Le religioni della Mesopotamia sono quell'insieme di differenti credenze, miti, rituali, culti misterici, teologie e pratiche divinatorie professate nell'antica Mesopotamia ovvero nella regione del mondo che corrisponde approssimativamente all'attuale Iraq, dal IV al I millennio a.C.

Le origini di tali religioni vanno individuate nella preistoria delle prime genti abitanti quella regione, nelle credenze e nelle tradizioni di differenti popoli che, a partire dal XXX secolo a.C., lì migrarono, nelle civiltà sumerica e accadica e in quelle civiltà emerse successivamente, quali, ad esempio, quella babilonese e quella assira.

Le religioni della Mesopotamia, ma solo intese come culto principale di una realtà statale, cessarono di essere nel 539 a.C. quando la città di Babilonia accolse, sottomettendosi, il re persiano achemenide di probabile fede zoroastriana Ciro IIGeo Widengren (cfr. Die Religionen Irans, Stuttgart, 1965, pagg. 142-5) non ritiene che Ciro il Grande fosse uno zoroastriano; diversamente Mary Boyce (Cfr. The Religion of Cyrus the Great in A. Kuhrt and H. Sancisi-Weerdenburg, Achaemenid History III. Method and Theory, Leiden, 1988, pag 30) ritiene con sicurezza che fosse un adoratore di Ahura Mazdā.. I Persiani non perseguitarono, né discriminarono tali religioni che continuarono quindi a essere professate dalle popolazioni locali dando luogo anche a differenti sincretismiGherardo Gnoli, Babylonia in Encyclopaedia Iranica.Da tener presente, tuttavia, che se da una parte Ciro II si proclamerà nel 539 a.C. inviato di Marduk alla 'liberazione' di Babilonia dal precedente empio sovrano, Nabonedo; Serse, mezzo secolo dopo, a seguito di una rivolta, darà alle fiamme il tempio del dio, portando via la sua sacra statua come preda di guerra (Cfr. Giovanni Pettinato. Babilonia. Milano, Rusconi, 1994, p. 246)..

Premessa L'espressione "religioni della Mesopotamia" è di conio moderno. Gli antichi abitanti della Mesopotamia non possedevano un termine che indicasse quello che il termine moderno "religione" intende indicare in modo peraltro problematicoA titolo esemplificativo:.

Se quindi il termine "religione" non appartiene, neppure etimologicamente, alla lingue mesopotamiche come il sumerico o l'accadico, anche il termine "Mesopotamia" era del tutto sconosciuto agli antichi abitanti di quella regione. Esso appartiene alla nostra era, originando peraltro dal greco antico, che con quel termine, di genere femminile, proveniente da Mesopotamos, quindi come Mesopotamia (khṓra), voleva indicare la "(terra) tra i fiumi"μέσο ποταμός, meso potamós: in mezzo ai fiumi.), intendendo per questi ultimi il Tigri e l'Eufrate.

La prima occorrenza del toponimo "Mesopotamia" (Μέσοποταμίας) la si riscontra nellAnabasis Alexandri, opera di Arriano, autore del II secolo d.C., il quale trattando della marcia di Alessandro Magno verso l'Oriente, così si esprime:

Peraltro, come ricorda Luigi Cagni:

Nell'antichità la regione oggetto di questa voce era conosciuta esclusivamente per mezzo di nomi che indicavano specifici territoriLuigi Cagni, in Dizionario delle religioni, p. 472.: Sumer (accadico; in sumerico Ki-en-gi[r]): indicante l'attuale parte meridionale dell'Iraq (da tener presente che il Golfo Persico aveva, nei millenni precedenti la nostra era, le sue rive poste ad alcune centinaia di chilometri più a Nord rispetto all'attuale posizione). Akkad (accadico; in sumerico Agade), dal nome della città fondata da Sargon: il territorio posto a Nord di Sumer. Assyria (greco antico; in accadico: Aššūr, dal nome della sua città principale): territorio posto tra l'attuale città di Baghdad e la zona montuosa che si eleva al confine tra l'attuale Siria e la Turchia. Babylōnía (greco antico; in accadico Bābilāni, da Bābili, Babilonia, la città amorrea fondata nel XIX secolo a.C.): la zona compresa tra l'attuale Baghdad e il Golfo Persico.

Va tenuto presente, tuttavia, che le due ultime designazioni di "Assyria" e "Babylonia" emergono non prima del XVIII secolo a.C.

