I Magnani, di origine imolese si stabilirono in Valdinievole alla fine del XVIII secolo, ove grazie alla loro capacità mercantile e imprenditoriale, rilanciarono l'antica attività manifatturiera della carta, divenendo in breve una delle famiglie più visibili e facoltose della Toscana.
Storia della famiglia Le radici
Il primo della famiglia è indicato come Ramberto di Ruggero, proveniente da Casola Valsenio e ammesso alla cittadinanza di Imola nel 1240 Il padre di Ruggero, Pietro, fra l'altro diede origine al celebre ramo Magnani di Bologna.
La discendenza di Ramberto fu molto numerosa e fin dalle origini fu dedita alla mercatura. Due dei suoi figli Bertolotto e Ruggero, compaiono rispettivamente, come artigiano l'uno, componente della "Società dei Fabbri" e l'altro componente della Società dei Beccai. Quest'ultimo, nel 1274 fu ascritto alla classe dei nobili della città di Imola.
Oltre la mercatura, molti componenti della famiglia parteciparono nei secoli successivi al governo della città. Si contano tra l'altro molti notai, giureconsulti, diplomatici ed ecclesiastici. Antonio nel 1478 fu nominato da Girolamo Riario, procuratore dei notai della Città. Suo figlio Giacomo fu, nel 1482, governatore di Forlì, successivamente vescovo di Imola e nel 1495, governatore di Cesena. Antonio fu nel 1536 Gonfaloniere di Giustizia, nel 1537 ambasciatore a Bologna e nel 1544 entrò a far parte della magistratura di Balìa. Francesco, nel 1609, già canonico, divenne vicario del cardinale Pietro Aldobrandini.
Gli ultimi cittadini di Imola furono il notaio Lorenzo (morto nel 1730), con il figlio del quale si estinse il ramo imolese, e Giuseppe che per motivi di mercatura si trasferì a Voltri (Genova), negli ultimi anni del XVII secolo.
Di quest'ultimo e del figlio Bernardo non si hanno molte notizie. In Liguria strinsero forti legami economici e di amicizia con la famiglia Ansaldi, accumulando una discreta fortuna con il commercio della seta. Nel 1730 i Magnani si trasferirono nel territorio Lucchese.
Il primato imprenditoriale
Fu Giorgio, figlio di Bernardo che nel 1760, trasferitosi da Lucca a Pescia, iniziò ad affiancare all'attività mercantile quella industriale, raggiungendo livelli di eccellenza. Acquistò una prima cartiera, già di proprietà Cheli, e successivamente un'altra denominata "La Torre". Queste aziende, ormai obsolete, erano attive fin dagli inizi del XV secolo e furono completamente ristrutturate. Più tardi nel 1783, insieme all'imprenditore pesciatino Antonio Arrigoni, costruì una nuova cartiera concepita con criteri più moderni e molto più grande delle precedenti, denominata "Al Masso". L'alveo del torrente Pescia, che scorre vorticoso, nella zona conosciuta come Valleriana, costituiva il luogo ideale per l'insediamento di opifici manifatturieri. La portata del torrente infatti forniva un'ottima spinta per ruote e turbine, necessarie alla produzione industriale. Il Magnani alla fine del Settecento sciolse la società con l'Arrigoni riscattando le cartiere esistenti ed insieme ai suoi quattro figli e con l'impiego di ingenti capitali, diede inizio ad un'opera di ristrutturazioni e nuove costruzioni tale da inaugurare una stagione eccezionale. Infatti da un censimento effettuato nel 1811, delle ventuno fabbriche che si dispiegavano lungo il pendio del torrente, ben sette, tra le più moderne, appartenevano alla famiglia. Nel corso degli anni successivi, grazie all'operatività e il dinamismo dei proprietari, molti, se non tutti gli opifici, furono dotati di moderni impianti a vapore, atti a subentrare nella produzione, durante i periodi di magra del fiume. Grazie a tutte queste iniziative, i Magnani giunsero ad ottenere il sostanziale primato del settore. La notorietà venne incrementata ed assunta a livello internazionale, durante l'Ottocento, quando l'azienda cominciò a produrre carta per banconote e carte valori, nonché carte per artisti e stampatori di grande fama. Non a caso il 1º aprile 1810, Napoleone Bonaparte scelse questa carta pregiata, per la sua partecipazione di matrimonio con Maria Luisa d'Austria. Ciò diede, indubbiamente, un forte segnale di eccellenza. Fu, però, grazie all'abile politica commerciale ed alla fine diplomazia dei componenti della famiglia, che le loro aziende riuscirono a divenire i primi fornitori di carta moneta di molte Banche Centrali, in Europa ed in molti paesi nel mondo. Fra le altre ovviamente ci furono anche le banche emittenti dei paesi italiani preunitari, prima, e la Banca d'Italia, poi.
