La Biblioteca civica di Mestre è una biblioteca appartenente al comune di Venezia la cui sede si trova nella storica villa Erizzo, situata nel centro di Mestre. La biblioteca è oggi nota anche con l'acronimo di VEZ.

La VEZ si inserisce in una realtà libraria e documentaria particolare, quella veneziana, che ha ricoperto una parte importante nella conservazione della storia dell'umanità, basti ricordare l'eredità delle civiltà greco-latina e veneziana, conservate nella Biblioteca Nazionale Marciana e nell'Archivio dei Frari.

Ma la funzione della VEZ non è solo questa: da tempo mancava a Mestre un luogo particolare che potesse fungere sia come luogo di studio o consultazione di libri, sia come una vera e propria “piazza del sapere”, un luogo dove si possa sviluppare democraticamente una socialità volta all'arricchimento culturale. La biblioteca, basata sul modello della Public Library, è stata impostata in tal modo per fungere da catalizzatore, assieme agli altri elementi culturali della terraferma veneziana (il Teatro Toniolo e il Centro Culturale Candiani) della diffusione culturale. Dunque la VEZ non è un luogo chiuso, ma è stato pensato come fulcro di un sistema, collaborante con la realtà associazionistica locale, per divenire lo strumento volto al valorizzare la partecipazione attiva all'elaborazione culturale.

StoriaPer una storia più ampia sulla biblioteca consultare il periodico VeDo n. 5 La Biblioteca civica di Mestre è stata istituita il 14 novembre 1952Ed inaugurata l'11 ottobre 1953. dall'Amministrazione Comunale di Venezia, ed è tra le più antiche istituzioni culturali della cittàSolo l'Università Popolare di Mestre può vantare un'istituzione più antica.. Essa nasce in risposta alle esigenze di cultura e di democrazia del dopoguerraPer informazioni più ampie sulla storia contemporanea della località consultare: ..

La prima struttura: la Provvederia Mestre nel secondo dopoguerra è una località completamente priva di servizi culturali: non esistono biblioteche, centri culturali, centri sociali, sale per convegni, unica eccezione il teatro Toniolo.. Il problema era sentito anche dalla classe dirigenteCome testimonia il documento "Il Programma di Mestre" scritto del maggio 1946 e sottoscritto da tutti i consiglieri comunali di terraferma., la quale afferma che accanto alla ricostruzione fisica del centro abitato vada ricostruito anche il suo tessuto culturale, tramite la creazione di un sistema di servizi culturali polifunzionale, comprendente centri culturali e sociali, sale per spettacoli e conferenze, cinematografi, biblioteche.

L'approvazione di questo complesso programma, proposto dal Prosindaco Arturo Valentini, non va in porto. La spinta alla costruzione della biblioteca verrà direttamente dai cittadini di Mestre, tramite una serie di iniziative e petizioni, ma avrà uno slancio decisivo grazie agli interventi di Serafino Riva, il quale, in veste di presidente dell'Università Popolare di Mestre, scrisse numerose lettere a varie istituzioni pubbliche e private: Ministero della Pubblica Istruzione, Fondazione Querini Stampalia, Comune di Venezia, per trovare finanziamenti. La prima missiva risale al 1948Buona parte di questa documentazione è conservata nell'archivio della stessa biblioteca civica., nella quale Riva scrive al Presidente della Fondazione Querini Stampalia, al fine di farsi concedere una parte di Villa Querini per istituirvi la biblioteca, ma senza ottenerla. Nel frattempo arrivano una sovvenzione di ventimila lire dal Ministero della Pubblica Istruzione e una di venticinquemila lire dal Comune di Venezia, per acquistare i primi libri, somme che verranno girate alla stessa Università Popolare che conserverà, di fatto, il primo nucleo librario della biblioteca civica di Mestre. Si ha inoltre notizia di un memoriale firmato da molti cittadini e fatto reperire alla Querini Stampalia per chiedere l'estensione alla terraferma dell'attività della Fondazione, iniziativa che ottiene l'appoggio e l'avallo del Comune e del Ministero ma non viene sostenuta economicamente. Nel 1952, nacque un comitato all'interno dell'Associazione Civica di Mestre, che contava personalità illustri come il professor Serafino Riva ed altre personalità molto eterogenee dal punto di vista politico (testimonianza di come fosse sentita la necessità di costruire una biblioteca). Il comitato riuscì nei suoi intenti: il 14 novembre 1952 con la delibera n. 449668 viene istituita la biblioteca civicaAMV, Rubrica del Protocollo..

