LImpero seleucide () è stato un regno del periodo ellenistico fondato sui territori di Mesopotamia, Siria, Persia e Asia Minore, governato dai sovrani dell'impero seleucide, appartenenti per la maggior parte alla dinastia seleucide iniziata con Seleuco I dopo la disgregazione dell'impero di Alessandro Magno, e conclusosi definitivamente nel 64 a.C. con la conquista romana a opera di Gneo Pompeo Magno e la creazione della provincia romana di Siria.

Storia Le origini

Dopo la morte di Alessandro Magno (323 a.C.), il potere effettivo passò nelle mani dei suoi generali, i diadochi, che si divisero le sue immense conquiste. La Persia fu suddivisa tra vari satrapi macedoni, tra i quali emerse presto la figura di Seleuco, satrapo di Babilonia.

Seleuco si fece incoronare re di Babilonia nel 305 a.C. e impose la sua autorità su tutte le province orientali. Nel 301 a.C. Antigono Monoftalmo, che governava l'Asia Minore e la Siria, fu sconfitto da una coalizione degli altri diadochi: Seleuco si impossessò della Siria dove, sulle rive dell'Oronte, fondò Antiochia, in onore di suo padre. L'impero di Seleuco raggiunse la sua massima estensione nel 281 a.C., quando Lisimaco, signore di Tracia e Asia Minore, fu sconfitto e ucciso alla battaglia di Corupedio; Seleuco inglobò nei suoi possedimenti l'Anatolia e si apprestava a invadere le terre europee di Lisimaco, quando fu assassinato, ormai ottantenne, da un sicario dell'egiziano Tolomeo Cerauno.

I primi sovrani

La corona passò al figlio Antioco I, e da questi al figlio Antioco II, che regnarono con il titolo persiano di Gran Re su un impero che si estendeva dall'Afghanistan al Mar Egeo.

Antioco I (divenuto re nel 281 a.C.) dovette affrontare fin da subito la notevole sfida di mantenere unite le immense conquiste territoriali del padre, impresa che lo tenne impegnato per quasi tutta la vita e gli riuscì solo in parte. Per prima cosa decise di abbandonare la Tracia, regione troppo periferica per essere difesa efficientemente e fonte di un pericoloso contenzioso con il re di Macedonia Antigono II Gonata; dopo questo fatto stipulò un patto di amicizia con il sovrano antigonide, che fu alla base della alleanza storica fra Seleucidi e Antigonidi contro i Tolomei.

Dovette poi affrontare una ribellione nel distretto di Seleucis, il più importante del regno, che riuscì a schiacciare perdendo però quasi tutti i suoi elefanti, facendosene inviare di nuovi dalla provincia di Battria. Dovette poi far fronte alla terribile invasione dei Galati, ovvero dei celti: queste popolazioni negli anni precedenti erano penetrate nei Balcani e si erano stabilite in Tracia. I numerosi regnanti dell'Asia Minore li convocarono perché combattessero al loro servizio e accettarono di trasportarli al di là del Ellesponto; tuttavia la situazione sfuggi loro di mano e i Galati cominciarono a seminare terrore per tutta l'Anatolia. Antioco dovette dunque affrontare nel 275 a.C. una terrificante armata celtica composta da più di 40.000 uomini; nella grandiosa Battaglia d'Elefanti riuscì a sconfiggere con un piccolo esercito la potente armata galata utilizzando astutamente i pachidermi indiani. Questa grande vittoria gli valse l'appellativo di Sotere, "il Salvatore".

Più tardi dovette affrontare Tolomeo II Filadelfo nella cosiddetta Prima guerra siriaca; la causa di questa guerra era che sia i Seleucidi sia i Tolomei reclamavano la regione di Celesiria, che corrisponde circa al Libano e alla Palestina. In questa guerra Antioco perse il controllo di alcune zone dell'Asia Minore ma riuscì a conservare la Celesiria fino a Damasco. Il regno di Antioco fu segnato anche da spedizioni geografiche atte a comprendere a fondo le nuove regioni che i greci si trovarono a dominare; la prima esplorò il Mar Nero, la seconda, che fu anche una spedizione militare, le terre degli Sciti. In questa epoca Antioco si assicurò anche la fedeltà degli abitanti della Mesopotamia ricostruendo il grande tempio di Ezida in Babilonia e assumendo caratteristiche regali tipiche della cultura Babilonese. Negli ultimi anni tentò di recuperare il controllo delle province di Asia Minore, ma fu rovinosamente sconfitto nei pressi di Sardi dalle forze del regno di Pergamo, morendo poco tempo dopo.

