Biografia I primi anni Nacque nella Bassa Austria dalla relazione tra Josepha Dollfuß, di famiglia contadina, e l'operaio Joseph WeningerÖCV - BK Dr. Engelbert Dollfuß; i due non erano sposati, poiché non avevano la disponibilità economica per celebrare le nozze, per cui il piccolo Engelbert prese il cognome materno. Pochi mesi dopo la sua nascita, Josepha si trasferì a Kirnberg an der Mank dove sposò il latifondista Leopold Schmutz, che però non lo adottò come figlio proprio.
Cattolico devoto fin dalla tenera età, nel 1904 si iscrisse in un seminario di Hollabrunn gestito dall'arcidiocesi di Vienna, dove si diplomò nel 1913. Dopo aver meditato sulla possibilità di prendere i voti e farsi prete, preferì iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Vienna e contemporaneamente lavorare come piccolo proprietario terriero.
Quando scoppiò la prima guerra mondiale, ebbe difficoltà ad entrare nell'esercito austroungarico a causa del suo metro e cinquanta di statura. In politica venne sarcasticamente soprannominato Millimetternich (gioco di parole che associava l'ex statista austriaco Klemens von Metternich e l'aggettivo "millimetrico")Hannah S. Decker, Freud, Dora, and Vienna 1900, The Free Press, New York, 1991, p. 178.. Alla fine del 1914 venne inviato sul Fronte italiano, dove sarebbe rimasto per tutta la durata del conflitto. Nella fase finale della guerra venne fatto prigioniero e, dopo la sconfitta austriaca e la dissoluzione dell'Impero austro-ungarico, tornò a Vienna per riprendere gli studi ed iniziare la carriera politica.
Verso la cancelleria Nel 1919 lavorò come segretario dell'associazione dei contadini austriaci (Bauernbund) e venne inviato a studiare economia all'Università di Berlino, dove conobbe Alwine Glienke (1897-1973), una ragazza protestante che sposò nel 1921 e da cui ebbe tre figli, un maschio e due femmine, una delle quali morì adolescente. Nel 1922 conseguì la laurea in giurisprudenza e venne assunto come segretario della Camera dell'Agricoltura della Bassa Austria, di cui divenne direttore nel 1927.
Negli anni successivi si distinse come uno maggiori esponenti del Partito Cristiano-Sociale, in decisa opposizione al movimento socialdemocratico. Nel 1930 venne nominato presidente delle Österreichische Bundesbahnen, le ferrovie austriache, mentre il 18 marzo 1931 venne scelto dal cancelliere Otto Ender come Ministro dell'Agricoltura, carica che conservò anche nell'esecutivo guidato da Karl Buresch.
Le sue idee politiche non erano contrarie all'autoritarismo, al quale improntò la sua azione di governo, una volta giunto alla cancelleria, il 20 maggio 1932. La sua nomina destò scalpore, poiché Dollfuß all'epoca non aveva ancora compiuto i quarant'anni e aveva un'esperienza governativa quasi nulla. Quando il presidente Wilhelm Miklas gli affidò l'incarico, egli non rispose immediatamente e si ritirò nella sua chiesa preferita, dove passò la notte a pregare e solo all'indomani, dopo un pasto frugale, comunicò al Capo di Stato la sua disponibilitàAUSTRIA: Eve of Renewal, Times, 25 settembre 1933..
Si presentò al Parlamento a capo di un governo di coalizione in cui, oltre ai cristiano-sociali, c'erano il Landbund, un partito agrario di destra, e l'Heimatblock il braccio parlamentare degli Heimwehr, ma nonostante ciò, riuscì ad ottenere la fiducia grazie ad un solo voto di scarto: votarono per lui 83 deputati su 165 Hugo Portisch e Sepp Riff, Österreich I (Die unterschätzte Republik), Vienna, Verlag Kremayr und Scheriau, 1989, p. 415..
A un anno esatto dalla nascita del suo gabinetto fondò, con l'aiuto del principe Ernst Rüdiger Starhemberg, il Vaterlandfront, un partito che riuniva sotto un'unica bandiera i numerosi partiti della destra, ispirandosi al partito fascista italiano. Dopo aver stroncato, con una sanguinosa repressione, la rivolta dei quartieri operai di Vienna, cercò l'appoggio dell'Italia di Mussolini, in contrapposizione alla crescente influenza nazista sull'Austria.
Dollfuß e Mussolini
L'ispiratore della politica antisocialista del cancelliere Dollfuß fu Mussolini. Il Duce manovrò il cancelliere per contrastare sia la pressione del partito socialista, che quella del nazionalsocialismo, favorevole all'Anschluss. Il controllo avvenne attraverso le Heimwehren, formazioni squadristiche legate alla polizia italiana e capeggiate dal principe Ernst Rüdiger Starhemberg. A questo nobile, che sarà nominato vice-cancelliere, Mussolini non lesinò aiuti né in denaro né in armi.
I contatti fra i due governanti erano frequentissimi. Nell'aprile del 1933 Mussolini si recò a Vienna e convinse il cancelliere a formare il Fronte Patriottico, una falange fascista al di sopra dei partiti. Nella seconda metà dell'anno i contatti fra Dollfuß e Mussolini furono sempre più frequenti. Alla fine di giugno del 1933 Dollfuß, in seguito all'acutizzarsi della tensione tra Heimwehren e nazisti, si recò a Roma per conferire con Mussolini. Successivamente una lettera del Duce lo rassicurava che qualunque cosa potesse accadere, l'aiuto italiano non sarebbe venuto a mancare.