Va segnalato, inoltre, che, in quell'epoca, i Magnani si impegnarono anche nel settore della produzione serica, ottenendo un buon successo commerciale sia in patria che all'estero. La seta tuttavia, non sopravanzò mai, il settore cartaceo.
L'affermazione economica Il capostipite pesciatino Giorgio, di Bernardo, morì nel 1804, non prima di aver ottenuto per sé e la sua famiglia l’ascrizione al ceto nobile anche nella città di Pescia, avvenuta nel 1803. Fu tumulato nella cappella di San Giorgio, da lui fondata nella sua residenza di Ricciano. Giunto in Toscana, poco più di trent’anni prima, già dotato di beni di fortuna, lasciò ai figli un patrimonio di notevole grandezza. Agostino, nato negli anni settanta del XVIII secolo, sposò la contessa Camilla Lucchesini di Fosdinovo. Acquistò, a coronamento della sua operosità, la villa detta Belvedere. Successivamente, incapace di rinunciare alla sua mentalità mercantile, costruì nella proprietà una filanda che diede lavoro a oltre 200 persone. L’obiettivo iniziale era costruire, intorno alla villa, una proprietà simile a quella dei marchesi Feroni, ossia la Villa Bellavista già appartenuta a Cosimo III de' Medici. Nel corso di un breve arco di tempo furono acquisiti ben 74 poderi fino ai confini dei vicini blasonati. La morte prematura del proprietario, avvenuta nel 1827, non permise di completare l’abbellimento della villa secondo i progetti. Lasciò tutti i suoi beni patrimoniali alla moglie Camilla Lucchesini, in forma tutelare fino alla crescita del figlio Giorgio. La personalità di quest’ultimo fu controversa: c’è chi lo cita come dissoluto e chi come munifico e misericordioso. Fu confratello della Misericordia e si adoperò in modo esemplare durante l’epidemia di colera del 1856 in Valdinievole, tanto da essere ricordato con un’iscrizione marmorea affissa all’ingresso della Misericordia di Pescia.La trascrizione è visibile su Wikimedia Commons-Epigrafe Agostino Magnani Fu insignito dell’ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. Morì nel 1879, dopo aver venduto, in circostanze non note, il vasto patrimonio ricevuto dal padre alla famiglia Ankuri. Antonio, nato nel 1760, sposò Teresa dei baroni Corsi. Insieme ai fratelli Domenico e Agostino diede inizio a una serie di iniziative volte a rendere visibile la potenza economica raggiunta. Ne sono testimonianza alcune delle opulente e austere residenze della famiglia.
