La locuzione rivoluzione militare si riferisce ad un radicale cambiamento nella tecnologia e nelle strategie e tattiche militari, avvenuti tra il medioevo e l'età moderna, che influirono sulle forme di governo in Europa e favorirono l'inizio del dominio coloniale europeo nel mondo.
Negli anni novanta del XX secolo il concetto fu ripreso e modificato dallo storico Geoffrey Parker, che aggiunse altri aspetti della rivoluzione militare e ne trattò i suoi effetti a scala globale.
Le origini dell'espressione L'espressione venne introdotta per la prima volta da Michael Roberts negli anni cinquanta come risultato dei suoi studi sull'Impero Svedese (1560–1660) e sui cambiamenti nella condotta delle guerre portati dalla diffusione delle armi da fuoco. Roberts collegò lo sviluppo delle tecnologie militari con i grandi cambiamenti storici, ritenendo che i cambiamenti nelle tattiche, addestramento e dottrina militare assunti dagli eserciti olandesi e svedesi nel periodo 1560–1660, che massimizzavano l'uso delle armi da fuoco, portarono ad avere delle truppe più addestrate e quindi ad eserciti permanenti. Questi cambiamenti ebbero conseguenze politiche per la necessità di supportare con un apparato amministrativo e nuove istituzioni governative le ingenti spese e l'impegno organizzativo dovuto al mantenimento in guerra di grandi armate. Roberts. Il 21 gennaio del 1955 tenne una relazione presso l'università Queen's University of Belfast che fu poi pubblicata come The Military Revolution, 1560–1660. Il testo diede inizio ad un dibattito fra gli storici dell'età moderna che in cinquant'anni ha portato a una definizione e discussione del termine. Nonostante alcuni storici abbiano contrastato le conclusioni di Roberts, è rimasto un generale consenso sul fatto che i metodi e le tattiche della guerra in Europa cambiarono radicalmente all'inizio dell'età moderna.See Black (2008)
Roberts pone la Rivoluzione Militare nel periodo 1560–1660 che fu il periodo in cui fu sviluppata la tattica delle sottili linee di moschettieri per massimizzare l'impatto delle armi da fuoco;Roberts, The Military Revolution tuttavia questa collocazione temporale è stata contestata da molti studiosi. Ayton e Price hanno fatto presente il fattore rappresentato dalla “rivoluzione della fanteria” che si sviluppò all'inizio del XIV secolo,Ayton and Price, The Medieval Military e David Eltis ha fatto notare che il vero cambiamento nell'uso delle armi da fuoco e nella tattica militare per sfruttarla appieno avvenne all'inizio del XVI secolo e non nel tardo XVI secolo come sostenuto da Roberts.Eltis, The Military
Altri hanno proposto uno sviluppo più tardo della rivoluzione militare. Così Jeremy Black ritenne che il periodo chiave in cui si stabilì il cambiamento fu il 1660–1710, che vide una crescita esponenziale delle armate europee,Black, A Military mentre Clifford J. Rogers ha sviluppato una teoria che presenta differenti rivoluzioni militari lungo i secoli, prima una “rivoluzione della fanteria” nel XIV secolo, poi una “rivoluzione dell'artiglieria” nel XV secolo, poi una “rivoluzione delle fortificazioni” nel XVI secolo, poi una “rivoluzione delle armi da fuoco” fra il 1580 ed il 1630, e infine una crescita della consistenza delle armate europee fra il 1650 ed il 1715.Rogers, The Military Similmente, Geoffrey Parker ha esteso il periodo della rivoluzione militare dal 1450 al 1800, il periodo in cui l'Europa ottenne il predominio militare sul resto del mondo.Parker, The Military Revolution, 1500–1800 Alcuni storici hanno messo in discussione il carattere rivoluzionario di un processo lungo quattro secoli.Si veda Ayton e Price, The Medieval Military, ed anche Childs, Warfare Clifford Rogers ha suggerito che il fenomeno della rivoluzione militare sia comparabile alla teoria degli equilibri punteggiati con lunghi periodi di stasi e rapidi sporadici periodi di intenso cambiamento.Clifford J. Rogers, 'The Military Revolutions of the Hundred Years' War' in: The military Revolution Debate. Readings on the Military Transformation of Early Modern Europe, C.J. Rogers, ed. (Oxford 1995), p. 76-77
Le armi da fuoco
Anche la condotta della battaglia in campo fu rivoluzionata dal diffondersi delle armi da fuoco, la forza dei combattenti fu superata dalla forza delle armi da fuoco.. I quadrati di picchieri, che dominavano i campi di battaglia del Quattrocento e Cinquecento avevano ulteriormente ridotto l'importanza della cavalleria sul campo di battaglia, ma divennero vulnerabili contro l'artiglieria da campagna e il fuoco degli archibugi come nella battaglia di Ravenna. Furono inseriti, nei quadrati di picchieri, dei moschettieri nel rapporto di uno a tre.. Il rapporto crebbe sempre più a favore degli moschettieri fino a raggiungere una proporzione 4:1 attorno al 1650.
