LEuromaidan (; ) fu una serie di manifestazioni filoeuropee iniziate in Ucraina nella notte tra il 21 e il 22 novembre 2013, all'indomani della decisione del governo di sospendere le trattative per la conclusione di un accordo di associazione tra l'Ucraina e l'Unione europea destinato a diventare un accordo di libero scambio globale e approfondito tra Ucraina e Unione europea. Durante le proteste, concentrate nella capitale Kiev, il 30 novembre 2013 si verificò un crescendo di violenza a seguito dell'attacco perpetrato dalle forze governative contro i manifestanti. Le proteste sfociarono nella rivoluzione ucraina del 2014 e, infine, nella fuga e messa in stato di accusa del presidente ucraino Viktor Janukovyč.
Origine del nome "Euromaidan" è una parola macedonia costituita dalle parole "Euro", inteso come abbreviazione di Europa, e "Maidan", in riferimento alla piazza dell'Indipendenza (), la piazza principale di Kiev dove si concentrarono le proteste iniziali.
Il movimento venne nominato in base all'hashtag #euromaidan () utilizzato inizialmente sui social network per organizzare le proteste. Ben presto, sui media internazionali, la manifestazione divenne popolare con questo nome. Durante le proteste la parola "Maidan" (piazza) giunse a indicare di per sé l'attività politica in pubblico.
Gli eventi dell'Euromaidan sono conosciuti anche con il nome di "Eurorivoluzione" () o "Rivoluzione della dignità" ().
Antefatti Il 30 marzo 2012 l'Unione europea e l'Ucraina avviarono un accordo di scambio commerciale. Tuttavia, i leader dell'UE dichiararono che l'accordo non sarebbe stato ratificato se l'Ucraina non avesse affrontato alcune questioni sull'applicazione di una vera democrazia e sullo "Stato di diritto", compresa la detenzione di Julija Tymošenko e Jurij Lucenko, in carcere rispettivamente dal 2011 e dal 2012. Nei mesi precedenti alle proteste, il presidente ucraino Viktor Janukovyč esortò il Parlamento ucraino ad adottare leggi che rispettassero i criteri fissati dell'UE. Il 25 settembre 2013 il presidente della Verchovna Rada, il parlamento ucraino, Volodymyr Rybak dichiarò di essere certo che il parlamento avrebbe approvato tutte le leggi necessarie per soddisfare i criteri UE al fine della sottoscrizione dell'accordo.
A metà dell'agosto 2013, la Russia modificò le proprie regole doganali sulle importazioni dall'Ucraina in modo tale che, a partire dal 14 agosto 2013, il Dipartimento delle Dogane russo avrebbe fermato tutte le merci provenienti dall'Ucraina. Tale mossa fu vista, sia dai politici ucraini sia da altre e svariate fonti, come l'inizio di una guerra commerciale tra Russia e Ucraina, strategia di pressione tesa a evitare che quest'ultima firmasse l'accordo commerciale con l'Unione europea. Il 18 dicembre 2013, il ministro ucraino per la politica industriale, Mychajlo Korolenko, dichiarò che il valore delle mancate esportazioni consisteva in 1,4 miliardi di dollari, pari a un calo del 10% su base annua. L'ufficio di Statistica dell'Ucraina riferì che nel novembre 2013, rispetto agli stessi mesi del 2012, la produzione industriale in Ucraina era scesa del 4,9 per cento.
Il 21 novembre 2013 un decreto del governo ucraino sospese i preparativi per la firma dell'accordo di associazione. Il motivo ufficiale fu che nei mesi precedenti l'Ucraina aveva vissuto "un calo della produzione industriale e delle relazioni con i paesi della CSI". Il governo inoltre assicurò che "l'Ucraina riprenderà la preparazione dell'accordo europeo quando il calo della produzione industriale e le nostre relazioni con i paesi della CSI saranno compensati dal mercato europeo".
Secondo il primo ministro ucraino, Mykola Azarov, le condizioni estremamente severe, di un prestito del Fondo Monetario Internazionale, presentate il 20 novembre 2013, che comprendevano grandi tagli al bilancio e un aumento del 40% delle bollette del gas, erano stati l'ultimo argomento a favore della decisione del governo ucraino di sospendere i preparativi per la firma dell'accordo di associazione europeo. Successivamente l'FMI precisò di non pretendere un aumento immediato delle tariffe del gas naturale in Ucraina del 40%, ma che raccomandava che queste fossero progressivamente aumentate fino a un livello economicamente giustificato, compensando le fasce di popolazione più povere per le perdite derivanti da tale aumento, rafforzando un'assistenza sociale mirata. Il rappresentante del FMI in Ucraina, Jerome Vacher, dichiarò che questo prestito del FMI valeva 4 miliardi di dollari e che avrebbe dovuto essere collegato a una nuova politica che puntasse a eliminare i divari sociali e stimolare la crescita del Paese.
Svolgimento della protesta
Le prime manifestazioni
La sera del 21 novembre 2013, a Kiev in piazza dell'Indipendenza () diverse persone si riunirono per manifestare contro l'interruzione dei negoziati per l'accordo di associazione tra l'Ucraina e l'Unione europea. La manifestazione, essendo priva di un coordinamento politico, si organizzò spontaneamente attraverso l'utilizzo dei social network, che si rivelarono fondamentali per la diffusione delle ragioni della protesta.. A questo primo evento l'amministrazione cittadina rispose vietando ulteriori manifestazioni nel centro città, anche in vista del nono anniversario della rivoluzione arancione, una protesta iniziata il 22 novembre 2004 che consentì di svolgere nuove elezioni presidenziali in seguito ai brogli elettorali che avevano decretato come vincitore il politico filorusso Viktor Janukovyč.