Nel 261 a.C. gli successe il figlio Antioco II, che intraprese una serie di conflitti contro i Tolemei (Seconda guerra siriaca) che terminò con la cacciata dei Tolomei dall'Asia Minore. Le città liberate dal governo tolemaico venerarono Antioco come un dio, e infatti egli assunse l'epiteto di Teos. Tolomeo Filadelfo, finita la guerra, consolidò la pace con Antioco mediante un matrimonio tra lo stesso sovrano seleucide e la figlia Berenice, per sposare la quale Antioco ripudiò Laodice I. Pare che Antioco abbia inoltre riconquistato parti della Tracia. Morì improvvisamente poco dopo, secondo alcuni avvelenato dalla ex-moglie Laodice: la sua improvvisa morte causò una crisi dinastica che portò l'impero sull'orlo del crollo.

La Terza Guerra Siriaca e la crisi Alla morte di Antioco Teo la successione sarebbe dovuta passare al figlio avuto con Berenice, ma Laodice aveva avvelenato il marito proprio per mettere sul trono il figlioletto Seleuco II (detto Callinico, "dalla splendida vittoria"): Berenice chiese aiuto al fratello Tolomeo III Evergete che calò in Siria con un immenso esercito dando inizio alla terza guerra siriaca. Le armate Tolemaiche occuparono rapidamente la Siria, ma non riuscirono a impedire che prima del loro arrivo Berenice e suo figlio venissero uccisi da Laodice. Tolomeo decise comunque di continuare la spedizione e dopo aver devastato la Siria si diresse verso la Mesopotamia, entrò a Babilonia (ma non riuscì a prenderne la rocca) e ottenne la sottomissione delle province orientali: nel frattempo suo figlio Magas con la flotta occupò la costa dell'Asia Minore e la Tracia.

Nel frattempo, a complicare ulteriormente la situazione di Seleuco, suo fratello Antioco Ierace si ribellò cercando di fondare un regno autonomo in Anatolia, e alleatosi con i Galati, sconfisse il fratello nella disastrosa battaglia di Ancyra. Ciononostante Seleuco riuscì in qualche modo a riprendersi dalle sconfitte e a riprendere la Siria, anche se poco dopo dovette interrompere il contrattacco a causa di una ennesima sconfitta militare per mano egizia. Il trattato di pace, benché umiliante (i Seleucidi furono costretti a cedere la città ancestrale di Seleucia di Pieria e la costa dell'Asia Minore) permise a Seleuco di mantenere il proprio regno. Poco dopo il fratello Antioco Ierace fu sconfitto dalle forze di Pergamo, e Seleuco ne approfittò per restaurare parte del proprio potere in Asia Minore. Ma la conseguenza più grave fu che i satrapi delle province orientali approfittarono dei disastri di Seleuco per rendersi indipendenti: Diodoto fondò un regno in Battriana, che sopravvisse fino al 125 a.C., e la dinastia arsacide fondò in Partia un piccolo ma agguerrito stato che col tempo avrebbe soppiantato i Seleucidi. Seleuco tentò di recuperare quantomeno la Partia, ma Arsace riuscì non solo a respingere l'invasione ma addirittura, secondo alcuni, a catturare il re.

Anche il tentativo di prendere la Cappadocia terminò in un disastro nel quale Seleuco perse 20.000 uomini. Alla morte di Seleuco il regno era fortemente indebolito, ma quantomeno aveva evitato il collasso; gli successe nel 225 a.C. il figlio Seleuco III, che tentò di restaurare l'autorità imperiale in Asia Minore ma rimase ucciso dai propri mercenari nel 223 a.C. La campagna in Asia fu continuata da suo zio Acheo, che riuscì efficacemente a respingere le forze del regno di Pergamo costringendo Attalo I a barricarsi a Pergamo.