Il rateo delle armi da fuoco dell'epoca era molto lento: un moschettiere ben addestrato riusciva a sparare un colpo ogni due minuti. Questo implicava che dinnanzi a una carica di cavalleria poteva essere sparata una sola salva utile prima dell'impatto dei cavalieri, quindi i picchieri rimanevano a difesa dei moschettieri. Nel periodo fra il 1590 ed il 1600 l'esercito della Repubblica delle Sette Province Unite introdusse un'innovazione tattica, ispirata dagli studi delle tattiche dell'esercito romano, che permetteva di mantenere un fuoco continuo, in grado di fermare il nemico sulle sue posizioni: disponevano i moschettieri in sottili linee, la prima linea faceva fuoco e retrocedeva, la seconda linea faceva fuoco e retrocedeva, quando toccava alla decima linea, la prima aveva ricaricato ed era di nuovo pronta a far fuoco.. La tecnica fu affinata da Gustavo II Adolfo di Svezia facendo avanzare di dieci passi la linea pronta al fuoco e, grazie anche ai miglioramenti tecnologici dei moschetti, all'esercito svedese bastavano sei linee per mantenere un fuoco continuo.. Le formazioni di fanteria sottili sono adatte per schieramenti difensivi ma manovrano con difficoltà e non sono efficaci in assalto, più il fronte è lungo più è difficile mantenere coesa la formazione o manovrare con rapidità; Gustavo Adolfo comprese bene che le colonne di assalto, come quelle impiegate dal suo avversario Tilly erano più veloci e flessibili, e ne fece uso quando lo ritenne necessario come nella battaglia dell'Alte Veste.
Gli eserciti cominciarono comunque ad usare schieramenti di fanteria più sottili seguendo una lenta evoluzione influenzata da considerazioni tattiche.Le formazioni lineari di fanteria aumentarono le capacità difensive della fanteria grazie alla cresciuta potenza e cadenza di fuoco delle armi e ne ridussero le capacità offensive per la staticità richiesta dalle complesse operazioni di caricamento delle armi, le battaglie vennero sempre più risolte dalle ali di cavalleria, si veda Parrott, Strategy p.227-252 Le armi da fuoco non raggiunsero, nel periodo, un vantaggio tale sulle altre specialità in battaglia da eliminarle,Per questo aspetto, si noti come nell'esercito francese, la potenza militare in crescita del periodo, l'introduzione dell'artiglieria di reggimento fu considerata opzionale e non strutturale, in quanto creava problemi logistici, elevati costi e rallentava le unità in battaglia. altre considerazioni potevano prevalere quali l'esperienza di battaglia dei soldati,Più l'unità era composta da veterani più poteva essere schierata in ranghi sottili.Barker, Military Intellectual, p.91. il tipo di missione, di terreno, o la necessità di coprire un fronte anche con schieramenti ridotti. Il dibattito tra la linea di fanteria e la colonna fu portato avanti per tutto il XVIII secolo fino alle guerre napoleoniche e vide una temporanea prevalenza delle profonde colonne di fanteria nelle ultime campagne di Napoleone.Chandler, Art of Warfare p.130-137
Al contrario la riduzione della profondità delle schiere della cavalleria fu un'innovazione di Gustavo Adolfo di Svezia che divenne permanente, insieme all'abbandono dell'uso della pistola in favore della sciabola portata in cariche al galoppo abbandonando la tecnica della caracolla intorno ai quadrati di fanteria in favore di un'azione di urto volta a scompaginare le linee di fanteria.