Il 19 agosto 1933 a Riccione ebbe un primo colloquio con il Duce, nell'appartamento del Grand Hotel dove soggiornava. Mussolini diede al cancelliere austriaco precise direttive: introdurre nel governo elementi delle Heimwehren, dare carattere dittatoriale al governo, creare un commissario straordinario per Vienna, facendo propaganda su larga scala ed il tutto doveva essere preceduto da un acceso discorso.
Mussolini entro' così addentro negli affari austriaci per contrastare il progetto nazista dellAnschluss, essendo allora ancora molto diffidente nei riguardi del movimento tedesco e di Adolf Hitler. Il 17 marzo 1934 Dollfuß tornò ancora a Roma per siglare i cosiddetti "protocolli di Roma", un'intesa a tre fra Austria, Italia e Ungheria che prevedevano sia facilitazioni doganali fra i paesi contraenti, sia una collaborazione militare in caso di necessità.
Con l'avvento di Hitler al potere in Germania, tuttavia, la posizione di Dollfuß si era fatta sempre più difficile. Contrario allAnschluss richiesta dai nazisti tedeschi ed austriaci, non poté opporvi l'appoggio delle classi popolari che si era ormai alienato: per questo il Vaterländische Front, il Fronte Patriottico da lui fondato nel 1933, non poté evitare il putsch nazista che il 26 luglio 1934 giunse ad un soffio dalla conquista del potere.
L'attentato e la morte
Dollfuß stava presiedendo il Consiglio dei ministri quando un corteo di automobili entrò nella sede della cancelleria. A bordo vi erano uomini che indossavano la divisa dell'esercito austriaco. Egli pensò che si trattassero di rinforzi della scorta, ma erano invece 154 congiurati nazisti che occuparono facilmente il palazzo.In effetti quegli uomini (erano membri delle SS austriache) erano travestiti da soldati austriaci. Quando videro Dollfuss, gli spararono a bruciapelo sul collo. Colpito al collo, chiese di un prete e un medico e pregò di avvertire Mussolini perché potesse prendersi cura della moglie e dei figli. I nazisti s'impadronirono anche della stazione radio e annunciarono le dimissioni di Dollfuß, che morì senza che nessun medico lo soccorresse.
Nonostante la sua morte, il colpo di Stato fallì. Forze fedeli alla Repubblica austriaca, guidate dal ministro della giustizia Kurt Alois von Schuschnigg, ebbero presto ragione dei rivoltosi che furono arrestati.Tredici di loro furono poi fatti giustiziare per impiccagione sotto il nuovo governo dello stesso Schuschnigg (William Shirer, Storia del Terzo Reich, pag. 308) Mussolini non ebbe esitazioni nell'attribuire il tentativo di colpo di mano al dittatore tedesco. La notizia lo raggiunse a Cesena, dove stava esaminando i progetti per un ospedale psichiatrico; diede personalmente l'annuncio alla vedova, che si trovava ospite presso la sua villa di Riccione con i figli.Si veda per esempio Il Mattino, 29 luglio 1934, pag. 7 Inoltre mise a disposizione di Starhemberg, che trascorreva un periodo di vacanza a Venezia, un aereo che consentì al principe di rientrare a Vienna per poter fronteggiare con la sua milizia, e con l'autorizzazione del presidente Miklas, gli assalitori nazisti.Richard Lamb, Mussolini e gli inglesi, Corbaccio, Milano, 1997, pag. 149
Mussolini ordinò inoltre che quattro divisioni italianeQuattro, secondo William Shirer, op. cit., pag. 308; tre, secondo Winston Churchill, The second world war, Volume I The gathering storm, 6º capitolo The darkening scene, 1934, pag. 89) raggiungessero il Brennero (L'Italia vigila con l'arma al piede, intitolarono i giornali). Telegrafò poi a Starhemberg che "L'indipendenza dell'Austria per la quale egli è caduto è un principio che è stato difeso e sarà difeso dall'Italia ancora più strenuamente". Annunciò poi che "L'Austria non si tocca" e fece sostituire nella piazza di Bolzano la statua di Walther von der Vogelweide, un trovatore germanico, con quella di Druso. Fu questo il momento di maggior attrito tra il fascismo ed il nazionalsocialismo e lo stesso Mussolini scese più volte in campo per ribadirne le differenze.
Inizialmente Hitler esultò, ma a freddo rimase sorpreso dalla reazione italiana e, pensando di non poter ancora affrontare un conflitto con le potenze dell'Europa occidentale, declinava falsamente ogni responsabilità, dichiarando il proprio rammarico per l'uccisione del Primo ministro austriaco. Sostituì l'ambasciatore a Vienna con Franz von Papen ed impedì ai congiurati, che dopo la sconfitta avevano ripiegato verso il confine, di entrare in Germania, disponendo anche la radiazione dal partito nazista austriaco dei capi del medesimo che si erano compromessi con il tentativo di colpo di Stato. Dollfuß fu sepolto nel camposanto di Hietzing, a Vienna.
Eventi successivi A Dollfuß successe Kurt Alois von Schuschnigg, che nel 1936 siglò un patto con la Germania in cui si riconosceva l'indipendenza dell'Austria, ma che questa in politica estera, avrebbe dovuto comportarsi come lo Stato tedesco. Il 13 marzo 1938 l'annessione venne consumata col beneplacito dell'Italia che, divenuta oggetto d'isolamento da parte della Francia e del Regno Unito a seguito della guerra d'Abissinia, aveva notevolmente migliorato i rapporti con la Germania.
Onorificenze Onorificenze straniere
Note
Bibliografia William Shirer, Storia del Terzo Reich, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1963 Richard Lamb, Mussolini e gli inglesi, Corbaccio, Milano, 1997 ISBN 88-7972-286-7 Winston Churchill, The second world war, (12 Volumi), Cassel & Company LTD, Londra, 1964
Voci correlate Anschluss Austrofascismo Prima repubblica austriaca
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