L'inaugurazione della prima sede, ospitata nello storico palazzo della Provvederia avviene l'11 ottobre 1953; la biblioteca era composta da una sala di 80 m² con 32 posti di lettura, destinando gli spazi del primo piano agli uffici e al deposito librario. Venne così abbozzata una biblioteca, con servizi basilari, adatti ad un primo approccio da parte dei cittadini.

I lavori per l'organizzazione della biblioteca, prima dell'apertura, verranno affidati a Rosanna SaccardoVedi: Saccardo, R., La biblioteca civica di Mestre, Mestre, 1981. la quale imposterà la biblioteca secondo il modello inglese della public library, la prima del Veneto ad avere la modalità a scaffale aperto. Nel 1960 è inaugurato il servizio prestito; nel 1965 la biblioteca si dota di una vera e propria sezione dedicata ai ragazzi, 25 posti in un locale apposito nelle vicinanze, in via Torre Belfredo. Ma gli spazi sono insufficienti, come diversi articoli nella stampa locale denunciano a più ripreseSi vedano gli articoli: Provvisoria da 16 anni la Biblioteca a Mestre! in «Venezia Notte», 6 febbraio, 1969; Consultano i libri anche i soffitta in «Il Gazzettino di Venezia», 6 febbraio, 1971; In coda per studiare, in «Il Gazzettino di Venezia», 21 marzo, 1972; Centomila volumi accatastati alla rinfusa nei magazzini comunali, in «Il Gazzettino di Venezia», 30 maggio 1972; Costretti a far la coda per leggere in biblioteca, «Il Gazzettino di Venezia», 11 gennaio 1973..

La seconda inaugurazione: l'ex dazio in via Piave In un contesto di forte crescita demograficaNel 1975 Mestre raggiunge il suo apice per popolazione: 210.674 residenti, Comune di Venezia, Ufficio Statistica., nonostante le continue migliorie al servizio di prestito e all'orario di apertura, nonché l'apertura di alcune succursali, a Favaro Veneto e a Marghera, i problemi di spazio si fanno sempre più seri e gli utenti della biblioteca continuano a sostenerne l'inadeguatezzaSi possono ricavare testimonianze da un articolo del 1969 del quotidiano <<Venezia Notte>>, nel quale si intervistano studenti di tipologie differenti: Sandro Lucatello, 20 anni, studente di medicina; Cesare Bentivoglio, 27 anni, militare e studente di ingegneria; Marino Baldo, 14 anni, studente di scuola media. facendo pervenire continue richieste di ampliamento. Si crea il “Gruppo aperto biblioteca”, un'associazione creata dagli studenti in segno di protesta, il quale sostiene, che secondo le statistiche, vi sono 14.000 studenti in terraferma, e denuncia la scarsità di spazio fisico per studiare, nonché la mancanza di libri e di riviste aggiornati. Il gruppo riesce ad ottenere una scarsa cinquantina di posti in più, ma il suo vero obbiettivo è di portare la protesta a livello sociale, al fine di ottenere quello di cui la cittadinanza aveva bisogno e che le amministrazioni locali non concedevano. Le richieste sono di implementare le sovvenzioni alla biblioteca, in modo da poterla dotare dei servizi necessari; inoltre si richiede l'apertura di un centro sociale a misura del bacino d'utenza. Nel 1976 si arriva a un'azione clamorosa: l'occupazione da parte del suddetto gruppo di studenti della nuova sede (ancora in costruzione) all'interno dell'ex-Dazio in via PiaveOccupata la biblioteca, in «Il Gazzettino di Venezia», 15 aprile, 1976.; atto dall'eco molto forte, tanto da permettere di parlare con un questore cui esporre i temi della protesta. Parallelamente i lavori nella nuova sede vennero velocizzati a causa del terremoto che colpì il nord-est del paese il 6 maggio 1976 e continuò con scosse di assestamento, mettendo in evidenza la necessità di limitare l'accesso al vecchio palazzo della Provvederia.

