alla fine degli anni Settanta. Con l'evoluzione tecnica del muro, questi perse di importanza come via di fuga, e per lasciare la RDT si utilizzavano più spesso altri metodi, come ad esempio il passaggio attraverso gli stati socialisti confinanti, con documenti falsi o nascosti nei veicoli.

Nella maggior parte dei casi furono gli agenti delle Grenztruppen (fino al 1961 Deutsche Grenzpolizei) a sparare i colpi mortali, più raramente quelli della Transportpolizei, della Volkspolizei o della Nationale Volksarmee. In un solo caso, quello di Peter Kreitlow, dell'uccisione furono responsabili i soldati sovietici, che nella RDT normalmente non venivano impiegati nel controllo delle frontiere: individuarono il gruppo di fuggitivi di Kreitlow in un bosco, a due chilometri dal confine, ed aprirono il fuoco.Biografia di Peter Kreitlow su chronik-der-mauer.de

La maggior parte delle vittime erano cittadini di Berlino Est e della Germania dell'Est che, spesso spontaneamente e talvolta sotto l'effetto dell'alcol, cercavano di fuggire all'Ovest: secondo le ricerche del Centro di Ricerca sulla Storia Contemporanea i caduti di questa tipologia furono 98. Ma a questi si aggiungono abitanti di Berlino Ovest ed altri cittadini della Germania dell'Ovest, oltre ad un austriaco. Nell'ambito delle fughe attraverso i tunnel, furono uccisi due abitanti dell'Ovest che aiutavano nei lavori di scavo, Heinz Jercha e Siegfried Noffke, e due soldati della polizia di frontiera. Un altro uomo che cittadino dell'Ovest, Dieter Wohlfahrt, morì in seguito alle ferite da arma da fuoco dopo essere stato scoperto mentre praticava un buco nella recinzione di confine. Altri tedeschi dell'Ovest morirono per essere finiti - a volte involontariamente, confusi o ubriachi - nell'area o nelle acque di confine, come Hermann Döbler e Paul Stretz, oppure per essere saltati oltre il muro da Ovest, come gli attivisti Dieter Beilig e Johannes Muschol. A loro volta, almeno otto agenti della polizia di frontiera caddero sotto i colpi di fuggitivi, aiutanti di fuggitivi, contrabbandieri, poliziotti dell'Ovest ed anche accidentalmente di propri colleghi dell'Est. Le vittime furono in gran parte uomini e sotto i 30 anni di età: almeno 13 erano bambini o comunque minorenni.

La vittima più giovane aveva 15 mesi, Holger H., che nel 1973 morì soffocato dalla mamma che gli stava chiudendo la bocca con la mano mentre piangeva, per evitare che venissero scoperti al Checkpoint Bravo durante un tentativo di fuga poi riuscito. La vittima più anziana aveva invece 80 anni, Olga Segler, che morì per le ferite riportate dopo essersi buttata dalla finestra del suo appartamento al secondo piano in Bernauer Straße. L'ultima vittima in ordine cronologico fu Winfried Freudenberg, fuggito in mongolfiera l'8 marzo 1989 senza aver avuto il tempo di riempire tutto il pallone (in quanto scoperto): dopo diverse ore sul cielo di Berlino Ovest, il pallone precipitò a Berlin-Zehlendorf e lui morì nel giardino di una villa. Chris Gueffroy fu invece l'ultimo ad essere ucciso con un'arma da fuoco mentre, nella notte tra il 5 ed il 6 febbraio 1989, stava attraversando a nuoto il Britzer Verbindungskanal.Progetto "Die Todesopfer an der Berliner Mauer, 1961-1989“: Bilancio 2008 con la Oltre a vittime note, ci sono però anche dei defunti di cui non si conosce né l'identità né le circostanze della morte.

Secondo gli studi del Centro di Ricerca sulla Storia Contemporanea, almeno 251 persone sono morte a Berlino di cause naturali durante i controlli di frontiera: di questi ben 227 alla stazione ferroviaria Bahnhof Friedrichstraße. La causa più frequente delle morti naturali era l'infarto: i controlli di frontiera, anche per chi semplicemente transitava per la RDT, causavano infatti molto stress ai viaggiatori, dovuto in gran parte alla marzialità dei luoghi ed ai modi duri e poco cordiali degli addetti ai controlli. Molti viaggiatori hanno poi raccontato di essersi sentiti vittime di angherie, ad esempio per aver dovuto attendere per un tempo irragionevole o per aver subito lunghi interrogatori per irregolarità minori. Solo poche di queste morti sono divenute di dominio pubblico: la segretezza riguardava soprattutto casi che coinvolgevano cittadini dell'Est.

Comportamento degli organi statali della RDT

I soldati di frontiera della RDT avevano l'ordine di impedire con ogni mezzo l'attraversamento irregolare della frontiera (la cosiddetta Republikflucht, "fuga dalla Repubblica"). In particolare venne loro impartito l'ordine di sparare, istituito nel 1960 e restato in vigore, con modifiche, fino al 1989. Quando si verificava una sparatoria, un arresto o una vittima, la Stasi prendeva in carico le indagini ed adottava le conseguenti decisioni. Dalle analisi degli episodi accaduti la Stasi deduceva poi le istruzioni per i soldati. All'inizio i fuggitivi feriti o uccisi venivano lasciati giacere sul punto in cui erano stati colpiti, in modo che potessero essere visti anche dai berlinesi dell'Ovest e dalla stampa occidentale. Dopo le reazioni dell'opinione pubblica alla morte di Peter Fechter, invece, i soldati ricevettero l'ordine di spostare dalla vista dell'Occidente il prima possibile i feriti ed i morti per evitare reazioni negative della stampa occidentale. Spesso i soldati portavano i corpi nei cellulari per poi effettuare il trasporto della salma al calar delle tenebre.

La polizia di frontiera doveva portare i feriti all'ospedale della Volkspolizei a Berlin-Mitte, oppure all'ospedale militare di Drewitz vicino a Potsdam. Durante il trasporto non era prevista alcuna assistenza medica. Per non destare attenzione, i soldati non utilizzavano ambulanze bensì normali autocarri o delle jeep Trabant 601. All'arrivo presso l'istituto, il caso veniva preso in carico da una divisione della Stasi, la Linie IX o, nei casi particolari, il Dipartimento IX. I feriti restavano negli ospedali sotto la sorveglianza della Stasi prima di essere trasferiti, il prima possibile, in uno dei centri di detenzione della Stasi. Per i cadaveri invece la competenza era dell'istituto di medicina legale dell'Ospedale universitario della Charité o dell'Accademia Militare di Medicina di Bad Saarow, luoghi che garantivano maggiore segretezza.