I confini della Mesopotamia furono, nel corso dei secoli o di volta in volta, i Monti Zagros, l'Urartu (oggi Armenia), le regioni occupate dagli Ittiti (l'attuale Turchia), l'area della Siria-Palestina, l'Egitto, la Susiana, l'Elam, la regione degli Urriti (Ḫabūr, Subartu) e la PersiaLuigi Cagni in Dizionario delle religioni, p. 472.

Le origini

Paleolitico medio Tra il 60000 e il 40000 a.C. sono attestate delle inumazioni nel Kurdistan iracheno, segnatamente nella caverna di Šanidar. Tali sepolture avvenivano nello stesso luogo dove la famiglia risiedeva e i corpi venivano inumati in posizione raccolta, su un fianco, e successivamente coperti di pietre. A Teshik-Tash il corpo di un adolescente è stato rinvenuto circondato da corna di capra. A volte le sepolture contenevano offerteLuigi Cagni. La religione della Mesopotamia in Storia delle religioni 1. Le religioni antiche (a cura di Giovanni Filoramo). Bari, Laterza, 1994, p. 116.

Neolitico In questa fase preistorica (9000-5500 a.C.) gli uomini compiono quel decisivo passaggio dal modello nomadico della "caccia e raccolta" allo stato di produttori di cibo per mezzo dell'agricoltura e dell'allevamento di animali. Tale condizione li porta a una stabilizzazione in villaggi. Sono numerosi i luoghi in Mesopotamia attestanti questa "rivoluzione neolitica", sia nelle regioni centro-settentrionali che in quelle meridionali. Dal punto di vista religioso rilevante è il sito di Çatalhöyük in Anatolia che, ricorda Luigi Cagni, può valere anche per il resto della Mesopotamia. In tal senso, secondo lo studioso italiano, tale sito evidenzia tre espressioni della vita religiosa: Il culto della "dea madre", con particolare riferimenti alla fecondità. Allo stesso modo vanno interpretate le figure di tori o montoni. Il culto del toro (bucrani) relativo all'allevamento. Il culto dei morti, che consiste nell'inumare i cadaveri dei parenti sotto il pavimento delle abitazioni o in santuari di tipo domestico. Per quanto attiene ai cadaveri, vi era l'uso di scarnificarne le ossa, raccoglierne i resti in tessuti, stuoie o pelli o ancora in vasi di ceramica; la creazione di modelli di teste umane, trattati con gesso e colori, onde venerare particolari membri della famiglia.

Età del rame Il Calcolitico (5500-3000 a.C.) vede consolidarsi le innovazioni proprie della rivoluzione neolitica. Accanto all'uso della pietra si inizia l'uso del rame. In questo periodo, probabilmente proprio in Mesopotamia, si ha l'invenzione dell'aratro (VI-V millennio a.C.) che si diffonderà progressivamente verso l'Europa e l'Egitto. Questi aratri preistorici erano molto semplici, costruiti interamente in legno con il solo vomere in pietra. L'Età del rame viene suddivisa, per quanto concerne la Mesopotamia, in cinque fasi: Fase di Ḥassuna e Fase di Samarra (5500 a.C.-5000 a.C.). Questi due siti archeologici sono collocati in quella che poi risulterà essere la regione degli Assiri. Sono state rinvenute sepolture con oggetti, prova di credenze nell'oltretomba. Fase di Tell Ḥalaf (5000-4500 a.C.). In questa località, situata nella parte nord orientale della Mesopotamia sono state rinvenute statuine in argilla della "dea madre", propria dei culti sulla fecondità. Fase di Eridu (4500-4000 a.C.). La rivoluzione neolitica raggiunge ora l'estremo sud della Mesopotamia, creando villaggi nei pressi del Golfo Persico. Il contesto ambientale è tuttavia diverso e richiede la costruzione di canali per l'irrigazione. Fase di ʿHubaid (4500-4000 a.C.). Anche il centro ʿHubaid si trova sulla riva settentrionale del Golfo Persico, questo centro è pressoché contemporaneo a quello di Eridu. In questo centro meridionale sono state rinvenute statuine di terracotta e possibili ambienti templari con fondamenta in pietra. Fase di Uruk e Fase di Gemet Naṣr (3500-2800 a.C.). La città di Uruk era la più imponente sede civile e religiosa di questo periodo che ci ha consegnato la più antica forma di scrittura, affermandosi come primo centro della c.d. "rivoluzione urbana".