Il movimento di protesta si espanse rapidamente e il 24 novembre tra le e le persone sfilarono nel centro cittadino richiedendo le dimissioni del governo di Mykola Azarov e lo scioglimento del parlamento nel caso di una mancata firma dell'accordo. Il corteo si diresse verso il palazzo del Gabinetto dei ministri dell'Ucraina dove si registrarono le prime violenze tra i manifestanti e i titušky (), picchiatori remunerati dalle autorità locali a supporto delle forze dell'ordine, e i primi utilizzi di gas lacrimogeno da parte della polizia antisommossa Berkut.. Nonostante le proteste il presidente Viktor Janukovyč, il 28 novembre si recò al vertice con l'Unione europea a Vilnius per confermare la mancata ratifica dell'accordo..
Nel frattempo i presidi installati a Kiev in piazza dell'Indipendenza la settimana precedente continuarono a essere occupati da numerosi manifestanti, in particolare nella notte del 29 novembre si contavano tra le 200 e le persone, per lo più giovani, studenti e militanti dell'organizzazione nazionalista di estrema destra Pravyj Sektor ( Settore Destro).. Con il pretesto di dover organizzare i preparativi per la festa di capodanno, il ministero degli affari interni ordinò lo sgombero della piazza autorizzando alle 4:00 del mattino del 30 novembre l'intervento della polizia antisommossa Berkut.. Furono mobilitati circa 300 poliziotti che rimossero il presidio: la resistenza dei manifestanti provocò decine di feriti e il fermo di 35 persone.. A questi eventi seguirono le scuse da parte del governo e delle autorità ucraine, mentre l'amministrazione cittadina mise in stato di accusa i partiti di opposizione Bat'kivščyna (di Arsenij Jacenjuk) e UDAR (di Vitalij Klyčko) per aver infranto il divieto di protesta in vigore..
La protesta si amplia
La mattina del 1º dicembre 2013 in risposta alla brutalità poliziesca della notte precedente tra le e di persone marciarono in segno di protesta nel centro di Kiev e nel primo pomeriggio alcuni manifestanti presero d'assalto gli edifici amministrativi.. Il palazzo dell'amministrazione statale di Kiev lungo la Chreščatyk fu occupato da una cinquantina di persone guidate dalla giornalista e attivista Tetjana Čornovol, in piazza dell'Indipendenza invece fu occupata la casa della Federazione dei sindacati dell'Ucraina, mentre lungo la via Bankova circa 500 persone lanciarono pietre e oggetti incendiati contro la sede dell'ufficio del Presidente dell'Ucraina.. La violenze fomentate dai titušky e dagli estremisti di destra provocarono la reazione sproporzionata della Berkut che impiegò manganelli, gas lacrimogeno e granate stordenti arrestando una decina persone e ferendone oltre un centinaio.. In seguito alle violenze, il 3 dicembre 2013 il parlamento votò una mozione di sfiducia nei confronti del governo di Mykola Azarov, che fu però respinta, mentre nei giorni successivi il procuratore generale e il ministero dell'interno guidato da Vitalij Zacharčenko avviarono un'indagine interna per fare chiarezza sulla risposta della Berkut.. Invocando la liberazione dei manifestanti arrestati il 1º dicembre,. le proteste proseguirono per tutta la settimana e l'8 dicembre diverse centinaia di migliaia di persone si riunirono nel centro di Kiev, dove alla sera alcune di queste abbatterono simbolicamente il monumento a Lenin..
In seguito a un incontro non programmato avvenuto in Soči tra il presidente ucraino Viktor Janukovyč e l'omologo russo Vladimir Putin,. l'attività repressiva si intensificò. Il 9 dicembre alla periferia di Kiev furono dispiegate ulteriori unità delle truppe del ministero degli affari interni come il 47º Reggimento speciale "Tigre" e bloccate alcune fermate centrali della metropolitana.. Fu poi perquisita la sede centrale di Bat'kivščyna e furono emanate misure restrittive contro i principali leader di opposizione, tra cui Vitalij Klyčko (UDAR).. Nella notte tra l'11 e il 12 dicembre 2013 la Berkut fu inviata a rimuovere le barricate in via Instytuts'ka e per sgomberare il municipio della capitale. Gli interventi non ebbero successo, si contarono una quarantina di feriti e nello scontro furono coinvolti anche alcuni parlamentari dell'opposizione.. Le proteste proseguirono per tutto il mese di dicembre, causando una prima vittima e coinvolgendo oltre forze dell'ordine..
La mancata fine delle proteste culminò in una serie di leggi anti-protesta approvate dalla Verchovna Rada il 16 gennaio 2014, con ulteriori disordini nella vicina Via Hruševskoho. Le leggi anti-protesta erano un gruppo di 10 norme che limitavano la libertà di parola e riunione e vennero definite dagli attivisti del Maidan e dall'opinione pubblica come leggi sulla dittatura (in ucraino закони про диктатуру). In risposta a queste leggi le proteste e le manifestazioni diventarono più violente.
Dal 23 gennaio in varie oblast' occidentali dell'Ucraina, gli edifici del Governatore e dei consigli regionali vennero occupati da attivisti di Euromaidan. Qualche giorno dopo vennero ritirate le leggi anti-manifestazione e iniziarono le consultazioni di Janukovyč con l'opposizione, che chiedeva una riforma costituzionale ed elezioni anticipate. Nelle città russofone di Zaporižžja, Sumy e Dnipropetrovs'k, i manifestanti tentarono di prendere possesso delle sedi del governo locale, ma le forze dell'ordine reagirono duramente.
L'esplosione della violenza