La nuova sede aprì nell'ottobre 1976, ma fino al 1977 rimase aperta anche la sede della Provvederia.

In questa nuova sede fu approntato uno spazio di 350 m², ristrutturato secondo le necessità della biblioteca, cercando di sistemare al meglio gli spazi per il pubblico, gli uffici e il deposito. Anche se era noto che sarebbe stata una sistemazione temporaneaGli spazi messi a disposizione sarebbero stati adeguati per una biblioteca di quartiere, ma non per una località popolosa e in crescita come Mestre., la biblioteca offre servizi migliori rispetto alla precedente sistemazione: lettori hanno a disposizione 1216 volumi di opere a carattere generale, ed un vasto reparto con 3899 volumi direttamente a scaffale, in modo che possano liberamente essere sfogliati prima di essere presi in prestito. Il catalogo della biblioteca è organizzato con lo schema Dewey, universalmente accettato, che applica il sistema decimale a tutto il patrimonio librario. Vi sono inoltre 20 postazioni riservate alla lettura dei periodici, con scaffali dove esporli per annata. In questa sala si misero a disposizione dei lettori dieci quotidiani di informazione e di partito, cosa normalmente molto trascurata nelle altre biblioteche. Il problema della conservazione dei giornali fu risolto quando venne regalata dal Lions Club di Mestre una macchina per la lettura dei microfilm, che permetteva l'acquisto dei microfilm dei giornali invece di conservare le ingombranti copie cartacee.

In via Miranese: la BCM Nonostante l'orario continuato (9-19) e la razionalizzazione degli spazi, che porta gli iniziali 70 posti ad un massimo di 94, anche questa sistemazione risulta inadeguata. Ben presto ricominciano le proteste degli studenti/utenti e proprio grazie ai documenti prodotti da queste, si può stimare un'affluenza media giornaliera di circa 400-450 persone nel gennaio 1981Ma esiste una biblioteca civica?, 9 gennaio 1981.. Dagli stessi cittadini nascono molte ipotesi per nuove sedi, da quella concreta di Villa QueriniVilla Querini nel 1981 non è più di proprietà della Fondazione Querini Stampalia ma del Comune di Venezia. agli spazi del distretto militare di via Poerio; ci sono addirittura proposte per utilizzare alcuni spazi in Piazza Ferretto come sale di lettura. Nel frattempo nasce il "Collettivo nuova biblioteca"Si tratta di un'organizzazione nata sulla scia delle lunghe delibere per la costruzione del Centro Culturale Candiani, i cui lavori nell'anno 1981 sono appena iniziati. I nomi degli organizzatori sono grossomodo quelli appartenuti ai vari comitati per la creazione della biblioteca degli anni '60, affiancati ai dipendenti della biblioteca stessa. Essi si ponevano il problema di allargare lo sguardo alla tragica situazione culturale di Mestre negli anni '80. che spinse per l'istituzione del Sistema bibliotecario urbano cui il Comune di Venezia lavora dal 1978, cercando di ottimizzare un servizio che includa non solo biblioteche di pubblica lettura, ma anche specialistiche e scolastiche e che preveda la diffusione di biblioteche in tutto il territorio comunale: il sistema (SBU) nasce nel 1980si veda presentazione di VEZ e oggi si chiama Rete Biblioteche Venezia (RBV). La pressione degli utenti sulla biblioteca civica centrale non diminuisce, così nella seconda metà degli anni Ottanta viene individuata una possibile soluzione nell'ex fabbrica Cecchinato in via Miranese.