Il culto religioso

L'uomo creato per servire gli dèi e la sua "civiltà" è frutto del dono divino Fin dai primi testi sumerici la nascita dell'intelligenza nell'uomo, e quindi della civiltà sulla terra, questa caratterizzata dall'abbandono della vita nomade con la fondazione delle prime città, viene interpretato come frutto di un intervento divino.

Come detto, gli dèi creano l'uomo con lo scopo di affidargli il loro posto per il servizio divino, per il servizio agli stessi dèi: l'uomo, per il mondo religioso mesopotamico, è stato quindi creato al solo scopo di servire gli dèi per mezzo del culto.

Ma in principio gli dèi non hanno ancora creato l'agricoltura e l'allevamento e loro stessi vivono in uno stato "naturale", allo stesso modo gli uomini non sono ancora in grado di coltivare la terra (cereali, grano; cuneiforme: ; sumerico: ezina, ezinu; accadico: ašnan), né di allevare il bestiame (pecore; cuneiforme ; sumerico: U8; accadico: immertu) e non hanno di che coprirsi, mangiando erba e bevendo nelle pozze, vivono nudi.

Così in un testo datato all'inizio del II millennio redatto in lingua sumerica, di cui si conservano i frammenti di sette testimoni:

A questo punto gli dèi decidono di creare, per loro, la madre Pecora e il Cereale e, dopo aver consegnato agli uomini il "soffio di vita" (nam-lu2-ulu3 zi šag4 im-ši-in-ĝal2; soffio vitale: zi-šag-ĝal, cuneiforme: ), il dio Enki chiede al re degli dèi, Enlil, di donare quella loro creazione anche agli uomini. Così la madre Pecora e il Cereale discesero dal Santo monte (du6-kug; cuneiforme: ) tra gli uomini (linea 48: u8 dezina2-bi du6 kug-ta im-ma-da-ra-an-ed3-de3).

Allo stesso modo in un altro testo, sempre in sumerico e datato inizio II millennio di cui si conservano frammenti di una decina di testimoni, il re degli dèi, Enlil, inventa la "zappa" (sumerico: al; accadico allu; cuneiforme: ) e, fissando le prestazioni di lavoro, la consegna agli uomini determinandone il destino:

I Me e il "destino" (nam) degli uomini Inoltre, tutto il cosmo, quindi anche il mondo degli uomini, i loro ruoli nella società, la loro storia, le loro attività, sono impregnati e determinati dalla presenza o, alternativamente, dall'assenza dei Me (cuneiforme: ), ciò che rende conforme a ciò che deve essere. Esistere, vivere in armonia con i Me significa operare "correttamente", essere nel "bene", svolgere il proprio destino e quindi risultare distanti dal "male" e dal "disordine".

Ogni cosa, presenza, essenza dell'universo, quindi anche l'uomo, è iscritta anche nella Tavola dei Destini (in lingua accadica: ṭup šīmātu, ṭuppi šīmāti; sumerico: DUB.NAM.(TAR).MEŠ) consistente in una tavola (accadico: ţuppu; sumerico: DUB, cuneiforme: ) scritta in cuneiforme e contenente il "destino" (šīmtu, in sumerico: NAM, anche NAM.TAR, cuneiforme: ), quindi, il futuro dell'intero Cosmo e di ogni suo componente, garantendone il corretto svolgimento.

Creato per servire gli dèi, i quali non solo gli hanno donato l'intelligenza, ma anche la civiltà, segnato sulla Tavola dei Destini e costantemente sollecitato a rispettare i Me, ovvero a rendere tutto conforme a ciò che "deve essere", quindi a esprimere un costante culto agli dèi, pena il disordine, la sofferenza, la morte, all'uomo non resta che impetrare il favore divino, quindi un proprio destino favorevole, evitando le punizioni degli dèi.

Il male, la colpa, il peccato dell'uomo e le punizioni e il perdono da parte degli dèi: preghiere e lamentazioni

Il mondo degli uomini è dunque governato dagli dèi, conformemente ai Me. Agli uomini è destinato il compito di servire gli dèi, e quando gli uomini si ribellano al loro destino ecco questi ultimi scatenare il Diluvio universale per punirli (cfr. il mito di Atraḫasis; ma anche la Lamentazione in lingua sumerica sulla distruzione di Ur).