La restaurazione di Antioco il Grande e la guerra contro Roma Dopo la morte di Seleuco la corona passò a suo fratello Antioco III, che avrebbe dimostrato eccellenti qualità militari e lo spirito di un vero re, diventando forse il più grande dei Seleucidi, dopo lo stesso Seleuco Nicatore. Al momento della sua ascesa al trono, il regno toccava tuttavia il suo minimo storico: lo zio Acheo, in presumibile accordo con i Tolomei, si era ribellato e aveva deciso di fondare un proprio regno in Asia Minore. Allo stesso modo i due fratelli Molone e Alessandro avevano reso indipendenti le province di Media e Persia; all'impero rimanevano dunque solo la Siria e la Mesopotamia.

Inoltre la corte era dominata dal corrotto ministro Ermia di Caria, che desiderava la debolezza del regno in modo da rendere il sovrano più malleabile. Tuttavia Antioco reagì con prontezza: sconfisse in battaglia Molone, costringendo al suicidio i due satrapi ribelli; dopodiché costrinse il principe ribelle Ariobazane ad accettare la sovranità seleucide. Ripristinata in parte l'autorità imperiale ad oriente, Antioco tentò di entrare in possesso della Celesiria, che riteneva essere una legittima proprietà della sua famiglia: iniziò così la quarta guerra siriaca (219 a.C./ 217 a.C.). Sebbene Antioco fosse riuscito nei primi due anni a sconfiggere più volte i Tolomei e a occupare tutta la regione, Tolomeo IV lo sconfisse nella grande battaglia di Raphia.

Al seleucide fu tuttavia consentito di rimanere in possesso di Seleucia di Pieria. Nel 216 a.C. si volse contro l'usurpatore Acheo, che fu costretto a rinchiudersi a Sardi, espugnata dopo un breve assedio; Acheo fu catturato poco dopo mentre tentava di fuggire dalla rocca e fu immediatamente messo a morte. Riunita così gran parte del regno, Antioco decise di riconquistare definitivamente le province orientali intraprendendo una colossale spedizione orientale detta Anabasi, con un esercito di ben 100.000 fanti e 20.000 cavalieri: Antioco riuscì rapidamente a sottomettere l'Armenia, per poi avanzare contro il regno dei Parti. I Parti tentarono di arrestare l'avanzata di Antioco asserragliandosi nelle gole della catena montuosa dell'Elburz ma furono sconfitti nella battaglia di Monte Labo; successivamente Antioco riuscì a espugnare la città di Siringe, capitale dell'Ircania.

I Parti dovettero dunque accettare la sovranità seleucide e diventare tributari. Antioco avanzò poi contro il regno battriano: il re, Eutidemo I, tentò di impedire alle truppe Seleucidi di avanzare nei suoi territori mandando una grande armata di cavalleria a presidiare i guadi del fiume Ario, ma Antioco battendosi personalmente con valore li sconfisse (battaglia dell'Ario). Dopo avere assediato per due volte la città di Bactra, accettò la sottomissione di Eutidemo e cementò il patto di pace con un matrimonio dinastico. Antioco arrivò infine in India dove il re Sofagaseno gli regalò degli elefanti e ripristinò l'antico patto di alleanza fra Seleuco I e Chandragupta Maurya alla fine del IV secolo a.C. Dopo la spedizione, Antioco venne soprannominato Megas, "il grande", per le qualità delle quali aveva dato prova. Durante il ritorno sottomise e rese tributario il regno arabo di Gerrha.

Dopo avere ripristinato il prestigio e le ricchezze dell'impero, Antioco si alleò con Filippo V di Macedonia per spartirsi i domini del regno Tolemaico iniziando la Quinta guerra siriaca, nella quale il seleucide vendicò la sconfitta di Raphia sconfiggendo nel 198 a.C. le forze Tolemaiche nella grande battaglia di Panion, chiudendo dunque la disputa sul possesso della Celesiria a favore dei Seleucidi. Antioco portò a fondo i propri progetti di restaurazione imperiale: negli anni successivi occupò gran parte delle città dell'Anatolia e giunse fino in Tracia, dove ricostruì l'antica città di Lisimachia.