Le tattiche La tecnologia delle fortificazioni verticali iniziata nell'XI secolo aveva portato alla proliferazione di castelli in tutta Europa spostando la bilancia dell'equilibrio tra difesa ed attacco in favore della prima.. Questo predominio si protrasse fino all'inizio del XV secolo, l'impiego dei cannoni d'assedio rovesciò momentaneamente il rapporto di forze fra assediati ed assedianti in favore di questi ultimi, fino a comportare la resa di un castello alla sola vista dei cannoni..
Un esempio di tali cannoni è il Mons Meg costruito per il Duca di Borgogna nel 1449 del peso di 8,5 t del calibro di 500 mm. La mobilità limitata di queste armi ne limitava l'impiego contro fortezze accessibili da una via d'acqua. Ma, durante il XV secolo, lo sviluppo di cannoni di piccolo calibro e di maggiore mobilità permise, usati in gran numero, l'espugnazione di numerose fortezze tradizionali da parte dei francesi contro le città fortificate dell'Aquitania tenute dagli inglesi. Inoltre in 10 anni 1482-92 la corona spagnola espugnò le fortezze moresche del regno di Granada, ritenute per 200 anni inaffrontabili, grazie ad un parco di 180 cannoni d'assedio. La risposta alla bombarda d'assedio fu teorizzata da Leon Battista Alberti nel suo trattato De re aedificatoria scritto attorno al 1450 e pubblicato nel 1485. Le fortezze avrebbero dovuto avere una forma a stella e dotate di bastioni.. Solo però alla fine del secolo iniziarono a costruirsi queste nuove fortificazioni di stile moderno, ad esempio bastione di S. Miniato a Firenze di Giovan Battista Belluzzi e Castel Sant'Angelo di Antonio Giamberti da Sangallo a Roma. Le nuove fortificazioni avevano, però, un costo molto elevato, tanto che i debiti contratti da dalla repubblica di Siena per le nuove fortezze, le impedirono di arruolare un esercito di soccorso contro l'assedio dei fiorentini che si concluse con la resa di Siena nel 1555.. Solo dopo il 1530 la trace italienne iniziò a diffondersi in Europa occidentale. Per esempio nei Paesi Bassi fra il 1529-72 furono costruite 43 chilometri di difese bastionate. La trace italienne fu esportata anche nei domini d'oltremare spagnoli e portoghesi. Le nuove fortezze richiedevano tempi molto lunghi per essere espugnate e grandi opere di contro-fortificazione per proteggere gli assedianti.. Così l'equilibrio tra attacco e difesa si ristabilì dopo il Rinascimento in Europa.. La diffusione delle fortificazioni ridusse l'importanza delle battaglie campali in favore degli assedi..
La trace italienne Un altro cambiamento che avvenne nel tardo XV secolo fu lo sviluppo dell'artiglieria d'assedio che rese le vecchie fortificazioni molto vulnerabili. Ma la supremazia tattica dell'artiglieria non durò a lungo.
Come ha evidenziato Philippe Contamine, in un processo dialettico, che si può riscontrare in ogni periodo storico, i progressi nelle tecniche d'assedio comportarono progressi nelle fortificazioni e vice versa.Contamine, War in the Middle Ages, p.101. L'invasione dell'Italia da parte di Carlo VIII di Francia nel 1494, con 40 cannoni su affusti trainati dai cavalli, dimostrò la potenza dell'artiglieria d'assedio ma fece nascere, proprio in Italia, nei primi anni del XVI secolo, nuove fortificazioni create per resistere al bombardamento dell'artiglieria. L'impatto della rivoluzione dell'artiglieria del XV secolo fu smorzato dalla creazione del Bastione e della trace italienne. La supremazia acquisita dal possedere un'efficiente artiglieria d'assedio contribuì a rafforzare l'autorità regia negli stati del tardo XV secolo che la possedettero.Rogers, The military revolutions of the Hundred Years War, p.272-275.