Villa Magnani di Ricciano,Divenuto "Istituto Tecnico Agrario" della città di Pescia situata alle porte di Pescia, insieme ai palazzi di Agostino, di Bernardo, di Lorenzo (entrambi figli di Domenico) e di Isabella (figlia di Antonio), costituiva il cuore del patrimonio immobiliare della famiglia. Va inoltre sottolineato l’imponente patrimonio fondiario, che garantì loro un primato anche in questo settore. Domenico, nato negli anni sessanta del XVIII secolo, sposò nel 1795 Verdiana della famiglia Ansaldi, nobili patrizi di Pisa e affermati imprenditori a Pescia. Insieme ai figli Lorenzo e Bernardo avviò una serie di investimenti immobiliari, finalizzati a impiegare l’ingente liquidità derivante dall’attività produttiva della famiglia. Un’occasione significativa si presentò nel 1816, con l’avvento di Napoleone in Italia, quando fu ordinata l’alienazione dei beni ecclesiastici. Il monastero di Buggiano fu messo all’asta e acquistato da Bernardo e Lorenzo Magnani, che ne intrapresero la ristrutturazione e il recupero, suddividendolo in numerose abitazioni da affittare agli abitanti del luogo. Nel 1866, un editto di Pio IX minacciò di scomunica tutti i possessori di beni ecclesiastici. Di fronte a questa minaccia, i fratelli Magnani furono costretti, con grande dispiacere, a vendere il monastero, poiché una scomunica avrebbe gravemente danneggiato la loro attività e arrecato discredito a una famiglia che coltivava ambizioni ben oltre il mero profitto economico. Pasquale, nato nel 1769, rimase celibe e dedicò l’intera vita alle attività delle cartiere e delle filande. Dotato di notevoli capacità manageriali, acquistò in proprio diverse cartiere di prestigio: "Al Masso", "Santa Caterina", "Le Carte" e "Paradiso". Morì nel 1834, lasciando come eredi, del suo ingente patrimonio, i figli dei tre fratelli a lui premorti.
I Magnani e la tratta ferroviaria "Lucca - Pistoia"
In quel periodo di grande fermento innovativo, la zona della Valdinievole avvertiva sempre più la necessità di un collegamento ferroviario che la congiungesse, da una parte, al Mar Tirreno e, dall'altra, a un importante centro commerciale come Firenze. Alcuni esponenti di rilievo delle zone di Lucca e di Pistoia richiesero a Carlo Ludovico di Borbone, Duca di Lucca, il permesso di realizzare un collegamento ferroviario tra Lucca e Pistoia, autorizzazione concessa con motuproprio il 18 dicembre del 1844. I promotori costituirono una società anonima di cui facevano parte Pasquale Berghini, presidente, e altri sette consiglieri, tra cui il pesciatino Lorenzo Magnani. Quest’ultimo si impegnò attivamente per inserire la città di Pescia nel progetto. Per la completa realizzazione della linea occorreva anche l’autorizzazione di Leopoldo II di Toscana, in quanto Pistoia sorgeva su territorio granducale. Il Magnani interpose i suoi buoni uffici presso l’esecutivo leopoldino, ottenendo il 4 aprile 1845 l’autorizzazione a proseguire la ferrovia fino a Pistoia, dove la Ferrovia Maria Antonia avrebbe assicurato i collegamenti con Firenze. Il progetto prevedeva un capitale sociale di otto milioni di lire lucchesi, cifra considerevole per l’epoca, considerando che la paga giornaliera di un operaio era di circa una lira. Il Magnani e gli altri soci fondatori parteciparono con una quota minima di trenta azioni da mille lire ciascuna. La società si assumeva tutti i rischi e oneri della costruzione, ottenendo in cambio il diritto a percepire, per i cento anni successivi, tutti i proventi dei trasporti e dei transiti secondo le tariffe concordate con i governi competenti. Dopo un breve periodo di lavori intensi, nel 1848 fu inaugurata, tra l’entusiasmo generale, la stazione di Pescia, evento che gratificò enormemente il Magnani. Tuttavia, egli non poté assistere né al completamento della linea né al collegamento con Firenze, a causa della sua prematura morte il 16 settembre del 1856. L’opera fu conclusa successivamente, il 3 febbraio 1859.
Il primato sociale tra Pescia e Firenze
Le consuetudini del tempo non vedevano con favore l'impegno dei nobili nelle attività mercantili, anzi quest'ultimo veniva considerato un segno di decadenza. Ciononostante, i Magnani non furono mai emarginati e, secondo la loro tradizione, non smisero mai di contrarre matrimoni con famiglie di antico e comprovato blasone. Nella nuova patria toscana, mancava loro, però, l'imprimatur dei ranghi più elevati della società, di cui gli esponenti più in vista vivevano nel capoluogo fiorentino, al cospetto della corte granducale.
Le nuove generazioni si affacciarono con forza in questa nuova dimensione, cercando di penetrare un mondo, in molti casi, difficile, infido e pieno di pregiudizi.